Ancora oggi ci chiediamo perchè ci abbiamo messo così tanto ad arrivare ad intervistare i ragazzi XAdventure Outdoor Garda Lake nella loro “base” di Brentino (www.xadventure.it):

eppure siamo sempre in cerca di cose che suscitino la curiosità nel nostro piccolo Territorio, cose che possano attirare in primis noi amici della Valdadige ed in secundis attirare un flusso turistico.

Abbiamo salutato questi ragazzi “dalla Gigia” seduti a bere con chi avevano portato a vivere un’emozione, li abbiamo sempre visti in giro, abbiamo visto il loro furgone nelle visite a Brentino, eppure…

Speriamo di non essere stati colpiti dalla spocchia del “nativo”: cioè ‘mi son nato chi e voialtri sì vignesti dopo, no go bisogno de voialtri’, perché sarebbe un errore gravissimo: un errore gravissimo come averli ignorati -involontariamente- fino ad adesso che la Valdadige eroghi patentini di “natività” come medaglie; adesso rimediamo con un’intervista fiume a Marco Heltai e Vivian Pontarin proprio nel loro primo giorno di riapertura, il 22/05/2020 dopo una memorabile festa “Al Casòt” di Mama de Soto

(InValdadige):” Ciao ragazzi, ci scusiamo per essere arrivati così ‘tardi’ ad un’attività che da una prospettiva così importante come quella sportiva per promuovere la Valdadige. Ecco, tenendo il focus sul nostro territorio, poiché sappiamo avete attività sul Garda ed attorno, cosa proponete ai visitatori per la Valdadige?”

(X Adventure -parlano a turno sia Vivian che Marco, perciò terremo il “logo”):” Questo è un punto fondamentale per il canyoning, si veda che abbiamo la base canyoning station qui a Brentino; poi facciamo arrampicata su tutta la zona Valdadige, canoa, rafting e ciclismo, sia mountain bike che bici da strada. L’anno scorso con degli irlandesi abbiamo fatto un giro dal Lago, raggiungendo la punta di Peri, cambiando ciclabile e poi dalla Chiusa risalendo verso Calmasino: meraviglioso, 50 circa km! La Valdadige ha tutto.”

(IV):” Beh, noi lo vantavamo già, di avere tutto (ridiamo) ma in altro senso. Cosa ritenere sia il vostro punto di forza?”

(XA):” Il bello della nostra organizzazione è che abbiamo proposte adatte per tutti: sia dai bimbi di 6 anni, con le Kid’s adventure dedicate, ad adulti senza limiti di età; da esperienze soft per principianti a estreme per gente già esperta che vuole mettersi alla prova; organizziamo anche gite alpine ad alta quota.

Nelle Kid’s Adventure la bellezza è che i bimbi sono i gestori delle proprie attività, non li gestiamo noi ma loro gestiscono l’attività. Siamo in un’epoca diversa da dove siamo cresciuti noi, dove i bimbi si appropriavano del territorio giocando, siamo in un’epoca dove per assurdo sono i GENITORI che vogliono per i loro figli una scuola alternativa: ci hanno inserito nello staff di una scuola elementare Marciaga\Castion dove noi facciamo educazione fisica, mentre noi li portiamo in natura, una scuola montessoriana-steineriana che conta molto sull’esperienza.

La cosa bella di questi percorsi è che li costringe a farsi carico di una cosa che sovente non esiste più ed è scaricata alle scuole o agli educatori, che è la responsabilità: quando fanno attività possono essere liberi, completamente liberi e sani.”

(IV): “La Valdadige stessa è comunque cambiata: internet ha migliorato le nostre vita rapportandoci in tempo reale con la città, insomma non andiamo più a Verona vestiti come i cugini di campagna, ma nello stesso tempo ci ha scollegato dal territorio.”

(XA):”E la Valdadige è meravigliosa perché nell’arco di 4 km puoi fare QUALSIASI COSA: un concentrato di esperienze a tutti i livelli. Offre la possibilità di fare cose che in altri posti si sognano: esempio, mattina canyoning e pomeriggio degustazione lungo il fiume con i gommoni. E cosa che facciamo SOLO qui è poterci permettere di fare formazione aziendale, dando in mano il gommone alle aziende senza essere sopra noi a controllarlo: questo è molto più formativo per loro. Un concentrato di attività altamente stimolanti. E l’autenticità del fiume Adige che qua non è stato toccato, ha un percorso naturale.”

(IV): “L’Adige come ‘fiume autentico’ è un concetto davvero interessante.”

(XA): “E non solo: tu entri in una Valle che comunque risente del progresso dai suoi rumori. La A22, la linea ferroviaria del Brennero, la Statale, la Provinciale…ma appena scendi a livello del fiume questi rumori SPARISCONO, per cui sensorialmente è una cosa incredibile: il fiume Adige sembra quasi un antidoto contro le storture ed il rumore della modernità.”

(IV):”E la ‘scommessa Valdadige’ di cui ci hai accennato prima?”

(XA):”La scommessa è che questo tratto di Valdadige è ancora sconosciuto dagli stessi Veronesi e questo fa tantissima impressione: vengono direttamente turisti tedeschi, belgi, olandesi, americani, australiani perché ci conoscono ed il tizio di San Massimo pensa sia Trentino, quando lo attraversa in autostrada. Questo mi fa impazzire.

I turisti stranieri arrivano al volo con i loro mezzi alla nostra station o alla nostra base: se invece dico ad un Veronese ‘vieni a Brentino’ questo come minimo viene col navigatore e poi si perde pure.

Per noi questo è uno stimolo incredibile, una scommessa pazzesca: ci credono trentini!”

(IV):”Per cui, che ricetta per i veronesi come noi ma che non conoscono noi?”

(XA): “Questa spinta attuale al turismo non di massa: ora la gente, dopo il boom del turismo di massa e del Lago, cerca questi posti dove vantarsi di essere stati, di averli ‘scoperti’, di essere in pochi. In più, ciò che sta andando tanto qua in Valle sono gli ADDII AL CELIBATO\NUBILATO (basiamo, ndR!); gente che parte, non sanno dove stanno andando in realtà perché prenotano tramite sito o telefono, si trovano qui e si trovano stupiti e si dicono ‘porca miseria, eppure ci sono passato tante volte di qui, ma guarda che bellezza!!’. Mentre i tedeschi e altre nazionalità SANNO che ci sono e ci cercano, perchè fa parte del loro spirito cercare questi posti e fare vacanze esplorative.”

(IV):”E questa avventura, parafrasandovi, quando è iniziata?”

(XA): “Beh, è iniziata un bel po’ di tempo fa, ma specialmente NON qua! Nel 1988 ci si allenava e si insegnava in Val di Sole, sul Noce: abbiamo iniziato con la scuola di canoa, poi col primo camping che ha creduto in noi, e anche là all’inizio eravamo visti come stranieri, come matti! Pensare che ora è una delle attività principali e più sponsorizzate della zona è impressionante: nel 1990 è sceso il primo gommone di rafting e da allora non ci si è più fermati; abbiamo avuto la separazione tra abitato e tra di noi che tentavamo di esplorare e valorizzare il territorio.

E ciò che è successo in Val di Sole si sta per ripetere qui: all’inizio eravamo quelli strani ed ora siamo accettati dal paese, i bimbi ci vengono a cercare, a curiosare attorno…

E qua vi è la spiegazione del perchè siamo approdati in Valle.

Nel 2005 abbiamo fatto il raduno annuale di Canyoning Val di Sole a Ferrara di MonteBaldo perché non avevamo tempo di andare in Val di Sole, avevamo tutti molti impegni, per cui…PER CASO.

Ferrara, 2005.

L’ allora Sindaco Rossi di Ferrara, lungimirante, disse “ma perché invece di piantar le tende non mettete una base qua?”, mentre a Brentino Belluno vi era Virgilio Asileppi che ci ha praticamente trascinato qua, in questa casa ‘base’ che allora era distrutta (ride, ndR); non c’era neppure il pavimento. Ci assicurò ci avrebbe trovato i fondi e adesso l’abbiamo organizzata con sotto centro sportivo e sopra ufficio, come vedi una bella casetta: lui ci disse di doverci piazzare qua perché lui o per lui la Valdadige VOLEVA che fosse valorizzata.”

(IV):”Per l’attuale avviso di pericolo di rifacimento del sentiero e conseguente chiusura del Vajo avete lavorato in forte sinergia col Comune! Eppure il vostro è un portare esperienze “immediate”, cioè non potete aspettare. Riuscite a farcela?”

(XA):”La sinergia col Comune è forte, per fortuna: per la chiusura del Vajo mi sono occupato io in primis e poi avvisato il Comune: è anche logico che, sapendone i rischi, mi sia attivato io, QUESTA E’ LA FORTUNA DI AVERE ATTIVITA’ SPORTIVE SUL TERRITORIO, io lavoro in stretta collaborazione con altre guide alpine e con i loro regolamenti. Ma non ci sono mai stati problemi, sono molto bravi, lavoriamo bene sia col Comune di Brentino Belluno e di Dolcè.”

(IV):” Sì, sono molto attenti: e cosa dite a proposito della mancata unione delle associazioni in Valdadige che è sentita un po’ da tutte le aziende del territorio che dicono, espresso volgarmente “ci si unisce solo per il Corteggiando e poi ciao”? La sentite anche voi?”

(XA):”Siamo stati responsabili dell’organizzazione della sicurezza di Adige Marathon per diversi anni seguendo l’intervento in fiume; è un peccato, come state dicendo, che la collaborazione che si vede per l’Adige Marathon, in cui tutti i gruppi si uniscono per valorizzare il Territorio, non si vede poi per il resto dell’anno, ed a quanto pare rispecchia ciò che voi mi dite succeda per l’enogastronomia.”

(IV):”C’è comunque bisogno di MAGGIORE SINERGIA, perché è la forza che può spingere questo bellissimo territorio!, per esempio una figura che per noi è sinergica è la ‘Gigia’, Luigina Camparsi del bar di Brentino Malù: lei indirizza a noi la gente, lei spiega il territorio, accoglie i turisti e da’ loro volentieri spiegazioni, fa promozione in modo allucinante e persino si commuove quando parla del Vajo. La ‘Gigia’ è un monumento, per noi! Anche bersi la birretta la sera sulla sua terrazza dopo una giornata di fatiche, emozionanti e preziose ma fatiche, è un’esperienza bellissima: è comunque parte di tutta l’esperienza e lei ne fa parte.

L’emozione non si ferma allo sport ma prosegue, anche al ristoro in quella bellissima terrazza.”

(IV):”In Valdadide, intesa come Valdadige sinistra orografica c’è la Velo7: che vantaggi vi porta?”

(XA):”Eh, passano due o tre migliaio di persone a stagione, su quella pista, ed il bello è che si vogliono appoggiare in luoghi che sono a) poco incasinati b)dove possono vivere delle esperienze.

In questo senso il Rèvèna è illuminante, un ambiente davvero campestre e isolato; questo tipo di turismo comunque è all’incremento da anni al 20% circa annuo, mentre il turismo di massa anche sul Garda sta avendo una discesa.”

(IV): “Però anche grazie alla pandemia di COVID19, il ché ci infila dritti in un’altra domanda: avete preso particolari contromisure, avete regolamenti, vi siete adattati… Insomma, COSA? E’ un mondo sconosciuto, vi ricordo, per noi.”

(XA):” Abbiamo tutte le linee guida a seguire che abbiamo designato noi come Associazione Guide Alpine Nazionale, valutato il rischio utilizzando studi dell’istituto di medicina della montagna che ci ha aiutato moltissimo come collegio designato.

Valutato rischio, problematiche e linee guide ministero della Sanità, abbiamo fatto i nostri cambiamenti: per esempio, non ci si potrà più cambiare all’interno per l’assembramento ma all’esterno.

Con la prenotazione ci danno il numero delle taglie così facciamo trovare direttamente la muta sterilizzata e sottovuoto al singolo; durante i briefing in entrata ed in uscita dal torrente si usano le mascherine perché, spiegando, dobbiamo stare vicini.

La guida usa i guanti ed il “buff” perchè bagnato fa effetto mascherina, trattiene (linee guida per tutti, è permesso, ndR); per i gommoni ovviamente saranno più scarichi, non si scenderà più coi gommoni molto carichi. Però questo è un tratto di fiume non di torrente di montagna e vi dico che persino una guida sola potrebbe portare un gommone solo, perciò non vi è pericolo del peso scarico del gommone.”

(IV):”Ci saranno gruppi?

(XA): “Mmmm, gruppi probabilmente no, ma più gruppi familiari.

L’anno scorso abbiamo avuto 8.000 persone in gommone in Valdadige, ovviamente quest’anno sarà meno per ciò che è successo, ma non è un problema: la famiglia si gestisce facilmente, in questo modo.

(IV):”Insomma, la Valdadige è un posto benedetto… c’é tutto in pochi km e accessibile. Non manca nulla?

(XA): “Ecco, manca una VERA E PROPRIA FERRATA: avremo individuato un punto zona Ceraino-Rivoli che sarebbe una meraviglia; invece di sconfinare nel rientro dall’ Aviana ad Avio in Trentino, potremmo avere la nostra meravigliosa ferrata.

E non per vantarci, ma avere TUTTO.

(IV):”Ritornando al fatidico 2005: come avete trovato il Vajo dell’Orsa, dopo anni di incuria?”

(XA):” Eeeeeh, è stata una bella…avventura. Perchè il Vajo era davvero pieno di IMMONDIZIA, cose buttate, scaricate, arrugginite, lamiere: quando lo abbiamo pulito abbiamo fatto una pila enorme, giorno per giorno in piazza a Ferrara di Montebaldo, per mostrare cosa c’era dentro, dimostrativa. Abbiamo coinvolto la Protezione Civile di Brentino Belluno e di Ferrara, abbiamo anche le foto di prima e dopo. Abbiamo trovato cose impensabili e abbiamo mostrato l’inciviltà alla popolazione verso il loro territorio.

(IV):”In cliente tipo come sarebbe? Se riuscite ad individuare un cliente tipo, visto quante cose avete (ride, ndr)!”

(XA):”Ah, dura… diciamo che il cliente tipo è di quelli che girano in bici e vogliono vivere il territorio: diremmo tedeschi o comunque nordici ma anche gli italiani si stanno muovendo. Vivere il territorio significa affidarsi a piccole realtà o persino piccolissime, perciò questo è il posto ideale.

Il problema è che, a volte, nella Valdadige e anche nell’hospitality non si riscontra una grandissima mentalità di accoglienza turistica, ma tipo ‘ok, state qua e ciao’, non c’è fidelizzazione, non c’è promozione del territorio. Ovviamente parliamo di alcuni, abbiamo tentato di prendere contatto ma non ci siamo riusciti.”

(IV):”Prendiamo un altro argomento un po’ fatuo: non vi da’ fastidio quando si riempie la bocca con il termine ‘outdoor’?”

(XA):”Mmmmmno, perchè comunque poi è il cliente che fa la selezione diretta e crea il mercato, ed i clienti sono molto esigenti col mondo dell’outdoor; non ci spaventano sedicenti guide che organizzano l’impossibile o parchi improvvisati di sopravvivenza, o slogan vivi la tua giornata outdoor: il cliente sceglierà sempre il meglio e farà emergere il meglio dal mercato.”

(IV):”Okay, finora il focus, come vi avevamo ordinato (ride, ndr) è stato sulla Valdadige, ma voi operate anche sul Lago sud: di quanta gente sono composte le vostre squadre complete, sia in Valdadige che sul Lago?”

(XA):”Ehm, diremmo….20 persone per canoa, rafting, sub, arrampicate sia Adige che Garda; mettiamo anche 4\5 assistenti per i ragazzini, che noi affianchiamo sempre in più 6/7 guide alpine certificate o persino un massimo di 10, e nell’ambito escursioni e bicicletta zona Lago di Garda altre 20 persone. Bella squadra, eh?”

(IV):”Porcamis-…! E quante persone siete arrivati a portare, giornalmente?!”

(XA):”Eh, nelle giornate clou ben 2\300 persone, arrivate non solo dirette ma anche tramite canali indiretti. Un bel carico.”

(IV):”Va bene, siamo molto colpiti ed ammirati e credo tutti i nostri amici della Valdadige che non vi conoscevano lo saranno, e speriamo questo cambi qualcosa. Avete considerazioni finali, visto siamo alla fine?”

(XA):”Beh, che prima arrivavano solo stranieri ed ora iniziano anche i veronesi: per cui, scommessa vinta.

Il fatto bellissimo che i bambini si portano a casa i sassi perchè raccontiamo, com’è giusto, che ogni sasso ha dietro di sè una storia, qualsiasi sasso di qualsiasi luogo; questo poi è il posto delle GranSeole, di fossili: non dico si trovino ovunque ci si giri ma sono piuttosto tanti.

Infine, auspichiamo che vi sia un cambiamento di mentalità in linea con l’andamento del fiume: discese in canoa lente, degustazioni ai bordi, recuperi, campeggi in valle e territorio ACCOGLIENTE. Ma ci stiamo già muovendo nella direzione giusta.”

PICCOLO ANEDDOTO: USCIAMO E SIAMO INVESTITI DA NUGOLI DI BAMBINI e SI CHIUDE SU UNO SPLENDIDO DISCORSO QUESTA INTERESSANTISSIMA INTERVISTA.

(XA):”Mettete anche questo, nel pezzo, che è una considerazione per noi ma specialmente per tutti noi e voi per il futuro: I BAMBINI PRIMA del CoVid19 non erano così tanti che andavano per i paesi.

Adesso,DOPO LA QUARANTENA, SI STANNO RIAPPROPRIANDO DEL LORO TERRITORIO, COME FACEVAMO NOI UN TEMPO.

Vorrà pur dire qualcosa, no?”

Grazie ad XAdventure Outdoor Lake Garda (www.xadventure.it) per la disponibilità, torneremo certamente presto.

E voi, amici della Valdadige, siete sicuri ancora di conoscere così bene il Vostro territorio come loro? Facciamo una giornata di prova per scommessa?

Alla prossima

In Valdadige Staff

Il ruolo della speranza nella malattia: la testimonianza di una persona della Valdadige nel suo percorso di guarigione.

Buongiorno e buona domenica, amici Valdadensi e non.

Nello scorso articolo abbiamo parlato del fine-vita grazie agli amici della associazione Amo Baldo- Garda “Miki De Beni” ed abbiamo atteso così a lungo per pubblicare un articolo per poter portare una testimonianza del lato speculare del ciclo della malattia: un racconto di speranza e di guarigione completa di una persona.

Come l’ Intervistato (anonimo, sulla quarantina; completamente guarito) ha detto ad un certo punto: “Sono pragmatico, so che sono stati i medici, le loro terapie e la loro opera a guarirmi ma non bisogna togliere LA SPERANZA: è stata questa a farmi andare avanti nei momenti difficili ed è stata sempre questa a farmi riprendere quasi miracolosamente in pochissimo tempo”, la parola chiave di questo articolo e che permea il suo racconto è la “SPERANZA”.

Come detto precedentemente in una pausa dell’ intervista dalla Presidentessa Amo Carla De Beni, guarita anch’ essa: “Dobbiamo ricordarci anche che di cancro si guarisce, al giorno d’ oggi”.

Andiamo perciò a leggere di questa speranza, l’ altro capo di quel sali-scendi terribile che è la malattia, tramite le parole di questa persona Intervistata Anonima.

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(InValdadige): “Buongiorno e grazie per il tempo concessoci: ci vuoi dire che aspetto ti ha colpito di più della tua malattia?”

(Intervistata Anonima): “Buongiorno e grazie a voi per avermi dato il modo di amplificare le mie parole dopo questa terribile esperienza. Sì, vi è stata una cosa che mi ha molto colpito ed è lo stato confusionario in cui si viene lasciati dopo la diagnosi; il mio era un tumore avanzato, una massa oltretutto in una posizione quantomeno inusuale, eppure per quasi un mese dopo la diagnosi di tumore maligno non mi è stato detto nulla né fatto nulla né inteso che mi avrebbe dovuto fare qualcosa. Il buio completo. Questa non è una cosa positiva; non intendo dire che non avessero intenzione di non curarmi, ma io non ero assolutamente informata su cosa ne sarebbe stato di me, ero come in stand by e mi sentivo persa: dovevo insistere per sapere ogni cosa, all’ inizio.”

(IV): “Ti va di spiegarci come ti sei accorta di cosa non andava? E come sei arrivata alla diagnosi?”

(I.A.): “Il mio tumore era sì avanzato ma purtroppo anche asintomatico ed è stato scoperto per caso: durante l’ estate 2018 ho avuto problemi a gamba e polmoni. Di tre medici per fortuna l’ ha avuta vinta quella che ha voluto vederci più chiaro: a fine agosto la prima diagnosi purtroppo anche definitiva: massa tumorale maligna avanzata. E lì sono iniziati i primi guai.”

(IV): “Hai avuto problemi con la terapia?”

(I.A.): “Ecco, come ripeto la terapia all’ inizio non è esistita: i medici, i radioterapisti, i tecnici sono stati tutti meravigliosi ma nulla stava partendo! Complice la zona inusuale ed il fatto che fosse avanzato, quasi asintomatico se non fosse stato per il dolore alla gamba ed una lieve febbricciola, non sapevano come procedere e specialmente non me ne davano notizie.

Dopo un mese di non-progressi, su iniziativa personale spinta da amici e familiari, mi sono messa in contatto direttamente col reparto di Oncologia all’ Ospedale di Negrar: lì in due giorni mi hanno dato l’appuntamento, prendendo subito le mie cartelle spedite via mail, e mi hanno messo subito sotto il primo trattamento: trattamento chemio.”

(IV): “Le chemioterapie hanno dato risultato? Non tutti abbiamo avuto a chè fare con tumori e terapie (-per fortuna nostra, ndR-), perciò ti chiedo come andassero.”

(I.A.): “Ecco, io ho svolto chemioterapie ogni 21 giorni circa e posso dire sinceramente che su quei 21 giorni 18 soffrivo tremendamente: la chemio non lasciava solo dolore fisico e nausea, effetti collaterali molto comuni, ma anche un profondo dolore morale. Sono arrivata a pensare che nessun essere umano dovesse soffrire così, ma per fortuna in Oncologia a Negrar, dove si svolgevano le terapie, era molto presenta una dottoressa psicologa che offriva il suo supporto ed il suo aiuto, con la quale accettai di fare un percorso.

La presenza umana era molto attenta, così come con le terapie successive a Trento in cui i volontari della LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori) con la sola presenza o l’ offerta di caramelle e tisane, o con la testimonianze di donne guarite dallo stesso male, non mi hanno mai fatto sentire un semplice numero o uno fra i tanti, ma una persona vera e reale, perciò in grado di combattere.

C’è da specificare che comunque non tutte le persone soffrono così tanto per le chemioterapie: una mia amica sta facendo lo stesso percorso e non soffre quasi di effetti collaterali; non voglio spaventare nessuno.

In ogni caso l’ ultima chemio è stata fatta a fine dicembre 2018 ed a gennaio 2019, a seguito di analisi, si è registrata una situazione di stand-by; il tumore non era progredito ma neppure retrocesso. A quel momento si è deciso di operare, cosa per la quale il cardiochirurgo vascolare a cui ero affidata era propositivo fin dall’ inizio. Lì vi è stata la vera svolta.”

(IV): “Dai nostri incontri preliminari ricordo che doveva essere solo una operazione esplorativa.”

(I.A.): “Doveva essere solo una operazione esplorativa, per controllare lo stato della massa, e durare poco: praticamente aprire e guardare. Invece il chirurgo, che ringrazio ancora ora perchè mi ha letteralmente salvato la vita, ha trovato il tumore primitivo e ha rimosso più del 60% del “Mostro”, tutto ciò che non era attaccato ad arterie ed altri organi, in una operazione ben più lunga del previsto.

Parlo di “svolta” perchè da quel momento non ho più avuto la febbricciola che ha caratterizzato l’andamento della malattia fino a quel momento ed i dolori agli arti. Da quel momento la terapia ha assunto ben altro grado di difficoltà, molto più accessibile.”

(IV): “Prima di proseguire col racconto vorrei fare un breve excursus: siccome nel precedente articolo abbiamo parlato dell’ associazione Amo e tu hai nominato la LILT, ti chiediamo se hai avuto il supporto di altre associazioni per le cure o se la tua famiglia si è fatta carico di tutto, col peso che possiamo immaginare ne può derivare.”

(I.A.): “Dunque: forse vi sarebbero state associazioni che mi avrebbero aiutato ma io non le ho cercate; non ho parlato neppure col mio medico di base per quasi tutta la terapia! Per cui sono stati la mia famiglia ed i miei amici a prendersi cura di me, in tanti modi: certe persone, avendo passato la malattia di un loro parente, non avevano il coraggio di vedermi e mi avvisavano di ciò, facendosi sentire molto per telefono o via messaggio, strappandomi un sorriso: io non ce l’ho assolutamente con loro, mi hanno aiutato in altro modo. I miei genitori sono stati meravigliosi, forti e combattivi nei momenti di debolezza ovvi in seguito alle chemio, quando tutto non sembrava muoversi. Mi hanno letteralmente spinto nell’ ospedale, qualche volta! Purtroppo devo dire che vi sono state anche persone che si sono dileguate ma che devo dire… Staranno al posto che compete loro e che si meritano.”

(IV): “Il resto della terapia, che ti ha portato a guarigione, com’ è andata? A proposito, ti hanno mai detto che avresti potuto guarire al 100%? Guarigione completa?”

(I.A.): “Le parole ‘guarigione completa’ non sono MAI state dette, perchè in situazioni simili e con tutto il tempo negativo che si ha a disposizione, purtroppo ci si attacca ad ogni parola dei medici sia in negativo che in positivo, e li mette in posizione di facili accuse.

Dall’ operazione in poi, senza che io mi scomodassi neppure a toccare il telefono in una collaborazione tra aziende ospedaliere perfetta, da Negrar mi hanno rimandato a Trento a fare altre terapie: inutile dire che il modo di affrontare il dolore era molto diverso ora che sapevo cosa era stato fatto durante l’operazione: la sensazione di speranza, che non mi aveva mai abbandonata, era molto rafforzata. A maggio 2019 feci la mia ultima radioterapia e la lasciammo lavorare per due mesi, come di dovere: a settembre 2019 feci i miei primi esami post- terapia col fiato sospeso e l’ 11 settembre 2019 sono stata dichiarata completamente guarita dalla mia oncologa dell’ Ospedale di Trento. ”

(IV): “Moralmente come ti sentivi durante le terapie? E’ stato un vero tornado nel tuo caso: in un anno da tumore avanzato a completa guarigione.”

(I.A.): “Ecco, una cosa che ha preso spesso il sopravvento è stata la rabbia: avevo fatto un check up giusto un anno prima nella zona ed era tutto a posto, non avevo comportamenti a rischio: come era possibile che fosse successo tutto così in fretta ed a me? La rabbia è stata veramente tanta e devo dire che mi ha aiutato a non restare senza reazione: nonostante abbia pensato qualche volta al fine vita -più per pensare come comportarmi con i miei familiari che avrebbero sofferto tantissimo- non mi sono mai arresa, non ho mai perso veramente le speranze.

Ovviamente ho fatto qualche pianto, qualche sfogo, urlato, qualche episodio depressivo, ma sono stati anche chiari effetti collaterali della terapia ed ovvio sconforto; in realtà non ho mai pensato che non potessi guarire ed è ciò che voglio far passare come messaggio: è ovvio che siano state le terapie applicate dai medici a guarirmi ma la speranza mi ha permesso di rialzarmi in fretta e di affrettare i tempi di ripresa, ne sono sicura.

Voglio far passare il messaggio che sfogarsi, piangere, urlare va bene, ma mai perdere la speranza se questa ha motivo di esserci, se l’ultima parola non è ancora detta.”

(IV): “E oltre alla rabbia, come reazione ed energia, ed al supporto psicologico e della LILT, cosa hai usato tu come autoaiuto per tè stessa?”

(I.A.): “Io ho deciso che sarei dovuta guarire per una serie di promesse che mi sono fatta durante la terapia e di premi concessi a mè stessa che continuavo a rimandare: uno tra questo è un viaggio in Scandinavia che desidero da tempo!

Perchè è vero che io ho sconfitto un mostro, ma resto con una sensazione di fatalismo molto forte: vorrei non agire come volontaria nel senso tradizionale del termine, ma fermarmi a parlare con ogni persona che sta gettando il suo tempo e spronarla ad agire, a fare qualcosa. Perchè proprio aver toccato il pericolo mi ha fatto rendere conto che questo tempo concessoci è poco e ci può essere strappato di mano molto facilmente, perciò bisogna agire.”

(IV): “In un discorso preliminare avevi accennato a Chernobyl con rabbia e questo mi porta ad una domanda che potrebbe sembrarti strana: hai detto che è cambiata la tua percezione del pericolo, in che senso? Senti molto più il pericolo in questo mondo?”

(I.A.): “Certo, e non solo per le conseguenze di Chernobyl, ma guardiamoci attorno: non voglio fare la Greta della situazione ma i casi di tumore in questa piccola Comunità sono ormai uno al giorno e abitiamo ancora in una parte di mondo relativamente sana; il mondo ci sta sprofondando sotto i piedi, letteralmente.

Ma questo non deve portarci a disperare bensì ad agire.”

(IV): “Essendo questo un blog sul Territorio della Valdadige ed essendone tu una cittadina, seppure anonima, usciamo un attimo dalla narrazione e dimmi: come descriveresti la nostra terra?”

(I.A.): “Tutte le persone che sono venute a conoscenza del mio caso non hanno mai lasciato né me né i miei genitori a corto di un sorriso o ci hanno fatto sentire soli od isolati: per me la Valdadige è CASA.”

(IV): “Siamo alle ultime battute: hai qualche consiglio od esortazione, riguardando la tua storia?”

(I.A.): “Sì: intanto PRETENDETE che vi siano date informazioni, non brancolate nel buio e prendete in mano la situazione o fatela prendere da chi vi fidate.

E poi prendetevi del tempo e, vi supplico, CONTROLLATEVI: lo so che le liste d’attesa sono lunghe, che siamo un territorio isolato e difficile, che il vostro corpo vi sta dicendo che va tutto bene, che la giornata di riposo in analisi sembra “buttata” ma FATE PREVENZIONE. Prendetevi una settimana ogni tot tempo e concentrate le vostre forza, ma non arrivate al punto in cui non sapete dove sbattere la testa.

Fatelo per voi.”

IntervistiAMO: conosciamo meglio la Onlus AMO BALDO-GARDA “Miki De Beni”

Buona settimana nella nostra splendida Valdadige nei suoi magnifici colori autunnali, amici Valdadensi e non.

Come ben sappiamo, purtroppo, nonostante gli sforzi dei Comuni che compongono la nostra Valdadige veronese e dei medici di base (vedasi la nuova struttura poliambulatoriale di Rivalta V.se di Brentino Belluno e la disponibilità della farmacia Valdadige), l’accesso alla Sanità è sempre stato difficoltoso per noi, specialmente per una mera questione di distanza: l’ accentramento sempre crescente ad opera della Ausl 9 ed il nostro Territorio stesso non facilitano veloci accessi negli ospedali di zona.

Questo problema diventa non solo oneroso ma anche penoso con la presenza di nostri cari richiedenti cure costanti e con l’ imprevedibilità della malattia, specialmente al giorno d’ oggi in cui i ritmi lavorativi sono frenetici e non vengono fatte purtroppo deroghe per delle cure che possono essere anche protratte nel tempo, costringendo a veri e propri tours de forces i familiari e amici che assistono il malato: purtroppo sono situazioni a cui che assistiamo dolorosamente spesso attorno a noi.

Stiamo parlando, purtroppo, di malattie oncologiche in fase terminale.

Chi deve assistere 24 ore su 24 un proprio caro in fase terminale (che, ricordiamo, non ha un tempo assolutamente stimabile e che è soggetto a infinite variabili) spesso si ammala a sua volta, ha ricadute psicologiche, è soggetto a depressioni e persino a idee suicidarie: la solitudine, il dolore della consapevolezza della malattia ma anche la tensione a cui si è sottoposti e la forza materiale che serve per assistere una persona in un percorso simile tende a spezzare la nostra anima e ben pochi escono da situazioni luttuose di tale natura con serenità.

In questo fosco dipinto in cui tutto sembra senza soluzione abbiamo voluto portare alla luce, come un faro potente, il lavoro della Associazione Onlus AMO BALDO- GARDA “MIKI DE BENI” (Associazione per Assistenza Domiciliare del Malato Oncologico), volta ad aiutare nell’ aiutare i familiari del malato ed il malato stesso ad evitare queste situazioni di solitudine e disperazione, e ad assiterli in un percorso difficile garantendo la dignità che dovrebbe accompagnare ogni essere umano dall’ inizio alla fine della propria esistenza, assistito così fin dove possibile dall’ affetto dei propri cari grazie ad un team che permette l’assistenza domiciliare ad ognuno, anche il più indigente; questa associazione, nata a Bardolino, si occupa dei nostri cari anche in Valdadige ma vediamo che non tutti conoscono il loro nobile ed utile lavoro che tanto allevia il dolore di tante persone, così ci siamo permessi di chiedere un’ intervista alla Presidentessa Carla De Beni per illuminarci sul loro operato.

Vi è un modo di dire che in sostanza dice “felice di averti conosciuto, anche se in queste circostanze; speriamo di rivederci in altre”; è ciò che ci auguriamo avvenga.

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(InValdadige): “Buongiorno Presidentessa De Beni: leggiamo dal vostro sito che la Onlus Amo Baldo-Garda ‘Miki De Beni’ è originaria del 2003. Possiamo chiederle da che esperienza è stata tratta questa iniziativa?”

(Presidentessa AMO, Dott.sa Carla De Beni): “Buongiorno: l’ Associazione è stata fondata sostanzialmente da tre persone: dal dottor Gaetano Benati, attuale medico di base di Bardolino, da Ivan De Beni, già sindaco di Bardolino, e dal purtroppo defunto dottor Gianfranco Maffezzoli, anestesista.

Nel 2003 la madre del signor De Beni, soprannominata “Miki”, si ammalò e venne seguita in casa da questo primitivo nucleo, che porrà le basi per il lavoro che svolge attualmente l’ AMO: la signora espresse come desiderio al proprio figlio che questo tipo di cure palliative a domicilio, a contatto coi propri cari, venissero rese accessibili a tutti, anche ai più indigenti, ed il figlio Ivan con i due medici sopracitati che seguirono la signora si adoperarono per creare questa associazione.

L’ Associazione è partita con pochi casi, prevalentemente seguiti sul Lago di Garda, e si è trovata ad una crescita di accessi sempre più esponenziale, allargando notevolmente la zona in cui opera. Rispondiamo a richieste da Peschiera, dall’ Alto Garda, dal Baldo, dalla Valpolicella ed appunto dalla vostra Valdadige: tentiamo di arrivare fin dove possiamo prestare aiuto. Ovviamente vi sono altre associazioni per il resto del territorio.”

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(IV): “Come avviene la transizione per affidarsi alle vostre cure? In che modo avviene un accesso di un malato?”

(C. De Beni): ”Il caso può essere segnalato tramite richiesta di privato (familiari, solitamente), del medico curante o tramite l’ ospedale: noi interveniamo quando le cure ospedaliere sono inutili ed entrano in gioco le cure palliative, in modo che il caro ammalato possa restare fino agli ultimi giorni nella propria casa, circondato dall’ affetto dei propri familiari in modo da non rendere un ricovero inutilmente penoso per tutti: per rendere possibile questa cosa occorre una assistenza h 24\24, vista l’ imprevedibilità dei casi, che il nostro staff è disposto a dare, coordinandosi con le strutture sanitarie e con il medico di base che segue l’ ammalato e dando tutta la sua disponibilità.

Il nostro scopo è che il paziente non soffra e che venga accompagnato serenamente e dignitosamente in questo percorso; questo grazie al nostro aggiornamento continuo sulle cure palliative, in cui i nostri operatori sono formati ed assistiti anche dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di Verona- .”

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(IV): “Di quante persone è perciò composto lo staff dell’ Amo Baldo-Garda, per una assistenza così completa?”

(C. De Beni): “Ad oggi il nostro team è composto di 12 infermieri, 6 dottori che operano 24\24 ore ed una psicologa: la nostra Associazione supporta anche psicologicamente sia i malati che i familiari, nella fase di accompagnamento e di superamento del lutto, essendo un aspetto molto importante in questa fase.

Ogni martedì vi è poi una riunione dell’ équipe in cui si discute dei casi uno per uno, singolarmente, poiché tutti con le loro peculiarità e difficoltà personali; in queste riunioni si possono anche affrontare le difficoltà che incontra il personale quali possono essere a loro volta lutti e dispiaceri, avendo a ché fare con vite umane ed essendo un lavoro con alta empatia.”

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(IV): ”Una domanda venale: un supporto simile oseremmo dire ‘totale’ come riesce ad autofinanzarsi?”

(C. De Beni):” L’ Associazione, essendo una Onlus, non chiede nulla ai malati o ai familiari per la loro assistenza e tutto il nostro bilancio finisce nel nostro lavoro: ci finanziamo con donazioni (ndR: trovate sul volantino riportato i dati per una donazione volontaria) e con il lavoro di molti volontari che costituiscono vari Gruppi Amici AMO, distribuiti un po’ ovunque: vi sono a Lazise, a Bardolino, a Brenzone (i vari eventi ed iniziative si trovano anche sulla pagina fb https://www.facebook.com/amobaldogarda/ ), spesso organizzano serate, cene, iniziative e lavoretti (bomboniere, mercatini…) per raccogliere fondi per la nostra Associazione. Sono molto attivi e molto distribuiti.

Potreste attivarvi anche in Valdadige per costituirne uno; i Comuni donano sempre con disponibilità gli spazi per le iniziative dei nostri gruppi amici.”

(ndR: invitiamo a prendere seriamente in considerazione la proposta, amici)

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Cari amici, avevamo molte domande ma la Presidentessa De Beni ci ha fatto rendere conto dell’ enormità del lavoro dell’ AMO Baldo-Garda con una sola definizione: “assistenza h24\24”; noi personalmente ed alcuni nostri amici siamo stati toccati personalmente dal lavoro impagabile di questa Onlus e crediamo che non servano sprecare ulteriori parole.

Come abbiamo accennato all’inizio, non abbiamo affrontato un argomento facile, ne siamo consapevoli, ma abbiamo voluto porre la luce sulla loro presenza, discrezione e sul loro lavoro per rendere più sereni noi ed i nostro cari; hanno aiutato tante persone in Valdadige (e ovviamente nel loro lungo lavoro) e tante ne aiuteranno ancora.

Loro ci sono, per noi.

Ed è nostro dovere, come sottolineato prima, aiutarli per aiutarci.

Per eventuali donazioni o informazioni (anche per, come detto, organizzarsi per qualche iniziativa) vi postiamo i loro recapiti.

Meteo Caprino Veronese: intervista a Nicola Bortoletto

Buongiorno a tutti, Valdadensi e non; è con orgoglio che apriamo questo WordPress con una intervista super a Nicola Bortoletto.

Figuro molto conosciuto nei tarocchi veneti,si dice che l’esemplare maschile capotribù della specie “Meteus Carpinum Veronensis”, freddofilo convinto, si aggiri di notte d’estate ululando ‘no se ghe ne pol piuuuuuuuù’ al suo nemico, il caldo, in modo da intimorirlo senza avere successo.

In alta quota sfoggia un piumaggio fluo in modo da essere segnalato agli elicotteri.

Scherziamo

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Vogliamo ringraziare in anticipo Nicola Bortoletto per la sua disponibilità e per il tempo dedicatoci anche ad ulteriori spiegazioni: come sempre Nicola si dimostra un ottimo figlio della Valdadige e ne darà ancora prova, non necessaria, con questa intervista riguardante il Nostro Territorio.

Vai, Meteo Caprino Veronese!

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(INVALDADIGE): Caro Nicola, innanzitutto grazie per questa occasione; sappiamo che ormai sei diventato una social celebrity, chiamato a divulgare la sottile arte meteorologica in cui nessuno è padrone ma nella quale, specie con un’economia fortemente improntata alla monocoltura come la Valdadige, si tenta comunque di provare. Tutto questo è partito da Peri, comunque; senti un debito nei confronti della Valdadige, comunque tua terra natia?

(NICOLA BORTOLETTO, creatore di Meteo Caprino Veronese): Ciao a tutti! Beh, per me la Valdadige rimane sempre la mia terra, quando vado in giro a parlare di Meteo ricordo sempre che la mia passione è nata a Peri, il mio paese natale; ricordo di quando mia nonna mi faceva sedere sulle sue gambe per mostrarmi il ‘Cavalòn’ sul Baldo, di quando mi raccontava e spiegava tutte le credenze popolari sul meteo: insomma le mie radici sono lì e lì rimarranno. Mi immagino come un albero cresciuto al limitare di un muro, che fonda la proprie radici da un lato ma che poi crescendo sia finito con le fronde sul lato opposto e li ha poi dato i suoi frutti.

(I.V.): Ci spieghi cosa è il famoso ‘Cavalòn’ sul Baldo, vista la sua importanza?

(N.B.): In gergo tecnico è un’onda orografica ossia un’ onda statica che si forma in atmosfera terrestre in prossimità delle cime delle montagne; entrando ancora più nel dettaglio si tratta di una nube lenticolare che ‘avvolge’ la corna del Baldo rimanendo ‘statica’ per molto tempo. Non è il classico ‘capèl’ perchè el ‘cavalòn’ completamente ‘lisciato’ alla sommità proprio dai venti che hanno contribuito alla sua formazione. In gergo ‘Valdadese’ quando arriva el cavalon el tempo el cambia entro pochi giorni: spesso el cambiamento è imminente…. E difficilmente sbaglia.

(I.V): Quali sono le condizioni climatiche che rendono speciale la Valdadige per poter coltivare un uvaggio che è tipico delle monocolture trentine ma con risultati differenti (e soddisfacenti, diremmo)? Ci è stato parlato di microclima unico ed eccezionale dai somelliers di vino ma, ammettendo la nostra ignoranza in materia, passiamo a te la palla.

(N.B.): La Valdadige essendo una valle percorsa da un grande fiume ha tutte quelle caratteristiche tipiche di questi ambienti: in inverno può mantenere per giorni temperature molto basse soprattutto in assenza di vento mentre in estate, sempre in assenza di vento, può raggiungere livelli di umidità molto alti e questa la rendono spesso preda di forti temporali. Ma la caratteristica più importante, ed è il motivo per cui prima ho sottolineato per ben due volte che tali condizioni si verificano in assenza di vento, è che in realtà è una zona piuttosto ventosa sia per effetto del Foehn che scende direttamente dai valichi alpini ma soprattutto per quello che in maniera quasi costante scende dalla Lessinia. Questo vento asciuga l’ aria e fa sì che le coltivazioni (più lontane dall’Adige) possano maturare meglio e più riparate da eventuali malattie dovute alla troppa umidità.

(I.V.): Hai avuto a che fare con molte critiche, purtroppo si manifestano persino in una piccola pagina, figurarsi con te che ormai hai 57k di followers: come riesci a rapportarti con gli haters quando i toni diventano saccenti o si alzano troppo?

(N.B.): Con gli haters, che fortunatamente sono pochi, cerco di mantenere ferme le mie posizioni senza cadere nel loro tranello e arrivare a scaldare i toni: ho sposato la filosofia delle ‘spale fate a copo’, ossia mi lascio scivolare addosso le cose perchè se devo incavolarmi per un qualcosa che faccio per passione e soprattutto gratis, beh…il gioco non vale la candela. Se qualcuno mi odia o non trova corretto quello che scrivo è sempre libero di togliere il “mi piace” alla pagina. Ho bloccato alcune persone, questo è vero, ma quando questi avevano superato i limiti della convivenza civile con bestemmie o altre cose simili. Il rispetto prima di tutto.

(I.V.): Meteorologia: tu hai già specificato di come le previsioni per più di un determinata condizioni meteorologica non possano prevedere reali cambiamenti e che le previsioni sono fatte di 50% scienza e 50% fortuna (andiamo a braccio). Alla luce di ciò, quanto può essere valido un corso di Laurea specialistica come ‘meteorologia’ all’UniTn? Qualche esperto del campo parla di come appaia più un’ operazione di puro marketing e trend; la meteorologia sta davvero diventando una moda? (ndR; questa intervista è stata fatta due mesi prima dell’inserto de “L’ Arena” sulle fake news e sul fenomeno, ovviamente per forza di cose è stata editata ora)

(N.B.): Trovo l’ istituzione della laurea specialistica in Meteorologia una cosa molto interessante; è vero che la materia, come spiego nelle serate che faccio in giro per la provincia, sia diventata per i più una moda (per vari motivi) ma che ormai tutte le aziende abbiamo nei confronti della meteorologia un occhio di riguardo e che gli sbocchi lavorativi in questo ambito non siano solo quelli di andare a fare previsioni in TV, anzi, che quella sia solo la punta dell’iceberg può essere una cosa solo positiva per la ricerca.

(I.V.): Domandina maliziosa: ma i contadini ti scrivono mai in privato per chiederti previsioni ad hoc su una zona specifica ed in un ‘ora specifica?

(N.B.): Certo, ho moltissimi contadini che mi scrivono per lo sfalcio, per sbiansàr le vigne, per fare qualsiasi cosa legata alle loro attività e questo mi fa molto piacere. Ovvio che non ho la sfera di cristallo e non posso dire se a Brentino pioverà alle 13.47 del pomeriggio ma dare delle indicazioni di massima sì e lo faccio volentieri. Alcune persone che hanno il mio numero, mi scrivono pure su whatsapp! 😀

(I.V.): La scelta di usare la lingua veneta (o meglio, il dialetto veronese) da dove esce? Padroneggiare il dialetto è un’ arte molto sottile e tu la usi molto bene, ma come mai questa cosa, peraltro ammirevole perchè col tuo simpaticissimo zoo rendi benissimo l’idea ?

(N.B.): Perchè è innanzitutto la mia ‘lingua madre’: sono cresciuto parlando dialetto e quindi mi riesce bene esprimermi soprattutto oralmente in questa lingua. E poi perchè penso che sia un modo per essere più vicino alla gente. Sentire uno che ti parla ‘come el magna’ credo che dia un senso di vicinanza, ed è quello che voglio. E poi mi piacerebbe che anche i giovani, ormai non più avvezzi a parlare ‘en lengoa’ non si scordino di quelle che sono le nostre origini linguistiche.

(I.V.): Abbiamo letto da una tua precedente intervista che intendi sviluppare in futuro una tua App Meteo; la svilupperai personalmente, essendo tu un informatico? Ed anche in essa userai ‘lo Zoo’ in dialetto o dovremmo rassegnarci a vedere quei noiosi disegnetti di nubi, sole, sole, sole, sole, fulmini e numerini ?

(N.B.): Se i supporter che sto provando a raccogliere, mi aiuteranno e ci saranno effettivamente i fondi per farlo la app di ‘Meteo Caprino’ sarà assolutamente in linea con la pagina facebook, con il bestiario 😀

(I.V.): Come appena detto, tu sei formalmente un informatico, per cui esco dall’argomento meteo per farti un’ altra domandina maliziosa: tu, come noi, sei un immigrato digitale (nati fino al 1994, ndR) ma hai anche figli nativi digitali. Non ti pare che il loro rapporto con la tecnologia sia molto più ingenuo e pericoloso rispetto al nostro, che siamo più prudenti, o sono lamentele da ‘anziani’ ? Quali sono le importanti differenze che noti?

(N.B.): La differenza che noto è che per noi internet ed anche i pc erano una novità e quindi l’abbiamo affrontata da esploratori dell’ignoto: ci immagino come i primi che hanno scoperto le piramidi nella foresta dello Yucatan dopo anni di oblio che si sono trovati davanti queste meraviglie sconosciute ed hanno provato a capirle, a studiarle e a trarne beneficio. I giovani di oggi invece me li immagino come i turisti che vanno a visitare queste bellezze. Per loro (non tutti, sia chiaro) la tecnologia è solo un qualcosa che c’è, che non serve studiare o alla quale adattarsi e per cui smaliziarsi, ma solo vedere ed usare per quello che mette a disposizione. Non c’è volontà di ricerca, non c’è scoperta, c’è solo fruizione.

(I.V.): Curiosità: se ti dessero da dirigere dei programmi meteo in TV (o, al giorno d’ oggi, in diretta streaming o un canale YT) su larga scala come il famoso Col. Bernacca lo faresti o avresti paure degli ‘oremus’ vari che ti prenderesti da tutta la Valdadige, che si affida molto al meteo per la delicatezza della produzione vitivinicola? Come ben sai per i contadini e la grandine non vale il detto ‘ ambasciator non porta pena’ .

(N.B.): Mah, innanzitutto dubito che ci sarà mai questa proposta, comunque se arrivasse la valuterei sicuramente per capire se fosse compatibile con famiglia, lavoro ed altri hobby che ho, ed affronterei la cosa con la semplicità e soprattutto il sarcasmo che penso contraddistingua la pagina facebook.

(I.V.): Vuoi dare allora una rassicurazione ai nostri contadini sulla vendemmia 2019? Specialmente, potremo sentirti ogni tanto in piena stagione di vendemmia per qualche commento richiesto o ci caccerai a grandinate?

(N.B.): Per quanto riguarda la prima domanda, ossia se i contadini possono star tranquilli per la vendemmia… beh se fossi in grado di dare una risposta certa non sarei qua a parlare ma probabilmente sarei in un paradiso fiscale a godermi tutti miliardi che avrei guadagnato grazie a questa capacità di prevedere il tempo a mesi di distanza 😉 Dopo tre giorni le previsioni NON VALGONO NULLA, lo ripeterò sempre. Per quanto riguarda invece la seconda domanda, volentieri, sentiamoci in occasione della vendemmia, amici.

(I.V.): Ricordiamo tutti con affetto tuo padre Gianni Bortoletto, per anni capostazione e figura di riferimento per un pezzo di Valdadige essendo la stazione servente tutto il bacino: persona stimata da tutti, capace e colta. Quanta forza credi ti abbia dato, in qualsiasi posto adesso si trovi? Quanto credi sia soddisfatto del tuo lavoro e quanto ti ha influenzato nel diventare ciò che sei ora, ovvero una social celebrity?

(N.B.): Tutto quello che sono oggi lo devo ai miei genitori, alla Margherita e al Gianni. Mio papà per quello che mi ha insegnato, ovvero essere inflessibile sui valori in cui credo e in cui vorrò sempre credere, che magari non sono uguali ai suoi, ma ricordo spesso che quando si parlava di ‘cose giuste da fare’ ed io gli chiedevo quali fossero lui mi diceva sempre che sarei stato io a capire quali sarebbero state. Io penso che di errori ne abbia commessi e quando lui era ancora con me li abbiamo sempre analizzati assieme; spero di aver capito come non commetterne altri di simili. Credo che lui sia contento per quello che sono ora, non per ‘Meteo Caprino’ ma in generale: che sia contento della persona che sono diventato. A lui devo la vita, non solo perchè me l’ha data assieme a mia madre 46 anni fa ma perchè ha fatto di tutto perchè io guarissi, perchè la salute tornasse a posto. Lui è morto pochi mesi dopo che io ho iniziato a stare bene: razionalmente so che non è così ma dentro di me penso che il destino avesse deciso che uno dei ‘Bortoletto da Peri’ avesse fatto il suo corso e che mio padre abbia fatto di tutto affinchè la scelta cadesse su di lui. Lo so, sembra una stronzata, ma io avrei preferito rimanere di salute cagionevole se questo avesse permesso a lui di rimanere con me. Io non vado mai a trovarlo al cimitero, non è un posto che mi piace, io lo porto con me nelle mie scorribande in montagna perchè là in alto siamo più vicini.

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“InValdadige” ringrazia con affetto e dedica questa intervista alla memoria di Gianni Bortoletto, quarantennale Capostazione della stazione di Peri (Vr), uno degli accessi alla Valdadige su rotaia, ed ottima persona, come testimoniano l’ingegno e l’impegno del figlio.

Nicola Bortoletto passo dopo passo con la sua passione (57.000 follower seguono la sua pagina FB “Meteo caprino Veronese” https://www.facebook.com/MeteoVerona/ !!) porta ovunque un sorriso e qualche previsione meteo azzeccata nella nostra bellissima Valdadige.

Alla prossima,

InValdadige