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PROTEZIONE CIVILE DOLCE’-PASTRENGO: “Così vicino, così lontano”

Il ciclo delle ‘Eccellenze della Valdadige’ riparte dalla Protezione Civile di Dolcè; un gruppo per Due Comuni.

Buongiorno, amici della Valdadige: se con la precedente intervista al Coordinatore Giulio Divino della Protezione Civile di Brentino Belluno abbiamo sviscerato la cosa che più colpisce del Dipartimento Protezione Civile, ovvero l’azione in corso di emergenza, con la Protezione Civile di Dolcè-Pastrengo abbiamo tentato di affrontare il quotidiano di un gruppo Protezione Civile, delle mansioni più comuni come il supporto alle forze di servizio in manifestazioni, le differenze tra i due gruppi locali ed il perché il gruppo di Dolcè-Patrengo abbia la particolarità di essere associata a due Comuni: così, da una parte l’emergenza e dall’altra il quotidiano, ben sapendo che entrambe possono svolgere i compiti elencati da entrambe perché le regole emanate dal Dipartimento Protezione Civile sono UGUALI per ogni gruppo, il ché è la loro forza: uniti ma distanti, possono collaborare con ogni gruppo senza perdere tempo.

Gentilmente, nella sede del Comune di Dolcè (il CoC), il Coordinatore Renzo Andreoli ed il segretario, sua moglie Katia, hanno risposto a tutti i nostro dubbi: speriamo così che le due interviste diventino complementari e diano un quadro completo della Protezione Civile, che è più sfaccettato di quanto sembri e del quale noi non crediamo assolutamente di aver svelato tutto, ma di aver creato un quadro complessivo in cui inserire i nostro Corpi locali.

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(InValdadige): “ Buongiorno e grazie per la disponibilità: la prima cosa da chiarire credo sia la differenza tra le due Protezioni Civili disposte qui in Comunità Valdadige, ovvero la Protezione civile Comunale di Brentino Belluno e la Protezione Civile di Dolcè- Pastrengo. Perché Dolcè – Pastrengo? Non sono neppure confinanti!”

(Renzo Andreoli): Buongiorno a tutti: la cosa è più semplice di quello che sembra, essendo noi un’ Associazione possiamo fare più convenzioni con più Comuni: la Convenzione col Comune funziona in modo che un tot di soldi (che non stiamo a specificare) vengano versati per svolgere determinate mansioni in emergenza e non solo in emergenza (e neppure queste saranno tutte specificate, giustificatamente). E’ importante ricordare, visto molti lo credono, che noi non facciamo ‘servizio d’ordine’, bensì possiamo intervenire solo in caso di chiamata dei Carabinieri o in supporto della polizia locale: da soli non facciamo né interventi d’ordine né viabilità o qualsiasi cosa possa sostituire le forze dell’ordine, noi non siamo i loro sostituti, semmai il loro supporto.

E qui non vi è differenza tra Comunale o Associazione: le leggi a cui obbediamo tutti sono quelle diramate dal Dipartimento Protezione Civile a Roma”

(InValdadige): “Vista così sembrerebbe migliore la forma associativa di quella comunale.”

(R. A.): “Beh, se non si vanno a calcolare le spese: assicurazioni mezzi, assicurazioni volontari, divise, sono a carico nostro, conteggiate come nostre spese come ogni buona Associazione deve tenere conto; abbiamo un bilancio annuale di fine anno e dobbiamo presentare una previsione di bilancio annuale ad inizio anno ai Comuni con i quali abbiamo la convenzione, per ottenere i fondi. Invece le Comunali hanno, teoricamente, tutto pagato dal Comune.

Un’altra differenza, che invece fa pendere l’ago a nostro favore -dal nostro punto di vista- è che noi possiamo far entrare chi e specialmente QUANTI vogliamo nella nostra Associazione, mentre in una Comunale teoricamente decide il Sindaco del Comune di riferimento quanti volontari fare entrare.”

(InValdadige):”Allora, chiarito questo aspetto, vogliamo fare un po’ di storia della Protezione Civile di Dolcè?”

(R.A.): “La Protezione Civile di Dolcè è nata nel 1990: ovviamente noi (io e mia moglie, presente come segretario, ndR) non eravamo ancora membri. Quando nacque era un gruppo ANA condiviso con Castelnuovo d\Garda, diventata poi gruppo Comunale e nel 2001 finalmente in forma associativa come la conosciamo ora.

Facciamo parte del Distretto “Verona 2” (10 Comuni veronesi), diversamente da Brentino Belluno.

Io sono entrato nel 2008 e nel 2011 sono diventato Presidente.”

(InValdadige ricorda: le due Protezioni civili non sono considerate “vicine” per via del collegamento Ponte di Peri considerato ‘a rischio’ in situazioni d’emergenza; in caso di rinforzi sul Territorio, a Dolcè si aggiunge Sant’Ambrogio come confinante, ndR)”

(IV):”Ecco, avete accennato all’ ANA: non abbiamo ben capito come sia organizzata e da dove dipenda. Sappiamo solo che è formata da Alpini: Vi spiace darci qualche informazione, visto ne abbiamo l’occasione?”

(R.A.):” L’ANA, a nostra differenza, è un GRUPPO NAZIONALE, suddivisa poi in varie sezioni ma un gruppo unico: prende ordini anch’essa dal Dipartimento Protezione Civile ma mentre la Provincia o la Regione o il Dipartimento Nazionale chiedono l’intervento di specifici gruppi di Protezione Civile vicino al luogo dell’emergenza, per esempio potrebbero chiamare Dolcè quanto Sant’Anna D’Alfaedo, l’ Ana essendo un gruppo unico di solito sono i primi a muoversi quando vi è emergenza. Gli Alpini sono il top per quando riguarda la velocità dei soccorsi, mezzi, struttura ed organizzazione.”

(IV):”Porterete il vostro aiuto all’Adige Marathon del 04 ottobre, quest’anno?”

– QUESTA DOMANDA E’ STATA FATTA PRIMA DI SAPERE DELL’ANNULLAMENTO, MA RITENIAMO SIA IMPORTANTE SAPERE COME SI SAREBBE SVOLTA QUEST’ANNO, CON MISURE PARTICOLARI.

(R.A.): “Quest’anno l’Adige Marathon sarà chiusa da un cordone sanitario pesantissimo: noi baderemo al parcheggio per l’isola di Dolcè dal 03\10 al giorno stesso a preparare il parcheggio da dove partirà la mini-maratona e le canoe da rafting, ma non potremo entrare nel cordone: al contrario degli altri anni non vi sarà il numero di volontari della Protezione Civile Brentino Belluno, Rivoli, Bussolengo e delle organizzazioni private sono rimasti molto delusi ma dobbiamo guardare all’anno in corso.” – E PURTROPPO CIO’ NON E’ AVVENUTO, MA UN CORDONE SANITARIO SIMILE E’ PROVA CHE SI SAREBBE TUTTO SVOLTO IN SICUREZZA

(IV):”C’è una cosa che però mi ha detto quando mi avete accolto: che è in servizio. Come sarebbe che è ‘in servizio’?”

(R.A.):”Perché io SONO in servizio: sono in servizio di rappresentanza, come questa sera (26/09, data dell’intervista) sarò di rappresentanza al PalaRiso di Isola della Scala, in divisa e rappresentante del gruppo.”

(IV):”Perciò torniamo sulle Convenzioni: non vi chiediamo di dircele tutte, ma un esempio di cosa vi è chiesto?”

(R.A.): “Facciamo servizio di aiuto alla polizia locale alle manifestazioni, per esempio a ‘Storia e Sapori’ che quest’anno non si è svolto causa CoVid19, ma al quale di solito partecipiamo attivamente come supporto alla polizia locale ma anche piantando il nostro gazebo con l’invito ad ‘arruolarsi’ nei nostri: forniamo aiuto a manifestazioni sportive o religiose sempre in supporto, senza dimenticare le varie emergenze che si presentano nei rispettivi comuni convenzionati, come ad esempio ( taglio di piante cadute o pericolose , interventi con motopompa per allagamenti , spargimento di sale in caso di ghiaccio e neve, chiusura di tratti di ciclabile in caso di piena dell’adige ogni qualvolta si presenta una manifestazione). Per decidere queste cose vi è la riunione dell’Associazione o delle Associazioni che la tengono e noi partecipiamo, com’è giusto, e si decide.”

(IV):” E le Vostre, riunioni, ogni quanto vengono tenute?”

(R.A.):”Circa una volta al mese la riunione del gruppo, mentre le riunioni del Direttivo sono convocate ogni volta lo ritenga opportuno il Presidente, cioè io.”

(IV):”Avete aiutato nel Comune di Brentino Belluno alla Festa del 15 agosto degli Alpini in Pian di Festa con una navetta; vista l’eccezione del Ponte ed essendo in un altro Comune, come vi comportate quando siete in un Territorio con una propria Protezione Civile?”

(R.A.):”Personalmente in un Territorio di un’altra Protezione Civile io chiamo per mettermi d’accordo con l’altra Protezione Civile per rispetto: quest’anno mi ha chiamato il Presidente degli Alpini della sezione Valdadige ed io ho chiamato la Protezione civile di Brentino Belluno per sapere se e come muoverci.

Non tutti lo fanno, a volte ci siamo trovati nel “nostro territorio” altre organizzazioni, con nostra sorpresa.

Noi lo facciamo e vogliamo metterci d’accordo, che non esista il caso di essere tra i piedi o una sorpresa per la Protezione Civile del Comune dove andiamo ad operare. Abbiamo avvisato anche la sera della rappresentazione teatrale per nostra beneficenza, che eravamo sul loro Comune ed in divisa.

Tanti non lo fanno, noi sì, lo riteniamo un gesto di rispetto tra gruppi con lo stesso obiettivo.”

(IV):”Torniamo un po’ indietro: anche se questa cosa era stata raccontata dal Coordinatore Giulio Divino, le andrebbe di ripassare la catena di comando, ovvero cosa succede in caso di emergenza?”

(R.A.):”Iniziamo parlando a a livello provinciale o regionale: si chiedono volontari dal distretto più vicino all’emergenza e poi, valutata la gravità della situazione, si muovono a catena gli altri distretti.

Tutto dipende sempre dalla gravità dell’emergenza e da come sono disposti e dal numero di volontari che possono partire.”

(IV):”Ed in emergenza nazionale, cosa succede?”

(R.A.):”In emergenza come Amatrice o L’Aquila la Provincia manda la richiesta di disponibilità di volontari tramite mail o whatsapp, che ormai hanno tutti ed è certamente più veloce, e poi si parte tutti con la colonna mobile regionale.

Noi abbiamo avuto sempre avuto qualcuno nelle emergenze nazionali: in Abruzzo vi erano 2\3 volontari, così come nelle Marche e ad Amatrice abbiamo consegnato orgogliosamente i fondi raccolti da Comune e Protezione Civile (una nota per quanto riguarda Amatrice e Montemonaco: abbiamo consegnato orgogliosamente insieme ad sindaci e altri coordinatori ,fondi raccolti da Comuni e Protezione Civili del distretto VR2, ndR).

(IV):”L’emergenza che vi ha più colpito?”

(R.A.):”Le emergenze non sono mai uguali, ma quelle dei terremoti sono devastanti: non è certo come una piena dell’Adige per quanto grave possa essere.

Io ero nelle Marche ed è stata dura, ogni settimana c’è il cambio ma è una settimana…dura, noi eravamo in funzione di tirare via il campo del Veneto per preparare quello del Trentino ma in quei momenti non si sa quando avranno mai fine queste sofferenze.

Ci sono gruppi che possono dare disponibilità di due settimane ma in genere ogni settimana ci danno il cambio.

A volte è impossibile lasciare il lavoro, come durante una piena dell’Adige che aveva allagato Monteforte d’Alpone e Soave, e perciò andavamo giù di notte a lavorare e poi tornavamo sul posto di lavoro. (CIOE’ LAVORARE DURAMENTE DI NOTTE E ANCHE DI GIORNO- sconvolti ,ndR)”

(IV):”Qual è il procedimento per reclutare una persona nel vostro gruppo?”

(R.A.):”Beh, se non lo conosciamo facciamo un controllo alla polizia locale, poi in ogni caso i candidati incontrano il Direttivo e fanno quattro parole, lì si decide (‘si chiede se hanno voglia di far qualcosa, in sostanza’ – Katia, segretario, puntualizza-). Noi valutiamo anche in base ad eventuali problemi medici i compiti che andranno a svolgere dopo il Corso di Sicurezza obbligatorio, ovvero come operare in sicurezza, dpi e primo soccorso più un piccolo corso base di Protezione Civile. I corsi si tengono di solito in sedi più grosse che tendono a turnare come Castelnuovo, Verona, Caprino… “

(IV):”E che specializzazioni potrebbero prendere i nuovi entrati?”

(R.A.):” Mah, per esempio c’è l’ anti – incendio boschivo, che essendo un esame medico-fisico è piuttosto tosto, il salvataggio fluviale, il patentino escavatori e 4×4, la psicologia d’emergenza, il DAE (defibrillatore): dovreste vedere come esce il nostro pick up quando facciamo il corso e l’esame (ride), paghiamo più a pulirlo che a usarlo, quasi!

Da notare che i corso di Primo Soccorso li paghiamo noi con i nostri fondi, di solito ad organizzazioni come Croce Rossa o simili.

Le specializzazioni non mancano anche per chi non ha portanza fisica e vuole aiutare, troverà certamente qualcosa che lo cerca, e chi entra deve essere rassicurato che si lavora sempre in sicurezza.”

(IV):”Per ora abbiamo parlato solo dei doveri, cioè di cose noiose: ma cos’è il bello di fare parte della Protezione Civile?”

(R.A.):”Mah, molti si scoraggiano per il tempo del corso di sicurezza che è effettivamente lungo ma necessario e per i vari compiti da operare sul Territorio che sembrano noiosi, ma diciamo che noi li consideriamo anche una buona opera di smistamento da chi vuole fare veramente da chi vuole indossare la divisa per fare il Rambo.

Capita che tali individui insistano nel loro comportarsi irresponsabilmente e vengano richiamati dal Direttivo per mediare la loro situazione e invitarli a non fare più, appunto, il Rambo della situazione.

Quelli che se ne vanno non sapranno mai la soddisfazione di sentire un ‘grazie’ o comunque ringraziamenti da chi ha perso tutto ma sa che stai combattendo per salvare il poco che c’è.

Una famiglia a Soave, durante l’alluvione di cui parlavamo prima, aveva perso quasi tutto e mentre noi stavamo a lavorare era commovente vedere queste signore come ci correvano incontro con tutto quello che avevano: ci hanno colpito i caffè ed i dolcetti; in una situazione del genere, con casa allagata e quasi tutti perso, erano preoccupate non avessimo i dolcetti!

Sono gesti che restano per sempre e che ci rinuncia non proverà mai.”

(IV):”Lo Statuto della Protezione Civile di Dolcè, mi aveva accennato nelle chiacchiere extra-intervista, ha una particolarità.”

(R.A.):”Sì, noi siamo una delle pochissime squadre che possiamo formare una ‘squadra giovani’ o ‘allievi’, cioè minorenni affiancati sempre da un maggiorenne che portano sulla loro divisa la dicitura ‘allievi’ e non possono agire autonomamente: abbiamo cambiato statuto per poterlo fare e bisognerebbe vedere la gioia quando, al 18′ compleanno, gli si stacca la targhetta ‘allievi’; i genitori potrebbero quasi non comprargli nessun regalo da tanto son contenti. (ride, ndR)

Ora ne abbiamo solo uno, ma in passato ne abbiamo avuto molti e molte soddisfazioni da loro.”

(IV):”Avevamo accennato anche all’Emporio della solidarietà, cui partecipate.”

(R.A.):”L’Emporio della solidarietà è un’Associazione a parte, che aiuta le famiglie bisognose con donazioni dirette di cibo: questo è raccolto grazie ai clienti dei supermercati di Domegliara, LIDL ed EUROSPIN che hanno un carrello con sopra il cartello recante anche il nostro logo in quanto aiutiamo durante le distribuzioni. Anche quei ‘grazie’ sono molto sentiti, è sempre un’altra forma di aiuto in caso di bisogno.”

(IV):”Voi vi mantenete con le Convenzioni coi Comuni e con le donazioni: com’è possibile che un gruppo che necessita di così tanti fondi riesca a farcela?”

(R.A.):”Abbiamo avuto esempi davvero bellissimi durante il Covid19: intanto il più grosso è stato il nuovo pick up dalla Fondazione Valentini per il lavoro svolto,ma ci hanno stupito che le persone, i privati, vedessero in tv l’appello a donare alla Protezione Civile Nazionale e scegliessero invece coscientemente di donare a noi.

Ed i più poveri o di fascia più bassa donavano di più, questa è una cosa che non smetterà mai di stupirci.

Abbiamo avuto un caso commovente di un ragazzo che suonava sul balcone per tutto il vicinato e che ha raccolto una considerevole sommetta con i vicini e che ci ha donato il tutto, dicendo ‘tanto sono in lockdown, non posso spenderli’ (anche arguto, ndR). Ma la generosità delle persone è sorprendente.”

(IV)”Mettiamo che è una delle cose per cui bisognerebbe arruolarsi nella Protezione civile, il vedere questa generosità all’opera?”

(R.A.):”Un ottimo argomento per arruolarsi, sì.”

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Ringraziamo sentitamente Renzo e Katia Andreoli non solo per l’intervista ma anche per il loro intervento allo spettacolo scorso: non sappiamo come spingervi, se non dicendovi che in lockdown, ovvero in momento del bisogno, i volontari di Dolcè\Pastrengo sono aumentati, fedeli allo spirito della Protezione Civile di arrivare nel momento del bisogno.

Alla prossima, amici.

Ancora oggi ci chiediamo perchè ci abbiamo messo così tanto ad arrivare ad intervistare i ragazzi XAdventure Outdoor Garda Lake nella loro “base” di Brentino (www.xadventure.it):

eppure siamo sempre in cerca di cose che suscitino la curiosità nel nostro piccolo Territorio, cose che possano attirare in primis noi amici della Valdadige ed in secundis attirare un flusso turistico.

Abbiamo salutato questi ragazzi “dalla Gigia” seduti a bere con chi avevano portato a vivere un’emozione, li abbiamo sempre visti in giro, abbiamo visto il loro furgone nelle visite a Brentino, eppure…

Speriamo di non essere stati colpiti dalla spocchia del “nativo”: cioè ‘mi son nato chi e voialtri sì vignesti dopo, no go bisogno de voialtri’, perché sarebbe un errore gravissimo: un errore gravissimo come averli ignorati -involontariamente- fino ad adesso che la Valdadige eroghi patentini di “natività” come medaglie; adesso rimediamo con un’intervista fiume a Marco Heltai e Vivian Pontarin proprio nel loro primo giorno di riapertura, il 22/05/2020 dopo una memorabile festa “Al Casòt” di Mama de Soto

(InValdadige):” Ciao ragazzi, ci scusiamo per essere arrivati così ‘tardi’ ad un’attività che da una prospettiva così importante come quella sportiva per promuovere la Valdadige. Ecco, tenendo il focus sul nostro territorio, poiché sappiamo avete attività sul Garda ed attorno, cosa proponete ai visitatori per la Valdadige?”

(X Adventure -parlano a turno sia Vivian che Marco, perciò terremo il “logo”):” Questo è un punto fondamentale per il canyoning, si veda che abbiamo la base canyoning station qui a Brentino; poi facciamo arrampicata su tutta la zona Valdadige, canoa, rafting e ciclismo, sia mountain bike che bici da strada. L’anno scorso con degli irlandesi abbiamo fatto un giro dal Lago, raggiungendo la punta di Peri, cambiando ciclabile e poi dalla Chiusa risalendo verso Calmasino: meraviglioso, 50 circa km! La Valdadige ha tutto.”

(IV):” Beh, noi lo vantavamo già, di avere tutto (ridiamo) ma in altro senso. Cosa ritenere sia il vostro punto di forza?”

(XA):” Il bello della nostra organizzazione è che abbiamo proposte adatte per tutti: sia dai bimbi di 6 anni, con le Kid’s adventure dedicate, ad adulti senza limiti di età; da esperienze soft per principianti a estreme per gente già esperta che vuole mettersi alla prova; organizziamo anche gite alpine ad alta quota.

Nelle Kid’s Adventure la bellezza è che i bimbi sono i gestori delle proprie attività, non li gestiamo noi ma loro gestiscono l’attività. Siamo in un’epoca diversa da dove siamo cresciuti noi, dove i bimbi si appropriavano del territorio giocando, siamo in un’epoca dove per assurdo sono i GENITORI che vogliono per i loro figli una scuola alternativa: ci hanno inserito nello staff di una scuola elementare Marciaga\Castion dove noi facciamo educazione fisica, mentre noi li portiamo in natura, una scuola montessoriana-steineriana che conta molto sull’esperienza.

La cosa bella di questi percorsi è che li costringe a farsi carico di una cosa che sovente non esiste più ed è scaricata alle scuole o agli educatori, che è la responsabilità: quando fanno attività possono essere liberi, completamente liberi e sani.”

(IV): “La Valdadige stessa è comunque cambiata: internet ha migliorato le nostre vita rapportandoci in tempo reale con la città, insomma non andiamo più a Verona vestiti come i cugini di campagna, ma nello stesso tempo ci ha scollegato dal territorio.”

(XA):”E la Valdadige è meravigliosa perché nell’arco di 4 km puoi fare QUALSIASI COSA: un concentrato di esperienze a tutti i livelli. Offre la possibilità di fare cose che in altri posti si sognano: esempio, mattina canyoning e pomeriggio degustazione lungo il fiume con i gommoni. E cosa che facciamo SOLO qui è poterci permettere di fare formazione aziendale, dando in mano il gommone alle aziende senza essere sopra noi a controllarlo: questo è molto più formativo per loro. Un concentrato di attività altamente stimolanti. E l’autenticità del fiume Adige che qua non è stato toccato, ha un percorso naturale.”

(IV): “L’Adige come ‘fiume autentico’ è un concetto davvero interessante.”

(XA): “E non solo: tu entri in una Valle che comunque risente del progresso dai suoi rumori. La A22, la linea ferroviaria del Brennero, la Statale, la Provinciale…ma appena scendi a livello del fiume questi rumori SPARISCONO, per cui sensorialmente è una cosa incredibile: il fiume Adige sembra quasi un antidoto contro le storture ed il rumore della modernità.”

(IV):”E la ‘scommessa Valdadige’ di cui ci hai accennato prima?”

(XA):”La scommessa è che questo tratto di Valdadige è ancora sconosciuto dagli stessi Veronesi e questo fa tantissima impressione: vengono direttamente turisti tedeschi, belgi, olandesi, americani, australiani perché ci conoscono ed il tizio di San Massimo pensa sia Trentino, quando lo attraversa in autostrada. Questo mi fa impazzire.

I turisti stranieri arrivano al volo con i loro mezzi alla nostra station o alla nostra base: se invece dico ad un Veronese ‘vieni a Brentino’ questo come minimo viene col navigatore e poi si perde pure.

Per noi questo è uno stimolo incredibile, una scommessa pazzesca: ci credono trentini!”

(IV):”Per cui, che ricetta per i veronesi come noi ma che non conoscono noi?”

(XA): “Questa spinta attuale al turismo non di massa: ora la gente, dopo il boom del turismo di massa e del Lago, cerca questi posti dove vantarsi di essere stati, di averli ‘scoperti’, di essere in pochi. In più, ciò che sta andando tanto qua in Valle sono gli ADDII AL CELIBATO\NUBILATO (basiamo, ndR!); gente che parte, non sanno dove stanno andando in realtà perché prenotano tramite sito o telefono, si trovano qui e si trovano stupiti e si dicono ‘porca miseria, eppure ci sono passato tante volte di qui, ma guarda che bellezza!!’. Mentre i tedeschi e altre nazionalità SANNO che ci sono e ci cercano, perchè fa parte del loro spirito cercare questi posti e fare vacanze esplorative.”

(IV):”E questa avventura, parafrasandovi, quando è iniziata?”

(XA): “Beh, è iniziata un bel po’ di tempo fa, ma specialmente NON qua! Nel 1988 ci si allenava e si insegnava in Val di Sole, sul Noce: abbiamo iniziato con la scuola di canoa, poi col primo camping che ha creduto in noi, e anche là all’inizio eravamo visti come stranieri, come matti! Pensare che ora è una delle attività principali e più sponsorizzate della zona è impressionante: nel 1990 è sceso il primo gommone di rafting e da allora non ci si è più fermati; abbiamo avuto la separazione tra abitato e tra di noi che tentavamo di esplorare e valorizzare il territorio.

E ciò che è successo in Val di Sole si sta per ripetere qui: all’inizio eravamo quelli strani ed ora siamo accettati dal paese, i bimbi ci vengono a cercare, a curiosare attorno…

E qua vi è la spiegazione del perchè siamo approdati in Valle.

Nel 2005 abbiamo fatto il raduno annuale di Canyoning Val di Sole a Ferrara di MonteBaldo perché non avevamo tempo di andare in Val di Sole, avevamo tutti molti impegni, per cui…PER CASO.

Ferrara, 2005.

L’ allora Sindaco Rossi di Ferrara, lungimirante, disse “ma perché invece di piantar le tende non mettete una base qua?”, mentre a Brentino Belluno vi era Virgilio Asileppi che ci ha praticamente trascinato qua, in questa casa ‘base’ che allora era distrutta (ride, ndR); non c’era neppure il pavimento. Ci assicurò ci avrebbe trovato i fondi e adesso l’abbiamo organizzata con sotto centro sportivo e sopra ufficio, come vedi una bella casetta: lui ci disse di doverci piazzare qua perché lui o per lui la Valdadige VOLEVA che fosse valorizzata.”

(IV):”Per l’attuale avviso di pericolo di rifacimento del sentiero e conseguente chiusura del Vajo avete lavorato in forte sinergia col Comune! Eppure il vostro è un portare esperienze “immediate”, cioè non potete aspettare. Riuscite a farcela?”

(XA):”La sinergia col Comune è forte, per fortuna: per la chiusura del Vajo mi sono occupato io in primis e poi avvisato il Comune: è anche logico che, sapendone i rischi, mi sia attivato io, QUESTA E’ LA FORTUNA DI AVERE ATTIVITA’ SPORTIVE SUL TERRITORIO, io lavoro in stretta collaborazione con altre guide alpine e con i loro regolamenti. Ma non ci sono mai stati problemi, sono molto bravi, lavoriamo bene sia col Comune di Brentino Belluno e di Dolcè.”

(IV):” Sì, sono molto attenti: e cosa dite a proposito della mancata unione delle associazioni in Valdadige che è sentita un po’ da tutte le aziende del territorio che dicono, espresso volgarmente “ci si unisce solo per il Corteggiando e poi ciao”? La sentite anche voi?”

(XA):”Siamo stati responsabili dell’organizzazione della sicurezza di Adige Marathon per diversi anni seguendo l’intervento in fiume; è un peccato, come state dicendo, che la collaborazione che si vede per l’Adige Marathon, in cui tutti i gruppi si uniscono per valorizzare il Territorio, non si vede poi per il resto dell’anno, ed a quanto pare rispecchia ciò che voi mi dite succeda per l’enogastronomia.”

(IV):”C’è comunque bisogno di MAGGIORE SINERGIA, perché è la forza che può spingere questo bellissimo territorio!, per esempio una figura che per noi è sinergica è la ‘Gigia’, Luigina Camparsi del bar di Brentino Malù: lei indirizza a noi la gente, lei spiega il territorio, accoglie i turisti e da’ loro volentieri spiegazioni, fa promozione in modo allucinante e persino si commuove quando parla del Vajo. La ‘Gigia’ è un monumento, per noi! Anche bersi la birretta la sera sulla sua terrazza dopo una giornata di fatiche, emozionanti e preziose ma fatiche, è un’esperienza bellissima: è comunque parte di tutta l’esperienza e lei ne fa parte.

L’emozione non si ferma allo sport ma prosegue, anche al ristoro in quella bellissima terrazza.”

(IV):”In Valdadide, intesa come Valdadige sinistra orografica c’è la Velo7: che vantaggi vi porta?”

(XA):”Eh, passano due o tre migliaio di persone a stagione, su quella pista, ed il bello è che si vogliono appoggiare in luoghi che sono a) poco incasinati b)dove possono vivere delle esperienze.

In questo senso il Rèvèna è illuminante, un ambiente davvero campestre e isolato; questo tipo di turismo comunque è all’incremento da anni al 20% circa annuo, mentre il turismo di massa anche sul Garda sta avendo una discesa.”

(IV): “Però anche grazie alla pandemia di COVID19, il ché ci infila dritti in un’altra domanda: avete preso particolari contromisure, avete regolamenti, vi siete adattati… Insomma, COSA? E’ un mondo sconosciuto, vi ricordo, per noi.”

(XA):” Abbiamo tutte le linee guida a seguire che abbiamo designato noi come Associazione Guide Alpine Nazionale, valutato il rischio utilizzando studi dell’istituto di medicina della montagna che ci ha aiutato moltissimo come collegio designato.

Valutato rischio, problematiche e linee guide ministero della Sanità, abbiamo fatto i nostri cambiamenti: per esempio, non ci si potrà più cambiare all’interno per l’assembramento ma all’esterno.

Con la prenotazione ci danno il numero delle taglie così facciamo trovare direttamente la muta sterilizzata e sottovuoto al singolo; durante i briefing in entrata ed in uscita dal torrente si usano le mascherine perché, spiegando, dobbiamo stare vicini.

La guida usa i guanti ed il “buff” perchè bagnato fa effetto mascherina, trattiene (linee guida per tutti, è permesso, ndR); per i gommoni ovviamente saranno più scarichi, non si scenderà più coi gommoni molto carichi. Però questo è un tratto di fiume non di torrente di montagna e vi dico che persino una guida sola potrebbe portare un gommone solo, perciò non vi è pericolo del peso scarico del gommone.”

(IV):”Ci saranno gruppi?

(XA): “Mmmm, gruppi probabilmente no, ma più gruppi familiari.

L’anno scorso abbiamo avuto 8.000 persone in gommone in Valdadige, ovviamente quest’anno sarà meno per ciò che è successo, ma non è un problema: la famiglia si gestisce facilmente, in questo modo.

(IV):”Insomma, la Valdadige è un posto benedetto… c’é tutto in pochi km e accessibile. Non manca nulla?

(XA): “Ecco, manca una VERA E PROPRIA FERRATA: avremo individuato un punto zona Ceraino-Rivoli che sarebbe una meraviglia; invece di sconfinare nel rientro dall’ Aviana ad Avio in Trentino, potremmo avere la nostra meravigliosa ferrata.

E non per vantarci, ma avere TUTTO.

(IV):”Ritornando al fatidico 2005: come avete trovato il Vajo dell’Orsa, dopo anni di incuria?”

(XA):” Eeeeeh, è stata una bella…avventura. Perchè il Vajo era davvero pieno di IMMONDIZIA, cose buttate, scaricate, arrugginite, lamiere: quando lo abbiamo pulito abbiamo fatto una pila enorme, giorno per giorno in piazza a Ferrara di Montebaldo, per mostrare cosa c’era dentro, dimostrativa. Abbiamo coinvolto la Protezione Civile di Brentino Belluno e di Ferrara, abbiamo anche le foto di prima e dopo. Abbiamo trovato cose impensabili e abbiamo mostrato l’inciviltà alla popolazione verso il loro territorio.

(IV):”In cliente tipo come sarebbe? Se riuscite ad individuare un cliente tipo, visto quante cose avete (ride, ndr)!”

(XA):”Ah, dura… diciamo che il cliente tipo è di quelli che girano in bici e vogliono vivere il territorio: diremmo tedeschi o comunque nordici ma anche gli italiani si stanno muovendo. Vivere il territorio significa affidarsi a piccole realtà o persino piccolissime, perciò questo è il posto ideale.

Il problema è che, a volte, nella Valdadige e anche nell’hospitality non si riscontra una grandissima mentalità di accoglienza turistica, ma tipo ‘ok, state qua e ciao’, non c’è fidelizzazione, non c’è promozione del territorio. Ovviamente parliamo di alcuni, abbiamo tentato di prendere contatto ma non ci siamo riusciti.”

(IV):”Prendiamo un altro argomento un po’ fatuo: non vi da’ fastidio quando si riempie la bocca con il termine ‘outdoor’?”

(XA):”Mmmmmno, perchè comunque poi è il cliente che fa la selezione diretta e crea il mercato, ed i clienti sono molto esigenti col mondo dell’outdoor; non ci spaventano sedicenti guide che organizzano l’impossibile o parchi improvvisati di sopravvivenza, o slogan vivi la tua giornata outdoor: il cliente sceglierà sempre il meglio e farà emergere il meglio dal mercato.”

(IV):”Okay, finora il focus, come vi avevamo ordinato (ride, ndr) è stato sulla Valdadige, ma voi operate anche sul Lago sud: di quanta gente sono composte le vostre squadre complete, sia in Valdadige che sul Lago?”

(XA):”Ehm, diremmo….20 persone per canoa, rafting, sub, arrampicate sia Adige che Garda; mettiamo anche 4\5 assistenti per i ragazzini, che noi affianchiamo sempre in più 6/7 guide alpine certificate o persino un massimo di 10, e nell’ambito escursioni e bicicletta zona Lago di Garda altre 20 persone. Bella squadra, eh?”

(IV):”Porcamis-…! E quante persone siete arrivati a portare, giornalmente?!”

(XA):”Eh, nelle giornate clou ben 2\300 persone, arrivate non solo dirette ma anche tramite canali indiretti. Un bel carico.”

(IV):”Va bene, siamo molto colpiti ed ammirati e credo tutti i nostri amici della Valdadige che non vi conoscevano lo saranno, e speriamo questo cambi qualcosa. Avete considerazioni finali, visto siamo alla fine?”

(XA):”Beh, che prima arrivavano solo stranieri ed ora iniziano anche i veronesi: per cui, scommessa vinta.

Il fatto bellissimo che i bambini si portano a casa i sassi perchè raccontiamo, com’è giusto, che ogni sasso ha dietro di sè una storia, qualsiasi sasso di qualsiasi luogo; questo poi è il posto delle GranSeole, di fossili: non dico si trovino ovunque ci si giri ma sono piuttosto tanti.

Infine, auspichiamo che vi sia un cambiamento di mentalità in linea con l’andamento del fiume: discese in canoa lente, degustazioni ai bordi, recuperi, campeggi in valle e territorio ACCOGLIENTE. Ma ci stiamo già muovendo nella direzione giusta.”

PICCOLO ANEDDOTO: USCIAMO E SIAMO INVESTITI DA NUGOLI DI BAMBINI e SI CHIUDE SU UNO SPLENDIDO DISCORSO QUESTA INTERESSANTISSIMA INTERVISTA.

(XA):”Mettete anche questo, nel pezzo, che è una considerazione per noi ma specialmente per tutti noi e voi per il futuro: I BAMBINI PRIMA del CoVid19 non erano così tanti che andavano per i paesi.

Adesso,DOPO LA QUARANTENA, SI STANNO RIAPPROPRIANDO DEL LORO TERRITORIO, COME FACEVAMO NOI UN TEMPO.

Vorrà pur dire qualcosa, no?”

Grazie ad XAdventure Outdoor Lake Garda (www.xadventure.it) per la disponibilità, torneremo certamente presto.

E voi, amici della Valdadige, siete sicuri ancora di conoscere così bene il Vostro territorio come loro? Facciamo una giornata di prova per scommessa?

Alla prossima

In Valdadige Staff

I molti modi di turismo eco sostenibile della nostra amata VALDADIGE

Un pezzo che speriamo ispiratore per il turismo sostenibile e anche per noi cittadini della Valdadige, che a volte molte cose ignoriamo anche se sono sotto il nostro naso 🙂

La Ciclopista del Sole, che comprende il pezzo di ciclabile tra Mama di Sotto e Rivoli Veronese per quanto riguarda i nostri Comuni, compie ben 29 anni quest’anno: fu infatti presentata al “VeloCity” di Milano ben nel lontano 1991 con l’ ambizioso intento di collegare tutto il Paese, dal Brennero alla Sicilia, Sardegna compresa, ed ha una peculiarità ben precisa.

La CPS non corre quasi mai su ciclabili presistenti (o meglio, solo il 4%), mentre per il 70% affianca o corre su strade più o meno trafficate: parte integrale dell’ EuroVelo 7, il percorso che corre da Capo Nord in Finlandia fino a Malta (l’ intento iniziale gigantesco di unire da nord a sud l’ Europa) in Italia parte o dal Brennero o dal valico EuroVelo 7 di Brunico e costeggia l’ Isarco per 75 km fino a Bolzano, dove confluirà nell’Adige.

Da lì prenderà a costeggiare l’ Adige in massima di percorso in greenway (lontano da strade motorizzate o trafficate) fino all’ entrata col fiume a Trento e da lì altri 50 km e sarete arrivati al confine col Veneto, già ex confine di Stato Italiano e confine spesso della Serenissima: da lì non ci resta che dirvi: BENVENUTI IN VALDADIGE, la nostra zona di interesse.

(rif.dati https://www.bikeitalia.it/ciclopista-del-sole/)

La Ciclopista del Sole EuroVelo7 corre sulla destra orografica del fiume Adige, per cui attraversa i Comuni di Brentino Belluno e Rivoli Veronese praticamente passando a fianco dei paesi o addirittura NEL borgo nel caso di Belluno Veronese, frazione del primo Comune.

Dall’ altra riva, sulla sinistra orografica, è stata inaugurata nel 2014 la Ciclabile Valdadige – Terra dei Forti, nome che deriva dal nome comune della vallata e dal consorzio dei vini DOC omonimi e parte in Trentino dal confine di Borghetto ed in Valdadige veronese il Comune di Dolcè per intero: è una ciclabile tradizionale, lunga 25 km, ma sorprendentemente bella: tratti di natura non antropizzata lasciano spazio ai vigneti di pregiati doc con vite a coltivazione pergola trentina e a lunghi tratti a fianco del fiume Adige, in questo tratto ingannevolmente calmo, tanto che ogni anno vi si tiene in questo pezzo di fiume l’ Adige Marathon, che arriva fino a Pescantina per i professionisti.

In ogni momento si possono ammirare sia il massiccio della Catena del Baldo che la parte Nord- Occidentale dell’altopiano montano della Lessinia, col suo parco: la ciclabile si immerge spesso in macchie boschive che portano sollievo alla calura ma nulla può reggere il confronto con l’ arrivo alla Chiusa Veneta, dove una gola scoscesa permette alla ciclabile di essere scavata nella roccia per passare e dove le anse del fiume Adige sono incredibilmente ampie.

La Chiusa Veneta è anche un ottimo punto panoramico per ammirare i fortilizi che danno il nome ai ad un DOC della zona, “Terra dei Forti”: il maestoso e ottimamente conservato Forte Napoleonico di Rivoli o Wohlgemuth e la sua batteria bassa, coinvolto nella Battaglia che da il nome alla Rue de Rivoli degli Champs Elysèes, l’italiano Forte San Marco a Caprino Veronese purtroppo depredato dai meravigliosi marmi di Rosso veronese, Forte di Ceraino (borgo del Comune) Hlawaty di origine asburgica come Forte Mollinary o di Monte (borgo della vicina Valpolicella).

Oltre a questi vi sono i resti del Forte asburgico de la Chiusa, sorti su resti di un precedente fortilizio della Serenissima e, visibilissima dal tratto di ciclabile tra Ceraino e Volargne, la “Presa di Sciorne”, struttura dei primissimi ‘900 (1914) nata per permettere l’ irrigazione, traendo acqua dal fiume Adige e portandola verso il coetaneo Canale Agro-Veronese per la salvezza di terre povere d’acqua nell’entro-Lago.

Da qualche anno vi è una postazione sportivo-sociale di canyoning per il Vajo dell’Orsa a Brentino Veronese che attira molti turisti e flussi specialmente di turisti nordici, che si occupa anche di arrampicate e di rafting sull’Adige!, oltretutto in uno dei suoi percorsi più affascinanti e tranquilli, grazie agli interventi di inizio secolo.

I percorsi trekking si sprecano ed i ragazzi di questa stazione canyoning vi possono accompagnare ovunque; essendo una Valle circondata da pre-Alpi e territorio altipiano carsico vi immaginerete quanti percorsi persino speleologici, e dulcis in fundo vi è il Santuario di Madonna della Corona scavato nella roccia del Baldo, raggiungibile sì da Spiazzi in auto e poi in discesa o con la navetta ATV ma che vi darebbe più soddisfazione e devozione partendo da Brentino, dalla “Via del Santuario”, fatta tutta a gradini fino ad un certo punto per un dislivello da principiante (basta un po’ di fiato ed andare con calma e molta acqua, MAI strafare) per arrivare a quel ‘miracolo’ scavato nella roccia.

Per ultimo ma non ultimo, la Valdadige è attraversata dall’E7, sentiero Europeo 7 riconosciuto Eife, che, attraversato il Lago a Malcesine, sale sulle Creste del Baldo e cala su di noi, riprendendo la strada salendo per la Lessinia dove si incrocia con l’E5: che dite, abbiamo abbastanza cose per farvi scarpinare?

Se volete percorrere pochi km in bicicletta e fermarvi più a curiosare, sappiate che nelle vicinanze vi sono il Castello di Avio (TN), di epoca medievale e aperto spesso a guide e giornate FAI; i lavori di restauro del Castello della Corvara sulla Ciclabile del Sole (Preabocco, Comune di Brentino Belluno) e la ben conservata ‘Mansio Servasa’, sorte di ‘casello’ autostradale che ironia vuole sorga proprio di fianco alla A22: un posto dove effettuare cambio cavalli e rifornimento sulla ex strada Claudia Augusta che portava merci e persone sul Danubio, ricalcata quasi a pennello dall’attuale

S.p. 11 nel Comune di Brentino Belluno.

Come vi abbiamo accennato questi 17 kmq scarsi che sono la Valdadige Veronese hanno vitigni pregiati: vi nomineremo le coltivazioni più famose che potranno ingolosirvi, come quello che viene definito il miglior Pinot Grigio d’ Italia, così vincente grazie al clima lacustre del vicino Lago di Garda che si insinua in una valle fluviale, combattendo così le muffe e lasciando una maturazione delicata: come tutti i Pinot è un vino delicato, che dà il meglio di sé con piatti leggeri e viene usato anche come recente vinificazione come Brut metodo Classico, ottenendo un gran successo tra i giovani.

L’altro asso della Valdadige è il riscoperto relativamente da poco vino Enantio, un vino autoctono di cui si trova traccia nelle “Ecloghe” del sommo Virgilio e nella “Naturalis Historia”, capolavoro di Plinio il Vecchio: un rosso selvatico duttile, che certi viticoltori vendemmiano e lavorano da viti persino di 300 anni (ref. “La Prebenda”, azienda agricola di Brentino Belluno, VR), ottimo come riserva 10 anni e con innesto americano che persino come base per i Rosè.

Tra le altre qualità vi sono lo Chardonnay (o Pinot Giallo), sempre un ottimo classico, e da una decina d’ anni viticolture in quota più simili a vitigni sudtirolesi ma dal gusto più morbido per le sovradescritte condizioni climatiche, come il Muller Turghau originario delle Dolomiti ed il Gewurztraminer; accompagnano il tutto gli ottimi Bianco Valdadige Doc e Rosso Valdadige Doc, Schiava, Moscati vinificati a spumanti, passiti e persino ottime grappe.

Vi sono diverse cantine ed aziende con locali dove ritemprarsi o dove assaggiare le delizie sopra citate magari accompagnati da appetizer o fare un ottimo pasto a base di prodotti e cucina locale: ci impegneremo a farvele conoscere per farvi fare un ottimo tour attraverso la Storia ed anche la Storia dell’enogastronomia vincente di questa Valle non molto conosciuta poiché saltata dalle grosse vie di scorrimento ma che merita più appassionati sulle proprie ciclovie: attenzione, ovviamente con casco, segnalatori e catarifrangenti e non spingendosi sulle provinciali o statali, visto spesso sono affiancate.

Cosa manca a questo Paradiso ancora praticamente immacolato?

Un anello di congiunzione, visto Rivoli e la Chiusa Veneta si guardano vicinissime ma con l’ Adige in mezzo che non vi consigliamo di attraversare in quell’ansa: un anello per poter partire e tornare nello stesso punto, gustando e ammirando tutte le cose ammirate descritte sopra.

Per ora l’ anello non c’è, ma è in progetto avanzato da parte del Comune di Dolcè e Rivoli un ponte ciclopedonabile tra Rivoli e la frazione di Ceraino di Dolcè, in loc. Battello, che non ha avuto bisogno di discussioni: non ha contrari, bensì tutti coinvolti in questo evento e si stanno per iniziare i lavori: questo è un segno di quanto teniamo al nostro territorio.

Il sogno sarebbe così completo ed il Vostro tour senza nessuna pecca: vi auguriamo di vedervi presto, in gruppo od in solitaria, sulla Ciclopista del Sole o sulla Ciclabile della Valdadige a trovare conferma delle nostre parole.

Pedalate attraverso la Storia: ammirate la Valdadige.

A presto

Per il ciclo “ECCELLENZE del TERRITORIO” riprendiamo: “CANTINA VALDADIGE: LA PAROLA AL PRESIDENTE” pt.2

Siamo con il Presidente della Cantina Valdadige che ha accettato di riceverci un’ altra volta: questa volta senza neanche particolari minacce, forse si sta abituando alla nostra presenza, shhhhh…..

Scherziamo.

E’ sempre un piacere per noi esplorare le Eccellenze del Territorio, a riprova che la Valdadige non si ferma a ciò che conosciamo ma che ha molto, moltissimo sotto in termini di investimenti umani di cose, nonché di denaro, per alcuni modelli di eccellenza; terminata la riconversione del Sito per il lockdown generato dall’espansione senza controllo del Co-Vid 19, ad emergenza apparentemente terminata, siamo lieti di riprendere il nostro compito che ci porta a “snasare”, curiosare tra le attività che meritano a tutto tondo il titolo di “Eccellenze della Valdadige”.

E’ la seconda volta che intervistiamo Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige, e abbiamo deciso di affondare un po’ negli argomenti inerenti la nostra Cantina Sociale Cooperativa, poiché la prima è stata una visita semplice e rappresentativa: questa volta abbiamo torchiato per bene il Presidente ed abbiamo ottenuto risposte a volte sorprendenti, a volte che sapevamo già come molti di voi ma che vale la pena ripetere, ed a volte molto sorprendenti.

Per la seconda volta, per cui, rieccoci in Cantina Valdadige e riesumiamo il titolo di un anno fa, che tanto bene ci portò.

(InValdadige): “Buongiorno signor Presidente, è per noi un grande piacere essere qui di nuovo e la
ringraziamo per la sua disponibilità.”


(Tiberio Veronesi): “Buongiorno a voi, è sempre un piacere dare una mano per divulgare notizie in
Valdadige.”


(IV):” Partiamo subito a razzo: l’ emergenza CoVid 19, che ovviamente è sulla bocca di tutti. La Cantina come ha affrontato questa emergenza, essendo comunque una filiera alimentare e perciò senza l’obbligo di fermarsi?”


(T.V):”Diciamo pure che non abbiamo avuto problemi particolari, abbiamo dovuto applicare le regole del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi di protezione, ma onestamente ci hanno creato pochi disguidi. Solo nel momento di maggiore allerta, abbiamo preferito sospendere il lavoro per una settimana, per proteggere la salute dei nostri dipendenti. Siamo una filiera alimentare, appunto, perciò non avevamo l’obbligo di chiusura, ma abbiamo voluto in primis rassicurare e proteggere i nostri dipendenti, ma anche le loro famiglie. Per noi il periodo primaverile è un periodo in cui non ci sono urgenze particolari, si fanno più che altro manutenzioni e imbottigliamento e da quest’hanno confezioniamo in cantina i bag in box, sia per il clienti esterni che per i nostri punti vendita. Abbiamo deciso di confezionare e riempire i bag in box in Cantina e non direttamente nel punto vendita, perché abbiamo visto che così riusciamo a garantire al cliente un prodotto ancor più controllato e garantito e poi perché abbiamo avuto un forte incremento di richieste per questo tipo di prodotto. Al Wine Bar rimangono i distributori dello sfuso ed anche questo è molto richiesto, forse per la sua tipicità ma anche sicuramente per l’alta qualità del nostro vino.”

(IV): ”Per spedizioni ed esportazioni come ve la siete cavata, in questo periodo?”

(T.V): ”Per spedizioni ai privati se ne occupa il Wine Bar, e devo dire che ha fatto un eccellente lavoro in questo periodo, riuscendo a fare persino delle spedizioni all’estero. Invece le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento a causa del loro lockdown, quelle verso la Germania e nord Europa, la Gran Bretagna, la Malesia e il Vietnam sono continuate quasi regolarmente. Il nostro bilancio non è praticamente stato toccato dal fenomeno e questo per noi è motivo di grande orgoglio.”

(IV): “Per la vendemmia ci sono previsioni nell’aria? Sappiamo che il DPCM non ha dato informazioni (e come potrebbe? Siamo a maggio, ndR) per il distanziamento né per altri regolamenti.”

(T.V): “Per ora nessuno ha parlato di come regolamentare la vendemmia se l’emergenza Covid 19 dovesse continuare, è ovviamente troppo presto.”

(IV): “E’ un lavoro che comunque si presterebbe al distanziamento: raramente si sta assiepati durante la vendemmia o volani forbici negli occhi!” 

(T.V): “Infatti, teoricamente non dovrebbero esserci problemi, ma qui bisogna capire cosa vogliono fare. La Ministra dell’Agricoltura vuole regolarizzare i migranti perciò abbiamo un’altra cosa a cui pensare: insomma c’è tanta carne al fuoco. Secondo me la soluzione più semplice sarebbe di tornare ai Voucher, per dare la possibilità agli italiani, studenti, disoccupati, pensionati, ecc., di avere un accesso al lavoro semplice e senza tanti imbrighi burocratici, e poi riaprire le frontiere per permettere agli operai rumeni e polacchi, di poter tornare in Italia..”

(IV):” Per quello ti sei guadagnato una domanda piccante: perché allora non incentivare l’assunzione degli italiani?”

(T.V):” Perché gli italiani che vorremmo assumere, ahimè, in realtà non vogliono essere assunti, la burocrazia complica tutto. Un pensionato ci vede il rischio di vedere intaccata la sua già esigua pensione, lo studente o il disoccupato hanno paura di dover poi fare la denuncia dei redditi, con conseguente altra tassazione. In questi casi i buoni vecchi Voucher andavano benissimo, paga, assicurazione, trattenute e quant’altro già tutto compreso, basta non superare i 5000 euro di reddito complessivo. Se li ripristinassero sarebbe un bella opportunità e staremmo tutti più tranquilli, contadini in primis, e troveremmo molte persone che vogliono o lavorare per tutta la vendemmia o solo integrare la pensione o la paghetta. 

Sono stupidaggini che nessuno sembra aver voglia di risolvere, anche la collaborazione dei familiari fermata solo al primo grado di parentela è vergognosa: si va a distruggere la struttura contadina  così come da sempre la conosciamo. Se volessero veramente solo tassare, che tassino un tot al quintale raccolto ma che non mettano restrizioni e burocrazia a chi lavora nei campi!

(IV):” Ma le associazioni di categoria non possono spingere per il ritorno almeno ai vouchers?”

(TV): “Purtroppo non vedo grossi movimenti di sensibilizzazione, sembra che l’unico problema sia la regolarizzazione dei migranti, ogni tanto si fa una conferenza o una manifestazione, ma poi tutto finisce li, non vedo una risposta forte, non vedo la marcia su Roma, come si suol dire”

(IV): “Meglio cambiare argomento, poiché purtroppo conosciamo questa triste storia. 

Vorrei parlare dell’Enantio. Essendo un vitigno autoctono dovrebbe essere il nostro vino portante, ‘il  biglietto da visita della Valdadige (cit. Paolo Zanoni de “La Prebenda” nell’intervista prima), come l’ Amarone ha funzionato con la Valpolicella. Si mormora che il Consorzio TerraDeiForti, che avrebbe dovuto fare dell’Enantio il nostro vino d’élite, sia caduto in un forte torpore e che la più forte resa economica del Pinot Grigio non sproni i contadini ad una maggiore consapevolezza che l’Enantio sia il nostro vero vitigno di punta.

Oltretutto, la sorpresa è che l’Enantio che produciamo va venduto quasi tutto se non tutto (fonte: Luciana Albrigo, grande Ciana che te n’è fatto rivar informadi, ndR) , viene molto apprezzato, ma il problema sono proprio i numeri di produzione: 90% di bianco contro il 10% di rosso, il quale non è tutto Enantio.”

(TV): “Diciamo che il problema è di…vecchia data. Chi dovrebbe sponsorizzare l’Enantio, ovvero appunto il Consorzio TerraDeiForti, costituito nell’anno 2000 e che sicuramente per un po’ di anni ha funzionato e molto bene. La riprova? Se interroghiamo un sommelier sulla Terra dei Forti,  vedrete che ne parlerà con nostalgia mista a dispiacere, perché il vino era innegabilmente eccezionale e nella loro memoria viene ancora molto ben considerato, sarebbe una gioia per loro se tutto si rimettesse a lavoro come all’inizio. Devo ammettere che non so esattamente cosa allora sia andato storto perché a quel tempo non mi occupavo di vino: ciò che mi è arrivato è che si sia afflosciato  per qualche dissidio interno, cosa che purtroppo succede spesso e spesso quando le cose funzionano bene e danno ottimi risultati..

Come Cantina Valdadige si è scelto di dare forza all’Enantio ed oggi anche a qualche altra verietà di uve rosse, con il “Progetto Rossi”, dove la cantina in accordo con il socio, determina alcuni vigneti di pregio e lo destina a questo progetto, che viene poi seguito con particolare attenzione sia dal socio stesso che dal tecnico di cantina, Claudio Vedovelli e dall’enologo Alessandro Martello, per garantire prima a noi e poi al cliente consumatore, dei vini di sicura eccellenza.

(IV):”Cosa potrebbe avere l’Enantio come carta vincente? E come potremmo farne la nostra carta vincente?”

(TV):” E’ un vino molto concreto e molto strutturato: potrebbe essere il perfetto antagonista dei nostri cugini della valpolicella, che sicuramente fanno vini superlativi, ma l’Enantio è molto più bevibile e sa accompagnare meglio le pietanze durante i pasti, ne puoi bere anche qualche bicchiere in più senza che stanchi.

(IV):” Abbiamo anche il Pinot Grigio migliore d’ Italia, oltre l’ Enantio, cosa che ci è stata confermata da parecchi sommelier ed anche dal mercato, il nostro Pinot Grigio è veramente apprezzato. Parliamo di anni non sospetti 2005\2006. L’ abbiamo spiegato molte volte ma ti va di lodare ancora un po’ il nostro vino di punta?”

(TV):” Certo! Una peculiarità è l’aria che ci arriva da una combinazione di fattori; il sole, che sommato al fiume Adige ed al restringimento della valle che da Avio arriva alla quasi totale chiusura a Ceraino, creano al mattino una corrente d’aria in un verso ed al pomeriggio nel senso opposto, ciò permette alla vigna e al grappolo di essere sempre ben asciutti, cosa che impedisce il proliferare di malattie e parassiti. Altra peculiarità del nostro territorio è data dal fatto che siamo alla fine di una lunga valle, dove al ritiro dei ghiacciai della preistoria, si sono accumulati tutti i sedimenti trasportati dal movimento verso il basso dei ghiacci, poi c’è il fiume Adige che con il suo scorrere e le sue periodiche piene ha depositato nei secoli il limo ricco di elementi nutritivi,  tutto questo ha creato un substrato che è l’abitat ottimale per questo vitigno. Il risultato è che il Pinot Grigio che si produce qui è unico per le sue particolari qualità organolettiche”.

(IV):”Tornando all’Enantio: suggerimenti?”

(TV):”L’ideale sarebbe rimettere in piedi il Consorzio e spero che qualcuno ci riesca e questo qualcuno avrà sicuramente il mio plauso.” Ci vorrebbe una persona forte, che creda fermamente nella Valdadige e che abbia la pazienza di ascoltare le esigenze di tutti, contadini e cantinieri.

(IV):”E la vecchia festa dei vini Valdadige, che era sempre apprezzatissima? Magari proporla come la più grossa, come un tempo a Rivalta, con le altre (Corteggiando a Brentino, Storia e Sapori a Dolcè, Uva e Dintorni ad Avio) come “accompagnatrici”, come si faceva un tempo con tutta la potenza della Cantina, non potrebbe servire ad attirare?”

(TV):”La festa a quel tempo era sicuramente apprezzata, ma comportava un forte investimento in danaro, poi a quel tempo non c’erano altre manifestazioni come Corteggiando, oggi secondo me non avrebbe più il senso (ride). Dovrebbero essere le manifestazioni che hai nominato, costruite e fatte proprio per la promozione del Territorio ad essere le vere portabandiera della Valdadige, dell’Enantio e della Terra dei Forti. Il progetto iniziale era di far girare “Corteggiando in Valdadige” per tutti i paesi del comune, ma poi con l’esperienza accumulata a Brentino, la diposizione logistica del paese e la disponibilità degli abitanti, si è deciso di rimanere in pianta stabile a Brentino.

(IV):” Abbiamo sentito delle chiacchiere su come Mezzacorona sia stata indagata poco tempo fa per riciclaggio di denaro per i suoi vitigni in Sicilia: essendo un nostro forte compratore di uvaggio cosa si dice?”

(TV):” Purtroppo siamo in Italia (ride), le cose non sai mai come procedono, i processi durano decenni, comunque l’ indagine è dichiarata chiusa e i terreni sono stati tutti dissequestrati, segnale che dovrebbe essere tutto a posto. Cantina di Mezzacorona compera il 90% del nostro vino in maggior parte Pinot Grigio ma anche Bianco Valdadige, Chardonnay, Muller Thurgau e altro.”

(IV):”E’ tantissimo! Calcolando poi che ci resta ancora tanto per i clienti nostri e per il nostro vino… Di quanto è cresciuta la produzione da quando sei Presidente?”

(TV): “E’ passata da un anni negativi come il 2014 o il 2017, con 46.000 quintali agli attuali 80.000 quintali, complice ovviamente il clima sia nel male che nel bene, ma grazie anche al fatto che abbiamo messo in atto azioni incentivanti, come il contributi per i reimpianti e l’acquisizione di nuovi terreni e nuovi soci. L’obbiettivo adesso è di mantenere salda la compagine della Valdadige, perché è il punto di riferimento concreto di tutti i nostri sforzi.”

(IV):” Cioè una Cantina con 200 soci circa fa 80.000 quintali?!”

(TV):” Il nostro obbiettivo sono i 90.000 quintali, che è la nostra capacità di incantinamento, che ci permette di mantenere i nostri elevati standard di lavorazione. Negli ultimi anni, con le buone remunerazioni ad ettaro sia dell’Enantio a progetto, che del Pinot Grigio, ma anche del Chardonnay, molto vicine ai 14,000 euro ad ettaro, direi che possiamo essere ben soddisfatti.”

(IV):” (porcamiseria!!!) Tornando ai problemi dell’Enantio, oltre alla poca produzione, c’è il problema del branding creato dal Prosecco: il bianco, specie con bollicine, ora tira tutto il mercato. Nessuno tolga niente al nostro Pinot Grigio Brut, ma noi lo chiamiamo effetto Prosecco.”

(TV): “Il Pinot grigio Brut e la Schiava Frizzante stanno riscuotendo molto successo, ma anche la Schiava….” 

(IV):” No, fermo, stop, ci spiace ma dobbiamo sviare: ci stai dicendo che anche la Schiava sta riprendendo ma non abbiamo abbastanza produzione? Qui si impone una domanda sulla Cantina: essendo una cooperativa che agisce per il bene dei soci non dovrebbe spingere o persino obbligare a piantare i vitigni che servono?!”

(TV):” A livello normativo, si potrebbe anche obbligare, ma noi abbiamo sempre scelto la strada della consapevolezza, vogliamo che il socio sia convinto delle azioni che intraprende, perché una persona convinta lavora con entusiasmo. Meglio essere chiari e dire le cose come stanno,  una conduzione dittatoriale non la vedo giusta, stiamo parlando del bene di TUTTI i soci, le imposizioni non sono nel mio Dna, lascio questo lavoro ad altri.”

(IV):”La Schiava però noi temiamo sia vittima di un pregiudizio che è nato nel passato prossimo: non solo non era incoraggiata ma l’hanno persino fatta togliere per piantare Pinot! La gente pensa, inconsciamente, che se piantasse Schiava chi farebbe loro da garanzia per non trovarsi in un altro ribaltone?”

(TV): “Sì, ahimè, la Schiava è stata bistrattata e secondo me è stato un grande errore, visto anche la buona richiesta di oggi ed è un vino che a me piace tantissimo, specialmente nella nuova versione Extra Dry e l’Enantio basta appena a coprire il nostro mercato come Cantina, faremo veramente fatica a venderne di più perché non ne abbiamo. Ad oggi stiamo consigliando i soci a diversificare di più, il nostro tecnico e l’enologo, cercano di indirizzare all’impianto delle varietà più consone alla conformazione e alla qualità del terreno e alla posizione del campo e si comincia a vederne i primi risultati .”

(IV):”Torniamo a dove ti abbiamo interrotto e scusa. Le bollicine. Il Prosecco. Quanto influenzano il risultato che il contadino vede sul mercato?”

(TV):”In Italia siamo arrivati alla volgarizzazione del prodotto; il Prosecco è il capostipite delle bollicine facili poiché è stato effettivamente rivoluzionario: hanno preso una uva con molta produzione con un ciclo di spumantizzazione relativamente economico e hanno colmato il divario fra bollicine difficili e strutturate come gli spumanti. La volgarizzazione del prodotto è quando esso prende il suo nome, per esempio al bar non chiediamo una Pepsi bensì “dammi una coca”, col Prosecco è identico, non si ordina un Franciacorta, un Valdobbiadene, un Cartizze, o altro, è diventato luogo comune “Dammi un Prosecco”, risultato avere bollicine facili e spendibili dal grosso pubblico; in questo sono stati veramente bravi, hanno coinvolto marketing e comunicazione a tappeto, con un’operazione incredibile ed il Prosecco è diventato sinonimo di bollicine, con conseguente appiattimento di tutto il resto. Un successo incredibile.”

(IV):”Noi vorremmo sapere se ha avuto influenza sul Pinot Grigio Brut, vino secondo me superiore a molti Prosecchi, oltretutto lo vediamo venduto in enoteca e da SignorVino in contesti comunque giovani, ed è impossibile non associarlo. Ma è un prodotto molto più completo.”

(TV):”Bisogna che chi vende o chi propone, si stacchi dalla volgarizzazione del prodotto, qui sta alla bravura del barista, del sommelier o del ristoratore, offrire al cliente quel qualcosa in più, spendere due parole per descrivere un prodotto, che se dopo è Pinot Grigio Valdadige è ancora meglio, non fermiamoci a “Dammi un Prosecco”. E poi non è solo apprezzato dai giovani, come avete detto voi è un vino molto ben fatto che viene apprezzato da tutte le fasce di età, tutti i buoni bevitori possono essere nostri estimatori.”

(IV):Ti facciamo un’altra domanda di quelle piccantine e che portano a promesse che dovrai mantenere: ci prometti che qui non succederà un’altra Valdobbiadene o neppure una Valpolicella? Disboscamenti selvaggi, rischi idrogeologici, tumori in aumento?”

(TV):”No, i nostri vitigni sono geograficamente determinati e così resteranno e poi, per farmi meglio adempiere alla promessa, adesso c’è il blocco a nuovi impianti. (ride). Noi soci della Cantina Valdadige ci teniamo al nostro Territorio e diciamo che per ora va bene così, adesso l’obbiettivo è il rispetto dei nuovi disciplinari, sempre più stringenti, nell’ottica di una produzione sempre più rispettosa dell’ambiente…”

(IV):”Ma noi…siamo 600 ettari di coltivato (ce l’ha detto prima, ndR) e abbiamo quanti DOC?”

(TV):” Si siamo circa 600 ettari coltivati, abbiamo quattro tipi di DOC: delle Venezie, il TerradeiForti, il Garda ed ovviamente il Valdadige; presi singolarmente per i tipologia di vino abbiamo 9 DOC. Niente male, eh?”

(IV):”E cosa vedi per il futuro, con tutti questi Doc? Non sarebbe meglio l’eterna domanda di coltivarne pochi e spingerli di più?”

(TV): “Fàghelo far, ti (ride) No, ciò che mi preoccupa per il futuro in realtà è che vedo profilarsi il vecchio spettro del latifondismo: la sparizione del contadino-imprenditore e pochi grandi proprietari e molti braccianti. D’altronde è facile da capire: non so se sia prestabilito ma lo Stato fa di tutto per rendere difficile la vita ad un contadino-imprenditore di sé stesso, mentre fare l’operaio, beh… alle 17,30 scocca l’ora e ciao, vado a casa e zero pensieri. Vedo pochi giovani avvicinarsi all’agricoltura non tanto perchè non abbiano studiato, perché tanti nostri giovani si iscrivono agli Istituti Agrari, ma si è perso lo spirito della generazione precedente per tutti i motivi che avevo elencato all’inizio. Ormai e frequente che campi ereditati si scelga di venderli o si affittarli ai grossi proprietari privati, purtroppo.”

(IV): “Ma, forse per ignoranza, la Cantina non potrebbe porsi come capo e guida per queste cose?Cioè, se un contadino cessa, far vendere il campo all’interno della Cantina ad un altro socio, oppure indicare chi potrebbe prenderlo in affitto con soddisfazione di entrambi e un garante d’eccezione.”

(TV):”Certo, l’orientamento è questo ed è anche quello che suggeriamo, ma non possiamo obbligare nessuno: se uno vuole vendere o affittare è libero di fare quello che vuole, certo che comunque quando un socio della Cantina ci lascia rimane sempre un bel po’ di amaro in bocca. La Cantina sta già facendo come avete indicato, lo ricordo in tutte le occasioni, se un socio ha necessità, io sono sempre disponibile, gli uffici della cantina sono sempre aperti, un consiglio o un aiuto si deve a tutti e non solo per affittare o vendere un campo. Siamo qui come garanzia dei soci: spesso lo dimentichiamo ma la Cantina è cooperativa, l’obbiettivo è perseguire il bene di TUTTI I SOCI.”

(IV):”Una nota positiva per il futuro, per la Valdadige?”

(TV): “Certamente, non vogliamo dipingere un quadro troppo fosco, in fondo il nostro bilancio e solido e aumentiamo anno per anno. Voglio dire che moltissimi, i più anzi, credono nel progetto della Cantina Valdadige e che, qualitativamente, i nostri vitigni, le nostre uve ed i nostri vini sono di livello superiore, per questo bisogna continuare a credere in noi, per questo dobbiamo guardare cosa è la Cantina veramente e che cos’è la Valdadige. Ed il nostro amare la Valdadige deve essere come il pane, ci dobbiamo pensare tutti i giorni, e deve essere fatto di standard alti perché vogliamo il massimo.”

“VAL D’ ADESE” di Berto Barbarani

I

Dopo de aver lassado quel paese

dove che dorme stofegado un sigo

par ‘na vecia rosaria de pretese

che guai se le disesse- e no le digo,

parchè za me capisse quei che lese

mi e me fradel dotor, co n’ altro amigo

omo de testa e gran pitor de cese

èmo fato una tapa a OSSENIGO

E, molando ‘n ocià per la Vàlada

dove l’Adese va lustrando la via

le scarpe e i monti che ghe dà la strada ,

dopo gnanca l’ afar de un quarto d’ora

èmo visto la ferovia,

co le tedesche che vardava fora

II

Che matina de passe! No se sente

altro ciasso che quel dei campanei

de un par de cari che ne passa arente

carghi de asse e rossi de quarei.

Semo in carossa. Nissun dise gnente;

l’aria fina stùssega i çervei,

fin che trotando n’è saltado in mente

de fermarse davanti a du restei….

Qua un ciacolàr de pàssare contente

su par le crosse, ne cantava in çento:

Quanta gente che more, quanta gente!

O bel camposantin perso par la strada,

morir onesti e capitarte dentro,

no, la morte no l’è sta gran sècada!

III

E avanti un toco. La val se destende

longa e scura su l’ Adese che core,

e, de quel passo che l’ ombrìa se arende,

un sol tardivo va sùgar le fiore.

No gh’è palassi, parchè el sior no spende

ma pore case e musi da pastori,

e boschi e sassi e sengie che no rende

e in meso ai boschi una canson che more

“Oh Barcariol, bel Barcariol de trento,

imprestème la vostra barchina

che la me dona la vol saltarghe drento!”

I fili del telegrafo, destesi,

ne acompagna, man man che se camina

insegnandose i nomi dei paesi

IV

Qua l’è Beluno in testa a la valada,

col Sol d’Italia che ghe bate ai veri;

più in qua Ossenigo se trova su la strada,

più in qua Rivalta, de fassada a Peri.

Ciese a ramengo, quasi sensa intrada,

campanileti che no g’ ha pensieri,

picoli, svelti, pronti a la sonada, come una compagnia de bersaglieri…

Sia Pasqua che Nadal ghe meta in mente

che Dio l’è nato drento in te ‘na tana,

e po’ l’è morto par la pora gente.

Sia che i todeschi che ven zo a Verona

e le campane che scampana, scampana,

fin che dai forti gh’è el canon che tona!

V

Ciaccolè, ciaccolè pure campane,

che in fin dei conti sì comari oneste

e se a sto mondo gh’è miserie umane,

l’è che ghè più batocoli che teste.

Quel l’è Brentin, che vive de arie sane

drento a un nio de boscheti che lo veste,

coi pitàri che canta dele feste

ed i prà che beve dalle fontane.

E in çima a un crepo, che te spaca el monte

par de passo ai gran comodi de un progno

che move le rude e far cantar i molini;

su da na scala de mile scalini, tajà vivo e che sta su per un sogno,

‘na Madoneta fa le grassie sconte!

VI

Se mi g’ avesse du cavai che trotta,

che sgolasse per aria al me comando,

come se sente sul camin che scota,

ne le rosarie, che i ne va contando:

de sentiero in sentier, de grota in grota,

de sengia in sengia sempre galopando ,

par strada giusta o su la strada rota,

a seconda del çervel se va pensando,

ora in cima ad un gran monte, ora zò in fondo

de un precipissio dove l’acqua la russa,

e in nome de la vecia poesia,

su tute le montagne se sto mondo

vorìa piantarghe una canson che slusa

e una bandiera che la fusse mia!

VII

E, fato forte de sti gran tormenti,

de grandessa, che in giro, eco me mena

se manca l’acqua, ponzarghe la vena

ai monti alti e far stabilimenti

descuerzàr cave de ori e argenti

finchè la gente la de fusse piena

parchè ci suda a sfadigar la schèna

no g’ abia a subir altri bastimenti

E, fate çento cesoline d’ oro,

dessemenade in çima ai monti e atente

a cantar la gloria in punto a mesodì,

tra marmi e sede del più bel laoro,

cassarghe drento a benedir la gente,

quela madona che me intendo mi!

VIII

El campanil de Rivoli se impissa,

col sol d’ Italia che de drio se sconde:

e dai forti, eco, che in aria se indrissa

altri foghi, che altri ciari risponde

E brusa tuta la Valada, e a bissa

boa spiuma l’Adese – e le onde

soto el sol le te par polèere bionde

che salta intorno a la cavalerissa

Qua Napolìon ga vinto ‘na battalia!

Ma de note, se ve de a luna bassa

pronti a ciamarse e dimandarse scusa

soldadi morti in meso alla mitralia

che le vento eterno de sti loghi spassa

par Cerain portandoli a la Chiusa

IX

Fèrmete, Nane, fèrmente na s-cianta

che guardemo ben ben questa maraveia!

L’ Adese in corsa, quà, par che el se incanta

come un vecio pastor che se indormensa

soto la capa del camin, che sfanta

tuti i dolori de la so fameia,

e gnanca el grio par no sveiarlo el canta….

nè la paura de sti monti a pico

nè la ferada che ghe russa in fianco

nè le sfuriade che ghe bate el vento

nè le memorie del gran tempo antico

quando le mule col vestito bianco

portava a spasso i Vescovi a Trento

X

Eco el Forte de Rivoli, che leva

alta la testa, e quel de Monte, e a sanca

quel de Cerain che quasi gnanca,

tanto l’è basso, no el se vedeva

Eco Gaion da la bareta bianca,

col so camposantin che par che el beva

l’acqua fresca de l’ Adese, e el riceva

tuto quel sol che da la Ciusa manca

Quel l’è volargne e quel l’è Domeiare,

e Sant’ Ambrogio di Valpolesela

co i marmo rossi de le so preare

Dopo, l’Adese va per loghi sconti

traversi campi de Verona bela,

bagnando rive e saludando ponti….

(Berto Barbarani, 1902; pubblicata su “Il secolo XX)

Grazie a “l’arena domila”, sito web di cultura ed interesse in dialetto veronese

http://www.larenadomila.it/sito/l%C3%A9ngua/el-grande-museo-barbarani/poesie-si%C3%A9lte.html#val-d-adese PER LA PARAFRASI DELLA POESIA

GRASSIE AL DIRETTOR

“BIBLIOTECA DELLA VALDADIGE”: un agognato spazio per la cultura ed un sogno realizzato per il nostro Territorio

Buona domenica amici Valdadensi e non.

Negli recenti anni la nostra amata Valdadige ha visto finalmente realizzato il sogno di una Biblioteca sul territorio, anzi: per consolarci degli anni passati ad anelare che arrivasse anche da noi questo ottimo sistema, invidiando gli amici del vicino Trentino per la sede di Avio, le sedi della “Biblioteca della Valdadige” si sono ‘fatte in due’, una a Volargne ed una a Rivalta, una per Comune.

Appartenenti al SbpVR, Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona (uno dei migliori d’Italia, parola di ex esaminandi di Biblioteconomia), esse sono veri e propri portali (“hub”) dai quali ritirare ogni libro si voglia ordinare dalle biblioteche di tutta la provincia appartenenti al SbpVR.

Coordinate dalla Cooperativa Hermete, che non è nuova ed ha giocato un ruolo fondamentale nella loro nascita, e site in spazi preposti dai Comuni, la Biblioteca della Valdadige non ha agito solo con spazi dedicati alla lettura ed ai libri, ma anche con iniziative per i giovani dei Comuni con spazi di crescita e laboratori.

Andiamo a conoscere meglio il loro lavoro nella figura della Coordinatrice della ‘Biblioteca della Valdadige’ di Volargne, Nicoletta Banterle, che si è offerta di darci lumi sulla loro nascita e sulla loro crescita.

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(InValdadige): “Buongiorno Nicoletta: ci puoi raccontare come è nata la collaborazione con i nostri due Comuni che ospitano le sedi, ossia Brentino Belluno e Dolcè, sfociata in questa bellissima iniziativa della Biblioteca della Valdadige (Volargne e Rivalta)? La Valdadige è stata per molto anni senza una biblioteca ed ora si trova ben due “hub” del Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona dal quale si possono ordinare libri e farli recapitare nel punto scelto (nel nostro caso Rivalta o Volargne). Mi avete accennato ad un‘idea del professor Viviani, può dirci di più?”

(Nicoletta Banterle): “L’idea originale è stata, appunto,del Professor Viviani, ex Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Rivalta- Peri- Dolcè- Volargne, che ha sollecitato fortemente i Comuni di Brentino-Belluno e Dolcè per la creazione di una biblioteca, spingendo per avere delle biblioteche interne alle scuole ma aperte alla cittadinanza (come poi è avvenuto, ndR). Ne è nato presto un progetto scritto dalle Scuole e dai Comuni, i quali si sono rivolti alla Fondazione San Zeno per un finanziamento riguardante l’acquisto di libri per la fascia bambini – giovani adulti ( 03- 15 anni).

Le due sedi preposte sarebbero dovute essere la Scuola primaria di Volargne e la scuola primaria di Rivalta, poi la prima scelta è stata cambiata (ora il polo di Volargne si trova all’ infopoint, attistante la Chiesa di Volargne) per un esubero di classi nella scuola di Volargne. La scelta del professor Viviani, col quale abbiamo collaborato fin dall’inizio, di rivolgersi a noi (Cooperativa Hermete) è stata indirizzata dal fatto che avevamo già una forte collaborazione, occupandoci dei servizi socio- educativi del territorio di Dolcè. Invece, l’ indirizzo di tale spinta del professor Viviani è riconoscibile in quanto,essendo stato in passato Presidente della Libera Università della Valpolicella,ebbe l’incarico della risistemazione della Biblioteca di Sant’ Ambrogio di Valpolicella ed ebbe da noi supporto per la ricollocazione dei volumi. Per cui una collaborazione proseguita naturalmente e sfociata in questo progetto di “Biblioteca della Valdadige” che il professore ha tanto voluto.

Io, essendo una delle referenti del progetto, sono andata personalmente nelle varie scuole, in particolare alle Medie di Peri che conservavano il grosso dei volumi, per catalogare i libri già esistenti e poi, con il supporto dei docenti, stilare una “lista di acquisti” e poi catalogati. Mentre questo lavoro veniva fatto, i Comuni iniziarono un dialogo con la Provincia, essendo allora “gestore” del Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona (cui sono seguite molte vicissitudine burocratiche che salteremo; basti far notare che l’ attuale gestore è ancora il Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona), per aprire la Biblioteca della Valdadige.

Per fare parte del SbpVR (abbrevieremo in SbpVr, d’ora in poi, il Sistema Bibliotecario Provincia di Verona, ndR), infatti, occorrono delle caratteristiche ed obblighi cui sottostare.”

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(IN):” Ti va’ di spiegare quali sono gli obblighi e\o caratteristiche che una Biblioteca deve possedere per far parte del SbpVR, visto sembra un progetto piuttosto ambizioso?”

(N.B): “Dunque, due aspetti fondamentali per far parte del SbpVR è che la Biblioteca deve essere aperta per 12 ore del suo orario settimanale da parte di personale formato e non da volontari; l’altro è che l’amministrazione Comunale a cui fa capo la Biblioteca metta a disposizione un bilancio di di 0,33 cents per abitante del Comune per l’acquisto dei libri; sono fiera di dire che bilancio di Volargne supera nettamente i pre-requisiti.”

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(IN):”Da quando sono state aperte ufficialmente le sedi della Biblioteca della Valdadige?”

(N.B.): “La Biblioteca della Valdadige è stata inaugurata con grande soddisfazione il 6 maggio del 2017.”

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(IN): “La Biblioteca della Valdadige nella sede di Volargne gode di un’ ottima posizione; non solo la vicinanza alle scuole, ma anche l’apertura della spettacolare ciclabile la pone in una posizione “strategica” per l’avvicinarsi della popolazione.”

(N.B.): “Sì, la gente passa per andare alla ciclabile, oppure viene anche da Ceraino e Dolcè a piedi, ed entra; molti lettori sono però già stati “abituati” con la Biblioteca di Sant’Ambrogio di Valpolicella che appartiene a sua volta allo stesso Sistema, con interprestito tra le varie biblioteche del veronese, per cui sono solo “migrati” trovandosi più vicini. Oltretutto i volumi possono essere restituiti in qualsiasi biblioteca del Sistema, per cui si crea una collaborazione tra le varie.”

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(IN): “Se qualcuno volesse donare dei libri, per aiutare, come dovrebbe fare?”

(N.B.): “Per poter donare dei libri bisogna rivolgersi al referente della Biblioteca cui si vuole fare la donazione, poiché ogni sede ha un suo Regolamento interno: ovviamente non si accettano testi scolastici, doppioni, e libri malconci (ammuffiti o rovinati); per molto tempo le persone non hanno recepito questo messaggio di “filtrare” le catalogazioni perchè, ovviamente, gettare un libro al giorno d’oggi sembra un gesto molto brutto, al punto che al mattino trovavo scatoloni di libri “abbandonati” all’ apertura della sede. Purtroppo dobbiamo anche fare i conti con gli spazi che abbiamo a disposizione, per cui non abbandonateci i libri arbitrariamente, contando che andranno automaticamente catalogati, ma chiedete sempre al referente della biblioteca cui intendete rivolgervi per la donazione di aiutarvi e trovare una soluzione.”

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(IN): “Come si può riuscire ad avvicinare I bambini alla lettura, non essendo in primis I genitori abituati alla presenza di una biblioteca sul posto?“

(N.B.): “Una cosa per la quale ci battiamo sempre è l’educazione fin da piccoli alla lettura ed al prestito bibliotecario: non nego sia importante vedere in famiglia un adulto con un libro in mano, ma la spinta più forte credo venga da un’ educazione fin da piccolissimi. Ho avviato molte collaborazione con i nidi e con le primarie: credo molto che il futuro del successo di queste biblioteche dipenda da questi progetti che poi, paradossalmente, i piccoli trasmetteranno ai grandi.”

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(IN): “Come potremmo, viceversa, avvicinare gli anziani al Sistema Bibliotecario ed all’ Interprestito, non essendo molto ferrati nell’ ordinare da soli i libri e per cui portando come conseguenza la resa, mentre molti anziani sarebbero proprio nella condizione della vita di poter finalmente leggere?”

(N.B): “Quella che per noi è una risorsa (usare la biblioteca come portale per farsi arrivare libri da tutta la Provincia) e che usiamo facilmente può essere,comprensibilmente, una difficoltà nell’ anziano non abituato neppure a considerare la Biblioteca al di là dello spazio fisico che vede: per consigli, per ordinarli, per richieste, è sempre bene chiedere al bibliotecario senza vergogna, che spesso saprà anche consigliare nelle scelte, cercare il libro e anche suggerire dei libri che potrebbero interessare sulla scia degli interessi della persona.

Non solo, possiamo suggerire l’acquisto se il libro non si trova nel Sistema e lo si giudica particolarmente utile, che possa servire a tutti, e devo dire che l’Amministrazione del Comune di Dolcè ha sempre accolto il budget acquisti che ho proposto senza fare ulteriori controlli né proteste. Come detto, siamo ben oltre il budget previsto di 0,33 cents\persona previsto.”

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(IN): “Un’ultima domanda un po’ maliziosa: ma tutti questi libri di Storia locale (es: “Dolcè”, “Valdadige”, “I forti di Rivoli” tanto quanto gli scrittori locali, frutti di donazioni) sono presi a prestito o sono qui un po’ per dovere?”

(N.B.) “ (ride) Effettivamente non sono molto presi a prestito, ma dovremmo essere più ricchi in realtà di storia locale: spesso a scuola si danno ricerche sul Territorio e noi non possiamo soddisfare ciò che viene chiesto nelle Scuole stesse, questo è un peccato. In compenso ho convinto una personalità come Bepi Sartor, uno dei più significativi poeti locali, a donare alcuni libri di poesia di autori dialettali, con qualche piccola condizione quale che vengano ben mostrati all’ interno dello spazio a disposizione, per conservare e poter usare la sua letteratura in tutta la Provincia. Un utente di Vigasio potrà così chiedere, normalmente, un libro di Sartor grazie a questa donazione.”

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Con questa piccola grande vittoria di Nicoletta, che abbiamo anche osservato al lavoro durante questa intervista e che confermiamo sia molto apprezzata ed affezionata dai suoi “clienti” lettori, chiudiamo e vi invitiamo ad unirvi alla ‘Biblioteca della Valdadige’ in una delle sue sedi; a Rivalta alle scuole primarie (giovedì 15.00\18.00 e sabato 09.30\12.30) e a Volargne all’ InfoPoint antistante la Chiesa (martedì 14,30\18.00 e venerdì 09,30\12,00). Basta un documento valido per registrarsi.

Grazie al Sistema della Biblioteca della Provincia di Verona, vi ricordiamo, è possibile trovare o richiedere qualsiasi libro desiderate (anche da soli, con l’account dato dalla tessera) chiedendo alla referente presente in Sede, e ritirarlo all’arrivo, nonché riconsegnarlo in QUALSIASI sede dell’ SbpVR.

Grazie a Nicoletta Banterle ed alla Cooperativa Hermete per la loro disponibilità per questa prima intervista.

Alla prossima e buona domenica, amici .

Proverbi, detti e motti della Valdadige veronese

ph. Enrico Calcagni

Una piccola prima premessa di dovere: non ci possiamo certo vantare di aver raccolto TUTTI i motti, modi di dire, proverbi e detti della Valdadèse (dei quali presto vogliamo fare un piccolo video montato con varie persone della Vàl che li recitano): se volete aggiungerne -la lista è in continua variazione- o contestarne la provenienza Vi invitiamo come sempre a inviare il tutto (come sempre anche il materiale fotografico) a “invaldadige@gmail.com“dove vaglieremo il tutto e lo archivieremo come abbiamo fatto finora con successo.

Un’ altra piccola osservazione è che la Valdadige è una terra di confine da secoli, da molto prima del famoso confine Italico- Asburgico, e come tutti i confini è permeabile ed in movimento, per cui vi possono essere influenze trentine, gardesane e persino lombarde nei detti sottoesposti.

BUONA LETTURA!

Metter el cùl ne le pessatè” (mettere il culo da dove vengono le pedate)

A l’è na Russia” (chiaro riferimento alla Campagna di Russia da parte italiana della Seconda Guerra Mondiale ed alla disperata e disordinata ritirata: può essere tradotto con “è un casino” o “è una battaglia” persino, riferendosi ad un altro modo di dire militaresco entrato nel vocabolario comune “è una Caporetto”)

L’è na roba che fa indrissar la gòba!” (Una cosa incredibile, da far “raddrizzare la gobba”; il divertimento si basa ovviamente sulla rima)

Nol move nè cùl nè còa” (“Non si muove”, riferito indistintamente a umani e bestie)

Te sì indrìo come el coìn del musso!” (“Sei indietro come la coda del mulo”, sei lento, tardo: la coda del musso è dietro a tutto quello che viene considerata una bestia stupida)

En dosso e na vàl fa gualivo” (“Un dosso ed una cunetta si compensano: fa gualivo, cioè rende uguale)

El tempo che fa a Santa Bibbiana dura trenta dì e na stimana” (“Il tempo che fa a Santa Bibbiana dovrebbe durata un mese ed una settimana”, previsione che l’ amico del sito Meteo Caprino Veronese ha confermato, per un fenomeno metereologico che però non sappiamo spiegare e per il quale Vi inviatiamo a confrontarVi con lui)

Quando el Baldo el ga el capèl o che fa bruto o che fa bel” (“Quando il Baldo ha il cappello -fenomeno spiegato nel primo articolo del nostro blog- o che fa brutto tempo o che porta sereno”, ovviamente una previsione inutile che si basa sul divertimento della rima dialettale)

Quel che no strangola ingrassa e quel che no imbuga passa” (“Quello che non strangola ingrassa -ovvero ciò che non ti uccide ti nutre, fortificandoti- e ciò che passa non riempiendo allo sfinimento lo stesso”)

Quei da Rivalta endo che no i vede i palpa” (questo è l’unico detto veramente mirato che abbiamo trovato, vi inviatiamo a segnalarcene altri: non ce ne vogliano gli amici della Sede Comunale di Brentino Belluno! “La gente da Rivalta -Veronese- dove non vedono palpano”(vogliamo sperare che sia per “procedere a tentoni” e non più volgare)

Tempo, cùl e siori fa quel i vol lori” (“Tempo, moti intestinali e Signori -ricchi- fanno ciò che vogliono”)

Ci no ga testa ga gambe!” (“Chi non ha testa avrà gambe”, rivolto a chi soffre di dimenticanze o semplice ‘testa fra le nuvole’: se scorderà varie volte una cosa scarpinerà di più)

Mi alla tò età saltava i fossi par el lòngo” (“Alla tua età saltavo i fossi per il lungo”: alzi la mano chi non si è sentito rivolgere mai da qualche nonno o zio anziano o persino dai genitori questa perla: loro alla giovane età non solo saltavano i fossi, ma anche “par el longo”, ovvero per la loro percorrenza e non nel punto dove erano le sponde. E lo ripeteremo anche noi, lo sappiamo)

Muso duro e barèta fracà” (“Muso duro e berretto ben piantato”, modo di dire per “vado avanti senza compromessi”)

El gà el morbìn!” (“Ha il…???” quando una persona o un animale è particolarmente agitato o su di giri vi è questo modo di dire intraducibile: qualche volta filtra la forma “boresso” più veneto orientale ed infatti più rara)

Ci va all’ osto perde el posto” (“Chi va all’ osteria perde il posto in fila a sedere”, invito a non abbandonare le file o le rette vie)

Ghe dago na sbailà de tajòn” (“Gli tiro una badilata di taglio”: probabilmente filtrata dal vicino Trentino (“tajòn”), indica il modo di fare più male possibile visto la badilata di taglio è molto più pericolosa di quella a vanga)

L’ è peso che ndar de note!” (“E’ peggio che andare di notte!”, quando le situazioni sono poco chiare o le cose non si risolvono qualcuno sbaglia)

Tacàr el capel al ciodo” (“Attaccare il cappello al chiodo”, è un modo dispregiativo di indicare un uomo che si è accasato approfittando della posizione della moglie, retaggio di quando solo gli uomini dovevano lavorare per mantenere la famiglia ed un uomo simile era visto con disprezzo)

Te sì come la tompesta sùta!” (“Sei come la tempesta asciutta!”; visto che dalle nostre parti tempeste di sabbia non si hanno iniziato a vedersi fino a pochi anni fa, non è completamente traducibile: in ogni caso è di solito rivolto a qualche bambino che non la smette di combinare guai)

“Se fa bel Ala Candelora da l’ inverno semo fòra, ma se piove o tira vento ne l’ inverno semo tento” (previsione azzardata sul tempo che farà dalla cerimonia della “Candelora”, ovvero processione con candele che cade il 02 febbraio, per prevedere quanto durerà l’inverno)

Per ora è tutto, amici Valdadensi e non: lo sappiamo, la lista è ancora corte e le spiegazioni ancora incerte, ma col Vostro aiuto speriamo di continuare ad ampliarla; come già detto e ripetuto, ogni aiuto è valido all’ indirizzo invaldadige@gmail.com

Alla prossima settimana

Il treno da Verona; l’arrivo in Valdadige

Il treno parte da Verona Porta Nuova, lasciando la città di provincia che deve molta della sua fama al fiume Adige. Arrivando da Venezia verso la città scaligera, nelle belle giornate il fiume risplende sotto il sole, così come nelle sere d’inverno riflette lampioni sui suoi famosi lungofiume chiamati, giustamente, “Lungadige”, magari avvolti nella impalpabile nebbia tanto odiata dagli automobilisti quanto amata dagli innamorati che attira la città, che rende il maestoso fiume più magico ed ingannevolmente placido.

Il nostro treno parte per il nord sulla linea del Brennero, verso il Trentino- Alto Adige, ed attraversa e segue a distanza il fiume, come in un balletto di corteggiamento tra due bambini, ma uno salendo a nord e l’altro scendendo verso il mare Adriatico, immutato da millenni e con finta calma, apprestandosi ad attraversare la città scaligera mentre noi la lasciamo.

Costeggiano la Valpolicella senza mai entrarci, solo osservandola da lontano: i profumi ed i colori primaverili ed estivi de “Il Giardino di Verona” vengono percepiti ben più al di là di Pescantina, città Medaglia D’oro al Valore Civile per meriti di accoglienza nel tragico secondo Dopoguerra italiano; arrivano quasi sul Lago di Garda, altra perla che ruota attorno a quel diamante incastonato tra le meraviglie che è la città di Verona.

Infine, il panorama si restringe di molto all’altezza di Domegliara, dal famoso treno: il Baldo, catena montuosa famosissima per essere “Hortus Europae” incombe ad Ovest, la Lessinia ad Est proprio sopra la ferrovia; il viaggiatore infila un moderno tunnel al posto del quale, un tempo, i trenini sbuffanti percorrevano gran tratto della ferrovia di ideazione asburgica che costeggiavano, ammirandola, la Chiusa Veneta: grandissima opera congiunta della natura e dell’ingegneria civile umana come imponenza di dogana e confine, in perfetta simbiosi su quello strapiombo di rocce ed acqua.

Si riusciva a scorgere il Forte di Rivoli dal treno un tempo, facente parte assieme al Forte San Marco di Canale nella destra orografica dell’Adige e con i Forti di Monte e di Ceraino sulla sinistra del complesso fortilizio difensivo di fine ‘800 asburgico denominato “I forti di Rivoli”: quante dominazioni e quanti confini hanno assaggiato questa terra? Basti pensare a “Rue de Rivoli”, il segno lasciato persino dall’ esercito napoleonico. E ancora prima la Serenissima… a risalire con battaglie, offensive ed eserciti, nella più degna tradizione di una terra di confine.

Lì inizia la Valdadige (“sora la Ciusa de Cerain”), ma aspettiamo l’uscita del treno dalla “nuova” galleria (in servizio dal 1997 ma per molti ancora ‘nuova’, come a simboleggiare la diversa percezione del tempo in questo territorio) che sbuca come un proiettile a Dolcè per ritrovarsi a fianco delle dolci anse del Fiume in un territorio verde e brulicante di vigneti.

Il treno rallenta e si ferma alla stazioncina, mentre qualche passeggero allunga l’occhio al panorama di campi coltivati a pregiati vitigni ed alle rocce da ambo i lati della Valle con in mezzo l’Adige, che dà il nome ai nostri ameni anche se aspri, amatissimi luoghi.

Il treno riparte e voi vi apprestate, siate viaggiatori pendolari del luogo o siate di lunga percorrenza tra Roma e Bolzano, ad ammirare questo territorio all’apparenza brullo ma che, come tutte le forti comunità, è foriero di storia e di vita grazie all’ ex confine AustroUngarico, che si incontrerà più a nord, ma specialmente proprio grazie all’Adige,il grande messaggero e nostro amato fiume che dolcemente, d’ora in poi, vi accompagnerà per tutto il viaggio.

BEN ARRIVATI “IN VALDADIGE”

InValdadige ❤ Staff