Ancora oggi ci chiediamo perchè ci abbiamo messo così tanto ad arrivare ad intervistare i ragazzi XAdventure Outdoor Garda Lake nella loro “base” di Brentino (www.xadventure.it):

eppure siamo sempre in cerca di cose che suscitino la curiosità nel nostro piccolo Territorio, cose che possano attirare in primis noi amici della Valdadige ed in secundis attirare un flusso turistico.

Abbiamo salutato questi ragazzi “dalla Gigia” seduti a bere con chi avevano portato a vivere un’emozione, li abbiamo sempre visti in giro, abbiamo visto il loro furgone nelle visite a Brentino, eppure…

Speriamo di non essere stati colpiti dalla spocchia del “nativo”: cioè ‘mi son nato chi e voialtri sì vignesti dopo, no go bisogno de voialtri’, perché sarebbe un errore gravissimo: un errore gravissimo come averli ignorati -involontariamente- fino ad adesso che la Valdadige eroghi patentini di “natività” come medaglie; adesso rimediamo con un’intervista fiume a Marco Heltai e Vivian Pontarin proprio nel loro primo giorno di riapertura, il 22/05/2020 dopo una memorabile festa “Al Casòt” di Mama de Soto

(InValdadige):” Ciao ragazzi, ci scusiamo per essere arrivati così ‘tardi’ ad un’attività che da una prospettiva così importante come quella sportiva per promuovere la Valdadige. Ecco, tenendo il focus sul nostro territorio, poiché sappiamo avete attività sul Garda ed attorno, cosa proponete ai visitatori per la Valdadige?”

(X Adventure -parlano a turno sia Vivian che Marco, perciò terremo il “logo”):” Questo è un punto fondamentale per il canyoning, si veda che abbiamo la base canyoning station qui a Brentino; poi facciamo arrampicata su tutta la zona Valdadige, canoa, rafting e ciclismo, sia mountain bike che bici da strada. L’anno scorso con degli irlandesi abbiamo fatto un giro dal Lago, raggiungendo la punta di Peri, cambiando ciclabile e poi dalla Chiusa risalendo verso Calmasino: meraviglioso, 50 circa km! La Valdadige ha tutto.”

(IV):” Beh, noi lo vantavamo già, di avere tutto (ridiamo) ma in altro senso. Cosa ritenere sia il vostro punto di forza?”

(XA):” Il bello della nostra organizzazione è che abbiamo proposte adatte per tutti: sia dai bimbi di 6 anni, con le Kid’s adventure dedicate, ad adulti senza limiti di età; da esperienze soft per principianti a estreme per gente già esperta che vuole mettersi alla prova; organizziamo anche gite alpine ad alta quota.

Nelle Kid’s Adventure la bellezza è che i bimbi sono i gestori delle proprie attività, non li gestiamo noi ma loro gestiscono l’attività. Siamo in un’epoca diversa da dove siamo cresciuti noi, dove i bimbi si appropriavano del territorio giocando, siamo in un’epoca dove per assurdo sono i GENITORI che vogliono per i loro figli una scuola alternativa: ci hanno inserito nello staff di una scuola elementare Marciaga\Castion dove noi facciamo educazione fisica, mentre noi li portiamo in natura, una scuola montessoriana-steineriana che conta molto sull’esperienza.

La cosa bella di questi percorsi è che li costringe a farsi carico di una cosa che sovente non esiste più ed è scaricata alle scuole o agli educatori, che è la responsabilità: quando fanno attività possono essere liberi, completamente liberi e sani.”

(IV): “La Valdadige stessa è comunque cambiata: internet ha migliorato le nostre vita rapportandoci in tempo reale con la città, insomma non andiamo più a Verona vestiti come i cugini di campagna, ma nello stesso tempo ci ha scollegato dal territorio.”

(XA):”E la Valdadige è meravigliosa perché nell’arco di 4 km puoi fare QUALSIASI COSA: un concentrato di esperienze a tutti i livelli. Offre la possibilità di fare cose che in altri posti si sognano: esempio, mattina canyoning e pomeriggio degustazione lungo il fiume con i gommoni. E cosa che facciamo SOLO qui è poterci permettere di fare formazione aziendale, dando in mano il gommone alle aziende senza essere sopra noi a controllarlo: questo è molto più formativo per loro. Un concentrato di attività altamente stimolanti. E l’autenticità del fiume Adige che qua non è stato toccato, ha un percorso naturale.”

(IV): “L’Adige come ‘fiume autentico’ è un concetto davvero interessante.”

(XA): “E non solo: tu entri in una Valle che comunque risente del progresso dai suoi rumori. La A22, la linea ferroviaria del Brennero, la Statale, la Provinciale…ma appena scendi a livello del fiume questi rumori SPARISCONO, per cui sensorialmente è una cosa incredibile: il fiume Adige sembra quasi un antidoto contro le storture ed il rumore della modernità.”

(IV):”E la ‘scommessa Valdadige’ di cui ci hai accennato prima?”

(XA):”La scommessa è che questo tratto di Valdadige è ancora sconosciuto dagli stessi Veronesi e questo fa tantissima impressione: vengono direttamente turisti tedeschi, belgi, olandesi, americani, australiani perché ci conoscono ed il tizio di San Massimo pensa sia Trentino, quando lo attraversa in autostrada. Questo mi fa impazzire.

I turisti stranieri arrivano al volo con i loro mezzi alla nostra station o alla nostra base: se invece dico ad un Veronese ‘vieni a Brentino’ questo come minimo viene col navigatore e poi si perde pure.

Per noi questo è uno stimolo incredibile, una scommessa pazzesca: ci credono trentini!”

(IV):”Per cui, che ricetta per i veronesi come noi ma che non conoscono noi?”

(XA): “Questa spinta attuale al turismo non di massa: ora la gente, dopo il boom del turismo di massa e del Lago, cerca questi posti dove vantarsi di essere stati, di averli ‘scoperti’, di essere in pochi. In più, ciò che sta andando tanto qua in Valle sono gli ADDII AL CELIBATO\NUBILATO (basiamo, ndR!); gente che parte, non sanno dove stanno andando in realtà perché prenotano tramite sito o telefono, si trovano qui e si trovano stupiti e si dicono ‘porca miseria, eppure ci sono passato tante volte di qui, ma guarda che bellezza!!’. Mentre i tedeschi e altre nazionalità SANNO che ci sono e ci cercano, perchè fa parte del loro spirito cercare questi posti e fare vacanze esplorative.”

(IV):”E questa avventura, parafrasandovi, quando è iniziata?”

(XA): “Beh, è iniziata un bel po’ di tempo fa, ma specialmente NON qua! Nel 1988 ci si allenava e si insegnava in Val di Sole, sul Noce: abbiamo iniziato con la scuola di canoa, poi col primo camping che ha creduto in noi, e anche là all’inizio eravamo visti come stranieri, come matti! Pensare che ora è una delle attività principali e più sponsorizzate della zona è impressionante: nel 1990 è sceso il primo gommone di rafting e da allora non ci si è più fermati; abbiamo avuto la separazione tra abitato e tra di noi che tentavamo di esplorare e valorizzare il territorio.

E ciò che è successo in Val di Sole si sta per ripetere qui: all’inizio eravamo quelli strani ed ora siamo accettati dal paese, i bimbi ci vengono a cercare, a curiosare attorno…

E qua vi è la spiegazione del perchè siamo approdati in Valle.

Nel 2005 abbiamo fatto il raduno annuale di Canyoning Val di Sole a Ferrara di MonteBaldo perché non avevamo tempo di andare in Val di Sole, avevamo tutti molti impegni, per cui…PER CASO.

Ferrara, 2005.

L’ allora Sindaco Rossi di Ferrara, lungimirante, disse “ma perché invece di piantar le tende non mettete una base qua?”, mentre a Brentino Belluno vi era Virgilio Asileppi che ci ha praticamente trascinato qua, in questa casa ‘base’ che allora era distrutta (ride, ndR); non c’era neppure il pavimento. Ci assicurò ci avrebbe trovato i fondi e adesso l’abbiamo organizzata con sotto centro sportivo e sopra ufficio, come vedi una bella casetta: lui ci disse di doverci piazzare qua perché lui o per lui la Valdadige VOLEVA che fosse valorizzata.”

(IV):”Per l’attuale avviso di pericolo di rifacimento del sentiero e conseguente chiusura del Vajo avete lavorato in forte sinergia col Comune! Eppure il vostro è un portare esperienze “immediate”, cioè non potete aspettare. Riuscite a farcela?”

(XA):”La sinergia col Comune è forte, per fortuna: per la chiusura del Vajo mi sono occupato io in primis e poi avvisato il Comune: è anche logico che, sapendone i rischi, mi sia attivato io, QUESTA E’ LA FORTUNA DI AVERE ATTIVITA’ SPORTIVE SUL TERRITORIO, io lavoro in stretta collaborazione con altre guide alpine e con i loro regolamenti. Ma non ci sono mai stati problemi, sono molto bravi, lavoriamo bene sia col Comune di Brentino Belluno e di Dolcè.”

(IV):” Sì, sono molto attenti: e cosa dite a proposito della mancata unione delle associazioni in Valdadige che è sentita un po’ da tutte le aziende del territorio che dicono, espresso volgarmente “ci si unisce solo per il Corteggiando e poi ciao”? La sentite anche voi?”

(XA):”Siamo stati responsabili dell’organizzazione della sicurezza di Adige Marathon per diversi anni seguendo l’intervento in fiume; è un peccato, come state dicendo, che la collaborazione che si vede per l’Adige Marathon, in cui tutti i gruppi si uniscono per valorizzare il Territorio, non si vede poi per il resto dell’anno, ed a quanto pare rispecchia ciò che voi mi dite succeda per l’enogastronomia.”

(IV):”C’è comunque bisogno di MAGGIORE SINERGIA, perché è la forza che può spingere questo bellissimo territorio!, per esempio una figura che per noi è sinergica è la ‘Gigia’, Luigina Camparsi del bar di Brentino Malù: lei indirizza a noi la gente, lei spiega il territorio, accoglie i turisti e da’ loro volentieri spiegazioni, fa promozione in modo allucinante e persino si commuove quando parla del Vajo. La ‘Gigia’ è un monumento, per noi! Anche bersi la birretta la sera sulla sua terrazza dopo una giornata di fatiche, emozionanti e preziose ma fatiche, è un’esperienza bellissima: è comunque parte di tutta l’esperienza e lei ne fa parte.

L’emozione non si ferma allo sport ma prosegue, anche al ristoro in quella bellissima terrazza.”

(IV):”In Valdadide, intesa come Valdadige sinistra orografica c’è la Velo7: che vantaggi vi porta?”

(XA):”Eh, passano due o tre migliaio di persone a stagione, su quella pista, ed il bello è che si vogliono appoggiare in luoghi che sono a) poco incasinati b)dove possono vivere delle esperienze.

In questo senso il Rèvèna è illuminante, un ambiente davvero campestre e isolato; questo tipo di turismo comunque è all’incremento da anni al 20% circa annuo, mentre il turismo di massa anche sul Garda sta avendo una discesa.”

(IV): “Però anche grazie alla pandemia di COVID19, il ché ci infila dritti in un’altra domanda: avete preso particolari contromisure, avete regolamenti, vi siete adattati… Insomma, COSA? E’ un mondo sconosciuto, vi ricordo, per noi.”

(XA):” Abbiamo tutte le linee guida a seguire che abbiamo designato noi come Associazione Guide Alpine Nazionale, valutato il rischio utilizzando studi dell’istituto di medicina della montagna che ci ha aiutato moltissimo come collegio designato.

Valutato rischio, problematiche e linee guide ministero della Sanità, abbiamo fatto i nostri cambiamenti: per esempio, non ci si potrà più cambiare all’interno per l’assembramento ma all’esterno.

Con la prenotazione ci danno il numero delle taglie così facciamo trovare direttamente la muta sterilizzata e sottovuoto al singolo; durante i briefing in entrata ed in uscita dal torrente si usano le mascherine perché, spiegando, dobbiamo stare vicini.

La guida usa i guanti ed il “buff” perchè bagnato fa effetto mascherina, trattiene (linee guida per tutti, è permesso, ndR); per i gommoni ovviamente saranno più scarichi, non si scenderà più coi gommoni molto carichi. Però questo è un tratto di fiume non di torrente di montagna e vi dico che persino una guida sola potrebbe portare un gommone solo, perciò non vi è pericolo del peso scarico del gommone.”

(IV):”Ci saranno gruppi?

(XA): “Mmmm, gruppi probabilmente no, ma più gruppi familiari.

L’anno scorso abbiamo avuto 8.000 persone in gommone in Valdadige, ovviamente quest’anno sarà meno per ciò che è successo, ma non è un problema: la famiglia si gestisce facilmente, in questo modo.

(IV):”Insomma, la Valdadige è un posto benedetto… c’é tutto in pochi km e accessibile. Non manca nulla?

(XA): “Ecco, manca una VERA E PROPRIA FERRATA: avremo individuato un punto zona Ceraino-Rivoli che sarebbe una meraviglia; invece di sconfinare nel rientro dall’ Aviana ad Avio in Trentino, potremmo avere la nostra meravigliosa ferrata.

E non per vantarci, ma avere TUTTO.

(IV):”Ritornando al fatidico 2005: come avete trovato il Vajo dell’Orsa, dopo anni di incuria?”

(XA):” Eeeeeh, è stata una bella…avventura. Perchè il Vajo era davvero pieno di IMMONDIZIA, cose buttate, scaricate, arrugginite, lamiere: quando lo abbiamo pulito abbiamo fatto una pila enorme, giorno per giorno in piazza a Ferrara di Montebaldo, per mostrare cosa c’era dentro, dimostrativa. Abbiamo coinvolto la Protezione Civile di Brentino Belluno e di Ferrara, abbiamo anche le foto di prima e dopo. Abbiamo trovato cose impensabili e abbiamo mostrato l’inciviltà alla popolazione verso il loro territorio.

(IV):”In cliente tipo come sarebbe? Se riuscite ad individuare un cliente tipo, visto quante cose avete (ride, ndr)!”

(XA):”Ah, dura… diciamo che il cliente tipo è di quelli che girano in bici e vogliono vivere il territorio: diremmo tedeschi o comunque nordici ma anche gli italiani si stanno muovendo. Vivere il territorio significa affidarsi a piccole realtà o persino piccolissime, perciò questo è il posto ideale.

Il problema è che, a volte, nella Valdadige e anche nell’hospitality non si riscontra una grandissima mentalità di accoglienza turistica, ma tipo ‘ok, state qua e ciao’, non c’è fidelizzazione, non c’è promozione del territorio. Ovviamente parliamo di alcuni, abbiamo tentato di prendere contatto ma non ci siamo riusciti.”

(IV):”Prendiamo un altro argomento un po’ fatuo: non vi da’ fastidio quando si riempie la bocca con il termine ‘outdoor’?”

(XA):”Mmmmmno, perchè comunque poi è il cliente che fa la selezione diretta e crea il mercato, ed i clienti sono molto esigenti col mondo dell’outdoor; non ci spaventano sedicenti guide che organizzano l’impossibile o parchi improvvisati di sopravvivenza, o slogan vivi la tua giornata outdoor: il cliente sceglierà sempre il meglio e farà emergere il meglio dal mercato.”

(IV):”Okay, finora il focus, come vi avevamo ordinato (ride, ndr) è stato sulla Valdadige, ma voi operate anche sul Lago sud: di quanta gente sono composte le vostre squadre complete, sia in Valdadige che sul Lago?”

(XA):”Ehm, diremmo….20 persone per canoa, rafting, sub, arrampicate sia Adige che Garda; mettiamo anche 4\5 assistenti per i ragazzini, che noi affianchiamo sempre in più 6/7 guide alpine certificate o persino un massimo di 10, e nell’ambito escursioni e bicicletta zona Lago di Garda altre 20 persone. Bella squadra, eh?”

(IV):”Porcamis-…! E quante persone siete arrivati a portare, giornalmente?!”

(XA):”Eh, nelle giornate clou ben 2\300 persone, arrivate non solo dirette ma anche tramite canali indiretti. Un bel carico.”

(IV):”Va bene, siamo molto colpiti ed ammirati e credo tutti i nostri amici della Valdadige che non vi conoscevano lo saranno, e speriamo questo cambi qualcosa. Avete considerazioni finali, visto siamo alla fine?”

(XA):”Beh, che prima arrivavano solo stranieri ed ora iniziano anche i veronesi: per cui, scommessa vinta.

Il fatto bellissimo che i bambini si portano a casa i sassi perchè raccontiamo, com’è giusto, che ogni sasso ha dietro di sè una storia, qualsiasi sasso di qualsiasi luogo; questo poi è il posto delle GranSeole, di fossili: non dico si trovino ovunque ci si giri ma sono piuttosto tanti.

Infine, auspichiamo che vi sia un cambiamento di mentalità in linea con l’andamento del fiume: discese in canoa lente, degustazioni ai bordi, recuperi, campeggi in valle e territorio ACCOGLIENTE. Ma ci stiamo già muovendo nella direzione giusta.”

PICCOLO ANEDDOTO: USCIAMO E SIAMO INVESTITI DA NUGOLI DI BAMBINI e SI CHIUDE SU UNO SPLENDIDO DISCORSO QUESTA INTERESSANTISSIMA INTERVISTA.

(XA):”Mettete anche questo, nel pezzo, che è una considerazione per noi ma specialmente per tutti noi e voi per il futuro: I BAMBINI PRIMA del CoVid19 non erano così tanti che andavano per i paesi.

Adesso,DOPO LA QUARANTENA, SI STANNO RIAPPROPRIANDO DEL LORO TERRITORIO, COME FACEVAMO NOI UN TEMPO.

Vorrà pur dire qualcosa, no?”

Grazie ad XAdventure Outdoor Lake Garda (www.xadventure.it) per la disponibilità, torneremo certamente presto.

E voi, amici della Valdadige, siete sicuri ancora di conoscere così bene il Vostro territorio come loro? Facciamo una giornata di prova per scommessa?

Alla prossima

In Valdadige Staff

I molti modi di turismo eco sostenibile della nostra amata VALDADIGE

Un pezzo che speriamo ispiratore per il turismo sostenibile e anche per noi cittadini della Valdadige, che a volte molte cose ignoriamo anche se sono sotto il nostro naso 🙂

La Ciclopista del Sole, che comprende il pezzo di ciclabile tra Mama di Sotto e Rivoli Veronese per quanto riguarda i nostri Comuni, compie ben 29 anni quest’anno: fu infatti presentata al “VeloCity” di Milano ben nel lontano 1991 con l’ ambizioso intento di collegare tutto il Paese, dal Brennero alla Sicilia, Sardegna compresa, ed ha una peculiarità ben precisa.

La CPS non corre quasi mai su ciclabili presistenti (o meglio, solo il 4%), mentre per il 70% affianca o corre su strade più o meno trafficate: parte integrale dell’ EuroVelo 7, il percorso che corre da Capo Nord in Finlandia fino a Malta (l’ intento iniziale gigantesco di unire da nord a sud l’ Europa) in Italia parte o dal Brennero o dal valico EuroVelo 7 di Brunico e costeggia l’ Isarco per 75 km fino a Bolzano, dove confluirà nell’Adige.

Da lì prenderà a costeggiare l’ Adige in massima di percorso in greenway (lontano da strade motorizzate o trafficate) fino all’ entrata col fiume a Trento e da lì altri 50 km e sarete arrivati al confine col Veneto, già ex confine di Stato Italiano e confine spesso della Serenissima: da lì non ci resta che dirvi: BENVENUTI IN VALDADIGE, la nostra zona di interesse.

(rif.dati https://www.bikeitalia.it/ciclopista-del-sole/)

La Ciclopista del Sole EuroVelo7 corre sulla destra orografica del fiume Adige, per cui attraversa i Comuni di Brentino Belluno e Rivoli Veronese praticamente passando a fianco dei paesi o addirittura NEL borgo nel caso di Belluno Veronese, frazione del primo Comune.

Dall’ altra riva, sulla sinistra orografica, è stata inaugurata nel 2014 la Ciclabile Valdadige – Terra dei Forti, nome che deriva dal nome comune della vallata e dal consorzio dei vini DOC omonimi e parte in Trentino dal confine di Borghetto ed in Valdadige veronese il Comune di Dolcè per intero: è una ciclabile tradizionale, lunga 25 km, ma sorprendentemente bella: tratti di natura non antropizzata lasciano spazio ai vigneti di pregiati doc con vite a coltivazione pergola trentina e a lunghi tratti a fianco del fiume Adige, in questo tratto ingannevolmente calmo, tanto che ogni anno vi si tiene in questo pezzo di fiume l’ Adige Marathon, che arriva fino a Pescantina per i professionisti.

In ogni momento si possono ammirare sia il massiccio della Catena del Baldo che la parte Nord- Occidentale dell’altopiano montano della Lessinia, col suo parco: la ciclabile si immerge spesso in macchie boschive che portano sollievo alla calura ma nulla può reggere il confronto con l’ arrivo alla Chiusa Veneta, dove una gola scoscesa permette alla ciclabile di essere scavata nella roccia per passare e dove le anse del fiume Adige sono incredibilmente ampie.

La Chiusa Veneta è anche un ottimo punto panoramico per ammirare i fortilizi che danno il nome ai ad un DOC della zona, “Terra dei Forti”: il maestoso e ottimamente conservato Forte Napoleonico di Rivoli o Wohlgemuth e la sua batteria bassa, coinvolto nella Battaglia che da il nome alla Rue de Rivoli degli Champs Elysèes, l’italiano Forte San Marco a Caprino Veronese purtroppo depredato dai meravigliosi marmi di Rosso veronese, Forte di Ceraino (borgo del Comune) Hlawaty di origine asburgica come Forte Mollinary o di Monte (borgo della vicina Valpolicella).

Oltre a questi vi sono i resti del Forte asburgico de la Chiusa, sorti su resti di un precedente fortilizio della Serenissima e, visibilissima dal tratto di ciclabile tra Ceraino e Volargne, la “Presa di Sciorne”, struttura dei primissimi ‘900 (1914) nata per permettere l’ irrigazione, traendo acqua dal fiume Adige e portandola verso il coetaneo Canale Agro-Veronese per la salvezza di terre povere d’acqua nell’entro-Lago.

Da qualche anno vi è una postazione sportivo-sociale di canyoning per il Vajo dell’Orsa a Brentino Veronese che attira molti turisti e flussi specialmente di turisti nordici, che si occupa anche di arrampicate e di rafting sull’Adige!, oltretutto in uno dei suoi percorsi più affascinanti e tranquilli, grazie agli interventi di inizio secolo.

I percorsi trekking si sprecano ed i ragazzi di questa stazione canyoning vi possono accompagnare ovunque; essendo una Valle circondata da pre-Alpi e territorio altipiano carsico vi immaginerete quanti percorsi persino speleologici, e dulcis in fundo vi è il Santuario di Madonna della Corona scavato nella roccia del Baldo, raggiungibile sì da Spiazzi in auto e poi in discesa o con la navetta ATV ma che vi darebbe più soddisfazione e devozione partendo da Brentino, dalla “Via del Santuario”, fatta tutta a gradini fino ad un certo punto per un dislivello da principiante (basta un po’ di fiato ed andare con calma e molta acqua, MAI strafare) per arrivare a quel ‘miracolo’ scavato nella roccia.

Per ultimo ma non ultimo, la Valdadige è attraversata dall’E7, sentiero Europeo 7 riconosciuto Eife, che, attraversato il Lago a Malcesine, sale sulle Creste del Baldo e cala su di noi, riprendendo la strada salendo per la Lessinia dove si incrocia con l’E5: che dite, abbiamo abbastanza cose per farvi scarpinare?

Se volete percorrere pochi km in bicicletta e fermarvi più a curiosare, sappiate che nelle vicinanze vi sono il Castello di Avio (TN), di epoca medievale e aperto spesso a guide e giornate FAI; i lavori di restauro del Castello della Corvara sulla Ciclabile del Sole (Preabocco, Comune di Brentino Belluno) e la ben conservata ‘Mansio Servasa’, sorte di ‘casello’ autostradale che ironia vuole sorga proprio di fianco alla A22: un posto dove effettuare cambio cavalli e rifornimento sulla ex strada Claudia Augusta che portava merci e persone sul Danubio, ricalcata quasi a pennello dall’attuale

S.p. 11 nel Comune di Brentino Belluno.

Come vi abbiamo accennato questi 17 kmq scarsi che sono la Valdadige Veronese hanno vitigni pregiati: vi nomineremo le coltivazioni più famose che potranno ingolosirvi, come quello che viene definito il miglior Pinot Grigio d’ Italia, così vincente grazie al clima lacustre del vicino Lago di Garda che si insinua in una valle fluviale, combattendo così le muffe e lasciando una maturazione delicata: come tutti i Pinot è un vino delicato, che dà il meglio di sé con piatti leggeri e viene usato anche come recente vinificazione come Brut metodo Classico, ottenendo un gran successo tra i giovani.

L’altro asso della Valdadige è il riscoperto relativamente da poco vino Enantio, un vino autoctono di cui si trova traccia nelle “Ecloghe” del sommo Virgilio e nella “Naturalis Historia”, capolavoro di Plinio il Vecchio: un rosso selvatico duttile, che certi viticoltori vendemmiano e lavorano da viti persino di 300 anni (ref. “La Prebenda”, azienda agricola di Brentino Belluno, VR), ottimo come riserva 10 anni e con innesto americano che persino come base per i Rosè.

Tra le altre qualità vi sono lo Chardonnay (o Pinot Giallo), sempre un ottimo classico, e da una decina d’ anni viticolture in quota più simili a vitigni sudtirolesi ma dal gusto più morbido per le sovradescritte condizioni climatiche, come il Muller Turghau originario delle Dolomiti ed il Gewurztraminer; accompagnano il tutto gli ottimi Bianco Valdadige Doc e Rosso Valdadige Doc, Schiava, Moscati vinificati a spumanti, passiti e persino ottime grappe.

Vi sono diverse cantine ed aziende con locali dove ritemprarsi o dove assaggiare le delizie sopra citate magari accompagnati da appetizer o fare un ottimo pasto a base di prodotti e cucina locale: ci impegneremo a farvele conoscere per farvi fare un ottimo tour attraverso la Storia ed anche la Storia dell’enogastronomia vincente di questa Valle non molto conosciuta poiché saltata dalle grosse vie di scorrimento ma che merita più appassionati sulle proprie ciclovie: attenzione, ovviamente con casco, segnalatori e catarifrangenti e non spingendosi sulle provinciali o statali, visto spesso sono affiancate.

Cosa manca a questo Paradiso ancora praticamente immacolato?

Un anello di congiunzione, visto Rivoli e la Chiusa Veneta si guardano vicinissime ma con l’ Adige in mezzo che non vi consigliamo di attraversare in quell’ansa: un anello per poter partire e tornare nello stesso punto, gustando e ammirando tutte le cose ammirate descritte sopra.

Per ora l’ anello non c’è, ma è in progetto avanzato da parte del Comune di Dolcè e Rivoli un ponte ciclopedonabile tra Rivoli e la frazione di Ceraino di Dolcè, in loc. Battello, che non ha avuto bisogno di discussioni: non ha contrari, bensì tutti coinvolti in questo evento e si stanno per iniziare i lavori: questo è un segno di quanto teniamo al nostro territorio.

Il sogno sarebbe così completo ed il Vostro tour senza nessuna pecca: vi auguriamo di vedervi presto, in gruppo od in solitaria, sulla Ciclopista del Sole o sulla Ciclabile della Valdadige a trovare conferma delle nostre parole.

Pedalate attraverso la Storia: ammirate la Valdadige.

A presto

Per il ciclo “ECCELLENZE del TERRITORIO” riprendiamo: “CANTINA VALDADIGE: LA PAROLA AL PRESIDENTE” pt.2

Siamo con il Presidente della Cantina Valdadige che ha accettato di riceverci un’ altra volta: questa volta senza neanche particolari minacce, forse si sta abituando alla nostra presenza, shhhhh…..

Scherziamo.

E’ sempre un piacere per noi esplorare le Eccellenze del Territorio, a riprova che la Valdadige non si ferma a ciò che conosciamo ma che ha molto, moltissimo sotto in termini di investimenti umani di cose, nonché di denaro, per alcuni modelli di eccellenza; terminata la riconversione del Sito per il lockdown generato dall’espansione senza controllo del Co-Vid 19, ad emergenza apparentemente terminata, siamo lieti di riprendere il nostro compito che ci porta a “snasare”, curiosare tra le attività che meritano a tutto tondo il titolo di “Eccellenze della Valdadige”.

E’ la seconda volta che intervistiamo Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige, e abbiamo deciso di affondare un po’ negli argomenti inerenti la nostra Cantina Sociale Cooperativa, poiché la prima è stata una visita semplice e rappresentativa: questa volta abbiamo torchiato per bene il Presidente ed abbiamo ottenuto risposte a volte sorprendenti, a volte che sapevamo già come molti di voi ma che vale la pena ripetere, ed a volte molto sorprendenti.

Per la seconda volta, per cui, rieccoci in Cantina Valdadige e riesumiamo il titolo di un anno fa, che tanto bene ci portò.

(InValdadige): “Buongiorno signor Presidente, è per noi un grande piacere essere qui di nuovo e la
ringraziamo per la sua disponibilità.”


(Tiberio Veronesi): “Buongiorno a voi, è sempre un piacere dare una mano per divulgare notizie in
Valdadige.”


(IV):” Partiamo subito a razzo: l’ emergenza CoVid 19, che ovviamente è sulla bocca di tutti. La Cantina come ha affrontato questa emergenza, essendo comunque una filiera alimentare e perciò senza l’obbligo di fermarsi?”


(T.V):”Diciamo pure che non abbiamo avuto problemi particolari, abbiamo dovuto applicare le regole del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi di protezione, ma onestamente ci hanno creato pochi disguidi. Solo nel momento di maggiore allerta, abbiamo preferito sospendere il lavoro per una settimana, per proteggere la salute dei nostri dipendenti. Siamo una filiera alimentare, appunto, perciò non avevamo l’obbligo di chiusura, ma abbiamo voluto in primis rassicurare e proteggere i nostri dipendenti, ma anche le loro famiglie. Per noi il periodo primaverile è un periodo in cui non ci sono urgenze particolari, si fanno più che altro manutenzioni e imbottigliamento e da quest’hanno confezioniamo in cantina i bag in box, sia per il clienti esterni che per i nostri punti vendita. Abbiamo deciso di confezionare e riempire i bag in box in Cantina e non direttamente nel punto vendita, perché abbiamo visto che così riusciamo a garantire al cliente un prodotto ancor più controllato e garantito e poi perché abbiamo avuto un forte incremento di richieste per questo tipo di prodotto. Al Wine Bar rimangono i distributori dello sfuso ed anche questo è molto richiesto, forse per la sua tipicità ma anche sicuramente per l’alta qualità del nostro vino.”

(IV): ”Per spedizioni ed esportazioni come ve la siete cavata, in questo periodo?”

(T.V): ”Per spedizioni ai privati se ne occupa il Wine Bar, e devo dire che ha fatto un eccellente lavoro in questo periodo, riuscendo a fare persino delle spedizioni all’estero. Invece le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento a causa del loro lockdown, quelle verso la Germania e nord Europa, la Gran Bretagna, la Malesia e il Vietnam sono continuate quasi regolarmente. Il nostro bilancio non è praticamente stato toccato dal fenomeno e questo per noi è motivo di grande orgoglio.”

(IV): “Per la vendemmia ci sono previsioni nell’aria? Sappiamo che il DPCM non ha dato informazioni (e come potrebbe? Siamo a maggio, ndR) per il distanziamento né per altri regolamenti.”

(T.V): “Per ora nessuno ha parlato di come regolamentare la vendemmia se l’emergenza Covid 19 dovesse continuare, è ovviamente troppo presto.”

(IV): “E’ un lavoro che comunque si presterebbe al distanziamento: raramente si sta assiepati durante la vendemmia o volani forbici negli occhi!” 

(T.V): “Infatti, teoricamente non dovrebbero esserci problemi, ma qui bisogna capire cosa vogliono fare. La Ministra dell’Agricoltura vuole regolarizzare i migranti perciò abbiamo un’altra cosa a cui pensare: insomma c’è tanta carne al fuoco. Secondo me la soluzione più semplice sarebbe di tornare ai Voucher, per dare la possibilità agli italiani, studenti, disoccupati, pensionati, ecc., di avere un accesso al lavoro semplice e senza tanti imbrighi burocratici, e poi riaprire le frontiere per permettere agli operai rumeni e polacchi, di poter tornare in Italia..”

(IV):” Per quello ti sei guadagnato una domanda piccante: perché allora non incentivare l’assunzione degli italiani?”

(T.V):” Perché gli italiani che vorremmo assumere, ahimè, in realtà non vogliono essere assunti, la burocrazia complica tutto. Un pensionato ci vede il rischio di vedere intaccata la sua già esigua pensione, lo studente o il disoccupato hanno paura di dover poi fare la denuncia dei redditi, con conseguente altra tassazione. In questi casi i buoni vecchi Voucher andavano benissimo, paga, assicurazione, trattenute e quant’altro già tutto compreso, basta non superare i 5000 euro di reddito complessivo. Se li ripristinassero sarebbe un bella opportunità e staremmo tutti più tranquilli, contadini in primis, e troveremmo molte persone che vogliono o lavorare per tutta la vendemmia o solo integrare la pensione o la paghetta. 

Sono stupidaggini che nessuno sembra aver voglia di risolvere, anche la collaborazione dei familiari fermata solo al primo grado di parentela è vergognosa: si va a distruggere la struttura contadina  così come da sempre la conosciamo. Se volessero veramente solo tassare, che tassino un tot al quintale raccolto ma che non mettano restrizioni e burocrazia a chi lavora nei campi!

(IV):” Ma le associazioni di categoria non possono spingere per il ritorno almeno ai vouchers?”

(TV): “Purtroppo non vedo grossi movimenti di sensibilizzazione, sembra che l’unico problema sia la regolarizzazione dei migranti, ogni tanto si fa una conferenza o una manifestazione, ma poi tutto finisce li, non vedo una risposta forte, non vedo la marcia su Roma, come si suol dire”

(IV): “Meglio cambiare argomento, poiché purtroppo conosciamo questa triste storia. 

Vorrei parlare dell’Enantio. Essendo un vitigno autoctono dovrebbe essere il nostro vino portante, ‘il  biglietto da visita della Valdadige (cit. Paolo Zanoni de “La Prebenda” nell’intervista prima), come l’ Amarone ha funzionato con la Valpolicella. Si mormora che il Consorzio TerraDeiForti, che avrebbe dovuto fare dell’Enantio il nostro vino d’élite, sia caduto in un forte torpore e che la più forte resa economica del Pinot Grigio non sproni i contadini ad una maggiore consapevolezza che l’Enantio sia il nostro vero vitigno di punta.

Oltretutto, la sorpresa è che l’Enantio che produciamo va venduto quasi tutto se non tutto (fonte: Luciana Albrigo, grande Ciana che te n’è fatto rivar informadi, ndR) , viene molto apprezzato, ma il problema sono proprio i numeri di produzione: 90% di bianco contro il 10% di rosso, il quale non è tutto Enantio.”

(TV): “Diciamo che il problema è di…vecchia data. Chi dovrebbe sponsorizzare l’Enantio, ovvero appunto il Consorzio TerraDeiForti, costituito nell’anno 2000 e che sicuramente per un po’ di anni ha funzionato e molto bene. La riprova? Se interroghiamo un sommelier sulla Terra dei Forti,  vedrete che ne parlerà con nostalgia mista a dispiacere, perché il vino era innegabilmente eccezionale e nella loro memoria viene ancora molto ben considerato, sarebbe una gioia per loro se tutto si rimettesse a lavoro come all’inizio. Devo ammettere che non so esattamente cosa allora sia andato storto perché a quel tempo non mi occupavo di vino: ciò che mi è arrivato è che si sia afflosciato  per qualche dissidio interno, cosa che purtroppo succede spesso e spesso quando le cose funzionano bene e danno ottimi risultati..

Come Cantina Valdadige si è scelto di dare forza all’Enantio ed oggi anche a qualche altra verietà di uve rosse, con il “Progetto Rossi”, dove la cantina in accordo con il socio, determina alcuni vigneti di pregio e lo destina a questo progetto, che viene poi seguito con particolare attenzione sia dal socio stesso che dal tecnico di cantina, Claudio Vedovelli e dall’enologo Alessandro Martello, per garantire prima a noi e poi al cliente consumatore, dei vini di sicura eccellenza.

(IV):”Cosa potrebbe avere l’Enantio come carta vincente? E come potremmo farne la nostra carta vincente?”

(TV):” E’ un vino molto concreto e molto strutturato: potrebbe essere il perfetto antagonista dei nostri cugini della valpolicella, che sicuramente fanno vini superlativi, ma l’Enantio è molto più bevibile e sa accompagnare meglio le pietanze durante i pasti, ne puoi bere anche qualche bicchiere in più senza che stanchi.

(IV):” Abbiamo anche il Pinot Grigio migliore d’ Italia, oltre l’ Enantio, cosa che ci è stata confermata da parecchi sommelier ed anche dal mercato, il nostro Pinot Grigio è veramente apprezzato. Parliamo di anni non sospetti 2005\2006. L’ abbiamo spiegato molte volte ma ti va di lodare ancora un po’ il nostro vino di punta?”

(TV):” Certo! Una peculiarità è l’aria che ci arriva da una combinazione di fattori; il sole, che sommato al fiume Adige ed al restringimento della valle che da Avio arriva alla quasi totale chiusura a Ceraino, creano al mattino una corrente d’aria in un verso ed al pomeriggio nel senso opposto, ciò permette alla vigna e al grappolo di essere sempre ben asciutti, cosa che impedisce il proliferare di malattie e parassiti. Altra peculiarità del nostro territorio è data dal fatto che siamo alla fine di una lunga valle, dove al ritiro dei ghiacciai della preistoria, si sono accumulati tutti i sedimenti trasportati dal movimento verso il basso dei ghiacci, poi c’è il fiume Adige che con il suo scorrere e le sue periodiche piene ha depositato nei secoli il limo ricco di elementi nutritivi,  tutto questo ha creato un substrato che è l’abitat ottimale per questo vitigno. Il risultato è che il Pinot Grigio che si produce qui è unico per le sue particolari qualità organolettiche”.

(IV):”Tornando all’Enantio: suggerimenti?”

(TV):”L’ideale sarebbe rimettere in piedi il Consorzio e spero che qualcuno ci riesca e questo qualcuno avrà sicuramente il mio plauso.” Ci vorrebbe una persona forte, che creda fermamente nella Valdadige e che abbia la pazienza di ascoltare le esigenze di tutti, contadini e cantinieri.

(IV):”E la vecchia festa dei vini Valdadige, che era sempre apprezzatissima? Magari proporla come la più grossa, come un tempo a Rivalta, con le altre (Corteggiando a Brentino, Storia e Sapori a Dolcè, Uva e Dintorni ad Avio) come “accompagnatrici”, come si faceva un tempo con tutta la potenza della Cantina, non potrebbe servire ad attirare?”

(TV):”La festa a quel tempo era sicuramente apprezzata, ma comportava un forte investimento in danaro, poi a quel tempo non c’erano altre manifestazioni come Corteggiando, oggi secondo me non avrebbe più il senso (ride). Dovrebbero essere le manifestazioni che hai nominato, costruite e fatte proprio per la promozione del Territorio ad essere le vere portabandiera della Valdadige, dell’Enantio e della Terra dei Forti. Il progetto iniziale era di far girare “Corteggiando in Valdadige” per tutti i paesi del comune, ma poi con l’esperienza accumulata a Brentino, la diposizione logistica del paese e la disponibilità degli abitanti, si è deciso di rimanere in pianta stabile a Brentino.

(IV):” Abbiamo sentito delle chiacchiere su come Mezzacorona sia stata indagata poco tempo fa per riciclaggio di denaro per i suoi vitigni in Sicilia: essendo un nostro forte compratore di uvaggio cosa si dice?”

(TV):” Purtroppo siamo in Italia (ride), le cose non sai mai come procedono, i processi durano decenni, comunque l’ indagine è dichiarata chiusa e i terreni sono stati tutti dissequestrati, segnale che dovrebbe essere tutto a posto. Cantina di Mezzacorona compera il 90% del nostro vino in maggior parte Pinot Grigio ma anche Bianco Valdadige, Chardonnay, Muller Thurgau e altro.”

(IV):”E’ tantissimo! Calcolando poi che ci resta ancora tanto per i clienti nostri e per il nostro vino… Di quanto è cresciuta la produzione da quando sei Presidente?”

(TV): “E’ passata da un anni negativi come il 2014 o il 2017, con 46.000 quintali agli attuali 80.000 quintali, complice ovviamente il clima sia nel male che nel bene, ma grazie anche al fatto che abbiamo messo in atto azioni incentivanti, come il contributi per i reimpianti e l’acquisizione di nuovi terreni e nuovi soci. L’obbiettivo adesso è di mantenere salda la compagine della Valdadige, perché è il punto di riferimento concreto di tutti i nostri sforzi.”

(IV):” Cioè una Cantina con 200 soci circa fa 80.000 quintali?!”

(TV):” Il nostro obbiettivo sono i 90.000 quintali, che è la nostra capacità di incantinamento, che ci permette di mantenere i nostri elevati standard di lavorazione. Negli ultimi anni, con le buone remunerazioni ad ettaro sia dell’Enantio a progetto, che del Pinot Grigio, ma anche del Chardonnay, molto vicine ai 14,000 euro ad ettaro, direi che possiamo essere ben soddisfatti.”

(IV):” (porcamiseria!!!) Tornando ai problemi dell’Enantio, oltre alla poca produzione, c’è il problema del branding creato dal Prosecco: il bianco, specie con bollicine, ora tira tutto il mercato. Nessuno tolga niente al nostro Pinot Grigio Brut, ma noi lo chiamiamo effetto Prosecco.”

(TV): “Il Pinot grigio Brut e la Schiava Frizzante stanno riscuotendo molto successo, ma anche la Schiava….” 

(IV):” No, fermo, stop, ci spiace ma dobbiamo sviare: ci stai dicendo che anche la Schiava sta riprendendo ma non abbiamo abbastanza produzione? Qui si impone una domanda sulla Cantina: essendo una cooperativa che agisce per il bene dei soci non dovrebbe spingere o persino obbligare a piantare i vitigni che servono?!”

(TV):” A livello normativo, si potrebbe anche obbligare, ma noi abbiamo sempre scelto la strada della consapevolezza, vogliamo che il socio sia convinto delle azioni che intraprende, perché una persona convinta lavora con entusiasmo. Meglio essere chiari e dire le cose come stanno,  una conduzione dittatoriale non la vedo giusta, stiamo parlando del bene di TUTTI i soci, le imposizioni non sono nel mio Dna, lascio questo lavoro ad altri.”

(IV):”La Schiava però noi temiamo sia vittima di un pregiudizio che è nato nel passato prossimo: non solo non era incoraggiata ma l’hanno persino fatta togliere per piantare Pinot! La gente pensa, inconsciamente, che se piantasse Schiava chi farebbe loro da garanzia per non trovarsi in un altro ribaltone?”

(TV): “Sì, ahimè, la Schiava è stata bistrattata e secondo me è stato un grande errore, visto anche la buona richiesta di oggi ed è un vino che a me piace tantissimo, specialmente nella nuova versione Extra Dry e l’Enantio basta appena a coprire il nostro mercato come Cantina, faremo veramente fatica a venderne di più perché non ne abbiamo. Ad oggi stiamo consigliando i soci a diversificare di più, il nostro tecnico e l’enologo, cercano di indirizzare all’impianto delle varietà più consone alla conformazione e alla qualità del terreno e alla posizione del campo e si comincia a vederne i primi risultati .”

(IV):”Torniamo a dove ti abbiamo interrotto e scusa. Le bollicine. Il Prosecco. Quanto influenzano il risultato che il contadino vede sul mercato?”

(TV):”In Italia siamo arrivati alla volgarizzazione del prodotto; il Prosecco è il capostipite delle bollicine facili poiché è stato effettivamente rivoluzionario: hanno preso una uva con molta produzione con un ciclo di spumantizzazione relativamente economico e hanno colmato il divario fra bollicine difficili e strutturate come gli spumanti. La volgarizzazione del prodotto è quando esso prende il suo nome, per esempio al bar non chiediamo una Pepsi bensì “dammi una coca”, col Prosecco è identico, non si ordina un Franciacorta, un Valdobbiadene, un Cartizze, o altro, è diventato luogo comune “Dammi un Prosecco”, risultato avere bollicine facili e spendibili dal grosso pubblico; in questo sono stati veramente bravi, hanno coinvolto marketing e comunicazione a tappeto, con un’operazione incredibile ed il Prosecco è diventato sinonimo di bollicine, con conseguente appiattimento di tutto il resto. Un successo incredibile.”

(IV):”Noi vorremmo sapere se ha avuto influenza sul Pinot Grigio Brut, vino secondo me superiore a molti Prosecchi, oltretutto lo vediamo venduto in enoteca e da SignorVino in contesti comunque giovani, ed è impossibile non associarlo. Ma è un prodotto molto più completo.”

(TV):”Bisogna che chi vende o chi propone, si stacchi dalla volgarizzazione del prodotto, qui sta alla bravura del barista, del sommelier o del ristoratore, offrire al cliente quel qualcosa in più, spendere due parole per descrivere un prodotto, che se dopo è Pinot Grigio Valdadige è ancora meglio, non fermiamoci a “Dammi un Prosecco”. E poi non è solo apprezzato dai giovani, come avete detto voi è un vino molto ben fatto che viene apprezzato da tutte le fasce di età, tutti i buoni bevitori possono essere nostri estimatori.”

(IV):Ti facciamo un’altra domanda di quelle piccantine e che portano a promesse che dovrai mantenere: ci prometti che qui non succederà un’altra Valdobbiadene o neppure una Valpolicella? Disboscamenti selvaggi, rischi idrogeologici, tumori in aumento?”

(TV):”No, i nostri vitigni sono geograficamente determinati e così resteranno e poi, per farmi meglio adempiere alla promessa, adesso c’è il blocco a nuovi impianti. (ride). Noi soci della Cantina Valdadige ci teniamo al nostro Territorio e diciamo che per ora va bene così, adesso l’obbiettivo è il rispetto dei nuovi disciplinari, sempre più stringenti, nell’ottica di una produzione sempre più rispettosa dell’ambiente…”

(IV):”Ma noi…siamo 600 ettari di coltivato (ce l’ha detto prima, ndR) e abbiamo quanti DOC?”

(TV):” Si siamo circa 600 ettari coltivati, abbiamo quattro tipi di DOC: delle Venezie, il TerradeiForti, il Garda ed ovviamente il Valdadige; presi singolarmente per i tipologia di vino abbiamo 9 DOC. Niente male, eh?”

(IV):”E cosa vedi per il futuro, con tutti questi Doc? Non sarebbe meglio l’eterna domanda di coltivarne pochi e spingerli di più?”

(TV): “Fàghelo far, ti (ride) No, ciò che mi preoccupa per il futuro in realtà è che vedo profilarsi il vecchio spettro del latifondismo: la sparizione del contadino-imprenditore e pochi grandi proprietari e molti braccianti. D’altronde è facile da capire: non so se sia prestabilito ma lo Stato fa di tutto per rendere difficile la vita ad un contadino-imprenditore di sé stesso, mentre fare l’operaio, beh… alle 17,30 scocca l’ora e ciao, vado a casa e zero pensieri. Vedo pochi giovani avvicinarsi all’agricoltura non tanto perchè non abbiano studiato, perché tanti nostri giovani si iscrivono agli Istituti Agrari, ma si è perso lo spirito della generazione precedente per tutti i motivi che avevo elencato all’inizio. Ormai e frequente che campi ereditati si scelga di venderli o si affittarli ai grossi proprietari privati, purtroppo.”

(IV): “Ma, forse per ignoranza, la Cantina non potrebbe porsi come capo e guida per queste cose?Cioè, se un contadino cessa, far vendere il campo all’interno della Cantina ad un altro socio, oppure indicare chi potrebbe prenderlo in affitto con soddisfazione di entrambi e un garante d’eccezione.”

(TV):”Certo, l’orientamento è questo ed è anche quello che suggeriamo, ma non possiamo obbligare nessuno: se uno vuole vendere o affittare è libero di fare quello che vuole, certo che comunque quando un socio della Cantina ci lascia rimane sempre un bel po’ di amaro in bocca. La Cantina sta già facendo come avete indicato, lo ricordo in tutte le occasioni, se un socio ha necessità, io sono sempre disponibile, gli uffici della cantina sono sempre aperti, un consiglio o un aiuto si deve a tutti e non solo per affittare o vendere un campo. Siamo qui come garanzia dei soci: spesso lo dimentichiamo ma la Cantina è cooperativa, l’obbiettivo è perseguire il bene di TUTTI I SOCI.”

(IV):”Una nota positiva per il futuro, per la Valdadige?”

(TV): “Certamente, non vogliamo dipingere un quadro troppo fosco, in fondo il nostro bilancio e solido e aumentiamo anno per anno. Voglio dire che moltissimi, i più anzi, credono nel progetto della Cantina Valdadige e che, qualitativamente, i nostri vitigni, le nostre uve ed i nostri vini sono di livello superiore, per questo bisogna continuare a credere in noi, per questo dobbiamo guardare cosa è la Cantina veramente e che cos’è la Valdadige. Ed il nostro amare la Valdadige deve essere come il pane, ci dobbiamo pensare tutti i giorni, e deve essere fatto di standard alti perché vogliamo il massimo.”

In evidenza

La riscoperta dello Stato Veneto: intervista con una dei “Serenissimi” sul perchè la Repubblica Veneta dovrebbe risorgere dalle sue ceneri.

(Autorità Nazionale Veneta al lavoro in riunione)

«Esulta l’angusta città di Venezia, unico albergo a dì nostri di libertà, di giustizia, di pace, unico rifugio de’ buoni, e solo porto a cui sbattute per ogni dove dalla tirannia, dalla guerra possano riparare a salvezza le navi degli uomini che cercano condurre tranquilla la vita: città ricca d’oro ma più di nominanza, potente di forze ma più di virtù, sopra solidi marmi fondata, ma sopra più solide basi di civile concordia ferma ed immobile, e meglio che dal mare ond’è cinta, dalla prudente sapienza de’ figli suoi munita e fatta sicura.»
(Francesco PetrarcaEpistole, Seniles, Lettera a Pietro da Bologna 4 giugno 1364)

Buongiorno, amici della Valdadige, Veneti e non che ci seguite da oltre Confine: come sapete mai detto fu più azzeccato di “L’occasione fa l’uomo ladro”, ed imbattutici in un Veneto autodeterminato, dopo qualche chiacchiera (per inciso e per dovere di cronaca: il signor Mario Furlan di Verona, senza il quale non ci sarebbe mai stata questa intervista) ci è stato chiesto se davvero avessimo voluto sapere le ragioni dello Stato Veneto, la ragione d’esistere; e come no, abbiamo risposto, anzi vorremo proprio una bella intervista, si può? Dopo uno stretto giro di consultazione il CLN Veneto ha acconsentito alla nostra richiesta (si noti la forma già statuale per una semplice richiesta) e siamo entrati così da Veneti ma non autodeterminati, perciò Veneti Italiani, in una roccaforte dello Stato Veneto: la nostra emozione è grandissima perchè, ci perdonino tutti, questa intervista è completamente diversa da quelle fino ad ora fatte sul territorio; qui si tratta di entrare da giornalisti stranieri in uno Stato straniero, per ora amico per il nostro diritto di nascita di Veneti, ma non in buoni rapporti con l’Italia, Stato a cui formalmente apparteniamo per nascita. Sono cose che verranno spiegate nell’intervista: vogliamo subito chiarire che il sito http://www.invaldadige.it è apolitico e ha condotto queste domande con, si spera imparzialità e giudizio super partes, facendo anche l’Avvocato del Diavolo dello Stato Italiano. Non saranno accettate accuse di simpatie politiche: questo è un chiarimento. Che vi sia interessante per voi leggerlo quanto per noi scriverlo. Buona lettura, amici.

(InValdadige): “Buongiorno, siamo qui a conoscere finalmente il CLN VENETO e liberarci di tutti i dubbi e falsi miti legati a questo comitato: stiamo intervistando Patrizia Badii, uno dei componenti dell’Autorità Nazionale Veneta emanata dal Comintato di Liberazione Nazionale Veneto e Responsabile Nazionale della difesa e dei GIR. Ci vuole spiegare inanzitutto cosa siano i GIR?”

(Patrizia Badii): “Sono i Gruppi Intervento Rapido: se una persona con annesse proprietà si pone sotto lo Stato Veneto e lo Stato Italiano che noi qualifichiamo come occupante (-del perchè ce ne occuperemo dopo, ndR-) cerca di entrare con la forza, sia con Carabinieri che con Guardia di Finanza noi interveniamo subito con azioni non-violente, semplicemente illustrando loro la legge. Tendo a sottolineare che, in caso di arresto, ci poniamo come prigionieri di guerra come tra due stati sovrani, che non viene mai esercitata violenza da parte nostra e di come la cosa sia perfettamente legale a livello giuridico.”

(IV): “Poichè parlate di Autorità Nazionale Veneta sorge un dubbio: Vi siete ispirati alla forma di Governo della Repubblica di Venezia Serenissima?”

(P.B): “Certamente. Qual è la nostra missione? Rivendicare di nuovo la sovranità perduta della Nazione Veneta, i territori della Serenissima Repubblica di Venezia, un modello che ricordiamo è stato innovativo e mai superato in 1100 anni di Storia.”

(IV, maliziosamente): “Anche lo Stato do Mar, l’Impero marittimo fino a Cipro e Turchia?”

(P.B, ride): “Ovviamente nell’ era moderna sarà difficile, ma vogliamo recuperaro lo Stato d’ eccellenza della Serenissima, dove la forma maniacale di Stato fu plasmata a tal punto che il Doge per primo non potesse non sottostare a delle regole. Nell’ attuale Autorità Nazionale Veneta uno vale uno, nessuno vale più dell’ altro: questo ci consente l’ equità di scelta ovvero semplicemente la maggioranza porta avanti l’idea o il progetto e la minoranza no, senza ulteriori passaggi, ripescamenti e brogli. Oltretutto un ritorno allo Statuto della Serenissima darebbe una grandissima trasparenza perchè le assemblee sarebbero consentite a tutti.”

(IV): “Come vediamo, le cose sono molto più formate e molto più avanzate di qualche “sbombolettata” sui muri, perciò facciamo un passo indietro: cos’ è il Comitato di Liberazione Nazionale Veneto (che d’ora in avanti verrà chiamato CLN Veneto, ndR) ?”

(P.B.): “Il CLN Veneto è al momento un traghettatore: un’ entità che è nata dal Diritto internazionale applicando le Leggi sull’ Autodeterminazione dei Popoli e la Decolonizzazione dallo Stato Invasore. In questo momento sta portando il popolo verso la Nuova Repubblica Veneta, lo Stato veneto.”

(IV): “In questo non vi è più di una eco del cavouriano ‘fatta l’Italia bisogna fare gli italiani’? Non vorremmo offendere.”

(P.B.): “Assolutamente no, il popolo Veneto esisteva prima dello Stato italiano ed esiste ancora. Bisogna solo farlo rendere conto che non deve più nulla allo Stato occupante italiano e riconoscersi come Veneto, facente parte di un’ altra Nazione che non è quella Italiana.”

(IV): “Ci perdoni ma dobbiamo insistere: e se una minoranza di popolo del Veneto, all’ indomani dello Stato Veneto, si riconoscesse come italiano?

(P.B.): “Questo è il problema delle lotte di liberazione ma così come quelle di conquista che abbiamo subito: vi sarà una minoranza in disaccordo ma sarà solo un adeguamento naturale. Ma per ora è più una minoranza chi vede bene lo Stato Italiano.”

(qui una slide che mostra un organigramma con l’attuale organizzazione del CLN Veneto: la signora Badii si esprime spesso in serate e in confronti tv per cui né è molto fornita, per nostra fortuna)

(qui sotto una slide sul principio di autodeterminazione e liberazione del Popolo Veneto, già esistente ma non cosciente del suo essere popolo e Nazione, secondo il Cln Veneto)

(P.B): “Potrei comunque assicurare che dopo sei mesi di cittadini Veneti in Stato Veneto nessuno tornerebbe più indietro.”

(IV): “Non sorge un problema nel momento in cui non siete gli unici a rivendicare uno Stato Veneto ma siete più movimenti, anche se ammetto che le Vostre credenziali sono le più ‘pesanti’ a livello giuridico?”

(P.B.): “Il CLN Veneto da più di un anno organizza tavoli per organizzare un’intesa e cercare dialogo con gli altri gruppi in nome dell’alto obiettivo della missione; ovviamente ognuno rimane sé stesso nel portare avanti la lotta, chi avanza a passo di lepre e chi di lumaca, chi culturalmente e chi più terra terra, ma ognuno di essi rappresenta una parte che si riconosce nello Stato Veneto.”

(IV): “Torniamo al CLN VENETO: vi sono i mezzi economici per l’ Indipendenza in questo momento?”

(P.B.): “Proprio per la propria struttura già statuaria, in base all’attività sancita dal “Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici” adottato a New York il 19 dicembre 1966, ratificato dall’Italia con legge n.881 del 25 ottobre 1977,ratificato dall’Italia con legge n.881 del 25 ottobre 1977 , gli auto-riconosciuti Veneti posti sotto lo Stato Veneto da ben 5 anno non versano più soldi allo Stato Italiano ma li versano in tassazione per l’ erario Veneto, di cui noi abbiamo i registri. (ci mostra brevemente i registri, ovviamente per noi anonimi- ndR); in breve, NOI Veneti popolo riconosciuto ci stiamo già tassando, versando all’erario Veneto e non a quello italiano.

Questi sono fondi di cui possiamo disporre per l’autodeterminazione data dalla legge sopra citata della nostra Nazione.

Le tasse servono ad uno Stato per garantirci servizi sociali ed utili e lo Stato italiano ci sta dando servizi assenti e, quando presenti, avariati; in più quando le tasse arrivano al 50% per me è schiavitù e noi siamo al 73% di versamenti diretti, 85% con gli indiretti allo Stato Italiano.

Sarebbe già grave per un italiano sopportare questa situazione: se in più uno non si riconosce in questo Stato…(lascia intendere ).

Se una persona si riconosce italiano non dovrebbe neppure lamentarsi, ma se per storicità, per retaggio, per riconoscimento ci si sente Veneti la legge internazionale ci permette di tornare al nostro Stato d’origine.

(IV): “Oltretutto, come accennato prima, vi sono fortissime basi storiche per rivendicare.”

(P.B).: “Si sta parlando di uno Stato che di fatto ha sempre contato come Nazione storica d’ Europa, mai stata regione di- o provincia de-, ma protagonista e fondante della Storia europea e perciò mondiale.”

(IV): “Questo però è finito col 1866 ed il Referendum definito ‘Referendum broglio’ di Annessione all’Italia”

(P.B.) : “Tutto questo veramente è finito nel 1797 con l’ avvento di Napoleone e la fine della Repubblica di Manin (ci corregge; ci vergogniamo, ndR), e fu abbattuta perché oltre che conquistata anche di ‘cattivo esempio’ per tutti gli Stati Europei sottomessi o mira del dittatore francese.

In un mare di stati monarchici, Venezia era un esempio da non seguire, poiché non faceva fare la fame né aveva regimi assolutisti.”

(IV): “Non tutti sono d’accordo, negli studi delle provincie dello Stato de Tera (che si estendeva dall’Istria a Bergamo, ricordiamo) si riscontrava molta insoddisfazione anche sotto la Serenissima, accusata di essere accentratrice nella sua isola.”

(P.B.): “Eppure Verona, la fiera ed orgogliosa Verona, fece “Dedizione” nel 1405 con la fuga dei Carraresi. (https://it.wikipedia.org/wiki/Dedizione_di_Verona_a_Venezia ; in sintesi Verona si sottomise a Venezia mantenendo la maggior parte dei poteri sul territorio, ndR)

Perché Verona fece Dedizione a Venezia?

Per placare le guerre interne dei padroni e dei nobilucci che andavano ad affamare il popolo, cosa che con il Governo della Serenissima venne notevolmente ridotto. Avevano esempi vicini come Vicenza, Feltre e Padova che avevano già fatto Dedizione con soddisfazione, per cui si riconobbero nella Serenissima Repubblica. Ed è quell’esempio che vogliamo portare avanti.”

(IV, maliziosamente): “E Verona fu un esempio di dedizione assoluta, vero?”

(P.B, ride): “Verona fu l’unica che disobbedì al Doge non aprendo le porte durante una ritirata dell’ esercito veneziano e il 31 marzo 1509 sciolsero il giuramento di fedeltà che legava Verona a Venezia.

La città scaligera fu in realtà sempre una spina nel fianco non solo per i Veneziani ma per tutti i seguenti occupanti, non ultimo per lo Stato Italiano. Ma perché questo?

Perché molto nasce da Verona: è una città speciale, una porta per il Nord e un crocevia, con una specificità tutta sua persino staccata dal resto del Veneto, e nonostante sia stata occupata non è mai stata assoggettata. E’ molto preziosa. ”

(IV): “E da qui possiamo riallacciarci ad una domanda che rimuginavamo da un po’, essendo noi Veronesi e dichiarandoci Veronesi ancor prima di Veneti: non vi è la possibilità, col principio di autoderminazione, che Verona volesse autodeterminarsi come Stato, come una sorta di reazione a catena? Sappiamo che il coraggio non mancherebbe, nella città Scaligera (ridiamo, ndR).”

(P.B.): “ Non può, perché non esiste un popolo veronese e non lo dico con malanimo: Verona ha sì una grande storia ma molto lontana e legata alla città-stato Scaligera. Il popolo veronese è riconosciuto come popolo Veneto, questo sta alla base dell’autodeterminazione di un popolo, devono esserci delle premesse (si vedano slides precedenti, ndR). Purtroppo i programmi di insegnamento della Storia italiana ovviamente sono stati infarciti del mito del Risorgimento che conviene allo Stato Occupante per convincerlo ulteriormente. Definzione di popolo dal dizionario Treccani: ogni comunità umana avente un riferimento comune ad una propria cultura ed una propria tradizione storica. Sviluppate su un territorio geograficamente determinato costituisce un POPOLO.

Ogni Popolo ha diritto di identificarsi in quanto tale e ogni popolo ha diritto di identificarsi come Nazione.

Aggiungiamo, noi Veneti, una lingua comune ed una bandiera unica che abbiamo già.”

(IV): “Andiamo per ipotesi: se domani lo Stato Veneto venisse liberato (abbiamo capito che ‘riconosciuto’ lo è già, ndR), come si agirebbe al suo interno?”

(P.B.): “Lo Stato, e così riprendiamo anche il caso di Verona come città unica, verrà plasmato sul modello Svizzero di amministrazione (che oltretutto copiò dalla Repubblica di Venezia, corsi e ricorsi della Storia -nota di Patrizia Badii), perché così ogni cantone\città sarà indipendente e questo sarà un ottimo campanilismo perché si punterà a migliorare: ognuno avrà il proprio…Governatore?

Presidente?

Non ci importa, perché il nostro compito sarà finito ed è un’altra cosa che ci siamo auto-imposti: il CLNVENETO è un traghettatore liberatore e fatto lo Stato, arrivati gli Osservatori Onu per il tempo di controllo e di transizione che durerà minimo dai 6 mesi, il CLN Veneto cesserà di esistere: non avremo cariche. Oltretutto interessante è che chi avrà avuto cariche pubbliche nello Stato Italiano non potrà più ricoprire cariche nello Stato Veneto, per cui basta meri spostamenti di poltrone.”

(IV): “Cosa manca allo Stato Veneto per partire?”

(P.B.): “Come prima cosa serve il popolo che riconosca lo Stato.

Di che numeri si parla, oltretutto? Noi rivendichiamo da Bergamo all’Istria, per cui oltretutto un altro Stato sovrano ancora col quale trattare: ben più dei 5 milioni di abitanti della Regione Veneto.

Il CLN Veneto ha 10% di riconosciuti Veneti dichiarati, siamo già a numeri importanti: questa è la massa critica.

La massa economica poi nel Diritto chiede che si sappia gestire il territorio Nazionale, bensì assicurargli sicurezza e servizi: lo Stato italiano ha tentato varie ingerenze, sia da parte dell’Agenzia delle Entrate che dello Stato Italiano in senso fisico come violazione della proprietà da parte delle sue forze armate.

Chi si pone sotto il CLN Veneto si pone INTERAMENTE sotto di noi con i suoi beni in automatico, e con soddisfazione voglio far presente che pur minacciando e digrignando i denti lo Stato Italiano, di fronte alla legge, ha fatto retromarcia, e non ha mai violato i terreni di proprietà di quel cittadino veneto.

Questo grazie anche ai GIR di cui parlavamo all’inizio, sparsi su TUTTO il territorio che si attivano IMMEDIATAMENTE che intervengono prontamente.

(IV): “La vostra è una lotta di Liberazione, non a caso richiamate il CLN di partigiana memoria.”

(P.B.): “La nostra lotta è effettivamente paragonabile alla Liberazione, poiché abbiamo a che fare con uno Stato occupante armato, con uno stato a noi nemico e che viola giornalmente le proprie leggi, figurarsi quelle di diritto internazionale che ci proteggono.

Lo Stato Italiano digrigna i denti e li digrigna in maniera cattiva, ma non entra dal soggetto che si è posto sotto il CLN Veneto: abbiamo allarmi in automatico via chat che fanno partire immediatamente i GIR che parlano con chi tenta l’intrusione e gli fanno fare dietrofront.

La Guardia di Finanza vi ha rinunciato da ben 3 anni, sapendo di non poter vincere di fronte al diritto internazionale.

Stiamo preparando un cassetto fiscale a cui stiamo dando gli ultimi ritocchi con i nostri avvocati che verrà presto pubblicato: questo sarà lo Stato Veneto, ovvero trasparenza: i registri saranno tutti consultabili e il Consiglio aperto a tutti.

E chiariamo una cosa che molti non comprendono (e che noi non sapevamo prima di questa intervista, ndR): lo Stato Veneto è una Nazione in embrione, in divenire, in potenza.

Ha già una struttura statuaria e sta cercando di ovviare alle mancanze che ancora mancano: per esempio non diremo mai di farvi delle targhe “in casa” Venete col Leone di S. Marco al posto dell’ angolino riservato alla Nazione europea corrispondente, in questo caso l’ I di Italia, perchè non abbiamo ancora un registro automobilistico e sarebbero fuorilegge. Stiamo costruendo ciò che manca dello Stato Veneto.”

(IV): “Per cui non riconoscendo l’ Autorità Nazionale Italiana non sarete neppure in ottimi rapporti col Governatore della Regione Veneto Zaia, in quanto emissario dello Stato Italiano. Neppure con il Referendum per l’autonomia?”

(P.B): “Assolutamente no! (sconvolta ma ride, ndR)

Intanto l’ Autonomia riguarderebbe la Regione Veneto data dallo Stato Italiano come contentino per placarci, e come ci è stato detto all’ Onu: “L’ autonomia è la morte dell’ Indipendenza”.

In più siamo in pessimi rapporti con la Lega Nord, contrariamente a quanto pensano in tanti: la Lega ex Lombarda ed ex Liga Veneta poi assorbitasi, nacque a tavolino negli anni ’80 per sviare ed incanalare il malcontento del Nord Italia per le cose che ricordiamo tutti, ma fu una mera mossa politica e poi per cosa?

Per rivendicare cosa, la Padania?! Ma cos’è sta Padania!?

Non ha Storia, non ha nulla!

E dirò di più, qualcuno ricorderà di certo che Umberto Bossi, ora visto come un antesignano, disprezzava i Veneti, dava loro dei cialtroni, caciaroni e duri di comprendonio.”

(IV): “I famigerati ‘Terroni del Nord’.”

(P.B.): “Circa, sì.”

(IV): “ Chiacchierando prima dell’intervista abbiamo parlato dei punti molto caldi della Costituzione Italiana che si contraddicono e persino un punto legislativo che ‘de facto’ libera il Veneto dall’ Italia: andiamo a svolgerli?”

(P.B.): “Ma volentieri! L’ articolo 2.10 della Costituzione Italiana dice che lo Stato cede la sua sovranità nazionale al diritto internazionale.

Ed è a ciò che ci appelliamo noi, che abbiamo preso contatto proprio con l’Onu per farci riconoscere: il diritto internazionale di autoderminazione supera la sovranità nazionale italiana dell’ articolo 5.

Vi è poi la legge 212 del 2010, ormai diventata leggenda (sorride, vedremo il perchè- ndR).”

(IV): “Il famoso ‘lanciafiamme’ di Calderoli? (ridiamo, ndR) ”

(P.B.) “Calderoli il 13 dicembre 2012, cancellando 357 decreti, non solo abrogò per sbaglio il “plebiscito truffa” del 1866 che sanciva l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, ma anche il Regio decreto che lo confermava: praticamente dal 2012, solo volendolo e costituendolo, riconoscendolo come proprio, lo Stato Veneto può legalmente esistere anche senza lotta!

All’ Onu erano allibiti, dissero che fu il primo caso di una Nazione che si autoevirava !”

(IV, sconvolti): “Per cui, il Tanko del 2014 -del quale comitato de i secondi Serenissimi la signora Badii ne faceva parte- sarebbe stata solo una forzatura?”

(P.B.): “Una forzatura necessaria ma sempre mal interpretata: il secondo Tanko non era fatto per sparare, bensì per proteggere: avremmo chiamato a raccolta il popolo Veneto nelle piazze e, in virtù delle leggi antisommossa, lo Stato Italiano avrebbe agito ed a quel punto il Tanko sarebbe servito come protezione dalla nazione occupante.

Un puro atto dimostrativo: non dimentichiamo che vi furono minacce, brogli e persino violenza fisica durante il famoso ‘plebiscito’ del 1866 che come abbiamo fatto notare E’ STATO CANCELLATO GIURIDICAMENTE, e che il Veneto già nel 1861 senza alcun diritto, visto il Regno Italiano uscì perdente dalla Terza guerra di indipendenza dove si scontrò con uomini Veneti fedeli all’ Austria occupante, specialmente a Lissa dove dimostrarono ancora una volta il valore della Dominante Serenissima. La Francia doveva fare da garante durante la transizione ma lasciò campo libero agli italiani che distaccarono i carabinieri in ogni Comune già nel 1861 e sostituirono i vertici con uomini graditi ai sabaudi; i garanti francesi mugugnarono ma ormai cosa era fatta.”

(IV): “Non le chiederemo nulla del suo processo ancora in atto, non sarebbe giusto. Ma ci ha accennato che lo Stato Italiano digrigna i denti verso di voi: in che senso?”

(P.B): “Lo Stato Italiano attua verso di noi, Serenissimi o attivisti del CLN Veneto, veri e propri comportamenti terroristici: a casa mia è venuta la Digos 5 volte di notte , cosi anche a casa di altre Autorita’ NAZIONALI Venete, a perquisire e intimidire; noi li abbiamo lasciati fare e se ne sono dovuti andare con la coda tra le gambe ma il comportamento è di matrice terroristica,violando la libertà di pensiero e di opinione : allontanano da noi i vicini, gli amici, creano sospetto. Dal canto mio, e voglio farlo sapere, le uniche a cui desidero chiedere scusa sono le mie due figlie che subiscono tutta la situazione; ma ditemi se questa è una Nazione in cui si è desiderosi di vivere, una Nazione nella quale esercitando un diritto legittimo si è sottoposti a tentativi di umiliazione e prostrazione pubbliche.”

(IV): “Ci spiace per il suo trattamento. Ma non vi lasciate sopraffare dalla collera né dalla violenza, come accennavate prima: avete mai allontanato invece qualche elemento facinoroso o esaltato, che non rispecchiasse le virtù di cittadino Veneto?”

(P.B): “Prima mi avete accennato a rimostranze per dei graffiti che sono stati fatti sul suolo pubblico e qui vi sono due questioni da affrontare, tra cui quella di cui stiamo discutendo: sì, dei facinorosi sono stati allontanati ed abbiamo pubblico registro che non possano rientrare.

Non sto dicendo, come molte organizzazioni, che probabilmente saranno stati loro a fare danni o a ‘sbombolettare’, però molti si fanno prendere la mano.

Però, e qui sta il fatto che io non riconduco a “mele marce” per cavarmela, vi faccio invece notare che il gesto potrebbe essere stato fatto apposta: il riconoscimento di un popolo passa anche dai suoi simboli, dai suoi stemmi di famiglia, e potrebbe essere stata causa nostra ma per una causa superiore che è, come diciamo dal principio, la liberazione e l’autoriconoscimento del popolo Veneto.”

(IV): “Ultima domanda, stavolta su un’ipotesi divertente visto abbiamo affrontato un’ intervista erculea: se il Presidente della Repubblica Italiana ovvero la più alta carica rappresentante lo Stato Italiano, Sergio Mattarella, si presentasse alla sua porta, che farebbe?”

(P.B.): “Lo inviterei ad entrare come Capo di Stato amico, facendogli presente che si trova su suolo Veneto; se invece venisse proprio perché accetta lo Stato Veneto, beh… Inizierei subito a contrattare dopo avergli offerto un thè (ride).

Noi abbiamo il diritto ed il dovere di interloquire il più possibile con lo stato Occupante per una transizione pacifica verso lo Stato Veneto ed il comportamento personale etico è vincolante anche nel pubblico per noi.

Cosa vi aspettavate, che gli urlassi ‘pussa via, bruto vecio!’ (ride)?

Nello Stato Italiano vi sono uomini d’ eccellenza, come nelle FFOO e nella Protezione Civile Veneta, come mi ha detto e che io so che ci sono: dobbiamo dialogare con essi, convincerli a fare il passo in più, esporre il Gonfalone.”

(IV): “E’ stata una bellissima ed inaspettata intervista, siamo tutti stremati (ed immaginiamo anche i lettori, ndr) e noi la ringraziamo molto per il suo tempo. Vuole chiudere lei, che in fondo ne ha tutto il diritto?”

(P.B.): “Vorrei che una cosa sia ben chiara: lo Stato Veneto non aderirebbe probabilmente all’Europa messa come ora, no. Posso solo teorizzarlo, ovviamente, perché io appunto non avrei e non vorrei potere decisionale finita la Liberazione, ma conosco ormai i Veneti.

Ma è in atto ora un cambiamento, un cambiamento storico e geopolitico enorme.

I popoli si stanno svegliando e l’Europa a cui aderiremo sarà un’ Europa dei popoli, non un’ Europa del denaro. Non si può fermare il cambiamento.”

(IV):”Magari troverete l’occasione per venire a parlarne in Valdadige.”

(P.B.):” Speriamolo: tutti i Veneti devono sapere e devono finalmente prendere coscienza del loro essere popolo. Spero ci rivedremo a presto, e tenete a mente le mie parole.”

Per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale: http://www.clnveneto.net

Autorità Nazionale Veneta al lavoro:
A. Casasola
M. Bedin
P. Badii
A. Geron
M. Casagrande
E. Scandian
O. Scavazzan
M. Dottori
S. Viero
F. Finozzi
P. Pin
G. Zampieri
M. Curto
G. Borsoi
M. Pachera
M. Reboni
F. Pistoia
F. Cozza
M. Priante
M. Barbierato
M. Pianegonda
M. Mayer
R. Carrai
A. Cravotta
N. Liviero

“Le Eccellenze della Valdadige” ci porta alla Cantina Valdadige dove Tiberio Veronesi si racconta: “La parola al Presidente”

(InValdadige): “Buongiorno Presidente e grazie per aver accolto il Nostro invito a farsi intervistare. Potremmo partire subito con le cose che più interessano ai Veneti, tipo i ‘schèi’; l’ Arena (il giornale di Verona n.d.R) di maggio riportava un dato interessantissimo di come la percentuale vendite sia aumentato del 23% dall’ anno prima, ci conferma questi dati?”

(Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige in carica): “A volte i numeri buttati li non trasmettono bene la realtà, per cui facciamo un po’ di chiarezza: non ho sottomano quell’articolo, ma i dati 2018 ci dicono che abbiamo venduto nel mercato Italia 323.000 bottiglie di vino, con un aumento effettivo rispetto al 2017 del 23,5%.

Il solo nostro punto vendita ha venduto 156.000 litri di vino, fra bottiglie, sfuso e bag-in-box, con un incremento del 67,75% rispetto agli anni precedenti. Per cui direi che un aumento c’è stato su tutti i fronti, sì.”

(IV): “Quanto crede che il Suo ruolo sia stato decisivo in questo aumento? In fondo Lei è Presidente in carica solo dal 2017, per cui ancora un incarico recente.”

(T.V.): “Il mio arrivo alla Presidenza di Cantina Valdadige ha sicuramente fatto suonare la sveglia: da troppo tempo che la situazione era sopita, era ora che tutti e per primi i soci e i dipendenti, prendessero coscienza che invece di dire a noi stessi che siamo bravi e sappiamo produrre un ottimo prodotto questo bisogna farlo sapere al resto del mondo, e comunicarlo con convinzione perché non basta fare un po’ di pubblicità sui giornali: bisogna che qualsiasi nostro interlocutore, cliente o fornitore che sia, ci legga negli occhi la convinzione e la consapevolezza che siamo fermamente convinti delle eccellenze che produciamo.”

(IV): “E quanto ha influenzato qualitativamente sulla comunicazione la partnership con SignorVino?”

(T.V.): “In questo anche l’approccio a SignorVino ha ovviamente aiutato: il posizionarsi a fianco di brand sicuramente più blasonati di noi, ci ha fatto fare un salto più che positivo.”

(IV): “I nostri contadini parlano sommessamente di export con mercati asiatici, dopo il boom di anni fa di quelli statunitensi: quanto c’è di vero in questo? Il Sud Est Asiatico è davvero la nuova frontiera dell’ economia vinicola?”

(T.V.): “Il mercato Americano per le nostre tipologie di vini, con in testa il Pinot Grigio, è ancora il mercato di riferimento; ottimo sbocco commerciale per noi è anche il nord europa con Germania in testa come richieste. L’Oriente sarebbe il mercato del futuro, pero è ostico, perché richiede volumi e prezzi che noi non abbiamo o, viceversa, richiede un posizionamento percepito molto alto: ci chiede di essere un brand già affermato e conosciuto ed anche qui facciamo fatica, ma piano piano ci stiamo avvicinando, abbiamo già fatto incontri ed abbiamo già clienti in Malesia e Vietnam.”

(IV): “Le va di raccontarci un po’ di storia della Cantina Valdadige, che ha cambiato il territorio creando, partendo da un’ economia di sussistenza pre- vitivinicola ad una di offerta di surplus e di esportazione, rendendoci sempre più interessanti sul mercato; in che anno è nata, chi sono stati i primi soci fondatori, quali sono stati i primi risultati… Insomma un piccolo Bignami della Cantina Valdadige?”

(T.V.): “La Cooperativa Cantina Valdadige è stata fondata nel 1957 da 28 soci fondatori e la cantina è stata costruita nel 1959.

E’ nata dalla necessità di far fronte alla precaria situazione di conferimento che si rivolgeva solo verso il canale privato che a quei tempi non dava certezze di continuità e solvibilità.

I presidenti e gli enologi che si sono susseguiti nella conduzione della cooperativa, ricordo fra loro il presidente Antonio Festa e l’enologo Ettore Leonardi che hanno passato molti anni al servizio della cantina, hanno permesso il forte consolidamento di questa realtà, aiutando i contadini non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista professionale, cosa che ancora oggi ci impegna e ci distingue.”

(IV): “Allora torniamo all’ attualità con qualche numero informativo: quanti soci conta la Cantina Valdadige? Quanti ettari conta tra i suoi associati?

(T.V.): “Attualmente siamo 208 soci, con una superficie vitata impegnata di circa 600 ettari.”

(IV): “Cosa consiglierebbe ad una persona nel rendere appetibile il trasferirsi in Valdadige ed investire nel settore vitivinicolo, come Presidente della Cantina ma anche come ex “contandino” in terreni propri? A chi dovrebbe rivolgersi per poter essere guidato nel miglior lavoro possibile e, ovviamente, guadagnare da questa attività? La Cantina incentiva la compravendita di terreni, comprandoli e poi rivendendoli ai soci a prezzi convenienti?”

(T.V.):”La Cantina Valdadige è riuscita a creare una situazione di fiducia verso i propri soci e verso i propri clienti che ha sempre dimostrato di rispettare ed ha sempre lavorato in modo che i soci abbiano la migliore remunerazione possibile, in rapporto all’area geografica di appartenenza.

Ha aiutato ed aiuta in tutte le problematiche di campagna e burocratiche, ha sempre ritirato tutto il prodotto dei suoi soci anche quando le condizioni erano critiche.

Con questa premessa cerchiamo di assistere l’ eventuale socio ed aiutarlo sempre; anche quando ci sono trattative di compravendita Cantina Valdadige si fa garante verso il venditore e verso la banca quando l’operazione necessita di essere coperta da mutui o finanziamenti, a volte anche acquistando in prima persona l’appezzamento per poi frazionarlo fra diversi soci interessati. Se una persona chiede di entrare nel mondo vitivinicolo e vuole farsi socio, riceverà tutto l’aiuto possibile, sia tecnico che economico; ovviamente entro certi limiti.”

(IV): “Tutti i soci hanno eguale potere decisionale, per cui vige una democrazia interna molto forte, o chi possiede più terreno ha più voce in capitolo? L’ elezione del Presidente avviene per votazione diretta dei soci? Il Presidente si occupa poi delle assunzioni interne ed avere perciò la responsabilità diretta dello standard qualitativo dell’ uvaggio e della lavorazione del prodotto, con onori ma anche pesanti oneri?”

(T.V.): “Ovviamente i soci della Cantina Valdadige hanno tutti indistintamente gli stessi diritti: di assistenza, di conferimento e di voto, non importa che uno possegga 1.000 metri o 10 ettari, ha per noi la stessa importanza e lo stesso diritto e capacità di voto, ossia un voto per socio. Con me il presidente può consigliare: posso e devo dare un indirizzo, ma lascio alla professionalità e alla competenza dei responsabili, amministrativo da una parte e tecnico dall’altra, di assumersi la responsabilità delle loro scelte, ovviamente senza perderne il controllo, perché comunque ogni scelta prima di essere applicata passa al vaglio anche del consiglio.”

(IV): “Una domandina maliziosa: quanto crede abbia contato l’onda lunga del boom del Prosecco (uva Glera, non molto di pregio, con una lavorazione povera come il metodo Charmat) e del suo lavoro di marketing che ha rilanciato il marchio del Veneto nel mondo? Quanto può aver influito la moda nell’ aumento delle vendite e perciò del fatturato della nostra Cantina ma anche nel sorgere di tante altre? Sex and the City ci ha aiutato, alla fine, come la frase ‘si possono avere due bollicine’ nei reality show culinari? Il settore ha attirato tanti esperti dell’ultima ora, ne abbiamo avuto la riprova con gli ultimi Vinitaly; quanti sono approdati alla Cantina Valdadige, che ha vini portati da un certo standard qualitativo e non sono tutti vini facili (come, appunto, il Prosecco)?”

(T.V.): “Il grande lavoro di marketing che si è avuto nel mondo prosecco ha portato il vino Italiano a superare finalmente la grande eccellenza francese, ma secondo me è stato commesso un errore creando una grande visibilità di facciata corrispondente purtroppo a poca o male organizzata struttura di base: ho paura che al primo scossone crolli tutto.

In pratica la regione Veneto ha investito molto in questo progetto, senza obbligare i consorzi a regole ferme e soprattutto al farle rispettare (questo sta ora cominciando a succedere anche nel mondo del Pinot Grigio), ci sono forse una decina di “SIGNOR PRODUTTORI” veramente signori, ma nel sottobosco sembra di essere ritornati nel periodo nero delle sofisticazioni.

Viceversa, l’innalzamento del livello del prodotto vino Italia ha portato vantaggi per tutti, starà poi a noi esserne all’altezza, anche perché per fortuna il livello di conoscenza del cliente medio si sta alzando, sia in Italia che all’estero, e noi a questi clienti puntiamo.

Non siamo una cantina dai grandi numeri per chiara logistica, ma siamo una cantina di qualità ed eccellenza, ed un cliente informato ed istruito è sicuramente un cliente che da noi può trovare soddisfazione. Una riprova l’abbiamo avuta all’ultimo Vinitaly 2019, dove il nostro stand è stato molto frequentato e quasi tutti erano persone informate che volevano approfondire e conoscere piccole realtà dove trovare vini autoctoni e il più naturali possibile.”

(IV): “I Wine Bar; dopo la partenza a rilento del punto di Rivalta, sede della Cantina, questo luogo di aggregazione, mescita e vendita è stato un crescendo travolgente, con serate a tema e di accrescimento enogastronomico; questa estate è stato aperto anche il punto di Peri di Dolcè, grazie all’ ottimo lavoro di Luciana Albrigo. Avete un nuovo punto a Stephy di Caprino V.se ed a Verona: a cosa puntate, ormai? Cantina Valdadige su Marte?”

(T.V.): “Il cambio di gestione ha dato opportunità di nuova vita per il nostro Wine Bar: la situazione precedente con due realtà separate che non si parlavano e che perseguivano obbiettivi diversi erano ormai arrivate a conclusione e ci ha permesso di arrivare all’ attuale gestione unica che ci permette di tenere il punto vendita aperto sette giorni su sette, dodici ore al giorno, dando cosi alla clientela un servizio più ampio nel tempo e più efficace nella sostanza. Il coinvolgimento del bar di Peri (Vr) è stato anche il primo passo per una nuova avventura che ci porta adesso ad avere già altri due punti vendita, uno a Caprino V.Se presso il negozio Stephy ed uno a Verona presso l’enoteca WonderWine in via Ciro Ferrari 1, realtà che vogliamo espandere cercando di creare partnership ma solo con operatori convinti della bontà e qualità dei nostri vini.”

(IV): “Il continuo disboscamento di aree boschive ora adibite ad agricoltura vitivinicola ha provocato lo spostamento di animali sempre più in basso sulle strade Statali e Provinciali che attraversano la nostra amata Valle, oltre ad avere praticamente i cinghiali in casa che ovviamente provocano spese accessorie come reti per preservare i vitigni e l’ incolumità delle strade; le chiedo, in tutta sincerità, se vi è il rischio che possa succedere come nella vicina Valpolicella con le piogge degli ultimi anni, nella quale vi sono stati grandi disagi e rischi idrogeologici. Cosa ha in mente la Cantina per ripararci da questo rischio?”

(T.V.): “La cantina ha sempre sconsigliato questo approccio dissennato al territorio, cercando di indirizzare il contadino ad un più razionale e mirato uso di quello che è già un patrimonio importante per l’economia della Valdadige: la testimonianza di chi nel passato ha tentato interventi onerosi o magari si è fidato del miraggio di colture alternative dai guadagni facili e si è scottato le mani ha frenato questi tentativi di sviluppo dissennato e ci ha portati a soppesare più che bene le nostre scelte.

Purtroppo la gestione allegra dei territori sta creando anche da noi seri problemi, i cinghiali ma anche caprioli e cervi stanno dando seri problemi soprattutto nel comune di Dolcè, dove ci si vede costretti a recintare qualsiasi coltura, pena il ritrovarsi con danni ingenti e con la produzione a zero, senza contare gli ormai innumerevoli incidenti che avvengono sulla statale 12 e provinciale 11 a danno di animali selvatici.”

(IV): “Ultima domanda, poi la lasceremo al Suo prezioso lavoro per buona parte della Comunità: visto il tentativo di lanciare la Valdadige turisticamente, agganciata al Garda-Baldo, vi sono in programma visite guidate alla Cantina, in una sorta di progetto simile alla Cittadella del Vino di Mezzacorona? Non come ora, fatte un po’ a pezza, ma sistematicamente con organizzazioni di viaggi, degustazioni e visite dei vitigni, ovviamente il tutto abbinato alla magnificenza del territorio attraversato dall’ Adige? Potrebbe, in futuro, essere un’ opzione?”

(T.V.): “Devo con rammarico constatare che le associazioni di categoria in Valdadige sono praticamente assenti ed anche il consorzio “TerradeiForti” è quasi -se non morto- fortemente sopito: sto tentando da tre anni di risvegliarlo ma non ci sono riuscito, comunque non demordo.

Quello che si fa in questo momento si porta avanti ognuno per il proprio mulino e con poca voglia di collaborazione ad esclusione di Corteggiando (la manifestazione di Luglio a Brentino V.se, ndR) , che è l’unico evento che vede unite le realtà economiche e le amministrazioni, ma mestamente dopo tre\quattro giorni dai fuochi artificiali tutto finisce. Come amministrazione comunale ci sono progetti in tal senso ma come ben sapete i tempi della burocrazia sono infiniti.

Noi come Cantina Valdadige con gli eventi enogastronomici che facciamo presso i Wine Bar e con gli incontri a tema o corsi di aggiornamento che facciamo nella nostra sala assemblee cerchiamo di creare un polo di crescita, di visibilità ma anche di coinvolgimento per il mondo vitivinicolo della nostra valle, perché tutti i nostri eventi non sono riservati ai soli soci, ma aperti a tutti (anche alle cantine concorrenti).”

Il treno da Verona; l’arrivo in Valdadige

Il treno parte da Verona Porta Nuova, lasciando la città di provincia che deve molta della sua fama al fiume Adige. Arrivando da Venezia verso la città scaligera, nelle belle giornate il fiume risplende sotto il sole, così come nelle sere d’inverno riflette lampioni sui suoi famosi lungofiume chiamati, giustamente, “Lungadige”, magari avvolti nella impalpabile nebbia tanto odiata dagli automobilisti quanto amata dagli innamorati che attira la città, che rende il maestoso fiume più magico ed ingannevolmente placido.

Il nostro treno parte per il nord sulla linea del Brennero, verso il Trentino- Alto Adige, ed attraversa e segue a distanza il fiume, come in un balletto di corteggiamento tra due bambini, ma uno salendo a nord e l’altro scendendo verso il mare Adriatico, immutato da millenni e con finta calma, apprestandosi ad attraversare la città scaligera mentre noi la lasciamo.

Costeggiano la Valpolicella senza mai entrarci, solo osservandola da lontano: i profumi ed i colori primaverili ed estivi de “Il Giardino di Verona” vengono percepiti ben più al di là di Pescantina, città Medaglia D’oro al Valore Civile per meriti di accoglienza nel tragico secondo Dopoguerra italiano; arrivano quasi sul Lago di Garda, altra perla che ruota attorno a quel diamante incastonato tra le meraviglie che è la città di Verona.

Infine, il panorama si restringe di molto all’altezza di Domegliara, dal famoso treno: il Baldo, catena montuosa famosissima per essere “Hortus Europae” incombe ad Ovest, la Lessinia ad Est proprio sopra la ferrovia; il viaggiatore infila un moderno tunnel al posto del quale, un tempo, i trenini sbuffanti percorrevano gran tratto della ferrovia di ideazione asburgica che costeggiavano, ammirandola, la Chiusa Veneta: grandissima opera congiunta della natura e dell’ingegneria civile umana come imponenza di dogana e confine, in perfetta simbiosi su quello strapiombo di rocce ed acqua.

Si riusciva a scorgere il Forte di Rivoli dal treno un tempo, facente parte assieme al Forte San Marco di Canale nella destra orografica dell’Adige e con i Forti di Monte e di Ceraino sulla sinistra del complesso fortilizio difensivo di fine ‘800 asburgico denominato “I forti di Rivoli”: quante dominazioni e quanti confini hanno assaggiato questa terra? Basti pensare a “Rue de Rivoli”, il segno lasciato persino dall’ esercito napoleonico. E ancora prima la Serenissima… a risalire con battaglie, offensive ed eserciti, nella più degna tradizione di una terra di confine.

Lì inizia la Valdadige (“sora la Ciusa de Cerain”), ma aspettiamo l’uscita del treno dalla “nuova” galleria (in servizio dal 1997 ma per molti ancora ‘nuova’, come a simboleggiare la diversa percezione del tempo in questo territorio) che sbuca come un proiettile a Dolcè per ritrovarsi a fianco delle dolci anse del Fiume in un territorio verde e brulicante di vigneti.

Il treno rallenta e si ferma alla stazioncina, mentre qualche passeggero allunga l’occhio al panorama di campi coltivati a pregiati vitigni ed alle rocce da ambo i lati della Valle con in mezzo l’Adige, che dà il nome ai nostri ameni anche se aspri, amatissimi luoghi.

Il treno riparte e voi vi apprestate, siate viaggiatori pendolari del luogo o siate di lunga percorrenza tra Roma e Bolzano, ad ammirare questo territorio all’apparenza brullo ma che, come tutte le forti comunità, è foriero di storia e di vita grazie all’ ex confine AustroUngarico, che si incontrerà più a nord, ma specialmente proprio grazie all’Adige,il grande messaggero e nostro amato fiume che dolcemente, d’ora in poi, vi accompagnerà per tutto il viaggio.

BEN ARRIVATI “IN VALDADIGE”

InValdadige ❤ Staff