Proverbi, detti e motti della Valdadige veronese

ph. Enrico Calcagni

Una piccola prima premessa di dovere: non ci possiamo certo vantare di aver raccolto TUTTI i motti, modi di dire, proverbi e detti della Valdadèse (dei quali presto vogliamo fare un piccolo video montato con varie persone della Vàl che li recitano): se volete aggiungerne -la lista è in continua variazione- o contestarne la provenienza Vi invitiamo come sempre a inviare il tutto (come sempre anche il materiale fotografico) a “invaldadige@gmail.com“dove vaglieremo il tutto e lo archivieremo come abbiamo fatto finora con successo.

Un’ altra piccola osservazione è che la Valdadige è una terra di confine da secoli, da molto prima del famoso confine Italico- Asburgico, e come tutti i confini è permeabile ed in movimento, per cui vi possono essere influenze trentine, gardesane e persino lombarde nei detti sottoesposti.

BUONA LETTURA!

Metter el cùl ne le pessatè” (mettere il culo da dove vengono le pedate)

A l’è na Russia” (chiaro riferimento alla Campagna di Russia da parte italiana della Seconda Guerra Mondiale ed alla disperata e disordinata ritirata: può essere tradotto con “è un casino” o “è una battaglia” persino, riferendosi ad un altro modo di dire militaresco entrato nel vocabolario comune “è una Caporetto”)

L’è na roba che fa indrissar la gòba!” (Una cosa incredibile, da far “raddrizzare la gobba”; il divertimento si basa ovviamente sulla rima)

Nol move nè cùl nè còa” (“Non si muove”, riferito indistintamente a umani e bestie)

Te sì indrìo come el coìn del musso!” (“Sei indietro come la coda del mulo”, sei lento, tardo: la coda del musso è dietro a tutto quello che viene considerata una bestia stupida)

En dosso e na vàl fa gualivo” (“Un dosso ed una cunetta si compensano: fa gualivo, cioè rende uguale)

El tempo che fa a Santa Bibbiana dura trenta dì e na stimana” (“Il tempo che fa a Santa Bibbiana dovrebbe durata un mese ed una settimana”, previsione che l’ amico del sito Meteo Caprino Veronese ha confermato, per un fenomeno metereologico che però non sappiamo spiegare e per il quale Vi inviatiamo a confrontarVi con lui)

Quando el Baldo el ga el capèl o che fa bruto o che fa bel” (“Quando il Baldo ha il cappello -fenomeno spiegato nel primo articolo del nostro blog- o che fa brutto tempo o che porta sereno”, ovviamente una previsione inutile che si basa sul divertimento della rima dialettale)

Quel che no strangola ingrassa e quel che no imbuga passa” (“Quello che non strangola ingrassa -ovvero ciò che non ti uccide ti nutre, fortificandoti- e ciò che passa non riempiendo allo sfinimento lo stesso”)

Quei da Rivalta endo che no i vede i palpa” (questo è l’unico detto veramente mirato che abbiamo trovato, vi inviatiamo a segnalarcene altri: non ce ne vogliano gli amici della Sede Comunale di Brentino Belluno! “La gente da Rivalta -Veronese- dove non vedono palpano”(vogliamo sperare che sia per “procedere a tentoni” e non più volgare)

Tempo, cùl e siori fa quel i vol lori” (“Tempo, moti intestinali e Signori -ricchi- fanno ciò che vogliono”)

Ci no ga testa ga gambe!” (“Chi non ha testa avrà gambe”, rivolto a chi soffre di dimenticanze o semplice ‘testa fra le nuvole’: se scorderà varie volte una cosa scarpinerà di più)

Mi alla tò età saltava i fossi par el lòngo” (“Alla tua età saltavo i fossi per il lungo”: alzi la mano chi non si è sentito rivolgere mai da qualche nonno o zio anziano o persino dai genitori questa perla: loro alla giovane età non solo saltavano i fossi, ma anche “par el longo”, ovvero per la loro percorrenza e non nel punto dove erano le sponde. E lo ripeteremo anche noi, lo sappiamo)

Muso duro e barèta fracà” (“Muso duro e berretto ben piantato”, modo di dire per “vado avanti senza compromessi”)

El gà el morbìn!” (“Ha il…???” quando una persona o un animale è particolarmente agitato o su di giri vi è questo modo di dire intraducibile: qualche volta filtra la forma “boresso” più veneto orientale ed infatti più rara)

Ci va all’ osto perde el posto” (“Chi va all’ osteria perde il posto in fila a sedere”, invito a non abbandonare le file o le rette vie)

Ghe dago na sbailà de tajòn” (“Gli tiro una badilata di taglio”: probabilmente filtrata dal vicino Trentino (“tajòn”), indica il modo di fare più male possibile visto la badilata di taglio è molto più pericolosa di quella a vanga)

L’ è peso che ndar de note!” (“E’ peggio che andare di notte!”, quando le situazioni sono poco chiare o le cose non si risolvono qualcuno sbaglia)

Tacàr el capel al ciodo” (“Attaccare il cappello al chiodo”, è un modo dispregiativo di indicare un uomo che si è accasato approfittando della posizione della moglie, retaggio di quando solo gli uomini dovevano lavorare per mantenere la famiglia ed un uomo simile era visto con disprezzo)

Te sì come la tompesta sùta!” (“Sei come la tempesta asciutta!”; visto che dalle nostre parti tempeste di sabbia non si hanno iniziato a vedersi fino a pochi anni fa, non è completamente traducibile: in ogni caso è di solito rivolto a qualche bambino che non la smette di combinare guai)

“Se fa bel Ala Candelora da l’ inverno semo fòra, ma se piove o tira vento ne l’ inverno semo tento” (previsione azzardata sul tempo che farà dalla cerimonia della “Candelora”, ovvero processione con candele che cade il 02 febbraio, per prevedere quanto durerà l’inverno)

Per ora è tutto, amici Valdadensi e non: lo sappiamo, la lista è ancora corte e le spiegazioni ancora incerte, ma col Vostro aiuto speriamo di continuare ad ampliarla; come già detto e ripetuto, ogni aiuto è valido all’ indirizzo invaldadige@gmail.com

Alla prossima settimana