“VENETO NOSTRO- RAIXE VENETE”: andiamo a scoprire una delle Associazioni per la diffusione della cultura, identità e lingua veneta che ci descrive come vivere il “Cammino di San Marco”, da Pai di Sopra a Venezia.

Gonfalone di San Marco in tempo di pace: il Leone Marciano ha il libro aperto su Pax Tibi Marce Evangelorum

Siamo con il Presidente dell’associazione San Marco Evangelista ed ex coordinatore della Provincia di Verona di “Veneto Nostro- Raixe venete”, Matteo Grigoli, per fare chiarezza su questa associazione troppo spesso associata all’indipendentismo che ha invece nel suo dna la divulgazione della cultura Venete delle nostre origini senza mire politiche.

(InValdadige):”Innanzitutto buongiorno e grazie a Matteo, che ha acconsentito in questa bella giornata di autunno a incontrarci per spiegarci dell’Associazione di cui fa parte. Iniziamo subito: cos’è e quando nasce “Raixe Venete”?

(Matteo Grigoli):”Buongiorno a tutti gli amici della Valdadige, che non incontriamo per la prima volta: Raixe Venete è stata fondata nel 2002 in provincia di Venezia ed il suo fine principale è veicolare, divulgare e tutelare cultura, tradizione ed indentità Veneta.”

(IV):”Che modi avete scelto per veicolare la circolazione di cultura Veneta?”

(M.G.):”Attraverso convegni, serate culturali, ed anche attraverso un mensile omonimo che ha resistito fino a 3 anni fa.”

(IV):”Un vero peccato, cosa ne ha determinato la fine ed il fatto di non avere un blog aggiornato, al suo posto?”

(M.G):”Abbiamo trasferito l’attività sui social, con oltre 13.000 contatti e centinaia di post pubblicati settimanalmente con ulteriori condivisioni.

Abbiamo sempre faticato a tener fuori la politica dal gruppo per evitare rotture ed allontanato chi invece favoriva infiltrazioni politiche. Del gruppo originario praticamente non c’è piu nessuno e chi opera ora nell’associazione sono entrati recentemente, il gruppo è giovane.

In considerazione che le serate culturali non attraggono molte persone , se non particolarmente interessate agli argomenti trattati, ci stiamo impegnando insiee ad altre realtà a progetti di più ampio respiro e di elevato livello culturale , che Covid permettendo dovrebbero vedere la luce con l’anno nuovo , more Veneto. (a questo punto, sapendo di abitare in un posto dove la cultura è trattata molto bene, lo invitiamo gentilmente a venire in Valdadige ospite della Associazione Culturale Valdadige, così potrà ricredersi; ndR).

Purtroppo i DPCM hanno fatto saltare decine di eventi già in calendario, ma siamo riusciti a salvare in extremis la Festa dei Veneti a Cittadella, seppur con programma ridotto.

(IV)”Il nome completo non è Raixe Venete, vero? Da Venezia come è approdata sulle sponde del garda?”

(M.G.):”No, infatti: è ‘Veneto Nostro- Raixe Venete’. Praticamente dal 2008 io, fino allo scorso anno ho avuto l’incarico di coordinare la Provincia di Verona: ho iniziato a fare serate culturali: in 9 anni di attività ne ho portate circa, in condizioni normali ovviamente, almeno 7\8 all’anno in Provincia di Verona ed ho portato tutti i relatori possibili della cultura Veneta, sia interni che esterni. Nel 2009 abbiamo iniziato a creare ‘Il cammino di San Marco’.”

(IV):”Bene, focalizziamoci qui, per ora. Raixe Venete organizza nel 2009 questo ‘Cammino’ che, nel tempo, si è modificato a quanto ne so, ma ovviamente non si è modificata la partenza né, ovviamente, l’arrivo.”

(M.G.):”Infatti; la cosa più bella è che dopo i primi due anni che organizzavamo come Raixe Venete questo Cammino abbiamo, grazie agli amici Aldo Rozzi Marin e Giovanni Tagliapietra, potuto rispolverare l’Associazione San Marco Evangelista, e diventandone Presidente, abbiamo deciso di spostare la gestione del Cammino all’Associazione San Marco e da lì c’è stato il vero start.”

(IV):”Una domanda necessaria, come sono i vostri rapporti con l’Indipendentismo Veneto? Per chi è esterno da questo mondo, si corre il rischio di confondere queste due associazioni culturali con i partiti politici? ”

(M.G.):”Come Associazioni Culturali noi sosteniamo tutto ciò che è cultura, identità e tradizione Veneta, dentro i nostro gruppi vi sono persone di tutti i partiti, senza distinzione. Io ho dato al Cammino una impronta culturale e religiosa: l’anno scorso il tracciato è stato riconosciuto come ‘Cammino di San Marco’ dalla Regione Veneto dalla Legge Regionale sui Cammino, è mappato e percorribile nel suo percorso. Sul Cammino mappato ognuno può percorrerlo in qualsiasi momento e farvi ciò che legalmente vuole, tranne la settimana che lo organizza l’Associazione San Marco e quando viene percorso da noi, che gli abbiamo dato valenza culturale e religiosa: per il resto il Cammino deve diventare di tutti, prendendo anche una connotazione turistica.”

(IV):”La particolarità dei gonfaloni?”

(M.G):”Sì, noi durante il Cammino abbiamo DUE bandiere, due gonfaloni di San Marco: una è riposta in una teca al Patriarcato e lo si va a prendere prima che inizi la marcia, per tornare infine nelle mani del Patriarca; l’altro è ogni anno nuovo, viene benedetto dal Patriarca e viene donato all’Associazione Veneti nel mondo. L’arrivo è calcolato per la domenica più vicina al 25 marzo, il compleanno di Venezia, come benaugurante e prende 3 settimane.”

(I.V):”Come, tre settimane?”

(M.G.):”Ad essere precisi tre fine settimana: ogni giorno, fatta una tappa, si torna a casa perchè la tappa è conclusa al massimo alle 16 del pomeriggio: non abbiamo ancora una rete di supporto che ci ospiti (come ‘il cammino dei Due santuari’, ndR) anche se stiamo studiando la cosa: oltretutto questa cosa darebbe lustro a chi ci ospita perchè ogni volta le cittadinanze di dove passiamo ci attendono, felici di rivederci. Il nostro passaggio poi, a volte difficoltoso, è sempre una spinta per far costruire percorsi pedonabili o ciclabili: ci sono volte in cui dobbiamo marciare su una Statale, non è simpatico!”

(IV):”Un vero peccato: ha voglia di raccontarci il percorso, così magari chi legge potrebbe aprirsi al vostro Cammino?”

(M.G.):”Ma volentieri: c’è da specificare che proprio il percorso ha dato origine al motto; parte da Pai di Sopra di Torri del Benaco (VR) dalla chiesetta e dalla piazzetta di San Marco e finisce in Piazza San Marco alla Basilica di San Marco. “DALLA PICCOLA CHIESA ALLA GRANDE CHIESA, DALLA PICCOLA PIAZZA ALLA GRANDE PIAZZA”.

Si arriva col Lungolago a Peschiera, si prende il Mincio e si arriva alla tappa di Borghetto sul Mincio ad un’altra chiesa dedicata a San Marco, da lì si riprende per Custoza-Sommacampagna e si arriva a San Zeno a Verona, ovviamente. Da lì si raggiunge poi Belfiore e la Madonna di Stra’ e da lì San Bonifacio nella frazione Villanova con l’omonima Abbazia.

Percorrere il tratto Lugagnano-Verona è proprio camminare sulla Statale, cosa che fa riflettere molti cittadini che ci accompagnano, e che forse potranno fare pressione per avere le ciclabili non solo per il nostro passaggio, ma poi per esercitarne tutto l’anno.

Si passa a Lonigo, al Santuario della Madonna dei Miracoli e da lì Creazzo, che ha un significato speciale: intanto, come venetisti, si ricorda la ‘Battaglia di Creazzo’ della Lega di Cambrai del 1513, e poi vi è un’altra chiesetta devota a San Marco. Da quei luoghi, logicamente si sale alla Madonna di Monte Berico (aggiunge, borbottando, ‘con quei scalini spaccagambe’, ndR), si segue il Bacchiglione e si arriva al Monastero di San Marco di Montegaldella. Poi Praglia, con l’omonima Abbazia e finalmente la Basilica del Santo a Padova. Da lì prendiamo la Riviera del Brenta e ci fermiamo al Monastero dei Frati Capuccini a Mestre a consegnare tutti i generi alimentari che abbiamo con noi.”

(IV):”Avete generi alimentari con voi?In che senso?”

(M.G.):”Raccogliamo generi lungo il cammino, e per partecipare al Cammino non si paga ma chiediamo di portare generi alimentari: che ci siano regalati, che li portiamo, li doniamo, finiamo per portarli come omaggio al Monasteri dei Frati Capuccini a Mestre che hanno la mensa dei poveri: da lì a Venezia poi è fatta.

Come detto, spesso la gente ci aspetta lungo il percorso, e come ti immagini come è usanza veneta, si regalano generi alimentari tipici. Noi portiamo tutto ai Frati Capuccini di Mestre e poi proseguiamo per Venezia.”

(IV):”Per il piatto forte; una piazza particolare, immagino, o meglio l’ UNICA piazza di Venezia (quelle che noi chiamiamo ‘piazze’ a Venezia vengono chiamati ‘Campi’ o’ Campielli’, ndR”

(M.G.):”Certo, ora abbiamo davanti la Basilica: lì siamo ricevuti dal Vicario del Patriarca; ho fatto anche una battuta al Patriarca Moraglia che spero non sia il motivo per cui manda il Vicario (ride). L’anno di insediamento del Patriarca Moraglia, genovese, siamo stati ricevuti come sempre in canonica e gli abbiamo consegnato la bandiera: colloquialmente Moraglia ci chiese cosa ne pensavamo che a Venezia fosse stato nominato Vescovo un genovese, ed io gli risposi subito che non vi era nessun problema, il mare accomunava le ex-Repubbliche. Lui fu molto cordiale però sollecitò una risposta più profonda ed io risposi che solo chi è stato sempre battuto da San Marco può portare anch’esso vero rispetto a San Marco.

Dalla faccia non la gradì molto, ma dubito sia il perché ci accolga il Vicario: incassò molto sportivamente.”

(IV): “Anca questa t’è combinà! Allora descrivici la cerimonia, visto anche noi non crediamo abbia preso ciò come un oltraggio.”

(M.G.): ”Dunque, dopo il ricevimento vi è una piccola preghiera di benvenuto, la visita alla Cripta aperta solo per noi e infine la consegna e la benedizione dei Gonfaloni. Cosa particolare, San Marco è una Piazza Militare ancora ora, perciò possiamo percorrerla scortati da reggimenti militari: ci si trova con le autorità politiche al Museo Correr e da lì si fa la sfilata fino alla Basilica per la cerimonia, scortati, poi si esce in piazzetta Leoncini, a fianco della Basilica, e le autorità locali, provinciali e regionali fanno gli onori di casa.”

(IV):”Molto bello e singolare, specie il particolare mai sopito che Piazza San Marco è una piazza militare ancora oggi. Avete avuto mai dei gruppi curiosi, particolarità da raccontarci?”

(M.G.):”Ah, guarda, ormai penso de aver portà so de tuto (ride, ndR): un anno ho portato 200 Schuetzen dal SudTirol, un anno il Coro de La rocca di Garda… persone di tutti i tipi. Però tutti molto rispettosi verso il Cammino e San Marco.

Da due anni le tappe sono definitive, perché il percorso non è sempre stato così, questo è frutto di studio ed esperienza: resta da risolvere il problema dell’accoglienza.”

(IV):”Cosa possiamo fare noi, Veneti della Valdadige, per aiutarvi in questo? Oltre ad un invito per una serata culturale, se e quando il DPCM attuale ce lo permetterà?”

(M.G.):”Direi, essere ‘amici di San Marco’, anche se non passiamo dalla Valle. Partecipare al Cammino, parlandone, iscrivendosi alla pagina fb, fare offerte e donazioni di generi, perché il “Cammino di San Marco” deve essere sentito, vissuto; le persone ci aspettano ogni anno, con impazienza, ed entrare nei borghi coi Sindaci, con persone che si riconoscono, è un’emozione senza pari, è il rendersi conto di essere una grande famiglia. Io dico sempre che “SAN MARCO NO VOL EROI , MA EL VOL SO FIOI PAR LE STRADE DE LA SO TERA CO IN MAN LA SO BANDIERA”. Questo è il Cammino di San Marco: fatica, sì, ma ritrovarsi a casa.”

(IV):”Un’ultima curiosità?”

(M.G.):”Sì, ne ho una proprio su Verona che, sappiamo, notoriamente non era la città preferita da Venezia e viceversa: molto si è scritto e lo sappiamo, la sentiamo anche la tendenza di Verona ad essere unica seppure non capoluogo. Nel 2018 ho iniziato ad invitare i Sindaci dei 574 Comuni del Veneto per la benedizione dei Loro gonfaloni e, al massimo, ne sono intervenuti 14: VERONA è sempre stata tra di essi, sempre presente, la devozione della città per la Serenissima è ancora viva. ”

(IV):”Le rivalità si sono placate.”

(G.M.):”Siamo una grande famiglia, noi Veneti: sia chi marcia chi ci accoglie stanziale che chi ci supporta, siamo una grande famiglia.”