
Siamo con il Presidente della Cantina Valdadige che ha accettato di riceverci un’ altra volta: questa volta senza neanche particolari minacce, forse si sta abituando alla nostra presenza, shhhhh…..
Scherziamo.
E’ sempre un piacere per noi esplorare le Eccellenze del Territorio, a riprova che la Valdadige non si ferma a ciò che conosciamo ma che ha molto, moltissimo sotto in termini di investimenti umani di cose, nonché di denaro, per alcuni modelli di eccellenza; terminata la riconversione del Sito per il lockdown generato dall’espansione senza controllo del Co-Vid 19, ad emergenza apparentemente terminata, siamo lieti di riprendere il nostro compito che ci porta a “snasare”, curiosare tra le attività che meritano a tutto tondo il titolo di “Eccellenze della Valdadige”.
E’ la seconda volta che intervistiamo Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige, e abbiamo deciso di affondare un po’ negli argomenti inerenti la nostra Cantina Sociale Cooperativa, poiché la prima è stata una visita semplice e rappresentativa: questa volta abbiamo torchiato per bene il Presidente ed abbiamo ottenuto risposte a volte sorprendenti, a volte che sapevamo già come molti di voi ma che vale la pena ripetere, ed a volte molto sorprendenti.
Per la seconda volta, per cui, rieccoci in Cantina Valdadige e riesumiamo il titolo di un anno fa, che tanto bene ci portò.
(InValdadige): “Buongiorno signor Presidente, è per noi un grande piacere essere qui di nuovo e la
ringraziamo per la sua disponibilità.”
(Tiberio Veronesi): “Buongiorno a voi, è sempre un piacere dare una mano per divulgare notizie in
Valdadige.”
(IV):” Partiamo subito a razzo: l’ emergenza CoVid 19, che ovviamente è sulla bocca di tutti. La Cantina come ha affrontato questa emergenza, essendo comunque una filiera alimentare e perciò senza l’obbligo di fermarsi?”
(T.V):”Diciamo pure che non abbiamo avuto problemi particolari, abbiamo dovuto applicare le regole del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi di protezione, ma onestamente ci hanno creato pochi disguidi. Solo nel momento di maggiore allerta, abbiamo preferito sospendere il lavoro per una settimana, per proteggere la salute dei nostri dipendenti. Siamo una filiera alimentare, appunto, perciò non avevamo l’obbligo di chiusura, ma abbiamo voluto in primis rassicurare e proteggere i nostri dipendenti, ma anche le loro famiglie. Per noi il periodo primaverile è un periodo in cui non ci sono urgenze particolari, si fanno più che altro manutenzioni e imbottigliamento e da quest’hanno confezioniamo in cantina i bag in box, sia per il clienti esterni che per i nostri punti vendita. Abbiamo deciso di confezionare e riempire i bag in box in Cantina e non direttamente nel punto vendita, perché abbiamo visto che così riusciamo a garantire al cliente un prodotto ancor più controllato e garantito e poi perché abbiamo avuto un forte incremento di richieste per questo tipo di prodotto. Al Wine Bar rimangono i distributori dello sfuso ed anche questo è molto richiesto, forse per la sua tipicità ma anche sicuramente per l’alta qualità del nostro vino.”
(IV): ”Per spedizioni ed esportazioni come ve la siete cavata, in questo periodo?”
(T.V): ”Per spedizioni ai privati se ne occupa il Wine Bar, e devo dire che ha fatto un eccellente lavoro in questo periodo, riuscendo a fare persino delle spedizioni all’estero. Invece le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento a causa del loro lockdown, quelle verso la Germania e nord Europa, la Gran Bretagna, la Malesia e il Vietnam sono continuate quasi regolarmente. Il nostro bilancio non è praticamente stato toccato dal fenomeno e questo per noi è motivo di grande orgoglio.”
(IV): “Per la vendemmia ci sono previsioni nell’aria? Sappiamo che il DPCM non ha dato informazioni (e come potrebbe? Siamo a maggio, ndR) per il distanziamento né per altri regolamenti.”
(T.V): “Per ora nessuno ha parlato di come regolamentare la vendemmia se l’emergenza Covid 19 dovesse continuare, è ovviamente troppo presto.”
(IV): “E’ un lavoro che comunque si presterebbe al distanziamento: raramente si sta assiepati durante la vendemmia o volani forbici negli occhi!”
(T.V): “Infatti, teoricamente non dovrebbero esserci problemi, ma qui bisogna capire cosa vogliono fare. La Ministra dell’Agricoltura vuole regolarizzare i migranti perciò abbiamo un’altra cosa a cui pensare: insomma c’è tanta carne al fuoco. Secondo me la soluzione più semplice sarebbe di tornare ai Voucher, per dare la possibilità agli italiani, studenti, disoccupati, pensionati, ecc., di avere un accesso al lavoro semplice e senza tanti imbrighi burocratici, e poi riaprire le frontiere per permettere agli operai rumeni e polacchi, di poter tornare in Italia..”
(IV):” Per quello ti sei guadagnato una domanda piccante: perché allora non incentivare l’assunzione degli italiani?”
(T.V):” Perché gli italiani che vorremmo assumere, ahimè, in realtà non vogliono essere assunti, la burocrazia complica tutto. Un pensionato ci vede il rischio di vedere intaccata la sua già esigua pensione, lo studente o il disoccupato hanno paura di dover poi fare la denuncia dei redditi, con conseguente altra tassazione. In questi casi i buoni vecchi Voucher andavano benissimo, paga, assicurazione, trattenute e quant’altro già tutto compreso, basta non superare i 5000 euro di reddito complessivo. Se li ripristinassero sarebbe un bella opportunità e staremmo tutti più tranquilli, contadini in primis, e troveremmo molte persone che vogliono o lavorare per tutta la vendemmia o solo integrare la pensione o la paghetta.
Sono stupidaggini che nessuno sembra aver voglia di risolvere, anche la collaborazione dei familiari fermata solo al primo grado di parentela è vergognosa: si va a distruggere la struttura contadina così come da sempre la conosciamo. Se volessero veramente solo tassare, che tassino un tot al quintale raccolto ma che non mettano restrizioni e burocrazia a chi lavora nei campi!
(IV):” Ma le associazioni di categoria non possono spingere per il ritorno almeno ai vouchers?”
(TV): “Purtroppo non vedo grossi movimenti di sensibilizzazione, sembra che l’unico problema sia la regolarizzazione dei migranti, ogni tanto si fa una conferenza o una manifestazione, ma poi tutto finisce li, non vedo una risposta forte, non vedo la marcia su Roma, come si suol dire”
(IV): “Meglio cambiare argomento, poiché purtroppo conosciamo questa triste storia.
Vorrei parlare dell’Enantio. Essendo un vitigno autoctono dovrebbe essere il nostro vino portante, ‘il biglietto da visita della Valdadige (cit. Paolo Zanoni de “La Prebenda” nell’intervista prima), come l’ Amarone ha funzionato con la Valpolicella. Si mormora che il Consorzio TerraDeiForti, che avrebbe dovuto fare dell’Enantio il nostro vino d’élite, sia caduto in un forte torpore e che la più forte resa economica del Pinot Grigio non sproni i contadini ad una maggiore consapevolezza che l’Enantio sia il nostro vero vitigno di punta.
Oltretutto, la sorpresa è che l’Enantio che produciamo va venduto quasi tutto se non tutto (fonte: Luciana Albrigo, grande Ciana che te n’è fatto rivar informadi, ndR) , viene molto apprezzato, ma il problema sono proprio i numeri di produzione: 90% di bianco contro il 10% di rosso, il quale non è tutto Enantio.”
(TV): “Diciamo che il problema è di…vecchia data. Chi dovrebbe sponsorizzare l’Enantio, ovvero appunto il Consorzio TerraDeiForti, costituito nell’anno 2000 e che sicuramente per un po’ di anni ha funzionato e molto bene. La riprova? Se interroghiamo un sommelier sulla Terra dei Forti, vedrete che ne parlerà con nostalgia mista a dispiacere, perché il vino era innegabilmente eccezionale e nella loro memoria viene ancora molto ben considerato, sarebbe una gioia per loro se tutto si rimettesse a lavoro come all’inizio. Devo ammettere che non so esattamente cosa allora sia andato storto perché a quel tempo non mi occupavo di vino: ciò che mi è arrivato è che si sia afflosciato per qualche dissidio interno, cosa che purtroppo succede spesso e spesso quando le cose funzionano bene e danno ottimi risultati..
Come Cantina Valdadige si è scelto di dare forza all’Enantio ed oggi anche a qualche altra verietà di uve rosse, con il “Progetto Rossi”, dove la cantina in accordo con il socio, determina alcuni vigneti di pregio e lo destina a questo progetto, che viene poi seguito con particolare attenzione sia dal socio stesso che dal tecnico di cantina, Claudio Vedovelli e dall’enologo Alessandro Martello, per garantire prima a noi e poi al cliente consumatore, dei vini di sicura eccellenza.
(IV):”Cosa potrebbe avere l’Enantio come carta vincente? E come potremmo farne la nostra carta vincente?”
(TV):” E’ un vino molto concreto e molto strutturato: potrebbe essere il perfetto antagonista dei nostri cugini della valpolicella, che sicuramente fanno vini superlativi, ma l’Enantio è molto più bevibile e sa accompagnare meglio le pietanze durante i pasti, ne puoi bere anche qualche bicchiere in più senza che stanchi.
(IV):” Abbiamo anche il Pinot Grigio migliore d’ Italia, oltre l’ Enantio, cosa che ci è stata confermata da parecchi sommelier ed anche dal mercato, il nostro Pinot Grigio è veramente apprezzato. Parliamo di anni non sospetti 2005\2006. L’ abbiamo spiegato molte volte ma ti va di lodare ancora un po’ il nostro vino di punta?”
(TV):” Certo! Una peculiarità è l’aria che ci arriva da una combinazione di fattori; il sole, che sommato al fiume Adige ed al restringimento della valle che da Avio arriva alla quasi totale chiusura a Ceraino, creano al mattino una corrente d’aria in un verso ed al pomeriggio nel senso opposto, ciò permette alla vigna e al grappolo di essere sempre ben asciutti, cosa che impedisce il proliferare di malattie e parassiti. Altra peculiarità del nostro territorio è data dal fatto che siamo alla fine di una lunga valle, dove al ritiro dei ghiacciai della preistoria, si sono accumulati tutti i sedimenti trasportati dal movimento verso il basso dei ghiacci, poi c’è il fiume Adige che con il suo scorrere e le sue periodiche piene ha depositato nei secoli il limo ricco di elementi nutritivi, tutto questo ha creato un substrato che è l’abitat ottimale per questo vitigno. Il risultato è che il Pinot Grigio che si produce qui è unico per le sue particolari qualità organolettiche”.
(IV):”Tornando all’Enantio: suggerimenti?”
(TV):”L’ideale sarebbe rimettere in piedi il Consorzio e spero che qualcuno ci riesca e questo qualcuno avrà sicuramente il mio plauso.” Ci vorrebbe una persona forte, che creda fermamente nella Valdadige e che abbia la pazienza di ascoltare le esigenze di tutti, contadini e cantinieri.
(IV):”E la vecchia festa dei vini Valdadige, che era sempre apprezzatissima? Magari proporla come la più grossa, come un tempo a Rivalta, con le altre (Corteggiando a Brentino, Storia e Sapori a Dolcè, Uva e Dintorni ad Avio) come “accompagnatrici”, come si faceva un tempo con tutta la potenza della Cantina, non potrebbe servire ad attirare?”
(TV):”La festa a quel tempo era sicuramente apprezzata, ma comportava un forte investimento in danaro, poi a quel tempo non c’erano altre manifestazioni come Corteggiando, oggi secondo me non avrebbe più il senso (ride). Dovrebbero essere le manifestazioni che hai nominato, costruite e fatte proprio per la promozione del Territorio ad essere le vere portabandiera della Valdadige, dell’Enantio e della Terra dei Forti. Il progetto iniziale era di far girare “Corteggiando in Valdadige” per tutti i paesi del comune, ma poi con l’esperienza accumulata a Brentino, la diposizione logistica del paese e la disponibilità degli abitanti, si è deciso di rimanere in pianta stabile a Brentino.
(IV):” Abbiamo sentito delle chiacchiere su come Mezzacorona sia stata indagata poco tempo fa per riciclaggio di denaro per i suoi vitigni in Sicilia: essendo un nostro forte compratore di uvaggio cosa si dice?”
(TV):” Purtroppo siamo in Italia (ride), le cose non sai mai come procedono, i processi durano decenni, comunque l’ indagine è dichiarata chiusa e i terreni sono stati tutti dissequestrati, segnale che dovrebbe essere tutto a posto. Cantina di Mezzacorona compera il 90% del nostro vino in maggior parte Pinot Grigio ma anche Bianco Valdadige, Chardonnay, Muller Thurgau e altro.”
(IV):”E’ tantissimo! Calcolando poi che ci resta ancora tanto per i clienti nostri e per il nostro vino… Di quanto è cresciuta la produzione da quando sei Presidente?”
(TV): “E’ passata da un anni negativi come il 2014 o il 2017, con 46.000 quintali agli attuali 80.000 quintali, complice ovviamente il clima sia nel male che nel bene, ma grazie anche al fatto che abbiamo messo in atto azioni incentivanti, come il contributi per i reimpianti e l’acquisizione di nuovi terreni e nuovi soci. L’obbiettivo adesso è di mantenere salda la compagine della Valdadige, perché è il punto di riferimento concreto di tutti i nostri sforzi.”
(IV):” Cioè una Cantina con 200 soci circa fa 80.000 quintali?!”
(TV):” Il nostro obbiettivo sono i 90.000 quintali, che è la nostra capacità di incantinamento, che ci permette di mantenere i nostri elevati standard di lavorazione. Negli ultimi anni, con le buone remunerazioni ad ettaro sia dell’Enantio a progetto, che del Pinot Grigio, ma anche del Chardonnay, molto vicine ai 14,000 euro ad ettaro, direi che possiamo essere ben soddisfatti.”
(IV):” (porcamiseria!!!) Tornando ai problemi dell’Enantio, oltre alla poca produzione, c’è il problema del branding creato dal Prosecco: il bianco, specie con bollicine, ora tira tutto il mercato. Nessuno tolga niente al nostro Pinot Grigio Brut, ma noi lo chiamiamo effetto Prosecco.”
(TV): “Il Pinot grigio Brut e la Schiava Frizzante stanno riscuotendo molto successo, ma anche la Schiava….”
(IV):” No, fermo, stop, ci spiace ma dobbiamo sviare: ci stai dicendo che anche la Schiava sta riprendendo ma non abbiamo abbastanza produzione? Qui si impone una domanda sulla Cantina: essendo una cooperativa che agisce per il bene dei soci non dovrebbe spingere o persino obbligare a piantare i vitigni che servono?!”
(TV):” A livello normativo, si potrebbe anche obbligare, ma noi abbiamo sempre scelto la strada della consapevolezza, vogliamo che il socio sia convinto delle azioni che intraprende, perché una persona convinta lavora con entusiasmo. Meglio essere chiari e dire le cose come stanno, una conduzione dittatoriale non la vedo giusta, stiamo parlando del bene di TUTTI i soci, le imposizioni non sono nel mio Dna, lascio questo lavoro ad altri.”
(IV):”La Schiava però noi temiamo sia vittima di un pregiudizio che è nato nel passato prossimo: non solo non era incoraggiata ma l’hanno persino fatta togliere per piantare Pinot! La gente pensa, inconsciamente, che se piantasse Schiava chi farebbe loro da garanzia per non trovarsi in un altro ribaltone?”
(TV): “Sì, ahimè, la Schiava è stata bistrattata e secondo me è stato un grande errore, visto anche la buona richiesta di oggi ed è un vino che a me piace tantissimo, specialmente nella nuova versione Extra Dry e l’Enantio basta appena a coprire il nostro mercato come Cantina, faremo veramente fatica a venderne di più perché non ne abbiamo. Ad oggi stiamo consigliando i soci a diversificare di più, il nostro tecnico e l’enologo, cercano di indirizzare all’impianto delle varietà più consone alla conformazione e alla qualità del terreno e alla posizione del campo e si comincia a vederne i primi risultati .”
(IV):”Torniamo a dove ti abbiamo interrotto e scusa. Le bollicine. Il Prosecco. Quanto influenzano il risultato che il contadino vede sul mercato?”
(TV):”In Italia siamo arrivati alla volgarizzazione del prodotto; il Prosecco è il capostipite delle bollicine facili poiché è stato effettivamente rivoluzionario: hanno preso una uva con molta produzione con un ciclo di spumantizzazione relativamente economico e hanno colmato il divario fra bollicine difficili e strutturate come gli spumanti. La volgarizzazione del prodotto è quando esso prende il suo nome, per esempio al bar non chiediamo una Pepsi bensì “dammi una coca”, col Prosecco è identico, non si ordina un Franciacorta, un Valdobbiadene, un Cartizze, o altro, è diventato luogo comune “Dammi un Prosecco”, risultato avere bollicine facili e spendibili dal grosso pubblico; in questo sono stati veramente bravi, hanno coinvolto marketing e comunicazione a tappeto, con un’operazione incredibile ed il Prosecco è diventato sinonimo di bollicine, con conseguente appiattimento di tutto il resto. Un successo incredibile.”
(IV):”Noi vorremmo sapere se ha avuto influenza sul Pinot Grigio Brut, vino secondo me superiore a molti Prosecchi, oltretutto lo vediamo venduto in enoteca e da SignorVino in contesti comunque giovani, ed è impossibile non associarlo. Ma è un prodotto molto più completo.”
(TV):”Bisogna che chi vende o chi propone, si stacchi dalla volgarizzazione del prodotto, qui sta alla bravura del barista, del sommelier o del ristoratore, offrire al cliente quel qualcosa in più, spendere due parole per descrivere un prodotto, che se dopo è Pinot Grigio Valdadige è ancora meglio, non fermiamoci a “Dammi un Prosecco”. E poi non è solo apprezzato dai giovani, come avete detto voi è un vino molto ben fatto che viene apprezzato da tutte le fasce di età, tutti i buoni bevitori possono essere nostri estimatori.”
(IV):Ti facciamo un’altra domanda di quelle piccantine e che portano a promesse che dovrai mantenere: ci prometti che qui non succederà un’altra Valdobbiadene o neppure una Valpolicella? Disboscamenti selvaggi, rischi idrogeologici, tumori in aumento?”
(TV):”No, i nostri vitigni sono geograficamente determinati e così resteranno e poi, per farmi meglio adempiere alla promessa, adesso c’è il blocco a nuovi impianti. (ride). Noi soci della Cantina Valdadige ci teniamo al nostro Territorio e diciamo che per ora va bene così, adesso l’obbiettivo è il rispetto dei nuovi disciplinari, sempre più stringenti, nell’ottica di una produzione sempre più rispettosa dell’ambiente…”
(IV):”Ma noi…siamo 600 ettari di coltivato (ce l’ha detto prima, ndR) e abbiamo quanti DOC?”
(TV):” Si siamo circa 600 ettari coltivati, abbiamo quattro tipi di DOC: delle Venezie, il TerradeiForti, il Garda ed ovviamente il Valdadige; presi singolarmente per i tipologia di vino abbiamo 9 DOC. Niente male, eh?”
(IV):”E cosa vedi per il futuro, con tutti questi Doc? Non sarebbe meglio l’eterna domanda di coltivarne pochi e spingerli di più?”
(TV): “Fàghelo far, ti (ride) No, ciò che mi preoccupa per il futuro in realtà è che vedo profilarsi il vecchio spettro del latifondismo: la sparizione del contadino-imprenditore e pochi grandi proprietari e molti braccianti. D’altronde è facile da capire: non so se sia prestabilito ma lo Stato fa di tutto per rendere difficile la vita ad un contadino-imprenditore di sé stesso, mentre fare l’operaio, beh… alle 17,30 scocca l’ora e ciao, vado a casa e zero pensieri. Vedo pochi giovani avvicinarsi all’agricoltura non tanto perchè non abbiano studiato, perché tanti nostri giovani si iscrivono agli Istituti Agrari, ma si è perso lo spirito della generazione precedente per tutti i motivi che avevo elencato all’inizio. Ormai e frequente che campi ereditati si scelga di venderli o si affittarli ai grossi proprietari privati, purtroppo.”
(IV): “Ma, forse per ignoranza, la Cantina non potrebbe porsi come capo e guida per queste cose?Cioè, se un contadino cessa, far vendere il campo all’interno della Cantina ad un altro socio, oppure indicare chi potrebbe prenderlo in affitto con soddisfazione di entrambi e un garante d’eccezione.”
(TV):”Certo, l’orientamento è questo ed è anche quello che suggeriamo, ma non possiamo obbligare nessuno: se uno vuole vendere o affittare è libero di fare quello che vuole, certo che comunque quando un socio della Cantina ci lascia rimane sempre un bel po’ di amaro in bocca. La Cantina sta già facendo come avete indicato, lo ricordo in tutte le occasioni, se un socio ha necessità, io sono sempre disponibile, gli uffici della cantina sono sempre aperti, un consiglio o un aiuto si deve a tutti e non solo per affittare o vendere un campo. Siamo qui come garanzia dei soci: spesso lo dimentichiamo ma la Cantina è cooperativa, l’obbiettivo è perseguire il bene di TUTTI I SOCI.”
(IV):”Una nota positiva per il futuro, per la Valdadige?”
(TV): “Certamente, non vogliamo dipingere un quadro troppo fosco, in fondo il nostro bilancio e solido e aumentiamo anno per anno. Voglio dire che moltissimi, i più anzi, credono nel progetto della Cantina Valdadige e che, qualitativamente, i nostri vitigni, le nostre uve ed i nostri vini sono di livello superiore, per questo bisogna continuare a credere in noi, per questo dobbiamo guardare cosa è la Cantina veramente e che cos’è la Valdadige. Ed il nostro amare la Valdadige deve essere come il pane, ci dobbiamo pensare tutti i giorni, e deve essere fatto di standard alti perché vogliamo il massimo.”

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