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PROTEZIONE CIVILE DOLCE’-PASTRENGO: “Così vicino, così lontano”

Il ciclo delle ‘Eccellenze della Valdadige’ riparte dalla Protezione Civile di Dolcè; un gruppo per Due Comuni.

Buongiorno, amici della Valdadige: se con la precedente intervista al Coordinatore Giulio Divino della Protezione Civile di Brentino Belluno abbiamo sviscerato la cosa che più colpisce del Dipartimento Protezione Civile, ovvero l’azione in corso di emergenza, con la Protezione Civile di Dolcè-Pastrengo abbiamo tentato di affrontare il quotidiano di un gruppo Protezione Civile, delle mansioni più comuni come il supporto alle forze di servizio in manifestazioni, le differenze tra i due gruppi locali ed il perché il gruppo di Dolcè-Patrengo abbia la particolarità di essere associata a due Comuni: così, da una parte l’emergenza e dall’altra il quotidiano, ben sapendo che entrambe possono svolgere i compiti elencati da entrambe perché le regole emanate dal Dipartimento Protezione Civile sono UGUALI per ogni gruppo, il ché è la loro forza: uniti ma distanti, possono collaborare con ogni gruppo senza perdere tempo.

Gentilmente, nella sede del Comune di Dolcè (il CoC), il Coordinatore Renzo Andreoli ed il segretario, sua moglie Katia, hanno risposto a tutti i nostro dubbi: speriamo così che le due interviste diventino complementari e diano un quadro completo della Protezione Civile, che è più sfaccettato di quanto sembri e del quale noi non crediamo assolutamente di aver svelato tutto, ma di aver creato un quadro complessivo in cui inserire i nostro Corpi locali.

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(InValdadige): “ Buongiorno e grazie per la disponibilità: la prima cosa da chiarire credo sia la differenza tra le due Protezioni Civili disposte qui in Comunità Valdadige, ovvero la Protezione civile Comunale di Brentino Belluno e la Protezione Civile di Dolcè- Pastrengo. Perché Dolcè – Pastrengo? Non sono neppure confinanti!”

(Renzo Andreoli): Buongiorno a tutti: la cosa è più semplice di quello che sembra, essendo noi un’ Associazione possiamo fare più convenzioni con più Comuni: la Convenzione col Comune funziona in modo che un tot di soldi (che non stiamo a specificare) vengano versati per svolgere determinate mansioni in emergenza e non solo in emergenza (e neppure queste saranno tutte specificate, giustificatamente). E’ importante ricordare, visto molti lo credono, che noi non facciamo ‘servizio d’ordine’, bensì possiamo intervenire solo in caso di chiamata dei Carabinieri o in supporto della polizia locale: da soli non facciamo né interventi d’ordine né viabilità o qualsiasi cosa possa sostituire le forze dell’ordine, noi non siamo i loro sostituti, semmai il loro supporto.

E qui non vi è differenza tra Comunale o Associazione: le leggi a cui obbediamo tutti sono quelle diramate dal Dipartimento Protezione Civile a Roma”

(InValdadige): “Vista così sembrerebbe migliore la forma associativa di quella comunale.”

(R. A.): “Beh, se non si vanno a calcolare le spese: assicurazioni mezzi, assicurazioni volontari, divise, sono a carico nostro, conteggiate come nostre spese come ogni buona Associazione deve tenere conto; abbiamo un bilancio annuale di fine anno e dobbiamo presentare una previsione di bilancio annuale ad inizio anno ai Comuni con i quali abbiamo la convenzione, per ottenere i fondi. Invece le Comunali hanno, teoricamente, tutto pagato dal Comune.

Un’altra differenza, che invece fa pendere l’ago a nostro favore -dal nostro punto di vista- è che noi possiamo far entrare chi e specialmente QUANTI vogliamo nella nostra Associazione, mentre in una Comunale teoricamente decide il Sindaco del Comune di riferimento quanti volontari fare entrare.”

(InValdadige):”Allora, chiarito questo aspetto, vogliamo fare un po’ di storia della Protezione Civile di Dolcè?”

(R.A.): “La Protezione Civile di Dolcè è nata nel 1990: ovviamente noi (io e mia moglie, presente come segretario, ndR) non eravamo ancora membri. Quando nacque era un gruppo ANA condiviso con Castelnuovo d\Garda, diventata poi gruppo Comunale e nel 2001 finalmente in forma associativa come la conosciamo ora.

Facciamo parte del Distretto “Verona 2” (10 Comuni veronesi), diversamente da Brentino Belluno.

Io sono entrato nel 2008 e nel 2011 sono diventato Presidente.”

(InValdadige ricorda: le due Protezioni civili non sono considerate “vicine” per via del collegamento Ponte di Peri considerato ‘a rischio’ in situazioni d’emergenza; in caso di rinforzi sul Territorio, a Dolcè si aggiunge Sant’Ambrogio come confinante, ndR)”

(IV):”Ecco, avete accennato all’ ANA: non abbiamo ben capito come sia organizzata e da dove dipenda. Sappiamo solo che è formata da Alpini: Vi spiace darci qualche informazione, visto ne abbiamo l’occasione?”

(R.A.):” L’ANA, a nostra differenza, è un GRUPPO NAZIONALE, suddivisa poi in varie sezioni ma un gruppo unico: prende ordini anch’essa dal Dipartimento Protezione Civile ma mentre la Provincia o la Regione o il Dipartimento Nazionale chiedono l’intervento di specifici gruppi di Protezione Civile vicino al luogo dell’emergenza, per esempio potrebbero chiamare Dolcè quanto Sant’Anna D’Alfaedo, l’ Ana essendo un gruppo unico di solito sono i primi a muoversi quando vi è emergenza. Gli Alpini sono il top per quando riguarda la velocità dei soccorsi, mezzi, struttura ed organizzazione.”

(IV):”Porterete il vostro aiuto all’Adige Marathon del 04 ottobre, quest’anno?”

– QUESTA DOMANDA E’ STATA FATTA PRIMA DI SAPERE DELL’ANNULLAMENTO, MA RITENIAMO SIA IMPORTANTE SAPERE COME SI SAREBBE SVOLTA QUEST’ANNO, CON MISURE PARTICOLARI.

(R.A.): “Quest’anno l’Adige Marathon sarà chiusa da un cordone sanitario pesantissimo: noi baderemo al parcheggio per l’isola di Dolcè dal 03\10 al giorno stesso a preparare il parcheggio da dove partirà la mini-maratona e le canoe da rafting, ma non potremo entrare nel cordone: al contrario degli altri anni non vi sarà il numero di volontari della Protezione Civile Brentino Belluno, Rivoli, Bussolengo e delle organizzazioni private sono rimasti molto delusi ma dobbiamo guardare all’anno in corso.” – E PURTROPPO CIO’ NON E’ AVVENUTO, MA UN CORDONE SANITARIO SIMILE E’ PROVA CHE SI SAREBBE TUTTO SVOLTO IN SICUREZZA

(IV):”C’è una cosa che però mi ha detto quando mi avete accolto: che è in servizio. Come sarebbe che è ‘in servizio’?”

(R.A.):”Perché io SONO in servizio: sono in servizio di rappresentanza, come questa sera (26/09, data dell’intervista) sarò di rappresentanza al PalaRiso di Isola della Scala, in divisa e rappresentante del gruppo.”

(IV):”Perciò torniamo sulle Convenzioni: non vi chiediamo di dircele tutte, ma un esempio di cosa vi è chiesto?”

(R.A.): “Facciamo servizio di aiuto alla polizia locale alle manifestazioni, per esempio a ‘Storia e Sapori’ che quest’anno non si è svolto causa CoVid19, ma al quale di solito partecipiamo attivamente come supporto alla polizia locale ma anche piantando il nostro gazebo con l’invito ad ‘arruolarsi’ nei nostri: forniamo aiuto a manifestazioni sportive o religiose sempre in supporto, senza dimenticare le varie emergenze che si presentano nei rispettivi comuni convenzionati, come ad esempio ( taglio di piante cadute o pericolose , interventi con motopompa per allagamenti , spargimento di sale in caso di ghiaccio e neve, chiusura di tratti di ciclabile in caso di piena dell’adige ogni qualvolta si presenta una manifestazione). Per decidere queste cose vi è la riunione dell’Associazione o delle Associazioni che la tengono e noi partecipiamo, com’è giusto, e si decide.”

(IV):” E le Vostre, riunioni, ogni quanto vengono tenute?”

(R.A.):”Circa una volta al mese la riunione del gruppo, mentre le riunioni del Direttivo sono convocate ogni volta lo ritenga opportuno il Presidente, cioè io.”

(IV):”Avete aiutato nel Comune di Brentino Belluno alla Festa del 15 agosto degli Alpini in Pian di Festa con una navetta; vista l’eccezione del Ponte ed essendo in un altro Comune, come vi comportate quando siete in un Territorio con una propria Protezione Civile?”

(R.A.):”Personalmente in un Territorio di un’altra Protezione Civile io chiamo per mettermi d’accordo con l’altra Protezione Civile per rispetto: quest’anno mi ha chiamato il Presidente degli Alpini della sezione Valdadige ed io ho chiamato la Protezione civile di Brentino Belluno per sapere se e come muoverci.

Non tutti lo fanno, a volte ci siamo trovati nel “nostro territorio” altre organizzazioni, con nostra sorpresa.

Noi lo facciamo e vogliamo metterci d’accordo, che non esista il caso di essere tra i piedi o una sorpresa per la Protezione Civile del Comune dove andiamo ad operare. Abbiamo avvisato anche la sera della rappresentazione teatrale per nostra beneficenza, che eravamo sul loro Comune ed in divisa.

Tanti non lo fanno, noi sì, lo riteniamo un gesto di rispetto tra gruppi con lo stesso obiettivo.”

(IV):”Torniamo un po’ indietro: anche se questa cosa era stata raccontata dal Coordinatore Giulio Divino, le andrebbe di ripassare la catena di comando, ovvero cosa succede in caso di emergenza?”

(R.A.):”Iniziamo parlando a a livello provinciale o regionale: si chiedono volontari dal distretto più vicino all’emergenza e poi, valutata la gravità della situazione, si muovono a catena gli altri distretti.

Tutto dipende sempre dalla gravità dell’emergenza e da come sono disposti e dal numero di volontari che possono partire.”

(IV):”Ed in emergenza nazionale, cosa succede?”

(R.A.):”In emergenza come Amatrice o L’Aquila la Provincia manda la richiesta di disponibilità di volontari tramite mail o whatsapp, che ormai hanno tutti ed è certamente più veloce, e poi si parte tutti con la colonna mobile regionale.

Noi abbiamo avuto sempre avuto qualcuno nelle emergenze nazionali: in Abruzzo vi erano 2\3 volontari, così come nelle Marche e ad Amatrice abbiamo consegnato orgogliosamente i fondi raccolti da Comune e Protezione Civile (una nota per quanto riguarda Amatrice e Montemonaco: abbiamo consegnato orgogliosamente insieme ad sindaci e altri coordinatori ,fondi raccolti da Comuni e Protezione Civili del distretto VR2, ndR).

(IV):”L’emergenza che vi ha più colpito?”

(R.A.):”Le emergenze non sono mai uguali, ma quelle dei terremoti sono devastanti: non è certo come una piena dell’Adige per quanto grave possa essere.

Io ero nelle Marche ed è stata dura, ogni settimana c’è il cambio ma è una settimana…dura, noi eravamo in funzione di tirare via il campo del Veneto per preparare quello del Trentino ma in quei momenti non si sa quando avranno mai fine queste sofferenze.

Ci sono gruppi che possono dare disponibilità di due settimane ma in genere ogni settimana ci danno il cambio.

A volte è impossibile lasciare il lavoro, come durante una piena dell’Adige che aveva allagato Monteforte d’Alpone e Soave, e perciò andavamo giù di notte a lavorare e poi tornavamo sul posto di lavoro. (CIOE’ LAVORARE DURAMENTE DI NOTTE E ANCHE DI GIORNO- sconvolti ,ndR)”

(IV):”Qual è il procedimento per reclutare una persona nel vostro gruppo?”

(R.A.):”Beh, se non lo conosciamo facciamo un controllo alla polizia locale, poi in ogni caso i candidati incontrano il Direttivo e fanno quattro parole, lì si decide (‘si chiede se hanno voglia di far qualcosa, in sostanza’ – Katia, segretario, puntualizza-). Noi valutiamo anche in base ad eventuali problemi medici i compiti che andranno a svolgere dopo il Corso di Sicurezza obbligatorio, ovvero come operare in sicurezza, dpi e primo soccorso più un piccolo corso base di Protezione Civile. I corsi si tengono di solito in sedi più grosse che tendono a turnare come Castelnuovo, Verona, Caprino… “

(IV):”E che specializzazioni potrebbero prendere i nuovi entrati?”

(R.A.):” Mah, per esempio c’è l’ anti – incendio boschivo, che essendo un esame medico-fisico è piuttosto tosto, il salvataggio fluviale, il patentino escavatori e 4×4, la psicologia d’emergenza, il DAE (defibrillatore): dovreste vedere come esce il nostro pick up quando facciamo il corso e l’esame (ride), paghiamo più a pulirlo che a usarlo, quasi!

Da notare che i corso di Primo Soccorso li paghiamo noi con i nostri fondi, di solito ad organizzazioni come Croce Rossa o simili.

Le specializzazioni non mancano anche per chi non ha portanza fisica e vuole aiutare, troverà certamente qualcosa che lo cerca, e chi entra deve essere rassicurato che si lavora sempre in sicurezza.”

(IV):”Per ora abbiamo parlato solo dei doveri, cioè di cose noiose: ma cos’è il bello di fare parte della Protezione Civile?”

(R.A.):”Mah, molti si scoraggiano per il tempo del corso di sicurezza che è effettivamente lungo ma necessario e per i vari compiti da operare sul Territorio che sembrano noiosi, ma diciamo che noi li consideriamo anche una buona opera di smistamento da chi vuole fare veramente da chi vuole indossare la divisa per fare il Rambo.

Capita che tali individui insistano nel loro comportarsi irresponsabilmente e vengano richiamati dal Direttivo per mediare la loro situazione e invitarli a non fare più, appunto, il Rambo della situazione.

Quelli che se ne vanno non sapranno mai la soddisfazione di sentire un ‘grazie’ o comunque ringraziamenti da chi ha perso tutto ma sa che stai combattendo per salvare il poco che c’è.

Una famiglia a Soave, durante l’alluvione di cui parlavamo prima, aveva perso quasi tutto e mentre noi stavamo a lavorare era commovente vedere queste signore come ci correvano incontro con tutto quello che avevano: ci hanno colpito i caffè ed i dolcetti; in una situazione del genere, con casa allagata e quasi tutti perso, erano preoccupate non avessimo i dolcetti!

Sono gesti che restano per sempre e che ci rinuncia non proverà mai.”

(IV):”Lo Statuto della Protezione Civile di Dolcè, mi aveva accennato nelle chiacchiere extra-intervista, ha una particolarità.”

(R.A.):”Sì, noi siamo una delle pochissime squadre che possiamo formare una ‘squadra giovani’ o ‘allievi’, cioè minorenni affiancati sempre da un maggiorenne che portano sulla loro divisa la dicitura ‘allievi’ e non possono agire autonomamente: abbiamo cambiato statuto per poterlo fare e bisognerebbe vedere la gioia quando, al 18′ compleanno, gli si stacca la targhetta ‘allievi’; i genitori potrebbero quasi non comprargli nessun regalo da tanto son contenti. (ride, ndR)

Ora ne abbiamo solo uno, ma in passato ne abbiamo avuto molti e molte soddisfazioni da loro.”

(IV):”Avevamo accennato anche all’Emporio della solidarietà, cui partecipate.”

(R.A.):”L’Emporio della solidarietà è un’Associazione a parte, che aiuta le famiglie bisognose con donazioni dirette di cibo: questo è raccolto grazie ai clienti dei supermercati di Domegliara, LIDL ed EUROSPIN che hanno un carrello con sopra il cartello recante anche il nostro logo in quanto aiutiamo durante le distribuzioni. Anche quei ‘grazie’ sono molto sentiti, è sempre un’altra forma di aiuto in caso di bisogno.”

(IV):”Voi vi mantenete con le Convenzioni coi Comuni e con le donazioni: com’è possibile che un gruppo che necessita di così tanti fondi riesca a farcela?”

(R.A.):”Abbiamo avuto esempi davvero bellissimi durante il Covid19: intanto il più grosso è stato il nuovo pick up dalla Fondazione Valentini per il lavoro svolto,ma ci hanno stupito che le persone, i privati, vedessero in tv l’appello a donare alla Protezione Civile Nazionale e scegliessero invece coscientemente di donare a noi.

Ed i più poveri o di fascia più bassa donavano di più, questa è una cosa che non smetterà mai di stupirci.

Abbiamo avuto un caso commovente di un ragazzo che suonava sul balcone per tutto il vicinato e che ha raccolto una considerevole sommetta con i vicini e che ci ha donato il tutto, dicendo ‘tanto sono in lockdown, non posso spenderli’ (anche arguto, ndR). Ma la generosità delle persone è sorprendente.”

(IV)”Mettiamo che è una delle cose per cui bisognerebbe arruolarsi nella Protezione civile, il vedere questa generosità all’opera?”

(R.A.):”Un ottimo argomento per arruolarsi, sì.”

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Ringraziamo sentitamente Renzo e Katia Andreoli non solo per l’intervista ma anche per il loro intervento allo spettacolo scorso: non sappiamo come spingervi, se non dicendovi che in lockdown, ovvero in momento del bisogno, i volontari di Dolcè\Pastrengo sono aumentati, fedeli allo spirito della Protezione Civile di arrivare nel momento del bisogno.

Alla prossima, amici.

Ancora oggi ci chiediamo perchè ci abbiamo messo così tanto ad arrivare ad intervistare i ragazzi XAdventure Outdoor Garda Lake nella loro “base” di Brentino (www.xadventure.it):

eppure siamo sempre in cerca di cose che suscitino la curiosità nel nostro piccolo Territorio, cose che possano attirare in primis noi amici della Valdadige ed in secundis attirare un flusso turistico.

Abbiamo salutato questi ragazzi “dalla Gigia” seduti a bere con chi avevano portato a vivere un’emozione, li abbiamo sempre visti in giro, abbiamo visto il loro furgone nelle visite a Brentino, eppure…

Speriamo di non essere stati colpiti dalla spocchia del “nativo”: cioè ‘mi son nato chi e voialtri sì vignesti dopo, no go bisogno de voialtri’, perché sarebbe un errore gravissimo: un errore gravissimo come averli ignorati -involontariamente- fino ad adesso che la Valdadige eroghi patentini di “natività” come medaglie; adesso rimediamo con un’intervista fiume a Marco Heltai e Vivian Pontarin proprio nel loro primo giorno di riapertura, il 22/05/2020 dopo una memorabile festa “Al Casòt” di Mama de Soto

(InValdadige):” Ciao ragazzi, ci scusiamo per essere arrivati così ‘tardi’ ad un’attività che da una prospettiva così importante come quella sportiva per promuovere la Valdadige. Ecco, tenendo il focus sul nostro territorio, poiché sappiamo avete attività sul Garda ed attorno, cosa proponete ai visitatori per la Valdadige?”

(X Adventure -parlano a turno sia Vivian che Marco, perciò terremo il “logo”):” Questo è un punto fondamentale per il canyoning, si veda che abbiamo la base canyoning station qui a Brentino; poi facciamo arrampicata su tutta la zona Valdadige, canoa, rafting e ciclismo, sia mountain bike che bici da strada. L’anno scorso con degli irlandesi abbiamo fatto un giro dal Lago, raggiungendo la punta di Peri, cambiando ciclabile e poi dalla Chiusa risalendo verso Calmasino: meraviglioso, 50 circa km! La Valdadige ha tutto.”

(IV):” Beh, noi lo vantavamo già, di avere tutto (ridiamo) ma in altro senso. Cosa ritenere sia il vostro punto di forza?”

(XA):” Il bello della nostra organizzazione è che abbiamo proposte adatte per tutti: sia dai bimbi di 6 anni, con le Kid’s adventure dedicate, ad adulti senza limiti di età; da esperienze soft per principianti a estreme per gente già esperta che vuole mettersi alla prova; organizziamo anche gite alpine ad alta quota.

Nelle Kid’s Adventure la bellezza è che i bimbi sono i gestori delle proprie attività, non li gestiamo noi ma loro gestiscono l’attività. Siamo in un’epoca diversa da dove siamo cresciuti noi, dove i bimbi si appropriavano del territorio giocando, siamo in un’epoca dove per assurdo sono i GENITORI che vogliono per i loro figli una scuola alternativa: ci hanno inserito nello staff di una scuola elementare Marciaga\Castion dove noi facciamo educazione fisica, mentre noi li portiamo in natura, una scuola montessoriana-steineriana che conta molto sull’esperienza.

La cosa bella di questi percorsi è che li costringe a farsi carico di una cosa che sovente non esiste più ed è scaricata alle scuole o agli educatori, che è la responsabilità: quando fanno attività possono essere liberi, completamente liberi e sani.”

(IV): “La Valdadige stessa è comunque cambiata: internet ha migliorato le nostre vita rapportandoci in tempo reale con la città, insomma non andiamo più a Verona vestiti come i cugini di campagna, ma nello stesso tempo ci ha scollegato dal territorio.”

(XA):”E la Valdadige è meravigliosa perché nell’arco di 4 km puoi fare QUALSIASI COSA: un concentrato di esperienze a tutti i livelli. Offre la possibilità di fare cose che in altri posti si sognano: esempio, mattina canyoning e pomeriggio degustazione lungo il fiume con i gommoni. E cosa che facciamo SOLO qui è poterci permettere di fare formazione aziendale, dando in mano il gommone alle aziende senza essere sopra noi a controllarlo: questo è molto più formativo per loro. Un concentrato di attività altamente stimolanti. E l’autenticità del fiume Adige che qua non è stato toccato, ha un percorso naturale.”

(IV): “L’Adige come ‘fiume autentico’ è un concetto davvero interessante.”

(XA): “E non solo: tu entri in una Valle che comunque risente del progresso dai suoi rumori. La A22, la linea ferroviaria del Brennero, la Statale, la Provinciale…ma appena scendi a livello del fiume questi rumori SPARISCONO, per cui sensorialmente è una cosa incredibile: il fiume Adige sembra quasi un antidoto contro le storture ed il rumore della modernità.”

(IV):”E la ‘scommessa Valdadige’ di cui ci hai accennato prima?”

(XA):”La scommessa è che questo tratto di Valdadige è ancora sconosciuto dagli stessi Veronesi e questo fa tantissima impressione: vengono direttamente turisti tedeschi, belgi, olandesi, americani, australiani perché ci conoscono ed il tizio di San Massimo pensa sia Trentino, quando lo attraversa in autostrada. Questo mi fa impazzire.

I turisti stranieri arrivano al volo con i loro mezzi alla nostra station o alla nostra base: se invece dico ad un Veronese ‘vieni a Brentino’ questo come minimo viene col navigatore e poi si perde pure.

Per noi questo è uno stimolo incredibile, una scommessa pazzesca: ci credono trentini!”

(IV):”Per cui, che ricetta per i veronesi come noi ma che non conoscono noi?”

(XA): “Questa spinta attuale al turismo non di massa: ora la gente, dopo il boom del turismo di massa e del Lago, cerca questi posti dove vantarsi di essere stati, di averli ‘scoperti’, di essere in pochi. In più, ciò che sta andando tanto qua in Valle sono gli ADDII AL CELIBATO\NUBILATO (basiamo, ndR!); gente che parte, non sanno dove stanno andando in realtà perché prenotano tramite sito o telefono, si trovano qui e si trovano stupiti e si dicono ‘porca miseria, eppure ci sono passato tante volte di qui, ma guarda che bellezza!!’. Mentre i tedeschi e altre nazionalità SANNO che ci sono e ci cercano, perchè fa parte del loro spirito cercare questi posti e fare vacanze esplorative.”

(IV):”E questa avventura, parafrasandovi, quando è iniziata?”

(XA): “Beh, è iniziata un bel po’ di tempo fa, ma specialmente NON qua! Nel 1988 ci si allenava e si insegnava in Val di Sole, sul Noce: abbiamo iniziato con la scuola di canoa, poi col primo camping che ha creduto in noi, e anche là all’inizio eravamo visti come stranieri, come matti! Pensare che ora è una delle attività principali e più sponsorizzate della zona è impressionante: nel 1990 è sceso il primo gommone di rafting e da allora non ci si è più fermati; abbiamo avuto la separazione tra abitato e tra di noi che tentavamo di esplorare e valorizzare il territorio.

E ciò che è successo in Val di Sole si sta per ripetere qui: all’inizio eravamo quelli strani ed ora siamo accettati dal paese, i bimbi ci vengono a cercare, a curiosare attorno…

E qua vi è la spiegazione del perchè siamo approdati in Valle.

Nel 2005 abbiamo fatto il raduno annuale di Canyoning Val di Sole a Ferrara di MonteBaldo perché non avevamo tempo di andare in Val di Sole, avevamo tutti molti impegni, per cui…PER CASO.

Ferrara, 2005.

L’ allora Sindaco Rossi di Ferrara, lungimirante, disse “ma perché invece di piantar le tende non mettete una base qua?”, mentre a Brentino Belluno vi era Virgilio Asileppi che ci ha praticamente trascinato qua, in questa casa ‘base’ che allora era distrutta (ride, ndR); non c’era neppure il pavimento. Ci assicurò ci avrebbe trovato i fondi e adesso l’abbiamo organizzata con sotto centro sportivo e sopra ufficio, come vedi una bella casetta: lui ci disse di doverci piazzare qua perché lui o per lui la Valdadige VOLEVA che fosse valorizzata.”

(IV):”Per l’attuale avviso di pericolo di rifacimento del sentiero e conseguente chiusura del Vajo avete lavorato in forte sinergia col Comune! Eppure il vostro è un portare esperienze “immediate”, cioè non potete aspettare. Riuscite a farcela?”

(XA):”La sinergia col Comune è forte, per fortuna: per la chiusura del Vajo mi sono occupato io in primis e poi avvisato il Comune: è anche logico che, sapendone i rischi, mi sia attivato io, QUESTA E’ LA FORTUNA DI AVERE ATTIVITA’ SPORTIVE SUL TERRITORIO, io lavoro in stretta collaborazione con altre guide alpine e con i loro regolamenti. Ma non ci sono mai stati problemi, sono molto bravi, lavoriamo bene sia col Comune di Brentino Belluno e di Dolcè.”

(IV):” Sì, sono molto attenti: e cosa dite a proposito della mancata unione delle associazioni in Valdadige che è sentita un po’ da tutte le aziende del territorio che dicono, espresso volgarmente “ci si unisce solo per il Corteggiando e poi ciao”? La sentite anche voi?”

(XA):”Siamo stati responsabili dell’organizzazione della sicurezza di Adige Marathon per diversi anni seguendo l’intervento in fiume; è un peccato, come state dicendo, che la collaborazione che si vede per l’Adige Marathon, in cui tutti i gruppi si uniscono per valorizzare il Territorio, non si vede poi per il resto dell’anno, ed a quanto pare rispecchia ciò che voi mi dite succeda per l’enogastronomia.”

(IV):”C’è comunque bisogno di MAGGIORE SINERGIA, perché è la forza che può spingere questo bellissimo territorio!, per esempio una figura che per noi è sinergica è la ‘Gigia’, Luigina Camparsi del bar di Brentino Malù: lei indirizza a noi la gente, lei spiega il territorio, accoglie i turisti e da’ loro volentieri spiegazioni, fa promozione in modo allucinante e persino si commuove quando parla del Vajo. La ‘Gigia’ è un monumento, per noi! Anche bersi la birretta la sera sulla sua terrazza dopo una giornata di fatiche, emozionanti e preziose ma fatiche, è un’esperienza bellissima: è comunque parte di tutta l’esperienza e lei ne fa parte.

L’emozione non si ferma allo sport ma prosegue, anche al ristoro in quella bellissima terrazza.”

(IV):”In Valdadide, intesa come Valdadige sinistra orografica c’è la Velo7: che vantaggi vi porta?”

(XA):”Eh, passano due o tre migliaio di persone a stagione, su quella pista, ed il bello è che si vogliono appoggiare in luoghi che sono a) poco incasinati b)dove possono vivere delle esperienze.

In questo senso il Rèvèna è illuminante, un ambiente davvero campestre e isolato; questo tipo di turismo comunque è all’incremento da anni al 20% circa annuo, mentre il turismo di massa anche sul Garda sta avendo una discesa.”

(IV): “Però anche grazie alla pandemia di COVID19, il ché ci infila dritti in un’altra domanda: avete preso particolari contromisure, avete regolamenti, vi siete adattati… Insomma, COSA? E’ un mondo sconosciuto, vi ricordo, per noi.”

(XA):” Abbiamo tutte le linee guida a seguire che abbiamo designato noi come Associazione Guide Alpine Nazionale, valutato il rischio utilizzando studi dell’istituto di medicina della montagna che ci ha aiutato moltissimo come collegio designato.

Valutato rischio, problematiche e linee guide ministero della Sanità, abbiamo fatto i nostri cambiamenti: per esempio, non ci si potrà più cambiare all’interno per l’assembramento ma all’esterno.

Con la prenotazione ci danno il numero delle taglie così facciamo trovare direttamente la muta sterilizzata e sottovuoto al singolo; durante i briefing in entrata ed in uscita dal torrente si usano le mascherine perché, spiegando, dobbiamo stare vicini.

La guida usa i guanti ed il “buff” perchè bagnato fa effetto mascherina, trattiene (linee guida per tutti, è permesso, ndR); per i gommoni ovviamente saranno più scarichi, non si scenderà più coi gommoni molto carichi. Però questo è un tratto di fiume non di torrente di montagna e vi dico che persino una guida sola potrebbe portare un gommone solo, perciò non vi è pericolo del peso scarico del gommone.”

(IV):”Ci saranno gruppi?

(XA): “Mmmm, gruppi probabilmente no, ma più gruppi familiari.

L’anno scorso abbiamo avuto 8.000 persone in gommone in Valdadige, ovviamente quest’anno sarà meno per ciò che è successo, ma non è un problema: la famiglia si gestisce facilmente, in questo modo.

(IV):”Insomma, la Valdadige è un posto benedetto… c’é tutto in pochi km e accessibile. Non manca nulla?

(XA): “Ecco, manca una VERA E PROPRIA FERRATA: avremo individuato un punto zona Ceraino-Rivoli che sarebbe una meraviglia; invece di sconfinare nel rientro dall’ Aviana ad Avio in Trentino, potremmo avere la nostra meravigliosa ferrata.

E non per vantarci, ma avere TUTTO.

(IV):”Ritornando al fatidico 2005: come avete trovato il Vajo dell’Orsa, dopo anni di incuria?”

(XA):” Eeeeeh, è stata una bella…avventura. Perchè il Vajo era davvero pieno di IMMONDIZIA, cose buttate, scaricate, arrugginite, lamiere: quando lo abbiamo pulito abbiamo fatto una pila enorme, giorno per giorno in piazza a Ferrara di Montebaldo, per mostrare cosa c’era dentro, dimostrativa. Abbiamo coinvolto la Protezione Civile di Brentino Belluno e di Ferrara, abbiamo anche le foto di prima e dopo. Abbiamo trovato cose impensabili e abbiamo mostrato l’inciviltà alla popolazione verso il loro territorio.

(IV):”In cliente tipo come sarebbe? Se riuscite ad individuare un cliente tipo, visto quante cose avete (ride, ndr)!”

(XA):”Ah, dura… diciamo che il cliente tipo è di quelli che girano in bici e vogliono vivere il territorio: diremmo tedeschi o comunque nordici ma anche gli italiani si stanno muovendo. Vivere il territorio significa affidarsi a piccole realtà o persino piccolissime, perciò questo è il posto ideale.

Il problema è che, a volte, nella Valdadige e anche nell’hospitality non si riscontra una grandissima mentalità di accoglienza turistica, ma tipo ‘ok, state qua e ciao’, non c’è fidelizzazione, non c’è promozione del territorio. Ovviamente parliamo di alcuni, abbiamo tentato di prendere contatto ma non ci siamo riusciti.”

(IV):”Prendiamo un altro argomento un po’ fatuo: non vi da’ fastidio quando si riempie la bocca con il termine ‘outdoor’?”

(XA):”Mmmmmno, perchè comunque poi è il cliente che fa la selezione diretta e crea il mercato, ed i clienti sono molto esigenti col mondo dell’outdoor; non ci spaventano sedicenti guide che organizzano l’impossibile o parchi improvvisati di sopravvivenza, o slogan vivi la tua giornata outdoor: il cliente sceglierà sempre il meglio e farà emergere il meglio dal mercato.”

(IV):”Okay, finora il focus, come vi avevamo ordinato (ride, ndr) è stato sulla Valdadige, ma voi operate anche sul Lago sud: di quanta gente sono composte le vostre squadre complete, sia in Valdadige che sul Lago?”

(XA):”Ehm, diremmo….20 persone per canoa, rafting, sub, arrampicate sia Adige che Garda; mettiamo anche 4\5 assistenti per i ragazzini, che noi affianchiamo sempre in più 6/7 guide alpine certificate o persino un massimo di 10, e nell’ambito escursioni e bicicletta zona Lago di Garda altre 20 persone. Bella squadra, eh?”

(IV):”Porcamis-…! E quante persone siete arrivati a portare, giornalmente?!”

(XA):”Eh, nelle giornate clou ben 2\300 persone, arrivate non solo dirette ma anche tramite canali indiretti. Un bel carico.”

(IV):”Va bene, siamo molto colpiti ed ammirati e credo tutti i nostri amici della Valdadige che non vi conoscevano lo saranno, e speriamo questo cambi qualcosa. Avete considerazioni finali, visto siamo alla fine?”

(XA):”Beh, che prima arrivavano solo stranieri ed ora iniziano anche i veronesi: per cui, scommessa vinta.

Il fatto bellissimo che i bambini si portano a casa i sassi perchè raccontiamo, com’è giusto, che ogni sasso ha dietro di sè una storia, qualsiasi sasso di qualsiasi luogo; questo poi è il posto delle GranSeole, di fossili: non dico si trovino ovunque ci si giri ma sono piuttosto tanti.

Infine, auspichiamo che vi sia un cambiamento di mentalità in linea con l’andamento del fiume: discese in canoa lente, degustazioni ai bordi, recuperi, campeggi in valle e territorio ACCOGLIENTE. Ma ci stiamo già muovendo nella direzione giusta.”

PICCOLO ANEDDOTO: USCIAMO E SIAMO INVESTITI DA NUGOLI DI BAMBINI e SI CHIUDE SU UNO SPLENDIDO DISCORSO QUESTA INTERESSANTISSIMA INTERVISTA.

(XA):”Mettete anche questo, nel pezzo, che è una considerazione per noi ma specialmente per tutti noi e voi per il futuro: I BAMBINI PRIMA del CoVid19 non erano così tanti che andavano per i paesi.

Adesso,DOPO LA QUARANTENA, SI STANNO RIAPPROPRIANDO DEL LORO TERRITORIO, COME FACEVAMO NOI UN TEMPO.

Vorrà pur dire qualcosa, no?”

Grazie ad XAdventure Outdoor Lake Garda (www.xadventure.it) per la disponibilità, torneremo certamente presto.

E voi, amici della Valdadige, siete sicuri ancora di conoscere così bene il Vostro territorio come loro? Facciamo una giornata di prova per scommessa?

Alla prossima

In Valdadige Staff

Per il ciclo “ECCELLENZE del TERRITORIO” riprendiamo: “CANTINA VALDADIGE: LA PAROLA AL PRESIDENTE” pt.2

Siamo con il Presidente della Cantina Valdadige che ha accettato di riceverci un’ altra volta: questa volta senza neanche particolari minacce, forse si sta abituando alla nostra presenza, shhhhh…..

Scherziamo.

E’ sempre un piacere per noi esplorare le Eccellenze del Territorio, a riprova che la Valdadige non si ferma a ciò che conosciamo ma che ha molto, moltissimo sotto in termini di investimenti umani di cose, nonché di denaro, per alcuni modelli di eccellenza; terminata la riconversione del Sito per il lockdown generato dall’espansione senza controllo del Co-Vid 19, ad emergenza apparentemente terminata, siamo lieti di riprendere il nostro compito che ci porta a “snasare”, curiosare tra le attività che meritano a tutto tondo il titolo di “Eccellenze della Valdadige”.

E’ la seconda volta che intervistiamo Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige, e abbiamo deciso di affondare un po’ negli argomenti inerenti la nostra Cantina Sociale Cooperativa, poiché la prima è stata una visita semplice e rappresentativa: questa volta abbiamo torchiato per bene il Presidente ed abbiamo ottenuto risposte a volte sorprendenti, a volte che sapevamo già come molti di voi ma che vale la pena ripetere, ed a volte molto sorprendenti.

Per la seconda volta, per cui, rieccoci in Cantina Valdadige e riesumiamo il titolo di un anno fa, che tanto bene ci portò.

(InValdadige): “Buongiorno signor Presidente, è per noi un grande piacere essere qui di nuovo e la
ringraziamo per la sua disponibilità.”


(Tiberio Veronesi): “Buongiorno a voi, è sempre un piacere dare una mano per divulgare notizie in
Valdadige.”


(IV):” Partiamo subito a razzo: l’ emergenza CoVid 19, che ovviamente è sulla bocca di tutti. La Cantina come ha affrontato questa emergenza, essendo comunque una filiera alimentare e perciò senza l’obbligo di fermarsi?”


(T.V):”Diciamo pure che non abbiamo avuto problemi particolari, abbiamo dovuto applicare le regole del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi di protezione, ma onestamente ci hanno creato pochi disguidi. Solo nel momento di maggiore allerta, abbiamo preferito sospendere il lavoro per una settimana, per proteggere la salute dei nostri dipendenti. Siamo una filiera alimentare, appunto, perciò non avevamo l’obbligo di chiusura, ma abbiamo voluto in primis rassicurare e proteggere i nostri dipendenti, ma anche le loro famiglie. Per noi il periodo primaverile è un periodo in cui non ci sono urgenze particolari, si fanno più che altro manutenzioni e imbottigliamento e da quest’hanno confezioniamo in cantina i bag in box, sia per il clienti esterni che per i nostri punti vendita. Abbiamo deciso di confezionare e riempire i bag in box in Cantina e non direttamente nel punto vendita, perché abbiamo visto che così riusciamo a garantire al cliente un prodotto ancor più controllato e garantito e poi perché abbiamo avuto un forte incremento di richieste per questo tipo di prodotto. Al Wine Bar rimangono i distributori dello sfuso ed anche questo è molto richiesto, forse per la sua tipicità ma anche sicuramente per l’alta qualità del nostro vino.”

(IV): ”Per spedizioni ed esportazioni come ve la siete cavata, in questo periodo?”

(T.V): ”Per spedizioni ai privati se ne occupa il Wine Bar, e devo dire che ha fatto un eccellente lavoro in questo periodo, riuscendo a fare persino delle spedizioni all’estero. Invece le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento a causa del loro lockdown, quelle verso la Germania e nord Europa, la Gran Bretagna, la Malesia e il Vietnam sono continuate quasi regolarmente. Il nostro bilancio non è praticamente stato toccato dal fenomeno e questo per noi è motivo di grande orgoglio.”

(IV): “Per la vendemmia ci sono previsioni nell’aria? Sappiamo che il DPCM non ha dato informazioni (e come potrebbe? Siamo a maggio, ndR) per il distanziamento né per altri regolamenti.”

(T.V): “Per ora nessuno ha parlato di come regolamentare la vendemmia se l’emergenza Covid 19 dovesse continuare, è ovviamente troppo presto.”

(IV): “E’ un lavoro che comunque si presterebbe al distanziamento: raramente si sta assiepati durante la vendemmia o volani forbici negli occhi!” 

(T.V): “Infatti, teoricamente non dovrebbero esserci problemi, ma qui bisogna capire cosa vogliono fare. La Ministra dell’Agricoltura vuole regolarizzare i migranti perciò abbiamo un’altra cosa a cui pensare: insomma c’è tanta carne al fuoco. Secondo me la soluzione più semplice sarebbe di tornare ai Voucher, per dare la possibilità agli italiani, studenti, disoccupati, pensionati, ecc., di avere un accesso al lavoro semplice e senza tanti imbrighi burocratici, e poi riaprire le frontiere per permettere agli operai rumeni e polacchi, di poter tornare in Italia..”

(IV):” Per quello ti sei guadagnato una domanda piccante: perché allora non incentivare l’assunzione degli italiani?”

(T.V):” Perché gli italiani che vorremmo assumere, ahimè, in realtà non vogliono essere assunti, la burocrazia complica tutto. Un pensionato ci vede il rischio di vedere intaccata la sua già esigua pensione, lo studente o il disoccupato hanno paura di dover poi fare la denuncia dei redditi, con conseguente altra tassazione. In questi casi i buoni vecchi Voucher andavano benissimo, paga, assicurazione, trattenute e quant’altro già tutto compreso, basta non superare i 5000 euro di reddito complessivo. Se li ripristinassero sarebbe un bella opportunità e staremmo tutti più tranquilli, contadini in primis, e troveremmo molte persone che vogliono o lavorare per tutta la vendemmia o solo integrare la pensione o la paghetta. 

Sono stupidaggini che nessuno sembra aver voglia di risolvere, anche la collaborazione dei familiari fermata solo al primo grado di parentela è vergognosa: si va a distruggere la struttura contadina  così come da sempre la conosciamo. Se volessero veramente solo tassare, che tassino un tot al quintale raccolto ma che non mettano restrizioni e burocrazia a chi lavora nei campi!

(IV):” Ma le associazioni di categoria non possono spingere per il ritorno almeno ai vouchers?”

(TV): “Purtroppo non vedo grossi movimenti di sensibilizzazione, sembra che l’unico problema sia la regolarizzazione dei migranti, ogni tanto si fa una conferenza o una manifestazione, ma poi tutto finisce li, non vedo una risposta forte, non vedo la marcia su Roma, come si suol dire”

(IV): “Meglio cambiare argomento, poiché purtroppo conosciamo questa triste storia. 

Vorrei parlare dell’Enantio. Essendo un vitigno autoctono dovrebbe essere il nostro vino portante, ‘il  biglietto da visita della Valdadige (cit. Paolo Zanoni de “La Prebenda” nell’intervista prima), come l’ Amarone ha funzionato con la Valpolicella. Si mormora che il Consorzio TerraDeiForti, che avrebbe dovuto fare dell’Enantio il nostro vino d’élite, sia caduto in un forte torpore e che la più forte resa economica del Pinot Grigio non sproni i contadini ad una maggiore consapevolezza che l’Enantio sia il nostro vero vitigno di punta.

Oltretutto, la sorpresa è che l’Enantio che produciamo va venduto quasi tutto se non tutto (fonte: Luciana Albrigo, grande Ciana che te n’è fatto rivar informadi, ndR) , viene molto apprezzato, ma il problema sono proprio i numeri di produzione: 90% di bianco contro il 10% di rosso, il quale non è tutto Enantio.”

(TV): “Diciamo che il problema è di…vecchia data. Chi dovrebbe sponsorizzare l’Enantio, ovvero appunto il Consorzio TerraDeiForti, costituito nell’anno 2000 e che sicuramente per un po’ di anni ha funzionato e molto bene. La riprova? Se interroghiamo un sommelier sulla Terra dei Forti,  vedrete che ne parlerà con nostalgia mista a dispiacere, perché il vino era innegabilmente eccezionale e nella loro memoria viene ancora molto ben considerato, sarebbe una gioia per loro se tutto si rimettesse a lavoro come all’inizio. Devo ammettere che non so esattamente cosa allora sia andato storto perché a quel tempo non mi occupavo di vino: ciò che mi è arrivato è che si sia afflosciato  per qualche dissidio interno, cosa che purtroppo succede spesso e spesso quando le cose funzionano bene e danno ottimi risultati..

Come Cantina Valdadige si è scelto di dare forza all’Enantio ed oggi anche a qualche altra verietà di uve rosse, con il “Progetto Rossi”, dove la cantina in accordo con il socio, determina alcuni vigneti di pregio e lo destina a questo progetto, che viene poi seguito con particolare attenzione sia dal socio stesso che dal tecnico di cantina, Claudio Vedovelli e dall’enologo Alessandro Martello, per garantire prima a noi e poi al cliente consumatore, dei vini di sicura eccellenza.

(IV):”Cosa potrebbe avere l’Enantio come carta vincente? E come potremmo farne la nostra carta vincente?”

(TV):” E’ un vino molto concreto e molto strutturato: potrebbe essere il perfetto antagonista dei nostri cugini della valpolicella, che sicuramente fanno vini superlativi, ma l’Enantio è molto più bevibile e sa accompagnare meglio le pietanze durante i pasti, ne puoi bere anche qualche bicchiere in più senza che stanchi.

(IV):” Abbiamo anche il Pinot Grigio migliore d’ Italia, oltre l’ Enantio, cosa che ci è stata confermata da parecchi sommelier ed anche dal mercato, il nostro Pinot Grigio è veramente apprezzato. Parliamo di anni non sospetti 2005\2006. L’ abbiamo spiegato molte volte ma ti va di lodare ancora un po’ il nostro vino di punta?”

(TV):” Certo! Una peculiarità è l’aria che ci arriva da una combinazione di fattori; il sole, che sommato al fiume Adige ed al restringimento della valle che da Avio arriva alla quasi totale chiusura a Ceraino, creano al mattino una corrente d’aria in un verso ed al pomeriggio nel senso opposto, ciò permette alla vigna e al grappolo di essere sempre ben asciutti, cosa che impedisce il proliferare di malattie e parassiti. Altra peculiarità del nostro territorio è data dal fatto che siamo alla fine di una lunga valle, dove al ritiro dei ghiacciai della preistoria, si sono accumulati tutti i sedimenti trasportati dal movimento verso il basso dei ghiacci, poi c’è il fiume Adige che con il suo scorrere e le sue periodiche piene ha depositato nei secoli il limo ricco di elementi nutritivi,  tutto questo ha creato un substrato che è l’abitat ottimale per questo vitigno. Il risultato è che il Pinot Grigio che si produce qui è unico per le sue particolari qualità organolettiche”.

(IV):”Tornando all’Enantio: suggerimenti?”

(TV):”L’ideale sarebbe rimettere in piedi il Consorzio e spero che qualcuno ci riesca e questo qualcuno avrà sicuramente il mio plauso.” Ci vorrebbe una persona forte, che creda fermamente nella Valdadige e che abbia la pazienza di ascoltare le esigenze di tutti, contadini e cantinieri.

(IV):”E la vecchia festa dei vini Valdadige, che era sempre apprezzatissima? Magari proporla come la più grossa, come un tempo a Rivalta, con le altre (Corteggiando a Brentino, Storia e Sapori a Dolcè, Uva e Dintorni ad Avio) come “accompagnatrici”, come si faceva un tempo con tutta la potenza della Cantina, non potrebbe servire ad attirare?”

(TV):”La festa a quel tempo era sicuramente apprezzata, ma comportava un forte investimento in danaro, poi a quel tempo non c’erano altre manifestazioni come Corteggiando, oggi secondo me non avrebbe più il senso (ride). Dovrebbero essere le manifestazioni che hai nominato, costruite e fatte proprio per la promozione del Territorio ad essere le vere portabandiera della Valdadige, dell’Enantio e della Terra dei Forti. Il progetto iniziale era di far girare “Corteggiando in Valdadige” per tutti i paesi del comune, ma poi con l’esperienza accumulata a Brentino, la diposizione logistica del paese e la disponibilità degli abitanti, si è deciso di rimanere in pianta stabile a Brentino.

(IV):” Abbiamo sentito delle chiacchiere su come Mezzacorona sia stata indagata poco tempo fa per riciclaggio di denaro per i suoi vitigni in Sicilia: essendo un nostro forte compratore di uvaggio cosa si dice?”

(TV):” Purtroppo siamo in Italia (ride), le cose non sai mai come procedono, i processi durano decenni, comunque l’ indagine è dichiarata chiusa e i terreni sono stati tutti dissequestrati, segnale che dovrebbe essere tutto a posto. Cantina di Mezzacorona compera il 90% del nostro vino in maggior parte Pinot Grigio ma anche Bianco Valdadige, Chardonnay, Muller Thurgau e altro.”

(IV):”E’ tantissimo! Calcolando poi che ci resta ancora tanto per i clienti nostri e per il nostro vino… Di quanto è cresciuta la produzione da quando sei Presidente?”

(TV): “E’ passata da un anni negativi come il 2014 o il 2017, con 46.000 quintali agli attuali 80.000 quintali, complice ovviamente il clima sia nel male che nel bene, ma grazie anche al fatto che abbiamo messo in atto azioni incentivanti, come il contributi per i reimpianti e l’acquisizione di nuovi terreni e nuovi soci. L’obbiettivo adesso è di mantenere salda la compagine della Valdadige, perché è il punto di riferimento concreto di tutti i nostri sforzi.”

(IV):” Cioè una Cantina con 200 soci circa fa 80.000 quintali?!”

(TV):” Il nostro obbiettivo sono i 90.000 quintali, che è la nostra capacità di incantinamento, che ci permette di mantenere i nostri elevati standard di lavorazione. Negli ultimi anni, con le buone remunerazioni ad ettaro sia dell’Enantio a progetto, che del Pinot Grigio, ma anche del Chardonnay, molto vicine ai 14,000 euro ad ettaro, direi che possiamo essere ben soddisfatti.”

(IV):” (porcamiseria!!!) Tornando ai problemi dell’Enantio, oltre alla poca produzione, c’è il problema del branding creato dal Prosecco: il bianco, specie con bollicine, ora tira tutto il mercato. Nessuno tolga niente al nostro Pinot Grigio Brut, ma noi lo chiamiamo effetto Prosecco.”

(TV): “Il Pinot grigio Brut e la Schiava Frizzante stanno riscuotendo molto successo, ma anche la Schiava….” 

(IV):” No, fermo, stop, ci spiace ma dobbiamo sviare: ci stai dicendo che anche la Schiava sta riprendendo ma non abbiamo abbastanza produzione? Qui si impone una domanda sulla Cantina: essendo una cooperativa che agisce per il bene dei soci non dovrebbe spingere o persino obbligare a piantare i vitigni che servono?!”

(TV):” A livello normativo, si potrebbe anche obbligare, ma noi abbiamo sempre scelto la strada della consapevolezza, vogliamo che il socio sia convinto delle azioni che intraprende, perché una persona convinta lavora con entusiasmo. Meglio essere chiari e dire le cose come stanno,  una conduzione dittatoriale non la vedo giusta, stiamo parlando del bene di TUTTI i soci, le imposizioni non sono nel mio Dna, lascio questo lavoro ad altri.”

(IV):”La Schiava però noi temiamo sia vittima di un pregiudizio che è nato nel passato prossimo: non solo non era incoraggiata ma l’hanno persino fatta togliere per piantare Pinot! La gente pensa, inconsciamente, che se piantasse Schiava chi farebbe loro da garanzia per non trovarsi in un altro ribaltone?”

(TV): “Sì, ahimè, la Schiava è stata bistrattata e secondo me è stato un grande errore, visto anche la buona richiesta di oggi ed è un vino che a me piace tantissimo, specialmente nella nuova versione Extra Dry e l’Enantio basta appena a coprire il nostro mercato come Cantina, faremo veramente fatica a venderne di più perché non ne abbiamo. Ad oggi stiamo consigliando i soci a diversificare di più, il nostro tecnico e l’enologo, cercano di indirizzare all’impianto delle varietà più consone alla conformazione e alla qualità del terreno e alla posizione del campo e si comincia a vederne i primi risultati .”

(IV):”Torniamo a dove ti abbiamo interrotto e scusa. Le bollicine. Il Prosecco. Quanto influenzano il risultato che il contadino vede sul mercato?”

(TV):”In Italia siamo arrivati alla volgarizzazione del prodotto; il Prosecco è il capostipite delle bollicine facili poiché è stato effettivamente rivoluzionario: hanno preso una uva con molta produzione con un ciclo di spumantizzazione relativamente economico e hanno colmato il divario fra bollicine difficili e strutturate come gli spumanti. La volgarizzazione del prodotto è quando esso prende il suo nome, per esempio al bar non chiediamo una Pepsi bensì “dammi una coca”, col Prosecco è identico, non si ordina un Franciacorta, un Valdobbiadene, un Cartizze, o altro, è diventato luogo comune “Dammi un Prosecco”, risultato avere bollicine facili e spendibili dal grosso pubblico; in questo sono stati veramente bravi, hanno coinvolto marketing e comunicazione a tappeto, con un’operazione incredibile ed il Prosecco è diventato sinonimo di bollicine, con conseguente appiattimento di tutto il resto. Un successo incredibile.”

(IV):”Noi vorremmo sapere se ha avuto influenza sul Pinot Grigio Brut, vino secondo me superiore a molti Prosecchi, oltretutto lo vediamo venduto in enoteca e da SignorVino in contesti comunque giovani, ed è impossibile non associarlo. Ma è un prodotto molto più completo.”

(TV):”Bisogna che chi vende o chi propone, si stacchi dalla volgarizzazione del prodotto, qui sta alla bravura del barista, del sommelier o del ristoratore, offrire al cliente quel qualcosa in più, spendere due parole per descrivere un prodotto, che se dopo è Pinot Grigio Valdadige è ancora meglio, non fermiamoci a “Dammi un Prosecco”. E poi non è solo apprezzato dai giovani, come avete detto voi è un vino molto ben fatto che viene apprezzato da tutte le fasce di età, tutti i buoni bevitori possono essere nostri estimatori.”

(IV):Ti facciamo un’altra domanda di quelle piccantine e che portano a promesse che dovrai mantenere: ci prometti che qui non succederà un’altra Valdobbiadene o neppure una Valpolicella? Disboscamenti selvaggi, rischi idrogeologici, tumori in aumento?”

(TV):”No, i nostri vitigni sono geograficamente determinati e così resteranno e poi, per farmi meglio adempiere alla promessa, adesso c’è il blocco a nuovi impianti. (ride). Noi soci della Cantina Valdadige ci teniamo al nostro Territorio e diciamo che per ora va bene così, adesso l’obbiettivo è il rispetto dei nuovi disciplinari, sempre più stringenti, nell’ottica di una produzione sempre più rispettosa dell’ambiente…”

(IV):”Ma noi…siamo 600 ettari di coltivato (ce l’ha detto prima, ndR) e abbiamo quanti DOC?”

(TV):” Si siamo circa 600 ettari coltivati, abbiamo quattro tipi di DOC: delle Venezie, il TerradeiForti, il Garda ed ovviamente il Valdadige; presi singolarmente per i tipologia di vino abbiamo 9 DOC. Niente male, eh?”

(IV):”E cosa vedi per il futuro, con tutti questi Doc? Non sarebbe meglio l’eterna domanda di coltivarne pochi e spingerli di più?”

(TV): “Fàghelo far, ti (ride) No, ciò che mi preoccupa per il futuro in realtà è che vedo profilarsi il vecchio spettro del latifondismo: la sparizione del contadino-imprenditore e pochi grandi proprietari e molti braccianti. D’altronde è facile da capire: non so se sia prestabilito ma lo Stato fa di tutto per rendere difficile la vita ad un contadino-imprenditore di sé stesso, mentre fare l’operaio, beh… alle 17,30 scocca l’ora e ciao, vado a casa e zero pensieri. Vedo pochi giovani avvicinarsi all’agricoltura non tanto perchè non abbiano studiato, perché tanti nostri giovani si iscrivono agli Istituti Agrari, ma si è perso lo spirito della generazione precedente per tutti i motivi che avevo elencato all’inizio. Ormai e frequente che campi ereditati si scelga di venderli o si affittarli ai grossi proprietari privati, purtroppo.”

(IV): “Ma, forse per ignoranza, la Cantina non potrebbe porsi come capo e guida per queste cose?Cioè, se un contadino cessa, far vendere il campo all’interno della Cantina ad un altro socio, oppure indicare chi potrebbe prenderlo in affitto con soddisfazione di entrambi e un garante d’eccezione.”

(TV):”Certo, l’orientamento è questo ed è anche quello che suggeriamo, ma non possiamo obbligare nessuno: se uno vuole vendere o affittare è libero di fare quello che vuole, certo che comunque quando un socio della Cantina ci lascia rimane sempre un bel po’ di amaro in bocca. La Cantina sta già facendo come avete indicato, lo ricordo in tutte le occasioni, se un socio ha necessità, io sono sempre disponibile, gli uffici della cantina sono sempre aperti, un consiglio o un aiuto si deve a tutti e non solo per affittare o vendere un campo. Siamo qui come garanzia dei soci: spesso lo dimentichiamo ma la Cantina è cooperativa, l’obbiettivo è perseguire il bene di TUTTI I SOCI.”

(IV):”Una nota positiva per il futuro, per la Valdadige?”

(TV): “Certamente, non vogliamo dipingere un quadro troppo fosco, in fondo il nostro bilancio e solido e aumentiamo anno per anno. Voglio dire che moltissimi, i più anzi, credono nel progetto della Cantina Valdadige e che, qualitativamente, i nostri vitigni, le nostre uve ed i nostri vini sono di livello superiore, per questo bisogna continuare a credere in noi, per questo dobbiamo guardare cosa è la Cantina veramente e che cos’è la Valdadige. Ed il nostro amare la Valdadige deve essere come il pane, ci dobbiamo pensare tutti i giorni, e deve essere fatto di standard alti perché vogliamo il massimo.”

“VAL D’ ADESE” di Berto Barbarani

I

Dopo de aver lassado quel paese

dove che dorme stofegado un sigo

par ‘na vecia rosaria de pretese

che guai se le disesse- e no le digo,

parchè za me capisse quei che lese

mi e me fradel dotor, co n’ altro amigo

omo de testa e gran pitor de cese

èmo fato una tapa a OSSENIGO

E, molando ‘n ocià per la Vàlada

dove l’Adese va lustrando la via

le scarpe e i monti che ghe dà la strada ,

dopo gnanca l’ afar de un quarto d’ora

èmo visto la ferovia,

co le tedesche che vardava fora

II

Che matina de passe! No se sente

altro ciasso che quel dei campanei

de un par de cari che ne passa arente

carghi de asse e rossi de quarei.

Semo in carossa. Nissun dise gnente;

l’aria fina stùssega i çervei,

fin che trotando n’è saltado in mente

de fermarse davanti a du restei….

Qua un ciacolàr de pàssare contente

su par le crosse, ne cantava in çento:

Quanta gente che more, quanta gente!

O bel camposantin perso par la strada,

morir onesti e capitarte dentro,

no, la morte no l’è sta gran sècada!

III

E avanti un toco. La val se destende

longa e scura su l’ Adese che core,

e, de quel passo che l’ ombrìa se arende,

un sol tardivo va sùgar le fiore.

No gh’è palassi, parchè el sior no spende

ma pore case e musi da pastori,

e boschi e sassi e sengie che no rende

e in meso ai boschi una canson che more

“Oh Barcariol, bel Barcariol de trento,

imprestème la vostra barchina

che la me dona la vol saltarghe drento!”

I fili del telegrafo, destesi,

ne acompagna, man man che se camina

insegnandose i nomi dei paesi

IV

Qua l’è Beluno in testa a la valada,

col Sol d’Italia che ghe bate ai veri;

più in qua Ossenigo se trova su la strada,

più in qua Rivalta, de fassada a Peri.

Ciese a ramengo, quasi sensa intrada,

campanileti che no g’ ha pensieri,

picoli, svelti, pronti a la sonada, come una compagnia de bersaglieri…

Sia Pasqua che Nadal ghe meta in mente

che Dio l’è nato drento in te ‘na tana,

e po’ l’è morto par la pora gente.

Sia che i todeschi che ven zo a Verona

e le campane che scampana, scampana,

fin che dai forti gh’è el canon che tona!

V

Ciaccolè, ciaccolè pure campane,

che in fin dei conti sì comari oneste

e se a sto mondo gh’è miserie umane,

l’è che ghè più batocoli che teste.

Quel l’è Brentin, che vive de arie sane

drento a un nio de boscheti che lo veste,

coi pitàri che canta dele feste

ed i prà che beve dalle fontane.

E in çima a un crepo, che te spaca el monte

par de passo ai gran comodi de un progno

che move le rude e far cantar i molini;

su da na scala de mile scalini, tajà vivo e che sta su per un sogno,

‘na Madoneta fa le grassie sconte!

VI

Se mi g’ avesse du cavai che trotta,

che sgolasse per aria al me comando,

come se sente sul camin che scota,

ne le rosarie, che i ne va contando:

de sentiero in sentier, de grota in grota,

de sengia in sengia sempre galopando ,

par strada giusta o su la strada rota,

a seconda del çervel se va pensando,

ora in cima ad un gran monte, ora zò in fondo

de un precipissio dove l’acqua la russa,

e in nome de la vecia poesia,

su tute le montagne se sto mondo

vorìa piantarghe una canson che slusa

e una bandiera che la fusse mia!

VII

E, fato forte de sti gran tormenti,

de grandessa, che in giro, eco me mena

se manca l’acqua, ponzarghe la vena

ai monti alti e far stabilimenti

descuerzàr cave de ori e argenti

finchè la gente la de fusse piena

parchè ci suda a sfadigar la schèna

no g’ abia a subir altri bastimenti

E, fate çento cesoline d’ oro,

dessemenade in çima ai monti e atente

a cantar la gloria in punto a mesodì,

tra marmi e sede del più bel laoro,

cassarghe drento a benedir la gente,

quela madona che me intendo mi!

VIII

El campanil de Rivoli se impissa,

col sol d’ Italia che de drio se sconde:

e dai forti, eco, che in aria se indrissa

altri foghi, che altri ciari risponde

E brusa tuta la Valada, e a bissa

boa spiuma l’Adese – e le onde

soto el sol le te par polèere bionde

che salta intorno a la cavalerissa

Qua Napolìon ga vinto ‘na battalia!

Ma de note, se ve de a luna bassa

pronti a ciamarse e dimandarse scusa

soldadi morti in meso alla mitralia

che le vento eterno de sti loghi spassa

par Cerain portandoli a la Chiusa

IX

Fèrmete, Nane, fèrmente na s-cianta

che guardemo ben ben questa maraveia!

L’ Adese in corsa, quà, par che el se incanta

come un vecio pastor che se indormensa

soto la capa del camin, che sfanta

tuti i dolori de la so fameia,

e gnanca el grio par no sveiarlo el canta….

nè la paura de sti monti a pico

nè la ferada che ghe russa in fianco

nè le sfuriade che ghe bate el vento

nè le memorie del gran tempo antico

quando le mule col vestito bianco

portava a spasso i Vescovi a Trento

X

Eco el Forte de Rivoli, che leva

alta la testa, e quel de Monte, e a sanca

quel de Cerain che quasi gnanca,

tanto l’è basso, no el se vedeva

Eco Gaion da la bareta bianca,

col so camposantin che par che el beva

l’acqua fresca de l’ Adese, e el riceva

tuto quel sol che da la Ciusa manca

Quel l’è volargne e quel l’è Domeiare,

e Sant’ Ambrogio di Valpolesela

co i marmo rossi de le so preare

Dopo, l’Adese va per loghi sconti

traversi campi de Verona bela,

bagnando rive e saludando ponti….

(Berto Barbarani, 1902; pubblicata su “Il secolo XX)

Grazie a “l’arena domila”, sito web di cultura ed interesse in dialetto veronese

http://www.larenadomila.it/sito/l%C3%A9ngua/el-grande-museo-barbarani/poesie-si%C3%A9lte.html#val-d-adese PER LA PARAFRASI DELLA POESIA

GRASSIE AL DIRETTOR

Le ‘Eccellenze della Valdadige’ presenta l’ Azienda Agricola La Prebenda: ripartire dalle radici per costruire il proprio futuro.

Buona domenica amici Valdadensi e non; come vi avevamo avvisato con la ‘falsa partenza’ della P.Civile, andremo con una serie di articoli a scoprire le attività presenti sul nostro Territorio, per far sì di conoscere e far conoscere le nostre splendide realtà.

Oggi siamo felici di proporvi la visione di Paolo Zanoni sull’ Enantio come vino di punta e carta vincente per la Valdadige-TerradeiForti e le sue belle idee sulle sue connessioni con il Territorio.

(InValdadige): “Siamo con Paolo Zanoni, ‘paròn della Cantina Prebenda di Brentino, luogo di sapori e da cui sono usciti vini pluripremiati, come andremo a vedere. Allora, signor Fabio, le va di raccontarci un po’ di storia di questa bella azienda?”

(Paolo Zanoni): “Certo: la Prebenda nasce nel lontano 1910 da mio nonno Francesco, in uno scantinato di una piccola casa in cui produceva il vino con le botti di legno.

Nel 1971, col passaggio a mio padre GianAntonio, c’è l’acquisizione da Guerrieri-Rizzardi di ben tre ettari di nuovi terreni a Brentino (tutti i nostri appezzamenti sono nei confini di Brentino) che fornisce la spinta di costruire una nuova cantina in cemento.

Nel 1988 vi è il passaggio a me, l’ultimo, che nel 2002 decido di ampliare e rinnovare la Cantina, di fatto ricostruendola nuova, che porterà il nome “Azienda agricola La Prebenda” di Zanoni Paolo.”

*

(IV): “Ma la vendita della produzione al pubblico da quando va avanti?”

(P.Z.): “La vendita al pubblico viene effettuata ben dal 1970: prima si vendeva sfuso, poi con gli anni ’80 si è passati alle bottiglie.

Dal 1997 abbiamo iniziato a fare progetti sull’ Enantio, il vitigno autoctono del nostro territorio, e con soddisfazione la prima bottiglia è uscita nel 2000: ora ne produciamo ben 6000 unità.

I nostri vini di punta sono proprio l’ Enantio ed il Pinot Grigio, ormai tradizionale nella Valdadige- terra dei Forti.

Poi abbiamo come vini bianchi lo Chardonnay, il Moscato giallo frizzante con ottimi riconoscimenti, ed un Rosato fermo ed Rosato frizzante con metà Schiava e metà Enantio.

Passando infine ai rossi abbiamo Marzemino, Cabernet e due tipi di Enantio.”

*

(IV): “Dalla conversazione preliminare e dal gustoso elenco che ci ha illustrato si evince la vostra passione per l’ Enantio.”

(P.Z.): “Sì, infatti ne produciamo di ben due tipi ed uno è stato, modestamente, una scommessa vinta. Uno è un Enantio riserva, che non viene venduto prima dei quattro anni di maturazione, e nel 2010 abbiamo messo in campo l’ Enantio ‘Franco di piede’: cosa significa Franco di piede?

Viti più vecchie autoctone che non sono state innestate con l’americano: questa è stata la scommessa vinta con una sfida nata all’interno del Consorzio Terra dei Forti tra me e il dot. Attilio Scienza che dubitava di questo metodo.

Il punto della discussione era la convinzione imperante che dovesse essere migliorato perchè è un vino molto selvatico, non adatto ad un pubblico giovanile, mentre io pensavo che sarebbe stato apprezzato: dal mio punto di vista la sfida è stata vinta perchè nel 2010 è uscita la prima bottiglia targata 2003 che ha razziato riconoscimenti in TerradeiForti, superando l’ Enantio riserva.

E’ stato riconosciuto come vino completamente diverso, avendo mediamente vitigni di 300 anni, con sentori morbidi e che piace persino di più al pubblico.”

*

(IV): “Avete uno spazio per i turisti che salgono alla Madonna della Corona, per ristorarli?”

(P.Z): “Sì, abbiamo questo bellissimo locale (vi siamo dentro, ndR) fatto a casetta che può tenere 35 persone in cui oltre ai nostri vini serviamo taglieri di salumi e formaggi tagliati freschi, tutti prodotti tipici della Terra dei Forti.”

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(IV): “Un paese come Brentino non dovrebbe essere il più portato per la ricezione dei turisti, vista la storica ospitalità degli abitanti verso i pellegrini?”

(P.Z): “Purtroppo anche se vi fosse sarebbe tutto frustrato da una mancanza di infrastrutture: ci siamo noi che abbiamo un ruolo primario ma poi non vi è una bottega, il centro storico è da rifare perchè disabitato ed abbiamo un bar solo che apre solo il pomeriggio e la domenica. Non vi è una offerta e Brentino è il più isolato della Valdadige mentre invece sarebbe quello con la maggior offerta.”

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(IV): “Tornando al vino, voi partecipate al Vinitaly, ad Uva e dintorni, Pro wein, varie manifestazioni?”

(PZ): “Al Vinitaly vi partecipavamo fino al 2015\2016, poi complice il mio intervento (-il signor Zanoni ha subito un intervento salvavita molto impegnativo nel 2016, ndR) e che vi sono più investimenti per cantine che esportano che per piccole, vi abbiamo rinunciato.

Ad Uva e Dintorni abbiamo chiuso nel 2016/2017 un po’ per ridurre gli impegni per me e un po’ perchè si svolge in un periodo in cui siamo in piena vendemmia ed è impegnativo tenere tutto in piedi.

In compenso partecipiamo annualmente, ovviamente non quest’ anno per i motivi che tutti sappiamo, ad una manifestazione nel paese di Tefles, in Austria: lì si svolge una manifestazione del paese tutta italiana, con prodotti tipici italiani, e noi siamo gli unici a portare i nostri vini. Davvero unica.

Una parte di uvaggio la vendiamo alla Cantina Valdadige, di cui siamo soci, ed il 20% circa viene invece tenuto a vinificare per i clienti abituali; io seguo tutta la filiera per cui ho dovuto ridurre le ore di lavoro anche perchè il vino ha dei tempi specifici e quasi millimetrici nella sua composizione chimica.”

*

(IV): “Per svolgere comunque un lavoro di sperimentazione e aver creato nuovi vini (il signor Paolo ne ha creati 5, ndR) avrà una qualche educazione di partenza o è autodidatta?”

(P.Z.): “No, non sono autodidatta ma ho compiuto gli studi triennali superiori a San Floriano e raggiunto il Secondo grado di Sommelier perchè ero troppo giovane per il Terzo, un peccato (ride) ; io figlio si sta laureando in Enologia alla facoltà di San Michele (TN) con una tesi su un Enantio con stacco anticipato che dovrebbe risultare un Rosè Spumante Enantio al 100%.

Supportato dalla scuola stiamo provando vari lieviti ed uno di essi sarebbe il lievito madre dell’ Istituto di San Michele per vedere la reazione: fanno tutto ciò per creare i vini con passione ed è molto bello.”

*

(IV): “E San Michele, in Trentino, come vedono la nostra Zona? Sono interessati, disinteressati…invidiosi?”

(P.Z.): “A San Michele per la verità sono arrabbiatissimi perchè nessuno ci crede. P ochi degli altri soci credono veramente nell’ Enantio: eravamo partiti bene con il Consorzio ‘Terra dei Forti’ ma poi…”

*

(IV): “La interrompiamo per sottoporle una domanda a cui hanno risposto in modo diverso due nostri intervistati, il Presidente della Cantina Valdadige Tiberio Veronesi ed il dottor Maurizio Pedrini la cui intervista pubblicheremo più avanti: il Presidente afferma che il Consorzio è agonizzante mentre il Dottor Pedrini, stimato giornalista, afferma che troppo si è speso per la promozione dei vini e per le fiere -e non a torto, chiarifica- ma non per il territorio. La sua campana, invece, qual è?”

(P.Z.): “Io sono stato vicepresidente del Consorzio: esso è nato per promuovere questo vino autoctono, l’ Enantio appunto, che sarebbe dovuto diventare il biglietto da visita del Nostro territorio, perchè gli altri vini sono comunque internazionali ed hanno anche altre zone di vitivinificazione.

Il Pinot Grigio è stato il nostro vino di punta dagli anni ’80 e lo confermo: in Valdadige nasce il miglior Pinot Grigio esistente ( la spiegazione sul microclima da parte di Nicola ‘gosemprecaldo’ Bortoletto- Meteo Caprino Veronese, sul perchè il nostro microclima è vincente nella nostra primissima intervista, ndR), ma è l’ Enantio il nostro biglietto da visita per i grandi vini: avremmo dovuto spingere l’ Enantio con le due Cantine Sociali (Avio e Rivalta) e lasciare un attimo da parte o persino arginare il Pinot Grigio, così avremmo avuto di conseguenza una promozione del Territorio con tutto ciò che consegue: manifestazioni, turismo, economia.

Avremmo dovuto convincere a piantare Enantio, che oltretutto avrebbe reso molto di più alla bottiglia; invece, per ora, il nostro biglietto da visita è andato in fumo.”

*

(IV): “Le faremo una domanda molto spinosa, o meglio un’altra domanda spinosa: perchè le aziende del Territorio non riescono a mettersi d’accordo? Un intervistato mi ha fatto notare che ogni paese ha una sua associazione e che a Brentino ve ne sono persino due che non si accordano, un altro che fatto e finito ‘Corteggiando in Valdadige’ tutti tornano nemici come prima: cosa ci succede? Non siamo in grado di unirci?”

(P.Z.): “Non vi è una risposta chiara, ma di certo non vi è mai stato un progetto definitivo di promozione sia del Territorio che dei vini: vi è sempre stata qualche voce fuori dal coro che vanificava lo sforzo di molti.

Il DOC ‘Terradeiforti’ è nato nel 2006 e nonostante tutto, se avessimo la richiesta che merita, non avremmo paradossalmente produzione perchè, con scorno di tutti, molti produttori sono tornati al Pinot ed ad altri vini: questo ha determinato non la morte ‘reale’ del Consorzio ma di certo la morte della speranza.

Prendiamo l’esempio da due realtà a noi vicine: la Valpolicella ed il Trentino.

La Valpolicella contava ben più cantine delle nostre eppure hanno saputo mettersi d’ accordo sullo spingere un vino o massimo due d’ eccellenza ed ora fa parte del turismo di punta; proprio come dovremmo fare noi con l’ Enantio, del quale non abbiamo una massa critica da dare ai commerciali al di fuori di Verona.

Il Trentino, un esempio ancora migliore, ha persino meno di noi di materie prime tipiche zonali eppure ha saputo pubblicizzarsi bene unendosi nello sforzo.

Qui siamo pochi e non riusciamo neppure a metterci d’ accordo perchè tutti corrono da soli e questo è un peccato. Partecipiamo a ‘Corteggiando in Valdadige’ dal 2015 ed abbiamo dispensato consigli vitali (vi era una mancanza di dolci, all’ inizio, e di dare da bere proporzionato al pasto), eppure nel 2016 ci è stato imposto di uscire dalla Cantina per portarla in piazza: questo non è che non lo trovi giusto, ma troverei giusto mostrare le Cantine anche nel loro processo, magari guidati.

Oltretutto avevo proposto di portare “Corteggiando” ogni anno in un paese diverso di Brentino Belluno, per dare visibilità a tutti e porlo nelle Cantine, ed ho avuto risposte assurde che puzzavano di scuse. Vi partecipiamo perchè è parte del nostro paese, ma speriamo che la situazione si evolva.”

*

(IV): “Lei, che sembra così bene intenzionato, cosa suggerirebbe per promuovere la Valle?”

(P.Z): “Vi faccio una domanda io, come la farei ad altri per farvi capire: quante riunioni vengono promosse in Valdadige, che non siano della Cantina Valdadige o delle singole organizzazioni per i loro interessi esclusivi?”

(IV): “Ha perfettamente ragione: ma allora che fare?”

(P.Z): “Da dentro si è visto che non si può fare, da fuori abbiamo le stesse problematiche e gli stessi progetti del Baldo-Garda che purtroppo sono fermi dagli anni ’70: unire il Baldo-Garda con la Valdadige tramite la galleria a Mama d’ Avio\ Malcesine e inserire il famoso casello autostradale a Rivalta: per il resto vi sono tutti i presupposti per partire.

Abbiamo il vino, abbiamo la ristorazione, abbiamo le strutture, abbiamo la Storia ed il panorama ma i turisti ci saltano, poiché non vi sono infrastrutture: se non avremo i turisti che arriveranno grazie a questi progetti od altri, non cambieremo mai il modo di pensare, e se arriveranno sarà una reazione a catena.

Si cambierà il modo di coltivare, di tenere case, di fare promozione, tutto: altrimenti, resteremo chiusi nel nostro orticello.

Dobbiamo cambiare e ripartire dalle radici, e sono convinto che l’ Enantio sarebbe il nostro volano: bisogna trovare una linea comune e questa manca da sempre: dovremmo fare più riunioni e avere una persona od un ente che ci traini e che ci metta in riga.”

*

(IV): “Quindi ribadiamolo per bene: l’ Enantio come nostro locomotore.”

(P.Z.): “Senza dubbio avere delle competenze ed una guida può aiutare ma non si può fare il lavoro al posto nostro: noi conosciamo la realtà a cui bisogna guardare, che è piena di sfaccettature.

Dobbiamo lottare noi stessi da soli per il rilancio della Valdadige e anche stare attenti a chi vuole l’ Enantio come marchio privato, poiché esso è un bene di tutta la Terra dei Forti cui noi apparteniamo ed i benefici con questo prodotto come biglietto da visita saranno di tutti.”

Ps: il Signor Zanoni avrebbe molti premi e medaglie da mostrarci, ma purtroppo ha subìto una visita dai ladri e le medaglie…
A lui ed alla sua famiglia la nostra solidarierà e i nostri auguri per la sua salute: che stia bene per allietarci con i suoi ottimi vini!


Alla prossima, amici Valdadensi e da fuori! La primavera si avvicina e le viti iniziano a ‘buttare’, anche quelle di Enantio di 300 anni. Se non siamo vicini ad un miracolo….

“Le ECCELLENZE della VALDADIGE: la PROTEZIONE CIVILE di BRENTINO BELLUNO (VR)

“Eccellènza” (dal lat. excellentia)- Qualità di chi o di ciò che è eccellente (Voc. Treccani). Crediamo che questo termine si adatti bene alla Protezione Civile di Brentino Belluno, che andremo nell’articolo seguente ad analizzare col suo Coordinatore, Giulio Divino.

Dubbi spesso espressi da persone più anziane, detti e non detti, chiarimenti, azioni, motivazioni e realtà di persone che formano questi meravigliosi gruppi e che sono pronti a salvarci la pelle e le case: persone, appunto, d’ eccellenza.

(InValdadige): “Buonasera, Giulio: provenendo da un altro Territorio, seppure limitrofo, ti chiedo subito cosa pensi della Valdadige, prima di entrare nel Vostro ambito professionale.”

(Giulio Divino): “Che non c’è l’orizzonte (ride), venendo da Ala conosco bene cosa si prova. Scherzo, il mio pensiero è che in un Comune di 1388 anime dove li trovo i volontari? Chiaro che in un paese di 10,000 abitanti ne troverei di più. Forse. ”

*

(IV):”Ma in rapporto al numero di abitanti mi risulta siate in una ottima percentuale”

(GD): “ Siamo in 27 volontari su 1388 persone, per cui siamo il 2%: è una percentuale altissima in confronto alle altre città\comuni: il pensiero ricorrente è che però in una eventuale situazione d’emergenza vorresti sempre che fossimo in tantissimi, non badare alla media.”

*

(IV): “Questo conferma i dati che premiano i Veneti e specialmente i Veronesi come primato nazionale di volontariato.”

(GD): “Sì, lo confermo. C’è tantissima solidarietà e, cosa preziosa, di tutte le estrazioni sociali e con varie competenze. Essendo la nostra missione il salvataggio di persone, animali e beni nelle emergenze abbiamo bisogno di tutti: abbiamo elettricisti, meccanici, carpentieri, addetti all’ aiuto psicologico, infermieri, ingegneri… Perchè nelle nostre emergenze c’è bisogno di un po’ di tutto. Il database regionale ha segnato tutte le competenze di ogni singolo membro e decide in base al tipo di emergenza e delle competenze richieste (tramite corsi) chi chiamare. Anche in base alle emergenze nazionali.”

*

(IV): ”Una domanda provocatoria in risposta a chi vorrebbe ripristinare la leva perchè “in caso di emergenza esce l’ esercito senza perdere tempo”: quanto tempo si può perdere in catena di comando durante una emergenza, anche alla luce del fatto che ogni Regione conosce le competenze delle proprie squadre?”

(GD): “Non vi è pericolo che si perda tempo e Vi spiego bene il perchè, così facciamo chiarezza: il bello della Protezione Civile è la formazione e la previsione.

Essa è alla base di tutto perchè prevede i problemi: quando facciamo I piani per una città (o Comune nel nostro caso) non vengono considerati vie strette e ponti perchè possono essere di impedimento e bloccare il lavoro di soccorso. Noidi Brentino Belluno e la Protezione Civile del Comune di Dolcè non collaboriamo perchè il ponte di Peri è un elemento di pericolo (crollo) che nel piano di sicurezza è già previsto: in caso di emergenza a Peri la seconda squadra ad arrivare dopo Dolcè sarà Sant’ Ambrogio perchè da un percorso relativamente più sicuro.

E qui si prevedono perciò i guai per poter arrivare più in fretta possibile: la formazione (e tiro di nuovo in ballo I colleghi di Dolcè) è l’altro punto della velocità nelle emergenza perchè nonostante non collaboriamo nei tempi di non-emergenza, nel momento di emergenza abbiamo la stessa formazione.

Questo comporta tagliare I tempi e poter mandare le squadre più vicine, adatte e veloci, perchè agiscono tutte allo stesso modo, da Brentino Belluno a Pantelleria.”

*

(IV): “Ti spiace illustrarci come funziona la catena di comando?”

(GD): “Usiamo un esempio ormai piuttosto noto: un terremoto: succede ora.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione civile decide all’ istante CHI si muoverà e ciò può dipendere da molte cose: da che Regione è più vicina, chi ha squadre più adatte visto che dopo I corsi base le competenze da prendere in considerazione sono molte o anche da chi possiede più mezzi.

Le prime squadre arrivano in un paio d’ore perchè sono squadre d’emergenza con zaini sempre pronti con viveri d’emergenza, medicinali e occorrenza per l’urgenza: sanno che nessuno li supporterà e sono letteralmente pronti ad arrangiarsi in tutto.

Le seconde squadre arrivano in 6/8 ore con i mezzi di supporto: tende, cucine da campo e supporto di tutti i tipi, anche psicologico a chi deve operare e alle persone.

Il Dipartimento di Protezione Civile avvisa il Coordinamento provinciale, che avvisa il Coordinamento distrettuale che avvisa I singoli coordinatori, come me, il tutto in tempo quasi istantaneo grazie ai moderni mezzi di comunicazione. Possiamo dire che il tempo perso è zero.”

*

(IV):”Questa è la risposta migliore a chi tira in ballo la missione istantanea degli alpini e del Vajont.”

(GD): “In realtà la tragedia del Vajont è stata proprio quella che ha suonato la sveglia: perchè è vero che gli alpini con grande merito sono stati encomiabili ma è mancato un supporto organizzato come noi possiamo garantire.

Dalla tragedia di Longarone è praticamente nata la Protezione civile moderna. Organizzata in modo da non pestarsi I piedi a vicenda, con varie competenze che purtroppo mancavano e con una diversa gestione delle emergenze più efficiente. I militari sul Vajont sono stati bravissimi non essendo preparati ma anche il personale delle ambulanze, abituato a situazioni d’emergenza, era smarrito. Noi operiamo in modo che, nell’ emergenza, tutto possa già predisporsi per il meglio, anche grazie al supporto psicologico che, non smetterò di ripetere, è utilissimo.”

*

(IV): “Come funziona la formazione di cui ci parlavi?”

(GD): “Questo è molto bello perchè abbiamo un corso base di 40 ore iniziali dove si impara di tutto un po’ ed un corso di sicurezza di 16 ore perchè dobbiamo anche noi stare in condizioni di sicurezza e poi vi sono corsi a libera scelta: supporto psicologico, antincendio boschivo, divulgazione nelle scuole, corso rischio elettrico ed altri che si possono scoprire, possono far scoprire pregi di noi insospettabili ed essere anche utili per noi stessi.”

*

(IV): “Una domanda potrebbe sembrare sciocca ma che non viene mai posta: voi siete volontari. Avete vite vostre che comprendono famiglia e lavoro da conciliare. Se arriva una chiamata voi siete coperti a livello lavorativo o siete penalizzati?”

(GD): “Assolutamente no: siamo tutelati a norma di legge, assenti giustificati. Abbiamo rimborso spese per i mezzi ed il datore di lavoro viene rimborsato dallo Stato: ovviamente

sono tempi biblici (statali) e molte volte purtroppo chi non ha un buon rapporto col datore o lavora in una piccola azienda potrebbe avere problemi, ma in linea teorica siamo tutelati e raramente succedono dispute perchè non conviene litigare su questo.”

*

(IV): “Riallacciandoci a questo, in una ipotetica chiamata voi sareste obbligati ad andare?”

(GD): “No: tutto questo è su base volontaria. Ma posso ben vantarmi che nelle ultime emergenze siamo usciti in forze, senza defezioni. In più con l’ esondazione del Rio Secco a Belluno Veronese la sera di Natale abbiamo avuto la soddisfazione di avere il ritorno della “briglia” costruita suggerita dai nostri gelogi che è davvero soddisfacente: raramente vediamo il risultato dei nostri sforzi. E nella briglia effettivamente non si vede neppure bene perchè l’hanno nascosta per l’ impatto ambientale. (ride)”

*

(IV): “Il Coordinamento distrettuale di cui ci parlavi cosa comprende e dove ha sede?”

(GD): “Il Coordinamento distrettuale ha sede a Caprino e comprende zona Lago, Baldo.”

(IV): “Ma sono previste collaborazioni con altre forze? Vigili del fuoco, Ulss…?”

(GD): “No. Abbiamo fatto qualche collaborazione con la Stella d’ Oro di Ala, principalmente perchè sono stato loro Capo Servizio ed ho facilitato le cose, ma noi agiamo in autonomia. Il confine col Trentino, e lo dico da ex Trentino ed ora Veneto, è una sorta di barriera inaggirabile e anche piuttosto dannosa. Si possono contare sulle dita le volte che I pompieri di Avio hanno sconfinato e la Stella d’Oro ha una convenzione solo sull’ Autostrada, e mi pare che Trento possa sconfinare con l’ elicottero a Belluno V.Se se l’ elicottero di Verona Borgo Trento è occupato. Questa “barriera”, con I problemi che abbiamo attualmente con la chiusura di Bussolengo che a mio parere diventerà solo Primo soccorso e Caprino che non si decide a riattivarsi (ed io ci ho messo una pietra sopra) per cui le ambulanze dovranno partire minimo da Bussolengo non porta nulla di buono. Oltretutto il volontariato del Trentino è differente, loro hanno vigili del fuoco in quasi ogni Comune, noi abbiamo poche caserme ma abbiamo la Protezione Civile in ogni Comune.”

*

(IV): “Il solito confine a nostro svantaggio?”

(GD): “Si parla di accordi: solo gli accordi possono superare questa cosa della chiusura di Bussolengo e del nostro Territorio che ne sta soffrendo. Non siamo assolutamente coperti: noi ci stiamo attrezzando a fare tutti corsi di defibrillazione perchè sentiamo di essere piuttosto abbandonati. Ricordiamo comunque di chiamare sempre il 118 perchè anche noi siamo schedati: è rarissimo ma succede che possiamo intervenire, specie in questa specie di limbo. E cerchiamo di formare nuove persone: tutti i bidelli e molti maestri della scuola primaria di Rivalta sanno defibrillare, il chè è rassicurante.”

*

(IV): “Una cosa che si sta diffondendo a livelli informativo come la sindrome da Burn Out può capitare durante gli interventi, che possono essere lunghi, faticosi e senza una ricompensa visibile?”

(GD): “No, niente di simile alla Sindrome da Burn Out ma il problema dei volontari di un posto come la Valdadige può essere che gli interventi di soccorso coinvolgano persone a cui succede l’ emergenza che conoscono, loro parenti o persino loro stessi. In un posto piccolo quello è il rischio: senti una sirena che passa ed attraversa la Valle ed esci perchè temi sia un tuo parente. Vi è la notizia di un incidente e temi subito per I tuoi cari. E ti trovi a soccorrere persone a te care, con il peso anche su di te; senti il loro dolore anche se devi buttare via un’ auto.”

*

(IV): “Essendo volontari e sapendo che può arrivare una chiamata da un posto lontano da un momento all’ altro, cosa vi spinge a questa forte adesione? Posti che non vi hanno dato nulla, diversi, che non conoscete… con cui non avete legame. (facciamo l’Avvocato del Diavolo ma non ci riusciremo, ndR)”

(GD): ”La prima cosa che senti è l’ adrenalina in più in corpo e la voglia di fare: non pensi minimamente a dove stai andando, vuoi fare, aiutare. Forse perchè potrebbe succedere anche a noi e vorremmo che più persone ci aiutassero, che venissero tutti. E poi se fai il volontario sei comunque già predisposto a partire, perchè l’hai scelto e anche se non ci credi poi scatta qualcosa in te che ti vuole in azione. Al punto da rimanerci male se non scelgono la tua squadra: il volontario stranamente non cerca il ringraziamento ma l’ azione in sè. Bisogna sentirlo. ”

*

(IV): “Sbaglio o il Terremoto dell’ Aquila del 2009 ha suonato un’ altra sveglia?”

(GD): “Non sbagliate: l’ Aquila era SENZA protezione civile locale ed ha dovuto ricevere aiuto dall’ esterno: chissà perchè,forse davvero Longarone ha dato una sveglia psicologica oltre che fattuale e legislativa. Ma dopo la nostra azione siamo fieri di aver visto la Protezione Civile de l’ Aquila in azione durante il terremoto a Reggio Emilia felici di poter ricambiare l’aiuto. Sì, il 2009 è stata una seconda sveglia per tutta l’ Italia, si è diffusa di più in Regioni e/o Provincie in cui non c’era Protezione Civile, secondo me per il principio per cui tutti vorrebbero che in caso di emergenza vi sia più gente possibile. E forse per ammirazione/ emulazione. Da L’ Aquila in poi Protezione Civile = volontariato, inscindibili.”

*

(IV): “Come possiamo fare per reclutare più NUOVI VOLONTARI, vista e dimostrata la vostra utilità?”

(GD): “Quello del reclutamento sta diventando un problema reale: il gruppo è stato fondato nel 2001 e tutti i volontari sono ancora attivi ma iniziamo a dover pensare al ricambio per mansioni come l’ antincendio boschivo.

Alla cerimonia dei neo-diciottenni vengono spinti verso il volontariato di vario genere ma la paura maggiore è l’ inadeguatezza, ignorando che invece dietro c’è chi si prenderebbe responsabilità per loro e corsi per la loro sicurezza e per approfondire le loro specificità più disparate. Tutti hanno utilità ma si interviene solo se formati, non si viene gettati nella mischia. Credo che questo equivoco sia un bel problema per reclutare nuove leve.”

*

(IV): “Ti chiedo una ultima cosa: perchè il volontariato in Veneto e specialmente nella nostra piccola Comunità è così sentito? Forse per il vecchio senso atavico del ‘siamo una valle isolata, non siamo Trentini e Verona non sa che esistiamo e ci dobbiamo arrangiare’?”

(GD): “Di certo tra Protezione Civile, Avis, Associazioni varie (Quei de Belùm, San Giacomo…) il livello di solidarietà è alto: e poi credo che sì, sappiamo che se non ci arrangeremo non arriverà nessun’ altro. Da Nord no di certo e da Verona sono lenti. Siamo isolati ma ben organizzati e con grande determinazione di abitare la Nostra bella Valle”

*

(IV): “Ti senti di raccomandare qualcosa in vista di una eventuale nuova ‘campagna acquisti’?”

(GD): “Sì, che non esiste nessun “armiamoci e partite”: abbandonate la sensazione di inadeguatezza perchè tutto è studiato per essere fatto in primis per essere in sicurezza voi stessi. E che tutti hanno una propria utilità, basta trovarla.

“Le Eccellenze della Valdadige” ci porta alla Cantina Valdadige dove Tiberio Veronesi si racconta: “La parola al Presidente”

(InValdadige): “Buongiorno Presidente e grazie per aver accolto il Nostro invito a farsi intervistare. Potremmo partire subito con le cose che più interessano ai Veneti, tipo i ‘schèi’; l’ Arena (il giornale di Verona n.d.R) di maggio riportava un dato interessantissimo di come la percentuale vendite sia aumentato del 23% dall’ anno prima, ci conferma questi dati?”

(Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige in carica): “A volte i numeri buttati li non trasmettono bene la realtà, per cui facciamo un po’ di chiarezza: non ho sottomano quell’articolo, ma i dati 2018 ci dicono che abbiamo venduto nel mercato Italia 323.000 bottiglie di vino, con un aumento effettivo rispetto al 2017 del 23,5%.

Il solo nostro punto vendita ha venduto 156.000 litri di vino, fra bottiglie, sfuso e bag-in-box, con un incremento del 67,75% rispetto agli anni precedenti. Per cui direi che un aumento c’è stato su tutti i fronti, sì.”

(IV): “Quanto crede che il Suo ruolo sia stato decisivo in questo aumento? In fondo Lei è Presidente in carica solo dal 2017, per cui ancora un incarico recente.”

(T.V.): “Il mio arrivo alla Presidenza di Cantina Valdadige ha sicuramente fatto suonare la sveglia: da troppo tempo che la situazione era sopita, era ora che tutti e per primi i soci e i dipendenti, prendessero coscienza che invece di dire a noi stessi che siamo bravi e sappiamo produrre un ottimo prodotto questo bisogna farlo sapere al resto del mondo, e comunicarlo con convinzione perché non basta fare un po’ di pubblicità sui giornali: bisogna che qualsiasi nostro interlocutore, cliente o fornitore che sia, ci legga negli occhi la convinzione e la consapevolezza che siamo fermamente convinti delle eccellenze che produciamo.”

(IV): “E quanto ha influenzato qualitativamente sulla comunicazione la partnership con SignorVino?”

(T.V.): “In questo anche l’approccio a SignorVino ha ovviamente aiutato: il posizionarsi a fianco di brand sicuramente più blasonati di noi, ci ha fatto fare un salto più che positivo.”

(IV): “I nostri contadini parlano sommessamente di export con mercati asiatici, dopo il boom di anni fa di quelli statunitensi: quanto c’è di vero in questo? Il Sud Est Asiatico è davvero la nuova frontiera dell’ economia vinicola?”

(T.V.): “Il mercato Americano per le nostre tipologie di vini, con in testa il Pinot Grigio, è ancora il mercato di riferimento; ottimo sbocco commerciale per noi è anche il nord europa con Germania in testa come richieste. L’Oriente sarebbe il mercato del futuro, pero è ostico, perché richiede volumi e prezzi che noi non abbiamo o, viceversa, richiede un posizionamento percepito molto alto: ci chiede di essere un brand già affermato e conosciuto ed anche qui facciamo fatica, ma piano piano ci stiamo avvicinando, abbiamo già fatto incontri ed abbiamo già clienti in Malesia e Vietnam.”

(IV): “Le va di raccontarci un po’ di storia della Cantina Valdadige, che ha cambiato il territorio creando, partendo da un’ economia di sussistenza pre- vitivinicola ad una di offerta di surplus e di esportazione, rendendoci sempre più interessanti sul mercato; in che anno è nata, chi sono stati i primi soci fondatori, quali sono stati i primi risultati… Insomma un piccolo Bignami della Cantina Valdadige?”

(T.V.): “La Cooperativa Cantina Valdadige è stata fondata nel 1957 da 28 soci fondatori e la cantina è stata costruita nel 1959.

E’ nata dalla necessità di far fronte alla precaria situazione di conferimento che si rivolgeva solo verso il canale privato che a quei tempi non dava certezze di continuità e solvibilità.

I presidenti e gli enologi che si sono susseguiti nella conduzione della cooperativa, ricordo fra loro il presidente Antonio Festa e l’enologo Ettore Leonardi che hanno passato molti anni al servizio della cantina, hanno permesso il forte consolidamento di questa realtà, aiutando i contadini non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista professionale, cosa che ancora oggi ci impegna e ci distingue.”

(IV): “Allora torniamo all’ attualità con qualche numero informativo: quanti soci conta la Cantina Valdadige? Quanti ettari conta tra i suoi associati?

(T.V.): “Attualmente siamo 208 soci, con una superficie vitata impegnata di circa 600 ettari.”

(IV): “Cosa consiglierebbe ad una persona nel rendere appetibile il trasferirsi in Valdadige ed investire nel settore vitivinicolo, come Presidente della Cantina ma anche come ex “contandino” in terreni propri? A chi dovrebbe rivolgersi per poter essere guidato nel miglior lavoro possibile e, ovviamente, guadagnare da questa attività? La Cantina incentiva la compravendita di terreni, comprandoli e poi rivendendoli ai soci a prezzi convenienti?”

(T.V.):”La Cantina Valdadige è riuscita a creare una situazione di fiducia verso i propri soci e verso i propri clienti che ha sempre dimostrato di rispettare ed ha sempre lavorato in modo che i soci abbiano la migliore remunerazione possibile, in rapporto all’area geografica di appartenenza.

Ha aiutato ed aiuta in tutte le problematiche di campagna e burocratiche, ha sempre ritirato tutto il prodotto dei suoi soci anche quando le condizioni erano critiche.

Con questa premessa cerchiamo di assistere l’ eventuale socio ed aiutarlo sempre; anche quando ci sono trattative di compravendita Cantina Valdadige si fa garante verso il venditore e verso la banca quando l’operazione necessita di essere coperta da mutui o finanziamenti, a volte anche acquistando in prima persona l’appezzamento per poi frazionarlo fra diversi soci interessati. Se una persona chiede di entrare nel mondo vitivinicolo e vuole farsi socio, riceverà tutto l’aiuto possibile, sia tecnico che economico; ovviamente entro certi limiti.”

(IV): “Tutti i soci hanno eguale potere decisionale, per cui vige una democrazia interna molto forte, o chi possiede più terreno ha più voce in capitolo? L’ elezione del Presidente avviene per votazione diretta dei soci? Il Presidente si occupa poi delle assunzioni interne ed avere perciò la responsabilità diretta dello standard qualitativo dell’ uvaggio e della lavorazione del prodotto, con onori ma anche pesanti oneri?”

(T.V.): “Ovviamente i soci della Cantina Valdadige hanno tutti indistintamente gli stessi diritti: di assistenza, di conferimento e di voto, non importa che uno possegga 1.000 metri o 10 ettari, ha per noi la stessa importanza e lo stesso diritto e capacità di voto, ossia un voto per socio. Con me il presidente può consigliare: posso e devo dare un indirizzo, ma lascio alla professionalità e alla competenza dei responsabili, amministrativo da una parte e tecnico dall’altra, di assumersi la responsabilità delle loro scelte, ovviamente senza perderne il controllo, perché comunque ogni scelta prima di essere applicata passa al vaglio anche del consiglio.”

(IV): “Una domandina maliziosa: quanto crede abbia contato l’onda lunga del boom del Prosecco (uva Glera, non molto di pregio, con una lavorazione povera come il metodo Charmat) e del suo lavoro di marketing che ha rilanciato il marchio del Veneto nel mondo? Quanto può aver influito la moda nell’ aumento delle vendite e perciò del fatturato della nostra Cantina ma anche nel sorgere di tante altre? Sex and the City ci ha aiutato, alla fine, come la frase ‘si possono avere due bollicine’ nei reality show culinari? Il settore ha attirato tanti esperti dell’ultima ora, ne abbiamo avuto la riprova con gli ultimi Vinitaly; quanti sono approdati alla Cantina Valdadige, che ha vini portati da un certo standard qualitativo e non sono tutti vini facili (come, appunto, il Prosecco)?”

(T.V.): “Il grande lavoro di marketing che si è avuto nel mondo prosecco ha portato il vino Italiano a superare finalmente la grande eccellenza francese, ma secondo me è stato commesso un errore creando una grande visibilità di facciata corrispondente purtroppo a poca o male organizzata struttura di base: ho paura che al primo scossone crolli tutto.

In pratica la regione Veneto ha investito molto in questo progetto, senza obbligare i consorzi a regole ferme e soprattutto al farle rispettare (questo sta ora cominciando a succedere anche nel mondo del Pinot Grigio), ci sono forse una decina di “SIGNOR PRODUTTORI” veramente signori, ma nel sottobosco sembra di essere ritornati nel periodo nero delle sofisticazioni.

Viceversa, l’innalzamento del livello del prodotto vino Italia ha portato vantaggi per tutti, starà poi a noi esserne all’altezza, anche perché per fortuna il livello di conoscenza del cliente medio si sta alzando, sia in Italia che all’estero, e noi a questi clienti puntiamo.

Non siamo una cantina dai grandi numeri per chiara logistica, ma siamo una cantina di qualità ed eccellenza, ed un cliente informato ed istruito è sicuramente un cliente che da noi può trovare soddisfazione. Una riprova l’abbiamo avuta all’ultimo Vinitaly 2019, dove il nostro stand è stato molto frequentato e quasi tutti erano persone informate che volevano approfondire e conoscere piccole realtà dove trovare vini autoctoni e il più naturali possibile.”

(IV): “I Wine Bar; dopo la partenza a rilento del punto di Rivalta, sede della Cantina, questo luogo di aggregazione, mescita e vendita è stato un crescendo travolgente, con serate a tema e di accrescimento enogastronomico; questa estate è stato aperto anche il punto di Peri di Dolcè, grazie all’ ottimo lavoro di Luciana Albrigo. Avete un nuovo punto a Stephy di Caprino V.se ed a Verona: a cosa puntate, ormai? Cantina Valdadige su Marte?”

(T.V.): “Il cambio di gestione ha dato opportunità di nuova vita per il nostro Wine Bar: la situazione precedente con due realtà separate che non si parlavano e che perseguivano obbiettivi diversi erano ormai arrivate a conclusione e ci ha permesso di arrivare all’ attuale gestione unica che ci permette di tenere il punto vendita aperto sette giorni su sette, dodici ore al giorno, dando cosi alla clientela un servizio più ampio nel tempo e più efficace nella sostanza. Il coinvolgimento del bar di Peri (Vr) è stato anche il primo passo per una nuova avventura che ci porta adesso ad avere già altri due punti vendita, uno a Caprino V.Se presso il negozio Stephy ed uno a Verona presso l’enoteca WonderWine in via Ciro Ferrari 1, realtà che vogliamo espandere cercando di creare partnership ma solo con operatori convinti della bontà e qualità dei nostri vini.”

(IV): “Il continuo disboscamento di aree boschive ora adibite ad agricoltura vitivinicola ha provocato lo spostamento di animali sempre più in basso sulle strade Statali e Provinciali che attraversano la nostra amata Valle, oltre ad avere praticamente i cinghiali in casa che ovviamente provocano spese accessorie come reti per preservare i vitigni e l’ incolumità delle strade; le chiedo, in tutta sincerità, se vi è il rischio che possa succedere come nella vicina Valpolicella con le piogge degli ultimi anni, nella quale vi sono stati grandi disagi e rischi idrogeologici. Cosa ha in mente la Cantina per ripararci da questo rischio?”

(T.V.): “La cantina ha sempre sconsigliato questo approccio dissennato al territorio, cercando di indirizzare il contadino ad un più razionale e mirato uso di quello che è già un patrimonio importante per l’economia della Valdadige: la testimonianza di chi nel passato ha tentato interventi onerosi o magari si è fidato del miraggio di colture alternative dai guadagni facili e si è scottato le mani ha frenato questi tentativi di sviluppo dissennato e ci ha portati a soppesare più che bene le nostre scelte.

Purtroppo la gestione allegra dei territori sta creando anche da noi seri problemi, i cinghiali ma anche caprioli e cervi stanno dando seri problemi soprattutto nel comune di Dolcè, dove ci si vede costretti a recintare qualsiasi coltura, pena il ritrovarsi con danni ingenti e con la produzione a zero, senza contare gli ormai innumerevoli incidenti che avvengono sulla statale 12 e provinciale 11 a danno di animali selvatici.”

(IV): “Ultima domanda, poi la lasceremo al Suo prezioso lavoro per buona parte della Comunità: visto il tentativo di lanciare la Valdadige turisticamente, agganciata al Garda-Baldo, vi sono in programma visite guidate alla Cantina, in una sorta di progetto simile alla Cittadella del Vino di Mezzacorona? Non come ora, fatte un po’ a pezza, ma sistematicamente con organizzazioni di viaggi, degustazioni e visite dei vitigni, ovviamente il tutto abbinato alla magnificenza del territorio attraversato dall’ Adige? Potrebbe, in futuro, essere un’ opzione?”

(T.V.): “Devo con rammarico constatare che le associazioni di categoria in Valdadige sono praticamente assenti ed anche il consorzio “TerradeiForti” è quasi -se non morto- fortemente sopito: sto tentando da tre anni di risvegliarlo ma non ci sono riuscito, comunque non demordo.

Quello che si fa in questo momento si porta avanti ognuno per il proprio mulino e con poca voglia di collaborazione ad esclusione di Corteggiando (la manifestazione di Luglio a Brentino V.se, ndR) , che è l’unico evento che vede unite le realtà economiche e le amministrazioni, ma mestamente dopo tre\quattro giorni dai fuochi artificiali tutto finisce. Come amministrazione comunale ci sono progetti in tal senso ma come ben sapete i tempi della burocrazia sono infiniti.

Noi come Cantina Valdadige con gli eventi enogastronomici che facciamo presso i Wine Bar e con gli incontri a tema o corsi di aggiornamento che facciamo nella nostra sala assemblee cerchiamo di creare un polo di crescita, di visibilità ma anche di coinvolgimento per il mondo vitivinicolo della nostra valle, perché tutti i nostri eventi non sono riservati ai soli soci, ma aperti a tutti (anche alle cantine concorrenti).”