“Le ECCELLENZE della VALDADIGE: la PROTEZIONE CIVILE di BRENTINO BELLUNO (VR)

“Eccellènza” (dal lat. excellentia)- Qualità di chi o di ciò che è eccellente (Voc. Treccani). Crediamo che questo termine si adatti bene alla Protezione Civile di Brentino Belluno, che andremo nell’articolo seguente ad analizzare col suo Coordinatore, Giulio Divino.

Dubbi spesso espressi da persone più anziane, detti e non detti, chiarimenti, azioni, motivazioni e realtà di persone che formano questi meravigliosi gruppi e che sono pronti a salvarci la pelle e le case: persone, appunto, d’ eccellenza.

(InValdadige): “Buonasera, Giulio: provenendo da un altro Territorio, seppure limitrofo, ti chiedo subito cosa pensi della Valdadige, prima di entrare nel Vostro ambito professionale.”

(Giulio Divino): “Che non c’è l’orizzonte (ride), venendo da Ala conosco bene cosa si prova. Scherzo, il mio pensiero è che in un Comune di 1388 anime dove li trovo i volontari? Chiaro che in un paese di 10,000 abitanti ne troverei di più. Forse. ”

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(IV):”Ma in rapporto al numero di abitanti mi risulta siate in una ottima percentuale”

(GD): “ Siamo in 27 volontari su 1388 persone, per cui siamo il 2%: è una percentuale altissima in confronto alle altre città\comuni: il pensiero ricorrente è che però in una eventuale situazione d’emergenza vorresti sempre che fossimo in tantissimi, non badare alla media.”

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(IV): “Questo conferma i dati che premiano i Veneti e specialmente i Veronesi come primato nazionale di volontariato.”

(GD): “Sì, lo confermo. C’è tantissima solidarietà e, cosa preziosa, di tutte le estrazioni sociali e con varie competenze. Essendo la nostra missione il salvataggio di persone, animali e beni nelle emergenze abbiamo bisogno di tutti: abbiamo elettricisti, meccanici, carpentieri, addetti all’ aiuto psicologico, infermieri, ingegneri… Perchè nelle nostre emergenze c’è bisogno di un po’ di tutto. Il database regionale ha segnato tutte le competenze di ogni singolo membro e decide in base al tipo di emergenza e delle competenze richieste (tramite corsi) chi chiamare. Anche in base alle emergenze nazionali.”

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(IV): ”Una domanda provocatoria in risposta a chi vorrebbe ripristinare la leva perchè “in caso di emergenza esce l’ esercito senza perdere tempo”: quanto tempo si può perdere in catena di comando durante una emergenza, anche alla luce del fatto che ogni Regione conosce le competenze delle proprie squadre?”

(GD): “Non vi è pericolo che si perda tempo e Vi spiego bene il perchè, così facciamo chiarezza: il bello della Protezione Civile è la formazione e la previsione.

Essa è alla base di tutto perchè prevede i problemi: quando facciamo I piani per una città (o Comune nel nostro caso) non vengono considerati vie strette e ponti perchè possono essere di impedimento e bloccare il lavoro di soccorso. Noidi Brentino Belluno e la Protezione Civile del Comune di Dolcè non collaboriamo perchè il ponte di Peri è un elemento di pericolo (crollo) che nel piano di sicurezza è già previsto: in caso di emergenza a Peri la seconda squadra ad arrivare dopo Dolcè sarà Sant’ Ambrogio perchè da un percorso relativamente più sicuro.

E qui si prevedono perciò i guai per poter arrivare più in fretta possibile: la formazione (e tiro di nuovo in ballo I colleghi di Dolcè) è l’altro punto della velocità nelle emergenza perchè nonostante non collaboriamo nei tempi di non-emergenza, nel momento di emergenza abbiamo la stessa formazione.

Questo comporta tagliare I tempi e poter mandare le squadre più vicine, adatte e veloci, perchè agiscono tutte allo stesso modo, da Brentino Belluno a Pantelleria.”

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(IV): “Ti spiace illustrarci come funziona la catena di comando?”

(GD): “Usiamo un esempio ormai piuttosto noto: un terremoto: succede ora.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione civile decide all’ istante CHI si muoverà e ciò può dipendere da molte cose: da che Regione è più vicina, chi ha squadre più adatte visto che dopo I corsi base le competenze da prendere in considerazione sono molte o anche da chi possiede più mezzi.

Le prime squadre arrivano in un paio d’ore perchè sono squadre d’emergenza con zaini sempre pronti con viveri d’emergenza, medicinali e occorrenza per l’urgenza: sanno che nessuno li supporterà e sono letteralmente pronti ad arrangiarsi in tutto.

Le seconde squadre arrivano in 6/8 ore con i mezzi di supporto: tende, cucine da campo e supporto di tutti i tipi, anche psicologico a chi deve operare e alle persone.

Il Dipartimento di Protezione Civile avvisa il Coordinamento provinciale, che avvisa il Coordinamento distrettuale che avvisa I singoli coordinatori, come me, il tutto in tempo quasi istantaneo grazie ai moderni mezzi di comunicazione. Possiamo dire che il tempo perso è zero.”

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(IV):”Questa è la risposta migliore a chi tira in ballo la missione istantanea degli alpini e del Vajont.”

(GD): “In realtà la tragedia del Vajont è stata proprio quella che ha suonato la sveglia: perchè è vero che gli alpini con grande merito sono stati encomiabili ma è mancato un supporto organizzato come noi possiamo garantire.

Dalla tragedia di Longarone è praticamente nata la Protezione civile moderna. Organizzata in modo da non pestarsi I piedi a vicenda, con varie competenze che purtroppo mancavano e con una diversa gestione delle emergenze più efficiente. I militari sul Vajont sono stati bravissimi non essendo preparati ma anche il personale delle ambulanze, abituato a situazioni d’emergenza, era smarrito. Noi operiamo in modo che, nell’ emergenza, tutto possa già predisporsi per il meglio, anche grazie al supporto psicologico che, non smetterò di ripetere, è utilissimo.”

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(IV): “Come funziona la formazione di cui ci parlavi?”

(GD): “Questo è molto bello perchè abbiamo un corso base di 40 ore iniziali dove si impara di tutto un po’ ed un corso di sicurezza di 16 ore perchè dobbiamo anche noi stare in condizioni di sicurezza e poi vi sono corsi a libera scelta: supporto psicologico, antincendio boschivo, divulgazione nelle scuole, corso rischio elettrico ed altri che si possono scoprire, possono far scoprire pregi di noi insospettabili ed essere anche utili per noi stessi.”

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(IV): “Una domanda potrebbe sembrare sciocca ma che non viene mai posta: voi siete volontari. Avete vite vostre che comprendono famiglia e lavoro da conciliare. Se arriva una chiamata voi siete coperti a livello lavorativo o siete penalizzati?”

(GD): “Assolutamente no: siamo tutelati a norma di legge, assenti giustificati. Abbiamo rimborso spese per i mezzi ed il datore di lavoro viene rimborsato dallo Stato: ovviamente

sono tempi biblici (statali) e molte volte purtroppo chi non ha un buon rapporto col datore o lavora in una piccola azienda potrebbe avere problemi, ma in linea teorica siamo tutelati e raramente succedono dispute perchè non conviene litigare su questo.”

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(IV): “Riallacciandoci a questo, in una ipotetica chiamata voi sareste obbligati ad andare?”

(GD): “No: tutto questo è su base volontaria. Ma posso ben vantarmi che nelle ultime emergenze siamo usciti in forze, senza defezioni. In più con l’ esondazione del Rio Secco a Belluno Veronese la sera di Natale abbiamo avuto la soddisfazione di avere il ritorno della “briglia” costruita suggerita dai nostri gelogi che è davvero soddisfacente: raramente vediamo il risultato dei nostri sforzi. E nella briglia effettivamente non si vede neppure bene perchè l’hanno nascosta per l’ impatto ambientale. (ride)”

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(IV): “Il Coordinamento distrettuale di cui ci parlavi cosa comprende e dove ha sede?”

(GD): “Il Coordinamento distrettuale ha sede a Caprino e comprende zona Lago, Baldo.”

(IV): “Ma sono previste collaborazioni con altre forze? Vigili del fuoco, Ulss…?”

(GD): “No. Abbiamo fatto qualche collaborazione con la Stella d’ Oro di Ala, principalmente perchè sono stato loro Capo Servizio ed ho facilitato le cose, ma noi agiamo in autonomia. Il confine col Trentino, e lo dico da ex Trentino ed ora Veneto, è una sorta di barriera inaggirabile e anche piuttosto dannosa. Si possono contare sulle dita le volte che I pompieri di Avio hanno sconfinato e la Stella d’Oro ha una convenzione solo sull’ Autostrada, e mi pare che Trento possa sconfinare con l’ elicottero a Belluno V.Se se l’ elicottero di Verona Borgo Trento è occupato. Questa “barriera”, con I problemi che abbiamo attualmente con la chiusura di Bussolengo che a mio parere diventerà solo Primo soccorso e Caprino che non si decide a riattivarsi (ed io ci ho messo una pietra sopra) per cui le ambulanze dovranno partire minimo da Bussolengo non porta nulla di buono. Oltretutto il volontariato del Trentino è differente, loro hanno vigili del fuoco in quasi ogni Comune, noi abbiamo poche caserme ma abbiamo la Protezione Civile in ogni Comune.”

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(IV): “Il solito confine a nostro svantaggio?”

(GD): “Si parla di accordi: solo gli accordi possono superare questa cosa della chiusura di Bussolengo e del nostro Territorio che ne sta soffrendo. Non siamo assolutamente coperti: noi ci stiamo attrezzando a fare tutti corsi di defibrillazione perchè sentiamo di essere piuttosto abbandonati. Ricordiamo comunque di chiamare sempre il 118 perchè anche noi siamo schedati: è rarissimo ma succede che possiamo intervenire, specie in questa specie di limbo. E cerchiamo di formare nuove persone: tutti i bidelli e molti maestri della scuola primaria di Rivalta sanno defibrillare, il chè è rassicurante.”

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(IV): “Una cosa che si sta diffondendo a livelli informativo come la sindrome da Burn Out può capitare durante gli interventi, che possono essere lunghi, faticosi e senza una ricompensa visibile?”

(GD): “No, niente di simile alla Sindrome da Burn Out ma il problema dei volontari di un posto come la Valdadige può essere che gli interventi di soccorso coinvolgano persone a cui succede l’ emergenza che conoscono, loro parenti o persino loro stessi. In un posto piccolo quello è il rischio: senti una sirena che passa ed attraversa la Valle ed esci perchè temi sia un tuo parente. Vi è la notizia di un incidente e temi subito per I tuoi cari. E ti trovi a soccorrere persone a te care, con il peso anche su di te; senti il loro dolore anche se devi buttare via un’ auto.”

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(IV): “Essendo volontari e sapendo che può arrivare una chiamata da un posto lontano da un momento all’ altro, cosa vi spinge a questa forte adesione? Posti che non vi hanno dato nulla, diversi, che non conoscete… con cui non avete legame. (facciamo l’Avvocato del Diavolo ma non ci riusciremo, ndR)”

(GD): ”La prima cosa che senti è l’ adrenalina in più in corpo e la voglia di fare: non pensi minimamente a dove stai andando, vuoi fare, aiutare. Forse perchè potrebbe succedere anche a noi e vorremmo che più persone ci aiutassero, che venissero tutti. E poi se fai il volontario sei comunque già predisposto a partire, perchè l’hai scelto e anche se non ci credi poi scatta qualcosa in te che ti vuole in azione. Al punto da rimanerci male se non scelgono la tua squadra: il volontario stranamente non cerca il ringraziamento ma l’ azione in sè. Bisogna sentirlo. ”

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(IV): “Sbaglio o il Terremoto dell’ Aquila del 2009 ha suonato un’ altra sveglia?”

(GD): “Non sbagliate: l’ Aquila era SENZA protezione civile locale ed ha dovuto ricevere aiuto dall’ esterno: chissà perchè,forse davvero Longarone ha dato una sveglia psicologica oltre che fattuale e legislativa. Ma dopo la nostra azione siamo fieri di aver visto la Protezione Civile de l’ Aquila in azione durante il terremoto a Reggio Emilia felici di poter ricambiare l’aiuto. Sì, il 2009 è stata una seconda sveglia per tutta l’ Italia, si è diffusa di più in Regioni e/o Provincie in cui non c’era Protezione Civile, secondo me per il principio per cui tutti vorrebbero che in caso di emergenza vi sia più gente possibile. E forse per ammirazione/ emulazione. Da L’ Aquila in poi Protezione Civile = volontariato, inscindibili.”

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(IV): “Come possiamo fare per reclutare più NUOVI VOLONTARI, vista e dimostrata la vostra utilità?”

(GD): “Quello del reclutamento sta diventando un problema reale: il gruppo è stato fondato nel 2001 e tutti i volontari sono ancora attivi ma iniziamo a dover pensare al ricambio per mansioni come l’ antincendio boschivo.

Alla cerimonia dei neo-diciottenni vengono spinti verso il volontariato di vario genere ma la paura maggiore è l’ inadeguatezza, ignorando che invece dietro c’è chi si prenderebbe responsabilità per loro e corsi per la loro sicurezza e per approfondire le loro specificità più disparate. Tutti hanno utilità ma si interviene solo se formati, non si viene gettati nella mischia. Credo che questo equivoco sia un bel problema per reclutare nuove leve.”

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(IV): “Ti chiedo una ultima cosa: perchè il volontariato in Veneto e specialmente nella nostra piccola Comunità è così sentito? Forse per il vecchio senso atavico del ‘siamo una valle isolata, non siamo Trentini e Verona non sa che esistiamo e ci dobbiamo arrangiare’?”

(GD): “Di certo tra Protezione Civile, Avis, Associazioni varie (Quei de Belùm, San Giacomo…) il livello di solidarietà è alto: e poi credo che sì, sappiamo che se non ci arrangeremo non arriverà nessun’ altro. Da Nord no di certo e da Verona sono lenti. Siamo isolati ma ben organizzati e con grande determinazione di abitare la Nostra bella Valle”

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(IV): “Ti senti di raccomandare qualcosa in vista di una eventuale nuova ‘campagna acquisti’?”

(GD): “Sì, che non esiste nessun “armiamoci e partite”: abbandonate la sensazione di inadeguatezza perchè tutto è studiato per essere fatto in primis per essere in sicurezza voi stessi. E che tutti hanno una propria utilità, basta trovarla.