Ancora oggi ci chiediamo perchè ci abbiamo messo così tanto ad arrivare ad intervistare i ragazzi XAdventure Outdoor Garda Lake nella loro “base” di Brentino (www.xadventure.it):

eppure siamo sempre in cerca di cose che suscitino la curiosità nel nostro piccolo Territorio, cose che possano attirare in primis noi amici della Valdadige ed in secundis attirare un flusso turistico.

Abbiamo salutato questi ragazzi “dalla Gigia” seduti a bere con chi avevano portato a vivere un’emozione, li abbiamo sempre visti in giro, abbiamo visto il loro furgone nelle visite a Brentino, eppure…

Speriamo di non essere stati colpiti dalla spocchia del “nativo”: cioè ‘mi son nato chi e voialtri sì vignesti dopo, no go bisogno de voialtri’, perché sarebbe un errore gravissimo: un errore gravissimo come averli ignorati -involontariamente- fino ad adesso che la Valdadige eroghi patentini di “natività” come medaglie; adesso rimediamo con un’intervista fiume a Marco Heltai e Vivian Pontarin proprio nel loro primo giorno di riapertura, il 22/05/2020 dopo una memorabile festa “Al Casòt” di Mama de Soto

(InValdadige):” Ciao ragazzi, ci scusiamo per essere arrivati così ‘tardi’ ad un’attività che da una prospettiva così importante come quella sportiva per promuovere la Valdadige. Ecco, tenendo il focus sul nostro territorio, poiché sappiamo avete attività sul Garda ed attorno, cosa proponete ai visitatori per la Valdadige?”

(X Adventure -parlano a turno sia Vivian che Marco, perciò terremo il “logo”):” Questo è un punto fondamentale per il canyoning, si veda che abbiamo la base canyoning station qui a Brentino; poi facciamo arrampicata su tutta la zona Valdadige, canoa, rafting e ciclismo, sia mountain bike che bici da strada. L’anno scorso con degli irlandesi abbiamo fatto un giro dal Lago, raggiungendo la punta di Peri, cambiando ciclabile e poi dalla Chiusa risalendo verso Calmasino: meraviglioso, 50 circa km! La Valdadige ha tutto.”

(IV):” Beh, noi lo vantavamo già, di avere tutto (ridiamo) ma in altro senso. Cosa ritenere sia il vostro punto di forza?”

(XA):” Il bello della nostra organizzazione è che abbiamo proposte adatte per tutti: sia dai bimbi di 6 anni, con le Kid’s adventure dedicate, ad adulti senza limiti di età; da esperienze soft per principianti a estreme per gente già esperta che vuole mettersi alla prova; organizziamo anche gite alpine ad alta quota.

Nelle Kid’s Adventure la bellezza è che i bimbi sono i gestori delle proprie attività, non li gestiamo noi ma loro gestiscono l’attività. Siamo in un’epoca diversa da dove siamo cresciuti noi, dove i bimbi si appropriavano del territorio giocando, siamo in un’epoca dove per assurdo sono i GENITORI che vogliono per i loro figli una scuola alternativa: ci hanno inserito nello staff di una scuola elementare Marciaga\Castion dove noi facciamo educazione fisica, mentre noi li portiamo in natura, una scuola montessoriana-steineriana che conta molto sull’esperienza.

La cosa bella di questi percorsi è che li costringe a farsi carico di una cosa che sovente non esiste più ed è scaricata alle scuole o agli educatori, che è la responsabilità: quando fanno attività possono essere liberi, completamente liberi e sani.”

(IV): “La Valdadige stessa è comunque cambiata: internet ha migliorato le nostre vita rapportandoci in tempo reale con la città, insomma non andiamo più a Verona vestiti come i cugini di campagna, ma nello stesso tempo ci ha scollegato dal territorio.”

(XA):”E la Valdadige è meravigliosa perché nell’arco di 4 km puoi fare QUALSIASI COSA: un concentrato di esperienze a tutti i livelli. Offre la possibilità di fare cose che in altri posti si sognano: esempio, mattina canyoning e pomeriggio degustazione lungo il fiume con i gommoni. E cosa che facciamo SOLO qui è poterci permettere di fare formazione aziendale, dando in mano il gommone alle aziende senza essere sopra noi a controllarlo: questo è molto più formativo per loro. Un concentrato di attività altamente stimolanti. E l’autenticità del fiume Adige che qua non è stato toccato, ha un percorso naturale.”

(IV): “L’Adige come ‘fiume autentico’ è un concetto davvero interessante.”

(XA): “E non solo: tu entri in una Valle che comunque risente del progresso dai suoi rumori. La A22, la linea ferroviaria del Brennero, la Statale, la Provinciale…ma appena scendi a livello del fiume questi rumori SPARISCONO, per cui sensorialmente è una cosa incredibile: il fiume Adige sembra quasi un antidoto contro le storture ed il rumore della modernità.”

(IV):”E la ‘scommessa Valdadige’ di cui ci hai accennato prima?”

(XA):”La scommessa è che questo tratto di Valdadige è ancora sconosciuto dagli stessi Veronesi e questo fa tantissima impressione: vengono direttamente turisti tedeschi, belgi, olandesi, americani, australiani perché ci conoscono ed il tizio di San Massimo pensa sia Trentino, quando lo attraversa in autostrada. Questo mi fa impazzire.

I turisti stranieri arrivano al volo con i loro mezzi alla nostra station o alla nostra base: se invece dico ad un Veronese ‘vieni a Brentino’ questo come minimo viene col navigatore e poi si perde pure.

Per noi questo è uno stimolo incredibile, una scommessa pazzesca: ci credono trentini!”

(IV):”Per cui, che ricetta per i veronesi come noi ma che non conoscono noi?”

(XA): “Questa spinta attuale al turismo non di massa: ora la gente, dopo il boom del turismo di massa e del Lago, cerca questi posti dove vantarsi di essere stati, di averli ‘scoperti’, di essere in pochi. In più, ciò che sta andando tanto qua in Valle sono gli ADDII AL CELIBATO\NUBILATO (basiamo, ndR!); gente che parte, non sanno dove stanno andando in realtà perché prenotano tramite sito o telefono, si trovano qui e si trovano stupiti e si dicono ‘porca miseria, eppure ci sono passato tante volte di qui, ma guarda che bellezza!!’. Mentre i tedeschi e altre nazionalità SANNO che ci sono e ci cercano, perchè fa parte del loro spirito cercare questi posti e fare vacanze esplorative.”

(IV):”E questa avventura, parafrasandovi, quando è iniziata?”

(XA): “Beh, è iniziata un bel po’ di tempo fa, ma specialmente NON qua! Nel 1988 ci si allenava e si insegnava in Val di Sole, sul Noce: abbiamo iniziato con la scuola di canoa, poi col primo camping che ha creduto in noi, e anche là all’inizio eravamo visti come stranieri, come matti! Pensare che ora è una delle attività principali e più sponsorizzate della zona è impressionante: nel 1990 è sceso il primo gommone di rafting e da allora non ci si è più fermati; abbiamo avuto la separazione tra abitato e tra di noi che tentavamo di esplorare e valorizzare il territorio.

E ciò che è successo in Val di Sole si sta per ripetere qui: all’inizio eravamo quelli strani ed ora siamo accettati dal paese, i bimbi ci vengono a cercare, a curiosare attorno…

E qua vi è la spiegazione del perchè siamo approdati in Valle.

Nel 2005 abbiamo fatto il raduno annuale di Canyoning Val di Sole a Ferrara di MonteBaldo perché non avevamo tempo di andare in Val di Sole, avevamo tutti molti impegni, per cui…PER CASO.

Ferrara, 2005.

L’ allora Sindaco Rossi di Ferrara, lungimirante, disse “ma perché invece di piantar le tende non mettete una base qua?”, mentre a Brentino Belluno vi era Virgilio Asileppi che ci ha praticamente trascinato qua, in questa casa ‘base’ che allora era distrutta (ride, ndR); non c’era neppure il pavimento. Ci assicurò ci avrebbe trovato i fondi e adesso l’abbiamo organizzata con sotto centro sportivo e sopra ufficio, come vedi una bella casetta: lui ci disse di doverci piazzare qua perché lui o per lui la Valdadige VOLEVA che fosse valorizzata.”

(IV):”Per l’attuale avviso di pericolo di rifacimento del sentiero e conseguente chiusura del Vajo avete lavorato in forte sinergia col Comune! Eppure il vostro è un portare esperienze “immediate”, cioè non potete aspettare. Riuscite a farcela?”

(XA):”La sinergia col Comune è forte, per fortuna: per la chiusura del Vajo mi sono occupato io in primis e poi avvisato il Comune: è anche logico che, sapendone i rischi, mi sia attivato io, QUESTA E’ LA FORTUNA DI AVERE ATTIVITA’ SPORTIVE SUL TERRITORIO, io lavoro in stretta collaborazione con altre guide alpine e con i loro regolamenti. Ma non ci sono mai stati problemi, sono molto bravi, lavoriamo bene sia col Comune di Brentino Belluno e di Dolcè.”

(IV):” Sì, sono molto attenti: e cosa dite a proposito della mancata unione delle associazioni in Valdadige che è sentita un po’ da tutte le aziende del territorio che dicono, espresso volgarmente “ci si unisce solo per il Corteggiando e poi ciao”? La sentite anche voi?”

(XA):”Siamo stati responsabili dell’organizzazione della sicurezza di Adige Marathon per diversi anni seguendo l’intervento in fiume; è un peccato, come state dicendo, che la collaborazione che si vede per l’Adige Marathon, in cui tutti i gruppi si uniscono per valorizzare il Territorio, non si vede poi per il resto dell’anno, ed a quanto pare rispecchia ciò che voi mi dite succeda per l’enogastronomia.”

(IV):”C’è comunque bisogno di MAGGIORE SINERGIA, perché è la forza che può spingere questo bellissimo territorio!, per esempio una figura che per noi è sinergica è la ‘Gigia’, Luigina Camparsi del bar di Brentino Malù: lei indirizza a noi la gente, lei spiega il territorio, accoglie i turisti e da’ loro volentieri spiegazioni, fa promozione in modo allucinante e persino si commuove quando parla del Vajo. La ‘Gigia’ è un monumento, per noi! Anche bersi la birretta la sera sulla sua terrazza dopo una giornata di fatiche, emozionanti e preziose ma fatiche, è un’esperienza bellissima: è comunque parte di tutta l’esperienza e lei ne fa parte.

L’emozione non si ferma allo sport ma prosegue, anche al ristoro in quella bellissima terrazza.”

(IV):”In Valdadide, intesa come Valdadige sinistra orografica c’è la Velo7: che vantaggi vi porta?”

(XA):”Eh, passano due o tre migliaio di persone a stagione, su quella pista, ed il bello è che si vogliono appoggiare in luoghi che sono a) poco incasinati b)dove possono vivere delle esperienze.

In questo senso il Rèvèna è illuminante, un ambiente davvero campestre e isolato; questo tipo di turismo comunque è all’incremento da anni al 20% circa annuo, mentre il turismo di massa anche sul Garda sta avendo una discesa.”

(IV): “Però anche grazie alla pandemia di COVID19, il ché ci infila dritti in un’altra domanda: avete preso particolari contromisure, avete regolamenti, vi siete adattati… Insomma, COSA? E’ un mondo sconosciuto, vi ricordo, per noi.”

(XA):” Abbiamo tutte le linee guida a seguire che abbiamo designato noi come Associazione Guide Alpine Nazionale, valutato il rischio utilizzando studi dell’istituto di medicina della montagna che ci ha aiutato moltissimo come collegio designato.

Valutato rischio, problematiche e linee guide ministero della Sanità, abbiamo fatto i nostri cambiamenti: per esempio, non ci si potrà più cambiare all’interno per l’assembramento ma all’esterno.

Con la prenotazione ci danno il numero delle taglie così facciamo trovare direttamente la muta sterilizzata e sottovuoto al singolo; durante i briefing in entrata ed in uscita dal torrente si usano le mascherine perché, spiegando, dobbiamo stare vicini.

La guida usa i guanti ed il “buff” perchè bagnato fa effetto mascherina, trattiene (linee guida per tutti, è permesso, ndR); per i gommoni ovviamente saranno più scarichi, non si scenderà più coi gommoni molto carichi. Però questo è un tratto di fiume non di torrente di montagna e vi dico che persino una guida sola potrebbe portare un gommone solo, perciò non vi è pericolo del peso scarico del gommone.”

(IV):”Ci saranno gruppi?

(XA): “Mmmm, gruppi probabilmente no, ma più gruppi familiari.

L’anno scorso abbiamo avuto 8.000 persone in gommone in Valdadige, ovviamente quest’anno sarà meno per ciò che è successo, ma non è un problema: la famiglia si gestisce facilmente, in questo modo.

(IV):”Insomma, la Valdadige è un posto benedetto… c’é tutto in pochi km e accessibile. Non manca nulla?

(XA): “Ecco, manca una VERA E PROPRIA FERRATA: avremo individuato un punto zona Ceraino-Rivoli che sarebbe una meraviglia; invece di sconfinare nel rientro dall’ Aviana ad Avio in Trentino, potremmo avere la nostra meravigliosa ferrata.

E non per vantarci, ma avere TUTTO.

(IV):”Ritornando al fatidico 2005: come avete trovato il Vajo dell’Orsa, dopo anni di incuria?”

(XA):” Eeeeeh, è stata una bella…avventura. Perchè il Vajo era davvero pieno di IMMONDIZIA, cose buttate, scaricate, arrugginite, lamiere: quando lo abbiamo pulito abbiamo fatto una pila enorme, giorno per giorno in piazza a Ferrara di Montebaldo, per mostrare cosa c’era dentro, dimostrativa. Abbiamo coinvolto la Protezione Civile di Brentino Belluno e di Ferrara, abbiamo anche le foto di prima e dopo. Abbiamo trovato cose impensabili e abbiamo mostrato l’inciviltà alla popolazione verso il loro territorio.

(IV):”In cliente tipo come sarebbe? Se riuscite ad individuare un cliente tipo, visto quante cose avete (ride, ndr)!”

(XA):”Ah, dura… diciamo che il cliente tipo è di quelli che girano in bici e vogliono vivere il territorio: diremmo tedeschi o comunque nordici ma anche gli italiani si stanno muovendo. Vivere il territorio significa affidarsi a piccole realtà o persino piccolissime, perciò questo è il posto ideale.

Il problema è che, a volte, nella Valdadige e anche nell’hospitality non si riscontra una grandissima mentalità di accoglienza turistica, ma tipo ‘ok, state qua e ciao’, non c’è fidelizzazione, non c’è promozione del territorio. Ovviamente parliamo di alcuni, abbiamo tentato di prendere contatto ma non ci siamo riusciti.”

(IV):”Prendiamo un altro argomento un po’ fatuo: non vi da’ fastidio quando si riempie la bocca con il termine ‘outdoor’?”

(XA):”Mmmmmno, perchè comunque poi è il cliente che fa la selezione diretta e crea il mercato, ed i clienti sono molto esigenti col mondo dell’outdoor; non ci spaventano sedicenti guide che organizzano l’impossibile o parchi improvvisati di sopravvivenza, o slogan vivi la tua giornata outdoor: il cliente sceglierà sempre il meglio e farà emergere il meglio dal mercato.”

(IV):”Okay, finora il focus, come vi avevamo ordinato (ride, ndr) è stato sulla Valdadige, ma voi operate anche sul Lago sud: di quanta gente sono composte le vostre squadre complete, sia in Valdadige che sul Lago?”

(XA):”Ehm, diremmo….20 persone per canoa, rafting, sub, arrampicate sia Adige che Garda; mettiamo anche 4\5 assistenti per i ragazzini, che noi affianchiamo sempre in più 6/7 guide alpine certificate o persino un massimo di 10, e nell’ambito escursioni e bicicletta zona Lago di Garda altre 20 persone. Bella squadra, eh?”

(IV):”Porcamis-…! E quante persone siete arrivati a portare, giornalmente?!”

(XA):”Eh, nelle giornate clou ben 2\300 persone, arrivate non solo dirette ma anche tramite canali indiretti. Un bel carico.”

(IV):”Va bene, siamo molto colpiti ed ammirati e credo tutti i nostri amici della Valdadige che non vi conoscevano lo saranno, e speriamo questo cambi qualcosa. Avete considerazioni finali, visto siamo alla fine?”

(XA):”Beh, che prima arrivavano solo stranieri ed ora iniziano anche i veronesi: per cui, scommessa vinta.

Il fatto bellissimo che i bambini si portano a casa i sassi perchè raccontiamo, com’è giusto, che ogni sasso ha dietro di sè una storia, qualsiasi sasso di qualsiasi luogo; questo poi è il posto delle GranSeole, di fossili: non dico si trovino ovunque ci si giri ma sono piuttosto tanti.

Infine, auspichiamo che vi sia un cambiamento di mentalità in linea con l’andamento del fiume: discese in canoa lente, degustazioni ai bordi, recuperi, campeggi in valle e territorio ACCOGLIENTE. Ma ci stiamo già muovendo nella direzione giusta.”

PICCOLO ANEDDOTO: USCIAMO E SIAMO INVESTITI DA NUGOLI DI BAMBINI e SI CHIUDE SU UNO SPLENDIDO DISCORSO QUESTA INTERESSANTISSIMA INTERVISTA.

(XA):”Mettete anche questo, nel pezzo, che è una considerazione per noi ma specialmente per tutti noi e voi per il futuro: I BAMBINI PRIMA del CoVid19 non erano così tanti che andavano per i paesi.

Adesso,DOPO LA QUARANTENA, SI STANNO RIAPPROPRIANDO DEL LORO TERRITORIO, COME FACEVAMO NOI UN TEMPO.

Vorrà pur dire qualcosa, no?”

Grazie ad XAdventure Outdoor Lake Garda (www.xadventure.it) per la disponibilità, torneremo certamente presto.

E voi, amici della Valdadige, siete sicuri ancora di conoscere così bene il Vostro territorio come loro? Facciamo una giornata di prova per scommessa?

Alla prossima

In Valdadige Staff

Per il ciclo “ECCELLENZE del TERRITORIO” riprendiamo: “CANTINA VALDADIGE: LA PAROLA AL PRESIDENTE” pt.2

Siamo con il Presidente della Cantina Valdadige che ha accettato di riceverci un’ altra volta: questa volta senza neanche particolari minacce, forse si sta abituando alla nostra presenza, shhhhh…..

Scherziamo.

E’ sempre un piacere per noi esplorare le Eccellenze del Territorio, a riprova che la Valdadige non si ferma a ciò che conosciamo ma che ha molto, moltissimo sotto in termini di investimenti umani di cose, nonché di denaro, per alcuni modelli di eccellenza; terminata la riconversione del Sito per il lockdown generato dall’espansione senza controllo del Co-Vid 19, ad emergenza apparentemente terminata, siamo lieti di riprendere il nostro compito che ci porta a “snasare”, curiosare tra le attività che meritano a tutto tondo il titolo di “Eccellenze della Valdadige”.

E’ la seconda volta che intervistiamo Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige, e abbiamo deciso di affondare un po’ negli argomenti inerenti la nostra Cantina Sociale Cooperativa, poiché la prima è stata una visita semplice e rappresentativa: questa volta abbiamo torchiato per bene il Presidente ed abbiamo ottenuto risposte a volte sorprendenti, a volte che sapevamo già come molti di voi ma che vale la pena ripetere, ed a volte molto sorprendenti.

Per la seconda volta, per cui, rieccoci in Cantina Valdadige e riesumiamo il titolo di un anno fa, che tanto bene ci portò.

(InValdadige): “Buongiorno signor Presidente, è per noi un grande piacere essere qui di nuovo e la
ringraziamo per la sua disponibilità.”


(Tiberio Veronesi): “Buongiorno a voi, è sempre un piacere dare una mano per divulgare notizie in
Valdadige.”


(IV):” Partiamo subito a razzo: l’ emergenza CoVid 19, che ovviamente è sulla bocca di tutti. La Cantina come ha affrontato questa emergenza, essendo comunque una filiera alimentare e perciò senza l’obbligo di fermarsi?”


(T.V):”Diciamo pure che non abbiamo avuto problemi particolari, abbiamo dovuto applicare le regole del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi di protezione, ma onestamente ci hanno creato pochi disguidi. Solo nel momento di maggiore allerta, abbiamo preferito sospendere il lavoro per una settimana, per proteggere la salute dei nostri dipendenti. Siamo una filiera alimentare, appunto, perciò non avevamo l’obbligo di chiusura, ma abbiamo voluto in primis rassicurare e proteggere i nostri dipendenti, ma anche le loro famiglie. Per noi il periodo primaverile è un periodo in cui non ci sono urgenze particolari, si fanno più che altro manutenzioni e imbottigliamento e da quest’hanno confezioniamo in cantina i bag in box, sia per il clienti esterni che per i nostri punti vendita. Abbiamo deciso di confezionare e riempire i bag in box in Cantina e non direttamente nel punto vendita, perché abbiamo visto che così riusciamo a garantire al cliente un prodotto ancor più controllato e garantito e poi perché abbiamo avuto un forte incremento di richieste per questo tipo di prodotto. Al Wine Bar rimangono i distributori dello sfuso ed anche questo è molto richiesto, forse per la sua tipicità ma anche sicuramente per l’alta qualità del nostro vino.”

(IV): ”Per spedizioni ed esportazioni come ve la siete cavata, in questo periodo?”

(T.V): ”Per spedizioni ai privati se ne occupa il Wine Bar, e devo dire che ha fatto un eccellente lavoro in questo periodo, riuscendo a fare persino delle spedizioni all’estero. Invece le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento a causa del loro lockdown, quelle verso la Germania e nord Europa, la Gran Bretagna, la Malesia e il Vietnam sono continuate quasi regolarmente. Il nostro bilancio non è praticamente stato toccato dal fenomeno e questo per noi è motivo di grande orgoglio.”

(IV): “Per la vendemmia ci sono previsioni nell’aria? Sappiamo che il DPCM non ha dato informazioni (e come potrebbe? Siamo a maggio, ndR) per il distanziamento né per altri regolamenti.”

(T.V): “Per ora nessuno ha parlato di come regolamentare la vendemmia se l’emergenza Covid 19 dovesse continuare, è ovviamente troppo presto.”

(IV): “E’ un lavoro che comunque si presterebbe al distanziamento: raramente si sta assiepati durante la vendemmia o volani forbici negli occhi!” 

(T.V): “Infatti, teoricamente non dovrebbero esserci problemi, ma qui bisogna capire cosa vogliono fare. La Ministra dell’Agricoltura vuole regolarizzare i migranti perciò abbiamo un’altra cosa a cui pensare: insomma c’è tanta carne al fuoco. Secondo me la soluzione più semplice sarebbe di tornare ai Voucher, per dare la possibilità agli italiani, studenti, disoccupati, pensionati, ecc., di avere un accesso al lavoro semplice e senza tanti imbrighi burocratici, e poi riaprire le frontiere per permettere agli operai rumeni e polacchi, di poter tornare in Italia..”

(IV):” Per quello ti sei guadagnato una domanda piccante: perché allora non incentivare l’assunzione degli italiani?”

(T.V):” Perché gli italiani che vorremmo assumere, ahimè, in realtà non vogliono essere assunti, la burocrazia complica tutto. Un pensionato ci vede il rischio di vedere intaccata la sua già esigua pensione, lo studente o il disoccupato hanno paura di dover poi fare la denuncia dei redditi, con conseguente altra tassazione. In questi casi i buoni vecchi Voucher andavano benissimo, paga, assicurazione, trattenute e quant’altro già tutto compreso, basta non superare i 5000 euro di reddito complessivo. Se li ripristinassero sarebbe un bella opportunità e staremmo tutti più tranquilli, contadini in primis, e troveremmo molte persone che vogliono o lavorare per tutta la vendemmia o solo integrare la pensione o la paghetta. 

Sono stupidaggini che nessuno sembra aver voglia di risolvere, anche la collaborazione dei familiari fermata solo al primo grado di parentela è vergognosa: si va a distruggere la struttura contadina  così come da sempre la conosciamo. Se volessero veramente solo tassare, che tassino un tot al quintale raccolto ma che non mettano restrizioni e burocrazia a chi lavora nei campi!

(IV):” Ma le associazioni di categoria non possono spingere per il ritorno almeno ai vouchers?”

(TV): “Purtroppo non vedo grossi movimenti di sensibilizzazione, sembra che l’unico problema sia la regolarizzazione dei migranti, ogni tanto si fa una conferenza o una manifestazione, ma poi tutto finisce li, non vedo una risposta forte, non vedo la marcia su Roma, come si suol dire”

(IV): “Meglio cambiare argomento, poiché purtroppo conosciamo questa triste storia. 

Vorrei parlare dell’Enantio. Essendo un vitigno autoctono dovrebbe essere il nostro vino portante, ‘il  biglietto da visita della Valdadige (cit. Paolo Zanoni de “La Prebenda” nell’intervista prima), come l’ Amarone ha funzionato con la Valpolicella. Si mormora che il Consorzio TerraDeiForti, che avrebbe dovuto fare dell’Enantio il nostro vino d’élite, sia caduto in un forte torpore e che la più forte resa economica del Pinot Grigio non sproni i contadini ad una maggiore consapevolezza che l’Enantio sia il nostro vero vitigno di punta.

Oltretutto, la sorpresa è che l’Enantio che produciamo va venduto quasi tutto se non tutto (fonte: Luciana Albrigo, grande Ciana che te n’è fatto rivar informadi, ndR) , viene molto apprezzato, ma il problema sono proprio i numeri di produzione: 90% di bianco contro il 10% di rosso, il quale non è tutto Enantio.”

(TV): “Diciamo che il problema è di…vecchia data. Chi dovrebbe sponsorizzare l’Enantio, ovvero appunto il Consorzio TerraDeiForti, costituito nell’anno 2000 e che sicuramente per un po’ di anni ha funzionato e molto bene. La riprova? Se interroghiamo un sommelier sulla Terra dei Forti,  vedrete che ne parlerà con nostalgia mista a dispiacere, perché il vino era innegabilmente eccezionale e nella loro memoria viene ancora molto ben considerato, sarebbe una gioia per loro se tutto si rimettesse a lavoro come all’inizio. Devo ammettere che non so esattamente cosa allora sia andato storto perché a quel tempo non mi occupavo di vino: ciò che mi è arrivato è che si sia afflosciato  per qualche dissidio interno, cosa che purtroppo succede spesso e spesso quando le cose funzionano bene e danno ottimi risultati..

Come Cantina Valdadige si è scelto di dare forza all’Enantio ed oggi anche a qualche altra verietà di uve rosse, con il “Progetto Rossi”, dove la cantina in accordo con il socio, determina alcuni vigneti di pregio e lo destina a questo progetto, che viene poi seguito con particolare attenzione sia dal socio stesso che dal tecnico di cantina, Claudio Vedovelli e dall’enologo Alessandro Martello, per garantire prima a noi e poi al cliente consumatore, dei vini di sicura eccellenza.

(IV):”Cosa potrebbe avere l’Enantio come carta vincente? E come potremmo farne la nostra carta vincente?”

(TV):” E’ un vino molto concreto e molto strutturato: potrebbe essere il perfetto antagonista dei nostri cugini della valpolicella, che sicuramente fanno vini superlativi, ma l’Enantio è molto più bevibile e sa accompagnare meglio le pietanze durante i pasti, ne puoi bere anche qualche bicchiere in più senza che stanchi.

(IV):” Abbiamo anche il Pinot Grigio migliore d’ Italia, oltre l’ Enantio, cosa che ci è stata confermata da parecchi sommelier ed anche dal mercato, il nostro Pinot Grigio è veramente apprezzato. Parliamo di anni non sospetti 2005\2006. L’ abbiamo spiegato molte volte ma ti va di lodare ancora un po’ il nostro vino di punta?”

(TV):” Certo! Una peculiarità è l’aria che ci arriva da una combinazione di fattori; il sole, che sommato al fiume Adige ed al restringimento della valle che da Avio arriva alla quasi totale chiusura a Ceraino, creano al mattino una corrente d’aria in un verso ed al pomeriggio nel senso opposto, ciò permette alla vigna e al grappolo di essere sempre ben asciutti, cosa che impedisce il proliferare di malattie e parassiti. Altra peculiarità del nostro territorio è data dal fatto che siamo alla fine di una lunga valle, dove al ritiro dei ghiacciai della preistoria, si sono accumulati tutti i sedimenti trasportati dal movimento verso il basso dei ghiacci, poi c’è il fiume Adige che con il suo scorrere e le sue periodiche piene ha depositato nei secoli il limo ricco di elementi nutritivi,  tutto questo ha creato un substrato che è l’abitat ottimale per questo vitigno. Il risultato è che il Pinot Grigio che si produce qui è unico per le sue particolari qualità organolettiche”.

(IV):”Tornando all’Enantio: suggerimenti?”

(TV):”L’ideale sarebbe rimettere in piedi il Consorzio e spero che qualcuno ci riesca e questo qualcuno avrà sicuramente il mio plauso.” Ci vorrebbe una persona forte, che creda fermamente nella Valdadige e che abbia la pazienza di ascoltare le esigenze di tutti, contadini e cantinieri.

(IV):”E la vecchia festa dei vini Valdadige, che era sempre apprezzatissima? Magari proporla come la più grossa, come un tempo a Rivalta, con le altre (Corteggiando a Brentino, Storia e Sapori a Dolcè, Uva e Dintorni ad Avio) come “accompagnatrici”, come si faceva un tempo con tutta la potenza della Cantina, non potrebbe servire ad attirare?”

(TV):”La festa a quel tempo era sicuramente apprezzata, ma comportava un forte investimento in danaro, poi a quel tempo non c’erano altre manifestazioni come Corteggiando, oggi secondo me non avrebbe più il senso (ride). Dovrebbero essere le manifestazioni che hai nominato, costruite e fatte proprio per la promozione del Territorio ad essere le vere portabandiera della Valdadige, dell’Enantio e della Terra dei Forti. Il progetto iniziale era di far girare “Corteggiando in Valdadige” per tutti i paesi del comune, ma poi con l’esperienza accumulata a Brentino, la diposizione logistica del paese e la disponibilità degli abitanti, si è deciso di rimanere in pianta stabile a Brentino.

(IV):” Abbiamo sentito delle chiacchiere su come Mezzacorona sia stata indagata poco tempo fa per riciclaggio di denaro per i suoi vitigni in Sicilia: essendo un nostro forte compratore di uvaggio cosa si dice?”

(TV):” Purtroppo siamo in Italia (ride), le cose non sai mai come procedono, i processi durano decenni, comunque l’ indagine è dichiarata chiusa e i terreni sono stati tutti dissequestrati, segnale che dovrebbe essere tutto a posto. Cantina di Mezzacorona compera il 90% del nostro vino in maggior parte Pinot Grigio ma anche Bianco Valdadige, Chardonnay, Muller Thurgau e altro.”

(IV):”E’ tantissimo! Calcolando poi che ci resta ancora tanto per i clienti nostri e per il nostro vino… Di quanto è cresciuta la produzione da quando sei Presidente?”

(TV): “E’ passata da un anni negativi come il 2014 o il 2017, con 46.000 quintali agli attuali 80.000 quintali, complice ovviamente il clima sia nel male che nel bene, ma grazie anche al fatto che abbiamo messo in atto azioni incentivanti, come il contributi per i reimpianti e l’acquisizione di nuovi terreni e nuovi soci. L’obbiettivo adesso è di mantenere salda la compagine della Valdadige, perché è il punto di riferimento concreto di tutti i nostri sforzi.”

(IV):” Cioè una Cantina con 200 soci circa fa 80.000 quintali?!”

(TV):” Il nostro obbiettivo sono i 90.000 quintali, che è la nostra capacità di incantinamento, che ci permette di mantenere i nostri elevati standard di lavorazione. Negli ultimi anni, con le buone remunerazioni ad ettaro sia dell’Enantio a progetto, che del Pinot Grigio, ma anche del Chardonnay, molto vicine ai 14,000 euro ad ettaro, direi che possiamo essere ben soddisfatti.”

(IV):” (porcamiseria!!!) Tornando ai problemi dell’Enantio, oltre alla poca produzione, c’è il problema del branding creato dal Prosecco: il bianco, specie con bollicine, ora tira tutto il mercato. Nessuno tolga niente al nostro Pinot Grigio Brut, ma noi lo chiamiamo effetto Prosecco.”

(TV): “Il Pinot grigio Brut e la Schiava Frizzante stanno riscuotendo molto successo, ma anche la Schiava….” 

(IV):” No, fermo, stop, ci spiace ma dobbiamo sviare: ci stai dicendo che anche la Schiava sta riprendendo ma non abbiamo abbastanza produzione? Qui si impone una domanda sulla Cantina: essendo una cooperativa che agisce per il bene dei soci non dovrebbe spingere o persino obbligare a piantare i vitigni che servono?!”

(TV):” A livello normativo, si potrebbe anche obbligare, ma noi abbiamo sempre scelto la strada della consapevolezza, vogliamo che il socio sia convinto delle azioni che intraprende, perché una persona convinta lavora con entusiasmo. Meglio essere chiari e dire le cose come stanno,  una conduzione dittatoriale non la vedo giusta, stiamo parlando del bene di TUTTI i soci, le imposizioni non sono nel mio Dna, lascio questo lavoro ad altri.”

(IV):”La Schiava però noi temiamo sia vittima di un pregiudizio che è nato nel passato prossimo: non solo non era incoraggiata ma l’hanno persino fatta togliere per piantare Pinot! La gente pensa, inconsciamente, che se piantasse Schiava chi farebbe loro da garanzia per non trovarsi in un altro ribaltone?”

(TV): “Sì, ahimè, la Schiava è stata bistrattata e secondo me è stato un grande errore, visto anche la buona richiesta di oggi ed è un vino che a me piace tantissimo, specialmente nella nuova versione Extra Dry e l’Enantio basta appena a coprire il nostro mercato come Cantina, faremo veramente fatica a venderne di più perché non ne abbiamo. Ad oggi stiamo consigliando i soci a diversificare di più, il nostro tecnico e l’enologo, cercano di indirizzare all’impianto delle varietà più consone alla conformazione e alla qualità del terreno e alla posizione del campo e si comincia a vederne i primi risultati .”

(IV):”Torniamo a dove ti abbiamo interrotto e scusa. Le bollicine. Il Prosecco. Quanto influenzano il risultato che il contadino vede sul mercato?”

(TV):”In Italia siamo arrivati alla volgarizzazione del prodotto; il Prosecco è il capostipite delle bollicine facili poiché è stato effettivamente rivoluzionario: hanno preso una uva con molta produzione con un ciclo di spumantizzazione relativamente economico e hanno colmato il divario fra bollicine difficili e strutturate come gli spumanti. La volgarizzazione del prodotto è quando esso prende il suo nome, per esempio al bar non chiediamo una Pepsi bensì “dammi una coca”, col Prosecco è identico, non si ordina un Franciacorta, un Valdobbiadene, un Cartizze, o altro, è diventato luogo comune “Dammi un Prosecco”, risultato avere bollicine facili e spendibili dal grosso pubblico; in questo sono stati veramente bravi, hanno coinvolto marketing e comunicazione a tappeto, con un’operazione incredibile ed il Prosecco è diventato sinonimo di bollicine, con conseguente appiattimento di tutto il resto. Un successo incredibile.”

(IV):”Noi vorremmo sapere se ha avuto influenza sul Pinot Grigio Brut, vino secondo me superiore a molti Prosecchi, oltretutto lo vediamo venduto in enoteca e da SignorVino in contesti comunque giovani, ed è impossibile non associarlo. Ma è un prodotto molto più completo.”

(TV):”Bisogna che chi vende o chi propone, si stacchi dalla volgarizzazione del prodotto, qui sta alla bravura del barista, del sommelier o del ristoratore, offrire al cliente quel qualcosa in più, spendere due parole per descrivere un prodotto, che se dopo è Pinot Grigio Valdadige è ancora meglio, non fermiamoci a “Dammi un Prosecco”. E poi non è solo apprezzato dai giovani, come avete detto voi è un vino molto ben fatto che viene apprezzato da tutte le fasce di età, tutti i buoni bevitori possono essere nostri estimatori.”

(IV):Ti facciamo un’altra domanda di quelle piccantine e che portano a promesse che dovrai mantenere: ci prometti che qui non succederà un’altra Valdobbiadene o neppure una Valpolicella? Disboscamenti selvaggi, rischi idrogeologici, tumori in aumento?”

(TV):”No, i nostri vitigni sono geograficamente determinati e così resteranno e poi, per farmi meglio adempiere alla promessa, adesso c’è il blocco a nuovi impianti. (ride). Noi soci della Cantina Valdadige ci teniamo al nostro Territorio e diciamo che per ora va bene così, adesso l’obbiettivo è il rispetto dei nuovi disciplinari, sempre più stringenti, nell’ottica di una produzione sempre più rispettosa dell’ambiente…”

(IV):”Ma noi…siamo 600 ettari di coltivato (ce l’ha detto prima, ndR) e abbiamo quanti DOC?”

(TV):” Si siamo circa 600 ettari coltivati, abbiamo quattro tipi di DOC: delle Venezie, il TerradeiForti, il Garda ed ovviamente il Valdadige; presi singolarmente per i tipologia di vino abbiamo 9 DOC. Niente male, eh?”

(IV):”E cosa vedi per il futuro, con tutti questi Doc? Non sarebbe meglio l’eterna domanda di coltivarne pochi e spingerli di più?”

(TV): “Fàghelo far, ti (ride) No, ciò che mi preoccupa per il futuro in realtà è che vedo profilarsi il vecchio spettro del latifondismo: la sparizione del contadino-imprenditore e pochi grandi proprietari e molti braccianti. D’altronde è facile da capire: non so se sia prestabilito ma lo Stato fa di tutto per rendere difficile la vita ad un contadino-imprenditore di sé stesso, mentre fare l’operaio, beh… alle 17,30 scocca l’ora e ciao, vado a casa e zero pensieri. Vedo pochi giovani avvicinarsi all’agricoltura non tanto perchè non abbiano studiato, perché tanti nostri giovani si iscrivono agli Istituti Agrari, ma si è perso lo spirito della generazione precedente per tutti i motivi che avevo elencato all’inizio. Ormai e frequente che campi ereditati si scelga di venderli o si affittarli ai grossi proprietari privati, purtroppo.”

(IV): “Ma, forse per ignoranza, la Cantina non potrebbe porsi come capo e guida per queste cose?Cioè, se un contadino cessa, far vendere il campo all’interno della Cantina ad un altro socio, oppure indicare chi potrebbe prenderlo in affitto con soddisfazione di entrambi e un garante d’eccezione.”

(TV):”Certo, l’orientamento è questo ed è anche quello che suggeriamo, ma non possiamo obbligare nessuno: se uno vuole vendere o affittare è libero di fare quello che vuole, certo che comunque quando un socio della Cantina ci lascia rimane sempre un bel po’ di amaro in bocca. La Cantina sta già facendo come avete indicato, lo ricordo in tutte le occasioni, se un socio ha necessità, io sono sempre disponibile, gli uffici della cantina sono sempre aperti, un consiglio o un aiuto si deve a tutti e non solo per affittare o vendere un campo. Siamo qui come garanzia dei soci: spesso lo dimentichiamo ma la Cantina è cooperativa, l’obbiettivo è perseguire il bene di TUTTI I SOCI.”

(IV):”Una nota positiva per il futuro, per la Valdadige?”

(TV): “Certamente, non vogliamo dipingere un quadro troppo fosco, in fondo il nostro bilancio e solido e aumentiamo anno per anno. Voglio dire che moltissimi, i più anzi, credono nel progetto della Cantina Valdadige e che, qualitativamente, i nostri vitigni, le nostre uve ed i nostri vini sono di livello superiore, per questo bisogna continuare a credere in noi, per questo dobbiamo guardare cosa è la Cantina veramente e che cos’è la Valdadige. Ed il nostro amare la Valdadige deve essere come il pane, ci dobbiamo pensare tutti i giorni, e deve essere fatto di standard alti perché vogliamo il massimo.”