I molti modi di turismo eco sostenibile della nostra amata VALDADIGE

Un pezzo che speriamo ispiratore per il turismo sostenibile e anche per noi cittadini della Valdadige, che a volte molte cose ignoriamo anche se sono sotto il nostro naso 🙂

La Ciclopista del Sole, che comprende il pezzo di ciclabile tra Mama di Sotto e Rivoli Veronese per quanto riguarda i nostri Comuni, compie ben 29 anni quest’anno: fu infatti presentata al “VeloCity” di Milano ben nel lontano 1991 con l’ ambizioso intento di collegare tutto il Paese, dal Brennero alla Sicilia, Sardegna compresa, ed ha una peculiarità ben precisa.

La CPS non corre quasi mai su ciclabili presistenti (o meglio, solo il 4%), mentre per il 70% affianca o corre su strade più o meno trafficate: parte integrale dell’ EuroVelo 7, il percorso che corre da Capo Nord in Finlandia fino a Malta (l’ intento iniziale gigantesco di unire da nord a sud l’ Europa) in Italia parte o dal Brennero o dal valico EuroVelo 7 di Brunico e costeggia l’ Isarco per 75 km fino a Bolzano, dove confluirà nell’Adige.

Da lì prenderà a costeggiare l’ Adige in massima di percorso in greenway (lontano da strade motorizzate o trafficate) fino all’ entrata col fiume a Trento e da lì altri 50 km e sarete arrivati al confine col Veneto, già ex confine di Stato Italiano e confine spesso della Serenissima: da lì non ci resta che dirvi: BENVENUTI IN VALDADIGE, la nostra zona di interesse.

(rif.dati https://www.bikeitalia.it/ciclopista-del-sole/)

La Ciclopista del Sole EuroVelo7 corre sulla destra orografica del fiume Adige, per cui attraversa i Comuni di Brentino Belluno e Rivoli Veronese praticamente passando a fianco dei paesi o addirittura NEL borgo nel caso di Belluno Veronese, frazione del primo Comune.

Dall’ altra riva, sulla sinistra orografica, è stata inaugurata nel 2014 la Ciclabile Valdadige – Terra dei Forti, nome che deriva dal nome comune della vallata e dal consorzio dei vini DOC omonimi e parte in Trentino dal confine di Borghetto ed in Valdadige veronese il Comune di Dolcè per intero: è una ciclabile tradizionale, lunga 25 km, ma sorprendentemente bella: tratti di natura non antropizzata lasciano spazio ai vigneti di pregiati doc con vite a coltivazione pergola trentina e a lunghi tratti a fianco del fiume Adige, in questo tratto ingannevolmente calmo, tanto che ogni anno vi si tiene in questo pezzo di fiume l’ Adige Marathon, che arriva fino a Pescantina per i professionisti.

In ogni momento si possono ammirare sia il massiccio della Catena del Baldo che la parte Nord- Occidentale dell’altopiano montano della Lessinia, col suo parco: la ciclabile si immerge spesso in macchie boschive che portano sollievo alla calura ma nulla può reggere il confronto con l’ arrivo alla Chiusa Veneta, dove una gola scoscesa permette alla ciclabile di essere scavata nella roccia per passare e dove le anse del fiume Adige sono incredibilmente ampie.

La Chiusa Veneta è anche un ottimo punto panoramico per ammirare i fortilizi che danno il nome ai ad un DOC della zona, “Terra dei Forti”: il maestoso e ottimamente conservato Forte Napoleonico di Rivoli o Wohlgemuth e la sua batteria bassa, coinvolto nella Battaglia che da il nome alla Rue de Rivoli degli Champs Elysèes, l’italiano Forte San Marco a Caprino Veronese purtroppo depredato dai meravigliosi marmi di Rosso veronese, Forte di Ceraino (borgo del Comune) Hlawaty di origine asburgica come Forte Mollinary o di Monte (borgo della vicina Valpolicella).

Oltre a questi vi sono i resti del Forte asburgico de la Chiusa, sorti su resti di un precedente fortilizio della Serenissima e, visibilissima dal tratto di ciclabile tra Ceraino e Volargne, la “Presa di Sciorne”, struttura dei primissimi ‘900 (1914) nata per permettere l’ irrigazione, traendo acqua dal fiume Adige e portandola verso il coetaneo Canale Agro-Veronese per la salvezza di terre povere d’acqua nell’entro-Lago.

Da qualche anno vi è una postazione sportivo-sociale di canyoning per il Vajo dell’Orsa a Brentino Veronese che attira molti turisti e flussi specialmente di turisti nordici, che si occupa anche di arrampicate e di rafting sull’Adige!, oltretutto in uno dei suoi percorsi più affascinanti e tranquilli, grazie agli interventi di inizio secolo.

I percorsi trekking si sprecano ed i ragazzi di questa stazione canyoning vi possono accompagnare ovunque; essendo una Valle circondata da pre-Alpi e territorio altipiano carsico vi immaginerete quanti percorsi persino speleologici, e dulcis in fundo vi è il Santuario di Madonna della Corona scavato nella roccia del Baldo, raggiungibile sì da Spiazzi in auto e poi in discesa o con la navetta ATV ma che vi darebbe più soddisfazione e devozione partendo da Brentino, dalla “Via del Santuario”, fatta tutta a gradini fino ad un certo punto per un dislivello da principiante (basta un po’ di fiato ed andare con calma e molta acqua, MAI strafare) per arrivare a quel ‘miracolo’ scavato nella roccia.

Per ultimo ma non ultimo, la Valdadige è attraversata dall’E7, sentiero Europeo 7 riconosciuto Eife, che, attraversato il Lago a Malcesine, sale sulle Creste del Baldo e cala su di noi, riprendendo la strada salendo per la Lessinia dove si incrocia con l’E5: che dite, abbiamo abbastanza cose per farvi scarpinare?

Se volete percorrere pochi km in bicicletta e fermarvi più a curiosare, sappiate che nelle vicinanze vi sono il Castello di Avio (TN), di epoca medievale e aperto spesso a guide e giornate FAI; i lavori di restauro del Castello della Corvara sulla Ciclabile del Sole (Preabocco, Comune di Brentino Belluno) e la ben conservata ‘Mansio Servasa’, sorte di ‘casello’ autostradale che ironia vuole sorga proprio di fianco alla A22: un posto dove effettuare cambio cavalli e rifornimento sulla ex strada Claudia Augusta che portava merci e persone sul Danubio, ricalcata quasi a pennello dall’attuale

S.p. 11 nel Comune di Brentino Belluno.

Come vi abbiamo accennato questi 17 kmq scarsi che sono la Valdadige Veronese hanno vitigni pregiati: vi nomineremo le coltivazioni più famose che potranno ingolosirvi, come quello che viene definito il miglior Pinot Grigio d’ Italia, così vincente grazie al clima lacustre del vicino Lago di Garda che si insinua in una valle fluviale, combattendo così le muffe e lasciando una maturazione delicata: come tutti i Pinot è un vino delicato, che dà il meglio di sé con piatti leggeri e viene usato anche come recente vinificazione come Brut metodo Classico, ottenendo un gran successo tra i giovani.

L’altro asso della Valdadige è il riscoperto relativamente da poco vino Enantio, un vino autoctono di cui si trova traccia nelle “Ecloghe” del sommo Virgilio e nella “Naturalis Historia”, capolavoro di Plinio il Vecchio: un rosso selvatico duttile, che certi viticoltori vendemmiano e lavorano da viti persino di 300 anni (ref. “La Prebenda”, azienda agricola di Brentino Belluno, VR), ottimo come riserva 10 anni e con innesto americano che persino come base per i Rosè.

Tra le altre qualità vi sono lo Chardonnay (o Pinot Giallo), sempre un ottimo classico, e da una decina d’ anni viticolture in quota più simili a vitigni sudtirolesi ma dal gusto più morbido per le sovradescritte condizioni climatiche, come il Muller Turghau originario delle Dolomiti ed il Gewurztraminer; accompagnano il tutto gli ottimi Bianco Valdadige Doc e Rosso Valdadige Doc, Schiava, Moscati vinificati a spumanti, passiti e persino ottime grappe.

Vi sono diverse cantine ed aziende con locali dove ritemprarsi o dove assaggiare le delizie sopra citate magari accompagnati da appetizer o fare un ottimo pasto a base di prodotti e cucina locale: ci impegneremo a farvele conoscere per farvi fare un ottimo tour attraverso la Storia ed anche la Storia dell’enogastronomia vincente di questa Valle non molto conosciuta poiché saltata dalle grosse vie di scorrimento ma che merita più appassionati sulle proprie ciclovie: attenzione, ovviamente con casco, segnalatori e catarifrangenti e non spingendosi sulle provinciali o statali, visto spesso sono affiancate.

Cosa manca a questo Paradiso ancora praticamente immacolato?

Un anello di congiunzione, visto Rivoli e la Chiusa Veneta si guardano vicinissime ma con l’ Adige in mezzo che non vi consigliamo di attraversare in quell’ansa: un anello per poter partire e tornare nello stesso punto, gustando e ammirando tutte le cose ammirate descritte sopra.

Per ora l’ anello non c’è, ma è in progetto avanzato da parte del Comune di Dolcè e Rivoli un ponte ciclopedonabile tra Rivoli e la frazione di Ceraino di Dolcè, in loc. Battello, che non ha avuto bisogno di discussioni: non ha contrari, bensì tutti coinvolti in questo evento e si stanno per iniziare i lavori: questo è un segno di quanto teniamo al nostro territorio.

Il sogno sarebbe così completo ed il Vostro tour senza nessuna pecca: vi auguriamo di vedervi presto, in gruppo od in solitaria, sulla Ciclopista del Sole o sulla Ciclabile della Valdadige a trovare conferma delle nostre parole.

Pedalate attraverso la Storia: ammirate la Valdadige.

A presto

Le ‘Eccellenze della Valdadige’ presenta l’ Azienda Agricola La Prebenda: ripartire dalle radici per costruire il proprio futuro.

Buona domenica amici Valdadensi e non; come vi avevamo avvisato con la ‘falsa partenza’ della P.Civile, andremo con una serie di articoli a scoprire le attività presenti sul nostro Territorio, per far sì di conoscere e far conoscere le nostre splendide realtà.

Oggi siamo felici di proporvi la visione di Paolo Zanoni sull’ Enantio come vino di punta e carta vincente per la Valdadige-TerradeiForti e le sue belle idee sulle sue connessioni con il Territorio.

(InValdadige): “Siamo con Paolo Zanoni, ‘paròn della Cantina Prebenda di Brentino, luogo di sapori e da cui sono usciti vini pluripremiati, come andremo a vedere. Allora, signor Fabio, le va di raccontarci un po’ di storia di questa bella azienda?”

(Paolo Zanoni): “Certo: la Prebenda nasce nel lontano 1910 da mio nonno Francesco, in uno scantinato di una piccola casa in cui produceva il vino con le botti di legno.

Nel 1971, col passaggio a mio padre GianAntonio, c’è l’acquisizione da Guerrieri-Rizzardi di ben tre ettari di nuovi terreni a Brentino (tutti i nostri appezzamenti sono nei confini di Brentino) che fornisce la spinta di costruire una nuova cantina in cemento.

Nel 1988 vi è il passaggio a me, l’ultimo, che nel 2002 decido di ampliare e rinnovare la Cantina, di fatto ricostruendola nuova, che porterà il nome “Azienda agricola La Prebenda” di Zanoni Paolo.”

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(IV): “Ma la vendita della produzione al pubblico da quando va avanti?”

(P.Z.): “La vendita al pubblico viene effettuata ben dal 1970: prima si vendeva sfuso, poi con gli anni ’80 si è passati alle bottiglie.

Dal 1997 abbiamo iniziato a fare progetti sull’ Enantio, il vitigno autoctono del nostro territorio, e con soddisfazione la prima bottiglia è uscita nel 2000: ora ne produciamo ben 6000 unità.

I nostri vini di punta sono proprio l’ Enantio ed il Pinot Grigio, ormai tradizionale nella Valdadige- terra dei Forti.

Poi abbiamo come vini bianchi lo Chardonnay, il Moscato giallo frizzante con ottimi riconoscimenti, ed un Rosato fermo ed Rosato frizzante con metà Schiava e metà Enantio.

Passando infine ai rossi abbiamo Marzemino, Cabernet e due tipi di Enantio.”

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(IV): “Dalla conversazione preliminare e dal gustoso elenco che ci ha illustrato si evince la vostra passione per l’ Enantio.”

(P.Z.): “Sì, infatti ne produciamo di ben due tipi ed uno è stato, modestamente, una scommessa vinta. Uno è un Enantio riserva, che non viene venduto prima dei quattro anni di maturazione, e nel 2010 abbiamo messo in campo l’ Enantio ‘Franco di piede’: cosa significa Franco di piede?

Viti più vecchie autoctone che non sono state innestate con l’americano: questa è stata la scommessa vinta con una sfida nata all’interno del Consorzio Terra dei Forti tra me e il dot. Attilio Scienza che dubitava di questo metodo.

Il punto della discussione era la convinzione imperante che dovesse essere migliorato perchè è un vino molto selvatico, non adatto ad un pubblico giovanile, mentre io pensavo che sarebbe stato apprezzato: dal mio punto di vista la sfida è stata vinta perchè nel 2010 è uscita la prima bottiglia targata 2003 che ha razziato riconoscimenti in TerradeiForti, superando l’ Enantio riserva.

E’ stato riconosciuto come vino completamente diverso, avendo mediamente vitigni di 300 anni, con sentori morbidi e che piace persino di più al pubblico.”

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(IV): “Avete uno spazio per i turisti che salgono alla Madonna della Corona, per ristorarli?”

(P.Z): “Sì, abbiamo questo bellissimo locale (vi siamo dentro, ndR) fatto a casetta che può tenere 35 persone in cui oltre ai nostri vini serviamo taglieri di salumi e formaggi tagliati freschi, tutti prodotti tipici della Terra dei Forti.”

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(IV): “Un paese come Brentino non dovrebbe essere il più portato per la ricezione dei turisti, vista la storica ospitalità degli abitanti verso i pellegrini?”

(P.Z): “Purtroppo anche se vi fosse sarebbe tutto frustrato da una mancanza di infrastrutture: ci siamo noi che abbiamo un ruolo primario ma poi non vi è una bottega, il centro storico è da rifare perchè disabitato ed abbiamo un bar solo che apre solo il pomeriggio e la domenica. Non vi è una offerta e Brentino è il più isolato della Valdadige mentre invece sarebbe quello con la maggior offerta.”

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(IV): “Tornando al vino, voi partecipate al Vinitaly, ad Uva e dintorni, Pro wein, varie manifestazioni?”

(PZ): “Al Vinitaly vi partecipavamo fino al 2015\2016, poi complice il mio intervento (-il signor Zanoni ha subito un intervento salvavita molto impegnativo nel 2016, ndR) e che vi sono più investimenti per cantine che esportano che per piccole, vi abbiamo rinunciato.

Ad Uva e Dintorni abbiamo chiuso nel 2016/2017 un po’ per ridurre gli impegni per me e un po’ perchè si svolge in un periodo in cui siamo in piena vendemmia ed è impegnativo tenere tutto in piedi.

In compenso partecipiamo annualmente, ovviamente non quest’ anno per i motivi che tutti sappiamo, ad una manifestazione nel paese di Tefles, in Austria: lì si svolge una manifestazione del paese tutta italiana, con prodotti tipici italiani, e noi siamo gli unici a portare i nostri vini. Davvero unica.

Una parte di uvaggio la vendiamo alla Cantina Valdadige, di cui siamo soci, ed il 20% circa viene invece tenuto a vinificare per i clienti abituali; io seguo tutta la filiera per cui ho dovuto ridurre le ore di lavoro anche perchè il vino ha dei tempi specifici e quasi millimetrici nella sua composizione chimica.”

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(IV): “Per svolgere comunque un lavoro di sperimentazione e aver creato nuovi vini (il signor Paolo ne ha creati 5, ndR) avrà una qualche educazione di partenza o è autodidatta?”

(P.Z.): “No, non sono autodidatta ma ho compiuto gli studi triennali superiori a San Floriano e raggiunto il Secondo grado di Sommelier perchè ero troppo giovane per il Terzo, un peccato (ride) ; io figlio si sta laureando in Enologia alla facoltà di San Michele (TN) con una tesi su un Enantio con stacco anticipato che dovrebbe risultare un Rosè Spumante Enantio al 100%.

Supportato dalla scuola stiamo provando vari lieviti ed uno di essi sarebbe il lievito madre dell’ Istituto di San Michele per vedere la reazione: fanno tutto ciò per creare i vini con passione ed è molto bello.”

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(IV): “E San Michele, in Trentino, come vedono la nostra Zona? Sono interessati, disinteressati…invidiosi?”

(P.Z.): “A San Michele per la verità sono arrabbiatissimi perchè nessuno ci crede. P ochi degli altri soci credono veramente nell’ Enantio: eravamo partiti bene con il Consorzio ‘Terra dei Forti’ ma poi…”

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(IV): “La interrompiamo per sottoporle una domanda a cui hanno risposto in modo diverso due nostri intervistati, il Presidente della Cantina Valdadige Tiberio Veronesi ed il dottor Maurizio Pedrini la cui intervista pubblicheremo più avanti: il Presidente afferma che il Consorzio è agonizzante mentre il Dottor Pedrini, stimato giornalista, afferma che troppo si è speso per la promozione dei vini e per le fiere -e non a torto, chiarifica- ma non per il territorio. La sua campana, invece, qual è?”

(P.Z.): “Io sono stato vicepresidente del Consorzio: esso è nato per promuovere questo vino autoctono, l’ Enantio appunto, che sarebbe dovuto diventare il biglietto da visita del Nostro territorio, perchè gli altri vini sono comunque internazionali ed hanno anche altre zone di vitivinificazione.

Il Pinot Grigio è stato il nostro vino di punta dagli anni ’80 e lo confermo: in Valdadige nasce il miglior Pinot Grigio esistente ( la spiegazione sul microclima da parte di Nicola ‘gosemprecaldo’ Bortoletto- Meteo Caprino Veronese, sul perchè il nostro microclima è vincente nella nostra primissima intervista, ndR), ma è l’ Enantio il nostro biglietto da visita per i grandi vini: avremmo dovuto spingere l’ Enantio con le due Cantine Sociali (Avio e Rivalta) e lasciare un attimo da parte o persino arginare il Pinot Grigio, così avremmo avuto di conseguenza una promozione del Territorio con tutto ciò che consegue: manifestazioni, turismo, economia.

Avremmo dovuto convincere a piantare Enantio, che oltretutto avrebbe reso molto di più alla bottiglia; invece, per ora, il nostro biglietto da visita è andato in fumo.”

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(IV): “Le faremo una domanda molto spinosa, o meglio un’altra domanda spinosa: perchè le aziende del Territorio non riescono a mettersi d’accordo? Un intervistato mi ha fatto notare che ogni paese ha una sua associazione e che a Brentino ve ne sono persino due che non si accordano, un altro che fatto e finito ‘Corteggiando in Valdadige’ tutti tornano nemici come prima: cosa ci succede? Non siamo in grado di unirci?”

(P.Z.): “Non vi è una risposta chiara, ma di certo non vi è mai stato un progetto definitivo di promozione sia del Territorio che dei vini: vi è sempre stata qualche voce fuori dal coro che vanificava lo sforzo di molti.

Il DOC ‘Terradeiforti’ è nato nel 2006 e nonostante tutto, se avessimo la richiesta che merita, non avremmo paradossalmente produzione perchè, con scorno di tutti, molti produttori sono tornati al Pinot ed ad altri vini: questo ha determinato non la morte ‘reale’ del Consorzio ma di certo la morte della speranza.

Prendiamo l’esempio da due realtà a noi vicine: la Valpolicella ed il Trentino.

La Valpolicella contava ben più cantine delle nostre eppure hanno saputo mettersi d’ accordo sullo spingere un vino o massimo due d’ eccellenza ed ora fa parte del turismo di punta; proprio come dovremmo fare noi con l’ Enantio, del quale non abbiamo una massa critica da dare ai commerciali al di fuori di Verona.

Il Trentino, un esempio ancora migliore, ha persino meno di noi di materie prime tipiche zonali eppure ha saputo pubblicizzarsi bene unendosi nello sforzo.

Qui siamo pochi e non riusciamo neppure a metterci d’ accordo perchè tutti corrono da soli e questo è un peccato. Partecipiamo a ‘Corteggiando in Valdadige’ dal 2015 ed abbiamo dispensato consigli vitali (vi era una mancanza di dolci, all’ inizio, e di dare da bere proporzionato al pasto), eppure nel 2016 ci è stato imposto di uscire dalla Cantina per portarla in piazza: questo non è che non lo trovi giusto, ma troverei giusto mostrare le Cantine anche nel loro processo, magari guidati.

Oltretutto avevo proposto di portare “Corteggiando” ogni anno in un paese diverso di Brentino Belluno, per dare visibilità a tutti e porlo nelle Cantine, ed ho avuto risposte assurde che puzzavano di scuse. Vi partecipiamo perchè è parte del nostro paese, ma speriamo che la situazione si evolva.”

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(IV): “Lei, che sembra così bene intenzionato, cosa suggerirebbe per promuovere la Valle?”

(P.Z): “Vi faccio una domanda io, come la farei ad altri per farvi capire: quante riunioni vengono promosse in Valdadige, che non siano della Cantina Valdadige o delle singole organizzazioni per i loro interessi esclusivi?”

(IV): “Ha perfettamente ragione: ma allora che fare?”

(P.Z): “Da dentro si è visto che non si può fare, da fuori abbiamo le stesse problematiche e gli stessi progetti del Baldo-Garda che purtroppo sono fermi dagli anni ’70: unire il Baldo-Garda con la Valdadige tramite la galleria a Mama d’ Avio\ Malcesine e inserire il famoso casello autostradale a Rivalta: per il resto vi sono tutti i presupposti per partire.

Abbiamo il vino, abbiamo la ristorazione, abbiamo le strutture, abbiamo la Storia ed il panorama ma i turisti ci saltano, poiché non vi sono infrastrutture: se non avremo i turisti che arriveranno grazie a questi progetti od altri, non cambieremo mai il modo di pensare, e se arriveranno sarà una reazione a catena.

Si cambierà il modo di coltivare, di tenere case, di fare promozione, tutto: altrimenti, resteremo chiusi nel nostro orticello.

Dobbiamo cambiare e ripartire dalle radici, e sono convinto che l’ Enantio sarebbe il nostro volano: bisogna trovare una linea comune e questa manca da sempre: dovremmo fare più riunioni e avere una persona od un ente che ci traini e che ci metta in riga.”

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(IV): “Quindi ribadiamolo per bene: l’ Enantio come nostro locomotore.”

(P.Z.): “Senza dubbio avere delle competenze ed una guida può aiutare ma non si può fare il lavoro al posto nostro: noi conosciamo la realtà a cui bisogna guardare, che è piena di sfaccettature.

Dobbiamo lottare noi stessi da soli per il rilancio della Valdadige e anche stare attenti a chi vuole l’ Enantio come marchio privato, poiché esso è un bene di tutta la Terra dei Forti cui noi apparteniamo ed i benefici con questo prodotto come biglietto da visita saranno di tutti.”

Ps: il Signor Zanoni avrebbe molti premi e medaglie da mostrarci, ma purtroppo ha subìto una visita dai ladri e le medaglie…
A lui ed alla sua famiglia la nostra solidarierà e i nostri auguri per la sua salute: che stia bene per allietarci con i suoi ottimi vini!


Alla prossima, amici Valdadensi e da fuori! La primavera si avvicina e le viti iniziano a ‘buttare’, anche quelle di Enantio di 300 anni. Se non siamo vicini ad un miracolo….