Il treno da Verona; l’arrivo in Valdadige

Il treno parte da Verona Porta Nuova, lasciando la città di provincia che deve molta della sua fama al fiume Adige. Arrivando da Venezia verso la città scaligera, nelle belle giornate il fiume risplende sotto il sole, così come nelle sere d’inverno riflette lampioni sui suoi famosi lungofiume chiamati, giustamente, “Lungadige”, magari avvolti nella impalpabile nebbia tanto odiata dagli automobilisti quanto amata dagli innamorati che attira la città, che rende il maestoso fiume più magico ed ingannevolmente placido.

Il nostro treno parte per il nord sulla linea del Brennero, verso il Trentino- Alto Adige, ed attraversa e segue a distanza il fiume, come in un balletto di corteggiamento tra due bambini, ma uno salendo a nord e l’altro scendendo verso il mare Adriatico, immutato da millenni e con finta calma, apprestandosi ad attraversare la città scaligera mentre noi la lasciamo.

Costeggiano la Valpolicella senza mai entrarci, solo osservandola da lontano: i profumi ed i colori primaverili ed estivi de “Il Giardino di Verona” vengono percepiti ben più al di là di Pescantina, città Medaglia D’oro al Valore Civile per meriti di accoglienza nel tragico secondo Dopoguerra italiano; arrivano quasi sul Lago di Garda, altra perla che ruota attorno a quel diamante incastonato tra le meraviglie che è la città di Verona.

Infine, il panorama si restringe di molto all’altezza di Domegliara, dal famoso treno: il Baldo, catena montuosa famosissima per essere “Hortus Europae” incombe ad Ovest, la Lessinia ad Est proprio sopra la ferrovia; il viaggiatore infila un moderno tunnel al posto del quale, un tempo, i trenini sbuffanti percorrevano gran tratto della ferrovia di ideazione asburgica che costeggiavano, ammirandola, la Chiusa Veneta: grandissima opera congiunta della natura e dell’ingegneria civile umana come imponenza di dogana e confine, in perfetta simbiosi su quello strapiombo di rocce ed acqua.

Si riusciva a scorgere il Forte di Rivoli dal treno un tempo, facente parte assieme al Forte San Marco di Canale nella destra orografica dell’Adige e con i Forti di Monte e di Ceraino sulla sinistra del complesso fortilizio difensivo di fine ‘800 asburgico denominato “I forti di Rivoli”: quante dominazioni e quanti confini hanno assaggiato questa terra? Basti pensare a “Rue de Rivoli”, il segno lasciato persino dall’ esercito napoleonico. E ancora prima la Serenissima… a risalire con battaglie, offensive ed eserciti, nella più degna tradizione di una terra di confine.

Lì inizia la Valdadige (“sora la Ciusa de Cerain”), ma aspettiamo l’uscita del treno dalla “nuova” galleria (in servizio dal 1997 ma per molti ancora ‘nuova’, come a simboleggiare la diversa percezione del tempo in questo territorio) che sbuca come un proiettile a Dolcè per ritrovarsi a fianco delle dolci anse del Fiume in un territorio verde e brulicante di vigneti.

Il treno rallenta e si ferma alla stazioncina, mentre qualche passeggero allunga l’occhio al panorama di campi coltivati a pregiati vitigni ed alle rocce da ambo i lati della Valle con in mezzo l’Adige, che dà il nome ai nostri ameni anche se aspri, amatissimi luoghi.

Il treno riparte e voi vi apprestate, siate viaggiatori pendolari del luogo o siate di lunga percorrenza tra Roma e Bolzano, ad ammirare questo territorio all’apparenza brullo ma che, come tutte le forti comunità, è foriero di storia e di vita grazie all’ ex confine AustroUngarico, che si incontrerà più a nord, ma specialmente proprio grazie all’Adige,il grande messaggero e nostro amato fiume che dolcemente, d’ora in poi, vi accompagnerà per tutto il viaggio.

BEN ARRIVATI “IN VALDADIGE”

InValdadige ❤ Staff