Buona domenica, amici della Valdadige e non!

Probabilmente penserete che siamo impazziti: “Quei tre\quatro mati i ha passà massa tempo davanti al pc e no i se accorse che ghè la pandemia e no se pol endar fora, allora endo ela la bona domenega?!?!?”

Noi vi rispondiamo che convenzionalmente la domenica è il giorno preposto per divertimento e cultura e, grazie alle iniziative #laculturanonfapaura #iorestoacasaconlacultura già postati due giorni fa e che trovate qua sotto valdadigeverona.travel.blog/2020/03/13/iorestoacasaconlacultura/ se ne aggiunge un’ altra meravigliosa ripescata da un “ArtTribune” di 12/02/2020 con una mostra virtuale sul fiammingo Van Eyck.

Perciò sù, non cambiamo abitudini, anzi miglioriamoci ed andiamo a musei! Facciamo che questo virus ci cambi in meglio, ci fortifichi, ci renda più acculturati: così potremo fargli un bel gesto dell’ ombrello quando sarà debellato!! TUTTI AL MUSEO!

(e non dovete neppure prepararvi i panini)

Tutta l’opera di Jan van Eyck online. Un sito permette di osservare i quadri da vicino

   By Desirée Maida -12 febbraio 2020

SI INTITOLA “CLOSER TO VAN EYCK” IL SITO INTERNET SU CUI È POSSIBILE FRUIRE GRATUITAMENTE DI DIPINTI E MINIATURE DEL MAESTRO FIAMMINGO. CON UNA PARTICOLARITÀ: UNO ZOOM AD ALTISSIMA RISOLUZIONE PERMETTE DI OSSERVARE OGNI SINGOLO DETTAGLIO DELLE OPERE

Closer to van Eyck
Closer to van Eyck

Sempre più spesso, negli ultimi anni, assistiamo a progetti che coniugano beni culturali, arte contemporanea e Internet, nati con lo scopo di documentare, archiviare e promuovere online collezioni, musei, mostre e patrimoni altrimenti difficilmente fruibile da appassionati e studiosi di ogni angolo del pianeta. Tra i progetti più noti, sono senza dubbio quelli nati in collaborazione con Google Arts & Culture, una sorta di museo virtuale in cui sono archiviate milioni di opere d’arte di ogni epoca, con relative schede tecniche, contenuti multimediali e link. Tra i progetti di Arts & Culture rientrano, tanto per fare qualche esempio, la retrospettiva virtuale che Google ha dedicato a Frida Kahlo, Faces of Frida, e Open Heritage, piattaforma che mappa e crea modelli 3D di aree archeologiche difficilmente visitabili a causa di guerre o rischi ambientali; l’API del Met di New York, l’application program interface che rende fruibili e scaricabili gratuitamente le immagini delle opere della collezione del museo; Meet Vermeer, la prima retrospettiva online dei dipinti di Vermeer organizzata in collaborazione con il Mauritshuis Museum all’Aia; o ancora la mostra virtuale sulla collezione della Civiltà Maya conservata al British Museum di Londra. Un progetto che coniuga storia dell’arte, restauro, tecnologia e divulgazione online è anche quello promosso dal Royal Institute for Cultural Heritage (KIK-IRPA) di Brussels: un sito in cui è possibile studiare, osservare e scrutare ogni singolo dettaglio dei dipinti e delle miniature di Jan van Eyck.

Closer to van Eyck
Closer to van Eyck

IL SITO CLOSER TO VAN EYCK

VERONA (Van Eyck Research in OpeN Access) è il titolo del progetto del Royal Institute for Cultural Heritage che permette gratuitamente a tutti gli utenti di Internet di osservare i capolavori del maestro fiammingo ad altissima risoluzione. Il progetto VERONA ha lanciato così un nuovo capitolo nella ricerca di dipinti di van Eyck e del suo atelier, grazie all’osservazione ravvicinata delle opere che ne hanno permesso nuovi spunti di studio e di ricerca. I dipinti sono stati fotografati usando la macrofotografia (con luce normale, luce radente, luce infrarossa e fluorescenza UV) e, in alcuni casi, anche la fotografia a raggi X e la scansione macro-XRF. Tra i capolavori adesso fruibili online su Closer to Van Eyck è il celeberrimo Libro d’ore di Torino – Milano miniato da van Eyck: i fogli della Biblioteca dell’Università Nazionale di Torino, che furono parzialmente bruciati nel 1904, possono ora essere visualizzati a colori per la prima volta. Tutte le opere digitalizzate sul sito, inoltre, saranno protagoniste il prossimo autunno di Facing Van Eyck. The Miracle of the Detail, mostra interattiva al BOZAR – Center for Fine Arts a Brussels.

I CAPOLAVORI DI VAN EYCK ONLINE 

Di quanti e quali opere è possibile fruire su Closer to van Eyck?  Si parte del celebre Ritratto dei coniugi Arnolfini fino al presunto Autoritratto di Londra (National Gallery), il San Francesco di Torino, la Crocifissione di Venezia, due pannelli d’altare di New York e una serie di opere meno conosciute che emulano van Eyck. In tutto le opere sono una trentina, e per ognuna di esse è possibile fruire dello zoom, mettendo così a confronto anche opere di dimensioni diverse.

– Desirée Maida 

www.closertovaneyck.kikirpa.be

Le ‘Eccellenze della Valdadige’ presenta l’ Azienda Agricola La Prebenda: ripartire dalle radici per costruire il proprio futuro.

Buona domenica amici Valdadensi e non; come vi avevamo avvisato con la ‘falsa partenza’ della P.Civile, andremo con una serie di articoli a scoprire le attività presenti sul nostro Territorio, per far sì di conoscere e far conoscere le nostre splendide realtà.

Oggi siamo felici di proporvi la visione di Paolo Zanoni sull’ Enantio come vino di punta e carta vincente per la Valdadige-TerradeiForti e le sue belle idee sulle sue connessioni con il Territorio.

(InValdadige): “Siamo con Paolo Zanoni, ‘paròn della Cantina Prebenda di Brentino, luogo di sapori e da cui sono usciti vini pluripremiati, come andremo a vedere. Allora, signor Fabio, le va di raccontarci un po’ di storia di questa bella azienda?”

(Paolo Zanoni): “Certo: la Prebenda nasce nel lontano 1910 da mio nonno Francesco, in uno scantinato di una piccola casa in cui produceva il vino con le botti di legno.

Nel 1971, col passaggio a mio padre GianAntonio, c’è l’acquisizione da Guerrieri-Rizzardi di ben tre ettari di nuovi terreni a Brentino (tutti i nostri appezzamenti sono nei confini di Brentino) che fornisce la spinta di costruire una nuova cantina in cemento.

Nel 1988 vi è il passaggio a me, l’ultimo, che nel 2002 decido di ampliare e rinnovare la Cantina, di fatto ricostruendola nuova, che porterà il nome “Azienda agricola La Prebenda” di Zanoni Paolo.”

*

(IV): “Ma la vendita della produzione al pubblico da quando va avanti?”

(P.Z.): “La vendita al pubblico viene effettuata ben dal 1970: prima si vendeva sfuso, poi con gli anni ’80 si è passati alle bottiglie.

Dal 1997 abbiamo iniziato a fare progetti sull’ Enantio, il vitigno autoctono del nostro territorio, e con soddisfazione la prima bottiglia è uscita nel 2000: ora ne produciamo ben 6000 unità.

I nostri vini di punta sono proprio l’ Enantio ed il Pinot Grigio, ormai tradizionale nella Valdadige- terra dei Forti.

Poi abbiamo come vini bianchi lo Chardonnay, il Moscato giallo frizzante con ottimi riconoscimenti, ed un Rosato fermo ed Rosato frizzante con metà Schiava e metà Enantio.

Passando infine ai rossi abbiamo Marzemino, Cabernet e due tipi di Enantio.”

*

(IV): “Dalla conversazione preliminare e dal gustoso elenco che ci ha illustrato si evince la vostra passione per l’ Enantio.”

(P.Z.): “Sì, infatti ne produciamo di ben due tipi ed uno è stato, modestamente, una scommessa vinta. Uno è un Enantio riserva, che non viene venduto prima dei quattro anni di maturazione, e nel 2010 abbiamo messo in campo l’ Enantio ‘Franco di piede’: cosa significa Franco di piede?

Viti più vecchie autoctone che non sono state innestate con l’americano: questa è stata la scommessa vinta con una sfida nata all’interno del Consorzio Terra dei Forti tra me e il dot. Attilio Scienza che dubitava di questo metodo.

Il punto della discussione era la convinzione imperante che dovesse essere migliorato perchè è un vino molto selvatico, non adatto ad un pubblico giovanile, mentre io pensavo che sarebbe stato apprezzato: dal mio punto di vista la sfida è stata vinta perchè nel 2010 è uscita la prima bottiglia targata 2003 che ha razziato riconoscimenti in TerradeiForti, superando l’ Enantio riserva.

E’ stato riconosciuto come vino completamente diverso, avendo mediamente vitigni di 300 anni, con sentori morbidi e che piace persino di più al pubblico.”

*

(IV): “Avete uno spazio per i turisti che salgono alla Madonna della Corona, per ristorarli?”

(P.Z): “Sì, abbiamo questo bellissimo locale (vi siamo dentro, ndR) fatto a casetta che può tenere 35 persone in cui oltre ai nostri vini serviamo taglieri di salumi e formaggi tagliati freschi, tutti prodotti tipici della Terra dei Forti.”

*

(IV): “Un paese come Brentino non dovrebbe essere il più portato per la ricezione dei turisti, vista la storica ospitalità degli abitanti verso i pellegrini?”

(P.Z): “Purtroppo anche se vi fosse sarebbe tutto frustrato da una mancanza di infrastrutture: ci siamo noi che abbiamo un ruolo primario ma poi non vi è una bottega, il centro storico è da rifare perchè disabitato ed abbiamo un bar solo che apre solo il pomeriggio e la domenica. Non vi è una offerta e Brentino è il più isolato della Valdadige mentre invece sarebbe quello con la maggior offerta.”

*

(IV): “Tornando al vino, voi partecipate al Vinitaly, ad Uva e dintorni, Pro wein, varie manifestazioni?”

(PZ): “Al Vinitaly vi partecipavamo fino al 2015\2016, poi complice il mio intervento (-il signor Zanoni ha subito un intervento salvavita molto impegnativo nel 2016, ndR) e che vi sono più investimenti per cantine che esportano che per piccole, vi abbiamo rinunciato.

Ad Uva e Dintorni abbiamo chiuso nel 2016/2017 un po’ per ridurre gli impegni per me e un po’ perchè si svolge in un periodo in cui siamo in piena vendemmia ed è impegnativo tenere tutto in piedi.

In compenso partecipiamo annualmente, ovviamente non quest’ anno per i motivi che tutti sappiamo, ad una manifestazione nel paese di Tefles, in Austria: lì si svolge una manifestazione del paese tutta italiana, con prodotti tipici italiani, e noi siamo gli unici a portare i nostri vini. Davvero unica.

Una parte di uvaggio la vendiamo alla Cantina Valdadige, di cui siamo soci, ed il 20% circa viene invece tenuto a vinificare per i clienti abituali; io seguo tutta la filiera per cui ho dovuto ridurre le ore di lavoro anche perchè il vino ha dei tempi specifici e quasi millimetrici nella sua composizione chimica.”

*

(IV): “Per svolgere comunque un lavoro di sperimentazione e aver creato nuovi vini (il signor Paolo ne ha creati 5, ndR) avrà una qualche educazione di partenza o è autodidatta?”

(P.Z.): “No, non sono autodidatta ma ho compiuto gli studi triennali superiori a San Floriano e raggiunto il Secondo grado di Sommelier perchè ero troppo giovane per il Terzo, un peccato (ride) ; io figlio si sta laureando in Enologia alla facoltà di San Michele (TN) con una tesi su un Enantio con stacco anticipato che dovrebbe risultare un Rosè Spumante Enantio al 100%.

Supportato dalla scuola stiamo provando vari lieviti ed uno di essi sarebbe il lievito madre dell’ Istituto di San Michele per vedere la reazione: fanno tutto ciò per creare i vini con passione ed è molto bello.”

*

(IV): “E San Michele, in Trentino, come vedono la nostra Zona? Sono interessati, disinteressati…invidiosi?”

(P.Z.): “A San Michele per la verità sono arrabbiatissimi perchè nessuno ci crede. P ochi degli altri soci credono veramente nell’ Enantio: eravamo partiti bene con il Consorzio ‘Terra dei Forti’ ma poi…”

*

(IV): “La interrompiamo per sottoporle una domanda a cui hanno risposto in modo diverso due nostri intervistati, il Presidente della Cantina Valdadige Tiberio Veronesi ed il dottor Maurizio Pedrini la cui intervista pubblicheremo più avanti: il Presidente afferma che il Consorzio è agonizzante mentre il Dottor Pedrini, stimato giornalista, afferma che troppo si è speso per la promozione dei vini e per le fiere -e non a torto, chiarifica- ma non per il territorio. La sua campana, invece, qual è?”

(P.Z.): “Io sono stato vicepresidente del Consorzio: esso è nato per promuovere questo vino autoctono, l’ Enantio appunto, che sarebbe dovuto diventare il biglietto da visita del Nostro territorio, perchè gli altri vini sono comunque internazionali ed hanno anche altre zone di vitivinificazione.

Il Pinot Grigio è stato il nostro vino di punta dagli anni ’80 e lo confermo: in Valdadige nasce il miglior Pinot Grigio esistente ( la spiegazione sul microclima da parte di Nicola ‘gosemprecaldo’ Bortoletto- Meteo Caprino Veronese, sul perchè il nostro microclima è vincente nella nostra primissima intervista, ndR), ma è l’ Enantio il nostro biglietto da visita per i grandi vini: avremmo dovuto spingere l’ Enantio con le due Cantine Sociali (Avio e Rivalta) e lasciare un attimo da parte o persino arginare il Pinot Grigio, così avremmo avuto di conseguenza una promozione del Territorio con tutto ciò che consegue: manifestazioni, turismo, economia.

Avremmo dovuto convincere a piantare Enantio, che oltretutto avrebbe reso molto di più alla bottiglia; invece, per ora, il nostro biglietto da visita è andato in fumo.”

*

(IV): “Le faremo una domanda molto spinosa, o meglio un’altra domanda spinosa: perchè le aziende del Territorio non riescono a mettersi d’accordo? Un intervistato mi ha fatto notare che ogni paese ha una sua associazione e che a Brentino ve ne sono persino due che non si accordano, un altro che fatto e finito ‘Corteggiando in Valdadige’ tutti tornano nemici come prima: cosa ci succede? Non siamo in grado di unirci?”

(P.Z.): “Non vi è una risposta chiara, ma di certo non vi è mai stato un progetto definitivo di promozione sia del Territorio che dei vini: vi è sempre stata qualche voce fuori dal coro che vanificava lo sforzo di molti.

Il DOC ‘Terradeiforti’ è nato nel 2006 e nonostante tutto, se avessimo la richiesta che merita, non avremmo paradossalmente produzione perchè, con scorno di tutti, molti produttori sono tornati al Pinot ed ad altri vini: questo ha determinato non la morte ‘reale’ del Consorzio ma di certo la morte della speranza.

Prendiamo l’esempio da due realtà a noi vicine: la Valpolicella ed il Trentino.

La Valpolicella contava ben più cantine delle nostre eppure hanno saputo mettersi d’ accordo sullo spingere un vino o massimo due d’ eccellenza ed ora fa parte del turismo di punta; proprio come dovremmo fare noi con l’ Enantio, del quale non abbiamo una massa critica da dare ai commerciali al di fuori di Verona.

Il Trentino, un esempio ancora migliore, ha persino meno di noi di materie prime tipiche zonali eppure ha saputo pubblicizzarsi bene unendosi nello sforzo.

Qui siamo pochi e non riusciamo neppure a metterci d’ accordo perchè tutti corrono da soli e questo è un peccato. Partecipiamo a ‘Corteggiando in Valdadige’ dal 2015 ed abbiamo dispensato consigli vitali (vi era una mancanza di dolci, all’ inizio, e di dare da bere proporzionato al pasto), eppure nel 2016 ci è stato imposto di uscire dalla Cantina per portarla in piazza: questo non è che non lo trovi giusto, ma troverei giusto mostrare le Cantine anche nel loro processo, magari guidati.

Oltretutto avevo proposto di portare “Corteggiando” ogni anno in un paese diverso di Brentino Belluno, per dare visibilità a tutti e porlo nelle Cantine, ed ho avuto risposte assurde che puzzavano di scuse. Vi partecipiamo perchè è parte del nostro paese, ma speriamo che la situazione si evolva.”

*

(IV): “Lei, che sembra così bene intenzionato, cosa suggerirebbe per promuovere la Valle?”

(P.Z): “Vi faccio una domanda io, come la farei ad altri per farvi capire: quante riunioni vengono promosse in Valdadige, che non siano della Cantina Valdadige o delle singole organizzazioni per i loro interessi esclusivi?”

(IV): “Ha perfettamente ragione: ma allora che fare?”

(P.Z): “Da dentro si è visto che non si può fare, da fuori abbiamo le stesse problematiche e gli stessi progetti del Baldo-Garda che purtroppo sono fermi dagli anni ’70: unire il Baldo-Garda con la Valdadige tramite la galleria a Mama d’ Avio\ Malcesine e inserire il famoso casello autostradale a Rivalta: per il resto vi sono tutti i presupposti per partire.

Abbiamo il vino, abbiamo la ristorazione, abbiamo le strutture, abbiamo la Storia ed il panorama ma i turisti ci saltano, poiché non vi sono infrastrutture: se non avremo i turisti che arriveranno grazie a questi progetti od altri, non cambieremo mai il modo di pensare, e se arriveranno sarà una reazione a catena.

Si cambierà il modo di coltivare, di tenere case, di fare promozione, tutto: altrimenti, resteremo chiusi nel nostro orticello.

Dobbiamo cambiare e ripartire dalle radici, e sono convinto che l’ Enantio sarebbe il nostro volano: bisogna trovare una linea comune e questa manca da sempre: dovremmo fare più riunioni e avere una persona od un ente che ci traini e che ci metta in riga.”

*

(IV): “Quindi ribadiamolo per bene: l’ Enantio come nostro locomotore.”

(P.Z.): “Senza dubbio avere delle competenze ed una guida può aiutare ma non si può fare il lavoro al posto nostro: noi conosciamo la realtà a cui bisogna guardare, che è piena di sfaccettature.

Dobbiamo lottare noi stessi da soli per il rilancio della Valdadige e anche stare attenti a chi vuole l’ Enantio come marchio privato, poiché esso è un bene di tutta la Terra dei Forti cui noi apparteniamo ed i benefici con questo prodotto come biglietto da visita saranno di tutti.”

Ps: il Signor Zanoni avrebbe molti premi e medaglie da mostrarci, ma purtroppo ha subìto una visita dai ladri e le medaglie…
A lui ed alla sua famiglia la nostra solidarierà e i nostri auguri per la sua salute: che stia bene per allietarci con i suoi ottimi vini!


Alla prossima, amici Valdadensi e da fuori! La primavera si avvicina e le viti iniziano a ‘buttare’, anche quelle di Enantio di 300 anni. Se non siamo vicini ad un miracolo….

“Le ECCELLENZE della VALDADIGE: la PROTEZIONE CIVILE di BRENTINO BELLUNO (VR)

“Eccellènza” (dal lat. excellentia)- Qualità di chi o di ciò che è eccellente (Voc. Treccani). Crediamo che questo termine si adatti bene alla Protezione Civile di Brentino Belluno, che andremo nell’articolo seguente ad analizzare col suo Coordinatore, Giulio Divino.

Dubbi spesso espressi da persone più anziane, detti e non detti, chiarimenti, azioni, motivazioni e realtà di persone che formano questi meravigliosi gruppi e che sono pronti a salvarci la pelle e le case: persone, appunto, d’ eccellenza.

(InValdadige): “Buonasera, Giulio: provenendo da un altro Territorio, seppure limitrofo, ti chiedo subito cosa pensi della Valdadige, prima di entrare nel Vostro ambito professionale.”

(Giulio Divino): “Che non c’è l’orizzonte (ride), venendo da Ala conosco bene cosa si prova. Scherzo, il mio pensiero è che in un Comune di 1388 anime dove li trovo i volontari? Chiaro che in un paese di 10,000 abitanti ne troverei di più. Forse. ”

*

(IV):”Ma in rapporto al numero di abitanti mi risulta siate in una ottima percentuale”

(GD): “ Siamo in 27 volontari su 1388 persone, per cui siamo il 2%: è una percentuale altissima in confronto alle altre città\comuni: il pensiero ricorrente è che però in una eventuale situazione d’emergenza vorresti sempre che fossimo in tantissimi, non badare alla media.”

*

(IV): “Questo conferma i dati che premiano i Veneti e specialmente i Veronesi come primato nazionale di volontariato.”

(GD): “Sì, lo confermo. C’è tantissima solidarietà e, cosa preziosa, di tutte le estrazioni sociali e con varie competenze. Essendo la nostra missione il salvataggio di persone, animali e beni nelle emergenze abbiamo bisogno di tutti: abbiamo elettricisti, meccanici, carpentieri, addetti all’ aiuto psicologico, infermieri, ingegneri… Perchè nelle nostre emergenze c’è bisogno di un po’ di tutto. Il database regionale ha segnato tutte le competenze di ogni singolo membro e decide in base al tipo di emergenza e delle competenze richieste (tramite corsi) chi chiamare. Anche in base alle emergenze nazionali.”

*

(IV): ”Una domanda provocatoria in risposta a chi vorrebbe ripristinare la leva perchè “in caso di emergenza esce l’ esercito senza perdere tempo”: quanto tempo si può perdere in catena di comando durante una emergenza, anche alla luce del fatto che ogni Regione conosce le competenze delle proprie squadre?”

(GD): “Non vi è pericolo che si perda tempo e Vi spiego bene il perchè, così facciamo chiarezza: il bello della Protezione Civile è la formazione e la previsione.

Essa è alla base di tutto perchè prevede i problemi: quando facciamo I piani per una città (o Comune nel nostro caso) non vengono considerati vie strette e ponti perchè possono essere di impedimento e bloccare il lavoro di soccorso. Noidi Brentino Belluno e la Protezione Civile del Comune di Dolcè non collaboriamo perchè il ponte di Peri è un elemento di pericolo (crollo) che nel piano di sicurezza è già previsto: in caso di emergenza a Peri la seconda squadra ad arrivare dopo Dolcè sarà Sant’ Ambrogio perchè da un percorso relativamente più sicuro.

E qui si prevedono perciò i guai per poter arrivare più in fretta possibile: la formazione (e tiro di nuovo in ballo I colleghi di Dolcè) è l’altro punto della velocità nelle emergenza perchè nonostante non collaboriamo nei tempi di non-emergenza, nel momento di emergenza abbiamo la stessa formazione.

Questo comporta tagliare I tempi e poter mandare le squadre più vicine, adatte e veloci, perchè agiscono tutte allo stesso modo, da Brentino Belluno a Pantelleria.”

*

(IV): “Ti spiace illustrarci come funziona la catena di comando?”

(GD): “Usiamo un esempio ormai piuttosto noto: un terremoto: succede ora.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione civile decide all’ istante CHI si muoverà e ciò può dipendere da molte cose: da che Regione è più vicina, chi ha squadre più adatte visto che dopo I corsi base le competenze da prendere in considerazione sono molte o anche da chi possiede più mezzi.

Le prime squadre arrivano in un paio d’ore perchè sono squadre d’emergenza con zaini sempre pronti con viveri d’emergenza, medicinali e occorrenza per l’urgenza: sanno che nessuno li supporterà e sono letteralmente pronti ad arrangiarsi in tutto.

Le seconde squadre arrivano in 6/8 ore con i mezzi di supporto: tende, cucine da campo e supporto di tutti i tipi, anche psicologico a chi deve operare e alle persone.

Il Dipartimento di Protezione Civile avvisa il Coordinamento provinciale, che avvisa il Coordinamento distrettuale che avvisa I singoli coordinatori, come me, il tutto in tempo quasi istantaneo grazie ai moderni mezzi di comunicazione. Possiamo dire che il tempo perso è zero.”

*

(IV):”Questa è la risposta migliore a chi tira in ballo la missione istantanea degli alpini e del Vajont.”

(GD): “In realtà la tragedia del Vajont è stata proprio quella che ha suonato la sveglia: perchè è vero che gli alpini con grande merito sono stati encomiabili ma è mancato un supporto organizzato come noi possiamo garantire.

Dalla tragedia di Longarone è praticamente nata la Protezione civile moderna. Organizzata in modo da non pestarsi I piedi a vicenda, con varie competenze che purtroppo mancavano e con una diversa gestione delle emergenze più efficiente. I militari sul Vajont sono stati bravissimi non essendo preparati ma anche il personale delle ambulanze, abituato a situazioni d’emergenza, era smarrito. Noi operiamo in modo che, nell’ emergenza, tutto possa già predisporsi per il meglio, anche grazie al supporto psicologico che, non smetterò di ripetere, è utilissimo.”

*

(IV): “Come funziona la formazione di cui ci parlavi?”

(GD): “Questo è molto bello perchè abbiamo un corso base di 40 ore iniziali dove si impara di tutto un po’ ed un corso di sicurezza di 16 ore perchè dobbiamo anche noi stare in condizioni di sicurezza e poi vi sono corsi a libera scelta: supporto psicologico, antincendio boschivo, divulgazione nelle scuole, corso rischio elettrico ed altri che si possono scoprire, possono far scoprire pregi di noi insospettabili ed essere anche utili per noi stessi.”

*

(IV): “Una domanda potrebbe sembrare sciocca ma che non viene mai posta: voi siete volontari. Avete vite vostre che comprendono famiglia e lavoro da conciliare. Se arriva una chiamata voi siete coperti a livello lavorativo o siete penalizzati?”

(GD): “Assolutamente no: siamo tutelati a norma di legge, assenti giustificati. Abbiamo rimborso spese per i mezzi ed il datore di lavoro viene rimborsato dallo Stato: ovviamente

sono tempi biblici (statali) e molte volte purtroppo chi non ha un buon rapporto col datore o lavora in una piccola azienda potrebbe avere problemi, ma in linea teorica siamo tutelati e raramente succedono dispute perchè non conviene litigare su questo.”

*

(IV): “Riallacciandoci a questo, in una ipotetica chiamata voi sareste obbligati ad andare?”

(GD): “No: tutto questo è su base volontaria. Ma posso ben vantarmi che nelle ultime emergenze siamo usciti in forze, senza defezioni. In più con l’ esondazione del Rio Secco a Belluno Veronese la sera di Natale abbiamo avuto la soddisfazione di avere il ritorno della “briglia” costruita suggerita dai nostri gelogi che è davvero soddisfacente: raramente vediamo il risultato dei nostri sforzi. E nella briglia effettivamente non si vede neppure bene perchè l’hanno nascosta per l’ impatto ambientale. (ride)”

*

(IV): “Il Coordinamento distrettuale di cui ci parlavi cosa comprende e dove ha sede?”

(GD): “Il Coordinamento distrettuale ha sede a Caprino e comprende zona Lago, Baldo.”

(IV): “Ma sono previste collaborazioni con altre forze? Vigili del fuoco, Ulss…?”

(GD): “No. Abbiamo fatto qualche collaborazione con la Stella d’ Oro di Ala, principalmente perchè sono stato loro Capo Servizio ed ho facilitato le cose, ma noi agiamo in autonomia. Il confine col Trentino, e lo dico da ex Trentino ed ora Veneto, è una sorta di barriera inaggirabile e anche piuttosto dannosa. Si possono contare sulle dita le volte che I pompieri di Avio hanno sconfinato e la Stella d’Oro ha una convenzione solo sull’ Autostrada, e mi pare che Trento possa sconfinare con l’ elicottero a Belluno V.Se se l’ elicottero di Verona Borgo Trento è occupato. Questa “barriera”, con I problemi che abbiamo attualmente con la chiusura di Bussolengo che a mio parere diventerà solo Primo soccorso e Caprino che non si decide a riattivarsi (ed io ci ho messo una pietra sopra) per cui le ambulanze dovranno partire minimo da Bussolengo non porta nulla di buono. Oltretutto il volontariato del Trentino è differente, loro hanno vigili del fuoco in quasi ogni Comune, noi abbiamo poche caserme ma abbiamo la Protezione Civile in ogni Comune.”

*

(IV): “Il solito confine a nostro svantaggio?”

(GD): “Si parla di accordi: solo gli accordi possono superare questa cosa della chiusura di Bussolengo e del nostro Territorio che ne sta soffrendo. Non siamo assolutamente coperti: noi ci stiamo attrezzando a fare tutti corsi di defibrillazione perchè sentiamo di essere piuttosto abbandonati. Ricordiamo comunque di chiamare sempre il 118 perchè anche noi siamo schedati: è rarissimo ma succede che possiamo intervenire, specie in questa specie di limbo. E cerchiamo di formare nuove persone: tutti i bidelli e molti maestri della scuola primaria di Rivalta sanno defibrillare, il chè è rassicurante.”

*

(IV): “Una cosa che si sta diffondendo a livelli informativo come la sindrome da Burn Out può capitare durante gli interventi, che possono essere lunghi, faticosi e senza una ricompensa visibile?”

(GD): “No, niente di simile alla Sindrome da Burn Out ma il problema dei volontari di un posto come la Valdadige può essere che gli interventi di soccorso coinvolgano persone a cui succede l’ emergenza che conoscono, loro parenti o persino loro stessi. In un posto piccolo quello è il rischio: senti una sirena che passa ed attraversa la Valle ed esci perchè temi sia un tuo parente. Vi è la notizia di un incidente e temi subito per I tuoi cari. E ti trovi a soccorrere persone a te care, con il peso anche su di te; senti il loro dolore anche se devi buttare via un’ auto.”

*

(IV): “Essendo volontari e sapendo che può arrivare una chiamata da un posto lontano da un momento all’ altro, cosa vi spinge a questa forte adesione? Posti che non vi hanno dato nulla, diversi, che non conoscete… con cui non avete legame. (facciamo l’Avvocato del Diavolo ma non ci riusciremo, ndR)”

(GD): ”La prima cosa che senti è l’ adrenalina in più in corpo e la voglia di fare: non pensi minimamente a dove stai andando, vuoi fare, aiutare. Forse perchè potrebbe succedere anche a noi e vorremmo che più persone ci aiutassero, che venissero tutti. E poi se fai il volontario sei comunque già predisposto a partire, perchè l’hai scelto e anche se non ci credi poi scatta qualcosa in te che ti vuole in azione. Al punto da rimanerci male se non scelgono la tua squadra: il volontario stranamente non cerca il ringraziamento ma l’ azione in sè. Bisogna sentirlo. ”

*

(IV): “Sbaglio o il Terremoto dell’ Aquila del 2009 ha suonato un’ altra sveglia?”

(GD): “Non sbagliate: l’ Aquila era SENZA protezione civile locale ed ha dovuto ricevere aiuto dall’ esterno: chissà perchè,forse davvero Longarone ha dato una sveglia psicologica oltre che fattuale e legislativa. Ma dopo la nostra azione siamo fieri di aver visto la Protezione Civile de l’ Aquila in azione durante il terremoto a Reggio Emilia felici di poter ricambiare l’aiuto. Sì, il 2009 è stata una seconda sveglia per tutta l’ Italia, si è diffusa di più in Regioni e/o Provincie in cui non c’era Protezione Civile, secondo me per il principio per cui tutti vorrebbero che in caso di emergenza vi sia più gente possibile. E forse per ammirazione/ emulazione. Da L’ Aquila in poi Protezione Civile = volontariato, inscindibili.”

*

(IV): “Come possiamo fare per reclutare più NUOVI VOLONTARI, vista e dimostrata la vostra utilità?”

(GD): “Quello del reclutamento sta diventando un problema reale: il gruppo è stato fondato nel 2001 e tutti i volontari sono ancora attivi ma iniziamo a dover pensare al ricambio per mansioni come l’ antincendio boschivo.

Alla cerimonia dei neo-diciottenni vengono spinti verso il volontariato di vario genere ma la paura maggiore è l’ inadeguatezza, ignorando che invece dietro c’è chi si prenderebbe responsabilità per loro e corsi per la loro sicurezza e per approfondire le loro specificità più disparate. Tutti hanno utilità ma si interviene solo se formati, non si viene gettati nella mischia. Credo che questo equivoco sia un bel problema per reclutare nuove leve.”

*

(IV): “Ti chiedo una ultima cosa: perchè il volontariato in Veneto e specialmente nella nostra piccola Comunità è così sentito? Forse per il vecchio senso atavico del ‘siamo una valle isolata, non siamo Trentini e Verona non sa che esistiamo e ci dobbiamo arrangiare’?”

(GD): “Di certo tra Protezione Civile, Avis, Associazioni varie (Quei de Belùm, San Giacomo…) il livello di solidarietà è alto: e poi credo che sì, sappiamo che se non ci arrangeremo non arriverà nessun’ altro. Da Nord no di certo e da Verona sono lenti. Siamo isolati ma ben organizzati e con grande determinazione di abitare la Nostra bella Valle”

*

(IV): “Ti senti di raccomandare qualcosa in vista di una eventuale nuova ‘campagna acquisti’?”

(GD): “Sì, che non esiste nessun “armiamoci e partite”: abbandonate la sensazione di inadeguatezza perchè tutto è studiato per essere fatto in primis per essere in sicurezza voi stessi. E che tutti hanno una propria utilità, basta trovarla.

“BIBLIOTECA DELLA VALDADIGE”: un agognato spazio per la cultura ed un sogno realizzato per il nostro Territorio

Buona domenica amici Valdadensi e non.

Negli recenti anni la nostra amata Valdadige ha visto finalmente realizzato il sogno di una Biblioteca sul territorio, anzi: per consolarci degli anni passati ad anelare che arrivasse anche da noi questo ottimo sistema, invidiando gli amici del vicino Trentino per la sede di Avio, le sedi della “Biblioteca della Valdadige” si sono ‘fatte in due’, una a Volargne ed una a Rivalta, una per Comune.

Appartenenti al SbpVR, Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona (uno dei migliori d’Italia, parola di ex esaminandi di Biblioteconomia), esse sono veri e propri portali (“hub”) dai quali ritirare ogni libro si voglia ordinare dalle biblioteche di tutta la provincia appartenenti al SbpVR.

Coordinate dalla Cooperativa Hermete, che non è nuova ed ha giocato un ruolo fondamentale nella loro nascita, e site in spazi preposti dai Comuni, la Biblioteca della Valdadige non ha agito solo con spazi dedicati alla lettura ed ai libri, ma anche con iniziative per i giovani dei Comuni con spazi di crescita e laboratori.

Andiamo a conoscere meglio il loro lavoro nella figura della Coordinatrice della ‘Biblioteca della Valdadige’ di Volargne, Nicoletta Banterle, che si è offerta di darci lumi sulla loro nascita e sulla loro crescita.

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(InValdadige): “Buongiorno Nicoletta: ci puoi raccontare come è nata la collaborazione con i nostri due Comuni che ospitano le sedi, ossia Brentino Belluno e Dolcè, sfociata in questa bellissima iniziativa della Biblioteca della Valdadige (Volargne e Rivalta)? La Valdadige è stata per molto anni senza una biblioteca ed ora si trova ben due “hub” del Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona dal quale si possono ordinare libri e farli recapitare nel punto scelto (nel nostro caso Rivalta o Volargne). Mi avete accennato ad un‘idea del professor Viviani, può dirci di più?”

(Nicoletta Banterle): “L’idea originale è stata, appunto,del Professor Viviani, ex Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Rivalta- Peri- Dolcè- Volargne, che ha sollecitato fortemente i Comuni di Brentino-Belluno e Dolcè per la creazione di una biblioteca, spingendo per avere delle biblioteche interne alle scuole ma aperte alla cittadinanza (come poi è avvenuto, ndR). Ne è nato presto un progetto scritto dalle Scuole e dai Comuni, i quali si sono rivolti alla Fondazione San Zeno per un finanziamento riguardante l’acquisto di libri per la fascia bambini – giovani adulti ( 03- 15 anni).

Le due sedi preposte sarebbero dovute essere la Scuola primaria di Volargne e la scuola primaria di Rivalta, poi la prima scelta è stata cambiata (ora il polo di Volargne si trova all’ infopoint, attistante la Chiesa di Volargne) per un esubero di classi nella scuola di Volargne. La scelta del professor Viviani, col quale abbiamo collaborato fin dall’inizio, di rivolgersi a noi (Cooperativa Hermete) è stata indirizzata dal fatto che avevamo già una forte collaborazione, occupandoci dei servizi socio- educativi del territorio di Dolcè. Invece, l’ indirizzo di tale spinta del professor Viviani è riconoscibile in quanto,essendo stato in passato Presidente della Libera Università della Valpolicella,ebbe l’incarico della risistemazione della Biblioteca di Sant’ Ambrogio di Valpolicella ed ebbe da noi supporto per la ricollocazione dei volumi. Per cui una collaborazione proseguita naturalmente e sfociata in questo progetto di “Biblioteca della Valdadige” che il professore ha tanto voluto.

Io, essendo una delle referenti del progetto, sono andata personalmente nelle varie scuole, in particolare alle Medie di Peri che conservavano il grosso dei volumi, per catalogare i libri già esistenti e poi, con il supporto dei docenti, stilare una “lista di acquisti” e poi catalogati. Mentre questo lavoro veniva fatto, i Comuni iniziarono un dialogo con la Provincia, essendo allora “gestore” del Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona (cui sono seguite molte vicissitudine burocratiche che salteremo; basti far notare che l’ attuale gestore è ancora il Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona), per aprire la Biblioteca della Valdadige.

Per fare parte del SbpVR (abbrevieremo in SbpVr, d’ora in poi, il Sistema Bibliotecario Provincia di Verona, ndR), infatti, occorrono delle caratteristiche ed obblighi cui sottostare.”

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(IN):” Ti va’ di spiegare quali sono gli obblighi e\o caratteristiche che una Biblioteca deve possedere per far parte del SbpVR, visto sembra un progetto piuttosto ambizioso?”

(N.B): “Dunque, due aspetti fondamentali per far parte del SbpVR è che la Biblioteca deve essere aperta per 12 ore del suo orario settimanale da parte di personale formato e non da volontari; l’altro è che l’amministrazione Comunale a cui fa capo la Biblioteca metta a disposizione un bilancio di di 0,33 cents per abitante del Comune per l’acquisto dei libri; sono fiera di dire che bilancio di Volargne supera nettamente i pre-requisiti.”

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(IN):”Da quando sono state aperte ufficialmente le sedi della Biblioteca della Valdadige?”

(N.B.): “La Biblioteca della Valdadige è stata inaugurata con grande soddisfazione il 6 maggio del 2017.”

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(IN): “La Biblioteca della Valdadige nella sede di Volargne gode di un’ ottima posizione; non solo la vicinanza alle scuole, ma anche l’apertura della spettacolare ciclabile la pone in una posizione “strategica” per l’avvicinarsi della popolazione.”

(N.B.): “Sì, la gente passa per andare alla ciclabile, oppure viene anche da Ceraino e Dolcè a piedi, ed entra; molti lettori sono però già stati “abituati” con la Biblioteca di Sant’Ambrogio di Valpolicella che appartiene a sua volta allo stesso Sistema, con interprestito tra le varie biblioteche del veronese, per cui sono solo “migrati” trovandosi più vicini. Oltretutto i volumi possono essere restituiti in qualsiasi biblioteca del Sistema, per cui si crea una collaborazione tra le varie.”

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(IN): “Se qualcuno volesse donare dei libri, per aiutare, come dovrebbe fare?”

(N.B.): “Per poter donare dei libri bisogna rivolgersi al referente della Biblioteca cui si vuole fare la donazione, poiché ogni sede ha un suo Regolamento interno: ovviamente non si accettano testi scolastici, doppioni, e libri malconci (ammuffiti o rovinati); per molto tempo le persone non hanno recepito questo messaggio di “filtrare” le catalogazioni perchè, ovviamente, gettare un libro al giorno d’oggi sembra un gesto molto brutto, al punto che al mattino trovavo scatoloni di libri “abbandonati” all’ apertura della sede. Purtroppo dobbiamo anche fare i conti con gli spazi che abbiamo a disposizione, per cui non abbandonateci i libri arbitrariamente, contando che andranno automaticamente catalogati, ma chiedete sempre al referente della biblioteca cui intendete rivolgervi per la donazione di aiutarvi e trovare una soluzione.”

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(IN): “Come si può riuscire ad avvicinare I bambini alla lettura, non essendo in primis I genitori abituati alla presenza di una biblioteca sul posto?“

(N.B.): “Una cosa per la quale ci battiamo sempre è l’educazione fin da piccoli alla lettura ed al prestito bibliotecario: non nego sia importante vedere in famiglia un adulto con un libro in mano, ma la spinta più forte credo venga da un’ educazione fin da piccolissimi. Ho avviato molte collaborazione con i nidi e con le primarie: credo molto che il futuro del successo di queste biblioteche dipenda da questi progetti che poi, paradossalmente, i piccoli trasmetteranno ai grandi.”

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(IN): “Come potremmo, viceversa, avvicinare gli anziani al Sistema Bibliotecario ed all’ Interprestito, non essendo molto ferrati nell’ ordinare da soli i libri e per cui portando come conseguenza la resa, mentre molti anziani sarebbero proprio nella condizione della vita di poter finalmente leggere?”

(N.B): “Quella che per noi è una risorsa (usare la biblioteca come portale per farsi arrivare libri da tutta la Provincia) e che usiamo facilmente può essere,comprensibilmente, una difficoltà nell’ anziano non abituato neppure a considerare la Biblioteca al di là dello spazio fisico che vede: per consigli, per ordinarli, per richieste, è sempre bene chiedere al bibliotecario senza vergogna, che spesso saprà anche consigliare nelle scelte, cercare il libro e anche suggerire dei libri che potrebbero interessare sulla scia degli interessi della persona.

Non solo, possiamo suggerire l’acquisto se il libro non si trova nel Sistema e lo si giudica particolarmente utile, che possa servire a tutti, e devo dire che l’Amministrazione del Comune di Dolcè ha sempre accolto il budget acquisti che ho proposto senza fare ulteriori controlli né proteste. Come detto, siamo ben oltre il budget previsto di 0,33 cents\persona previsto.”

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(IN): “Un’ultima domanda un po’ maliziosa: ma tutti questi libri di Storia locale (es: “Dolcè”, “Valdadige”, “I forti di Rivoli” tanto quanto gli scrittori locali, frutti di donazioni) sono presi a prestito o sono qui un po’ per dovere?”

(N.B.) “ (ride) Effettivamente non sono molto presi a prestito, ma dovremmo essere più ricchi in realtà di storia locale: spesso a scuola si danno ricerche sul Territorio e noi non possiamo soddisfare ciò che viene chiesto nelle Scuole stesse, questo è un peccato. In compenso ho convinto una personalità come Bepi Sartor, uno dei più significativi poeti locali, a donare alcuni libri di poesia di autori dialettali, con qualche piccola condizione quale che vengano ben mostrati all’ interno dello spazio a disposizione, per conservare e poter usare la sua letteratura in tutta la Provincia. Un utente di Vigasio potrà così chiedere, normalmente, un libro di Sartor grazie a questa donazione.”

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Con questa piccola grande vittoria di Nicoletta, che abbiamo anche osservato al lavoro durante questa intervista e che confermiamo sia molto apprezzata ed affezionata dai suoi “clienti” lettori, chiudiamo e vi invitiamo ad unirvi alla ‘Biblioteca della Valdadige’ in una delle sue sedi; a Rivalta alle scuole primarie (giovedì 15.00\18.00 e sabato 09.30\12.30) e a Volargne all’ InfoPoint antistante la Chiesa (martedì 14,30\18.00 e venerdì 09,30\12,00). Basta un documento valido per registrarsi.

Grazie al Sistema della Biblioteca della Provincia di Verona, vi ricordiamo, è possibile trovare o richiedere qualsiasi libro desiderate (anche da soli, con l’account dato dalla tessera) chiedendo alla referente presente in Sede, e ritirarlo all’arrivo, nonché riconsegnarlo in QUALSIASI sede dell’ SbpVR.

Grazie a Nicoletta Banterle ed alla Cooperativa Hermete per la loro disponibilità per questa prima intervista.

Alla prossima e buona domenica, amici .

“Le Eccellenze della Valdadige” ci porta alla Cantina Valdadige dove Tiberio Veronesi si racconta: “La parola al Presidente”

(InValdadige): “Buongiorno Presidente e grazie per aver accolto il Nostro invito a farsi intervistare. Potremmo partire subito con le cose che più interessano ai Veneti, tipo i ‘schèi’; l’ Arena (il giornale di Verona n.d.R) di maggio riportava un dato interessantissimo di come la percentuale vendite sia aumentato del 23% dall’ anno prima, ci conferma questi dati?”

(Tiberio Veronesi, Presidente della Cantina Valdadige in carica): “A volte i numeri buttati li non trasmettono bene la realtà, per cui facciamo un po’ di chiarezza: non ho sottomano quell’articolo, ma i dati 2018 ci dicono che abbiamo venduto nel mercato Italia 323.000 bottiglie di vino, con un aumento effettivo rispetto al 2017 del 23,5%.

Il solo nostro punto vendita ha venduto 156.000 litri di vino, fra bottiglie, sfuso e bag-in-box, con un incremento del 67,75% rispetto agli anni precedenti. Per cui direi che un aumento c’è stato su tutti i fronti, sì.”

(IV): “Quanto crede che il Suo ruolo sia stato decisivo in questo aumento? In fondo Lei è Presidente in carica solo dal 2017, per cui ancora un incarico recente.”

(T.V.): “Il mio arrivo alla Presidenza di Cantina Valdadige ha sicuramente fatto suonare la sveglia: da troppo tempo che la situazione era sopita, era ora che tutti e per primi i soci e i dipendenti, prendessero coscienza che invece di dire a noi stessi che siamo bravi e sappiamo produrre un ottimo prodotto questo bisogna farlo sapere al resto del mondo, e comunicarlo con convinzione perché non basta fare un po’ di pubblicità sui giornali: bisogna che qualsiasi nostro interlocutore, cliente o fornitore che sia, ci legga negli occhi la convinzione e la consapevolezza che siamo fermamente convinti delle eccellenze che produciamo.”

(IV): “E quanto ha influenzato qualitativamente sulla comunicazione la partnership con SignorVino?”

(T.V.): “In questo anche l’approccio a SignorVino ha ovviamente aiutato: il posizionarsi a fianco di brand sicuramente più blasonati di noi, ci ha fatto fare un salto più che positivo.”

(IV): “I nostri contadini parlano sommessamente di export con mercati asiatici, dopo il boom di anni fa di quelli statunitensi: quanto c’è di vero in questo? Il Sud Est Asiatico è davvero la nuova frontiera dell’ economia vinicola?”

(T.V.): “Il mercato Americano per le nostre tipologie di vini, con in testa il Pinot Grigio, è ancora il mercato di riferimento; ottimo sbocco commerciale per noi è anche il nord europa con Germania in testa come richieste. L’Oriente sarebbe il mercato del futuro, pero è ostico, perché richiede volumi e prezzi che noi non abbiamo o, viceversa, richiede un posizionamento percepito molto alto: ci chiede di essere un brand già affermato e conosciuto ed anche qui facciamo fatica, ma piano piano ci stiamo avvicinando, abbiamo già fatto incontri ed abbiamo già clienti in Malesia e Vietnam.”

(IV): “Le va di raccontarci un po’ di storia della Cantina Valdadige, che ha cambiato il territorio creando, partendo da un’ economia di sussistenza pre- vitivinicola ad una di offerta di surplus e di esportazione, rendendoci sempre più interessanti sul mercato; in che anno è nata, chi sono stati i primi soci fondatori, quali sono stati i primi risultati… Insomma un piccolo Bignami della Cantina Valdadige?”

(T.V.): “La Cooperativa Cantina Valdadige è stata fondata nel 1957 da 28 soci fondatori e la cantina è stata costruita nel 1959.

E’ nata dalla necessità di far fronte alla precaria situazione di conferimento che si rivolgeva solo verso il canale privato che a quei tempi non dava certezze di continuità e solvibilità.

I presidenti e gli enologi che si sono susseguiti nella conduzione della cooperativa, ricordo fra loro il presidente Antonio Festa e l’enologo Ettore Leonardi che hanno passato molti anni al servizio della cantina, hanno permesso il forte consolidamento di questa realtà, aiutando i contadini non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista professionale, cosa che ancora oggi ci impegna e ci distingue.”

(IV): “Allora torniamo all’ attualità con qualche numero informativo: quanti soci conta la Cantina Valdadige? Quanti ettari conta tra i suoi associati?

(T.V.): “Attualmente siamo 208 soci, con una superficie vitata impegnata di circa 600 ettari.”

(IV): “Cosa consiglierebbe ad una persona nel rendere appetibile il trasferirsi in Valdadige ed investire nel settore vitivinicolo, come Presidente della Cantina ma anche come ex “contandino” in terreni propri? A chi dovrebbe rivolgersi per poter essere guidato nel miglior lavoro possibile e, ovviamente, guadagnare da questa attività? La Cantina incentiva la compravendita di terreni, comprandoli e poi rivendendoli ai soci a prezzi convenienti?”

(T.V.):”La Cantina Valdadige è riuscita a creare una situazione di fiducia verso i propri soci e verso i propri clienti che ha sempre dimostrato di rispettare ed ha sempre lavorato in modo che i soci abbiano la migliore remunerazione possibile, in rapporto all’area geografica di appartenenza.

Ha aiutato ed aiuta in tutte le problematiche di campagna e burocratiche, ha sempre ritirato tutto il prodotto dei suoi soci anche quando le condizioni erano critiche.

Con questa premessa cerchiamo di assistere l’ eventuale socio ed aiutarlo sempre; anche quando ci sono trattative di compravendita Cantina Valdadige si fa garante verso il venditore e verso la banca quando l’operazione necessita di essere coperta da mutui o finanziamenti, a volte anche acquistando in prima persona l’appezzamento per poi frazionarlo fra diversi soci interessati. Se una persona chiede di entrare nel mondo vitivinicolo e vuole farsi socio, riceverà tutto l’aiuto possibile, sia tecnico che economico; ovviamente entro certi limiti.”

(IV): “Tutti i soci hanno eguale potere decisionale, per cui vige una democrazia interna molto forte, o chi possiede più terreno ha più voce in capitolo? L’ elezione del Presidente avviene per votazione diretta dei soci? Il Presidente si occupa poi delle assunzioni interne ed avere perciò la responsabilità diretta dello standard qualitativo dell’ uvaggio e della lavorazione del prodotto, con onori ma anche pesanti oneri?”

(T.V.): “Ovviamente i soci della Cantina Valdadige hanno tutti indistintamente gli stessi diritti: di assistenza, di conferimento e di voto, non importa che uno possegga 1.000 metri o 10 ettari, ha per noi la stessa importanza e lo stesso diritto e capacità di voto, ossia un voto per socio. Con me il presidente può consigliare: posso e devo dare un indirizzo, ma lascio alla professionalità e alla competenza dei responsabili, amministrativo da una parte e tecnico dall’altra, di assumersi la responsabilità delle loro scelte, ovviamente senza perderne il controllo, perché comunque ogni scelta prima di essere applicata passa al vaglio anche del consiglio.”

(IV): “Una domandina maliziosa: quanto crede abbia contato l’onda lunga del boom del Prosecco (uva Glera, non molto di pregio, con una lavorazione povera come il metodo Charmat) e del suo lavoro di marketing che ha rilanciato il marchio del Veneto nel mondo? Quanto può aver influito la moda nell’ aumento delle vendite e perciò del fatturato della nostra Cantina ma anche nel sorgere di tante altre? Sex and the City ci ha aiutato, alla fine, come la frase ‘si possono avere due bollicine’ nei reality show culinari? Il settore ha attirato tanti esperti dell’ultima ora, ne abbiamo avuto la riprova con gli ultimi Vinitaly; quanti sono approdati alla Cantina Valdadige, che ha vini portati da un certo standard qualitativo e non sono tutti vini facili (come, appunto, il Prosecco)?”

(T.V.): “Il grande lavoro di marketing che si è avuto nel mondo prosecco ha portato il vino Italiano a superare finalmente la grande eccellenza francese, ma secondo me è stato commesso un errore creando una grande visibilità di facciata corrispondente purtroppo a poca o male organizzata struttura di base: ho paura che al primo scossone crolli tutto.

In pratica la regione Veneto ha investito molto in questo progetto, senza obbligare i consorzi a regole ferme e soprattutto al farle rispettare (questo sta ora cominciando a succedere anche nel mondo del Pinot Grigio), ci sono forse una decina di “SIGNOR PRODUTTORI” veramente signori, ma nel sottobosco sembra di essere ritornati nel periodo nero delle sofisticazioni.

Viceversa, l’innalzamento del livello del prodotto vino Italia ha portato vantaggi per tutti, starà poi a noi esserne all’altezza, anche perché per fortuna il livello di conoscenza del cliente medio si sta alzando, sia in Italia che all’estero, e noi a questi clienti puntiamo.

Non siamo una cantina dai grandi numeri per chiara logistica, ma siamo una cantina di qualità ed eccellenza, ed un cliente informato ed istruito è sicuramente un cliente che da noi può trovare soddisfazione. Una riprova l’abbiamo avuta all’ultimo Vinitaly 2019, dove il nostro stand è stato molto frequentato e quasi tutti erano persone informate che volevano approfondire e conoscere piccole realtà dove trovare vini autoctoni e il più naturali possibile.”

(IV): “I Wine Bar; dopo la partenza a rilento del punto di Rivalta, sede della Cantina, questo luogo di aggregazione, mescita e vendita è stato un crescendo travolgente, con serate a tema e di accrescimento enogastronomico; questa estate è stato aperto anche il punto di Peri di Dolcè, grazie all’ ottimo lavoro di Luciana Albrigo. Avete un nuovo punto a Stephy di Caprino V.se ed a Verona: a cosa puntate, ormai? Cantina Valdadige su Marte?”

(T.V.): “Il cambio di gestione ha dato opportunità di nuova vita per il nostro Wine Bar: la situazione precedente con due realtà separate che non si parlavano e che perseguivano obbiettivi diversi erano ormai arrivate a conclusione e ci ha permesso di arrivare all’ attuale gestione unica che ci permette di tenere il punto vendita aperto sette giorni su sette, dodici ore al giorno, dando cosi alla clientela un servizio più ampio nel tempo e più efficace nella sostanza. Il coinvolgimento del bar di Peri (Vr) è stato anche il primo passo per una nuova avventura che ci porta adesso ad avere già altri due punti vendita, uno a Caprino V.Se presso il negozio Stephy ed uno a Verona presso l’enoteca WonderWine in via Ciro Ferrari 1, realtà che vogliamo espandere cercando di creare partnership ma solo con operatori convinti della bontà e qualità dei nostri vini.”

(IV): “Il continuo disboscamento di aree boschive ora adibite ad agricoltura vitivinicola ha provocato lo spostamento di animali sempre più in basso sulle strade Statali e Provinciali che attraversano la nostra amata Valle, oltre ad avere praticamente i cinghiali in casa che ovviamente provocano spese accessorie come reti per preservare i vitigni e l’ incolumità delle strade; le chiedo, in tutta sincerità, se vi è il rischio che possa succedere come nella vicina Valpolicella con le piogge degli ultimi anni, nella quale vi sono stati grandi disagi e rischi idrogeologici. Cosa ha in mente la Cantina per ripararci da questo rischio?”

(T.V.): “La cantina ha sempre sconsigliato questo approccio dissennato al territorio, cercando di indirizzare il contadino ad un più razionale e mirato uso di quello che è già un patrimonio importante per l’economia della Valdadige: la testimonianza di chi nel passato ha tentato interventi onerosi o magari si è fidato del miraggio di colture alternative dai guadagni facili e si è scottato le mani ha frenato questi tentativi di sviluppo dissennato e ci ha portati a soppesare più che bene le nostre scelte.

Purtroppo la gestione allegra dei territori sta creando anche da noi seri problemi, i cinghiali ma anche caprioli e cervi stanno dando seri problemi soprattutto nel comune di Dolcè, dove ci si vede costretti a recintare qualsiasi coltura, pena il ritrovarsi con danni ingenti e con la produzione a zero, senza contare gli ormai innumerevoli incidenti che avvengono sulla statale 12 e provinciale 11 a danno di animali selvatici.”

(IV): “Ultima domanda, poi la lasceremo al Suo prezioso lavoro per buona parte della Comunità: visto il tentativo di lanciare la Valdadige turisticamente, agganciata al Garda-Baldo, vi sono in programma visite guidate alla Cantina, in una sorta di progetto simile alla Cittadella del Vino di Mezzacorona? Non come ora, fatte un po’ a pezza, ma sistematicamente con organizzazioni di viaggi, degustazioni e visite dei vitigni, ovviamente il tutto abbinato alla magnificenza del territorio attraversato dall’ Adige? Potrebbe, in futuro, essere un’ opzione?”

(T.V.): “Devo con rammarico constatare che le associazioni di categoria in Valdadige sono praticamente assenti ed anche il consorzio “TerradeiForti” è quasi -se non morto- fortemente sopito: sto tentando da tre anni di risvegliarlo ma non ci sono riuscito, comunque non demordo.

Quello che si fa in questo momento si porta avanti ognuno per il proprio mulino e con poca voglia di collaborazione ad esclusione di Corteggiando (la manifestazione di Luglio a Brentino V.se, ndR) , che è l’unico evento che vede unite le realtà economiche e le amministrazioni, ma mestamente dopo tre\quattro giorni dai fuochi artificiali tutto finisce. Come amministrazione comunale ci sono progetti in tal senso ma come ben sapete i tempi della burocrazia sono infiniti.

Noi come Cantina Valdadige con gli eventi enogastronomici che facciamo presso i Wine Bar e con gli incontri a tema o corsi di aggiornamento che facciamo nella nostra sala assemblee cerchiamo di creare un polo di crescita, di visibilità ma anche di coinvolgimento per il mondo vitivinicolo della nostra valle, perché tutti i nostri eventi non sono riservati ai soli soci, ma aperti a tutti (anche alle cantine concorrenti).”

Il ruolo della speranza nella malattia: la testimonianza di una persona della Valdadige nel suo percorso di guarigione.

Buongiorno e buona domenica, amici Valdadensi e non.

Nello scorso articolo abbiamo parlato del fine-vita grazie agli amici della associazione Amo Baldo- Garda “Miki De Beni” ed abbiamo atteso così a lungo per pubblicare un articolo per poter portare una testimonianza del lato speculare del ciclo della malattia: un racconto di speranza e di guarigione completa di una persona.

Come l’ Intervistato (anonimo, sulla quarantina; completamente guarito) ha detto ad un certo punto: “Sono pragmatico, so che sono stati i medici, le loro terapie e la loro opera a guarirmi ma non bisogna togliere LA SPERANZA: è stata questa a farmi andare avanti nei momenti difficili ed è stata sempre questa a farmi riprendere quasi miracolosamente in pochissimo tempo”, la parola chiave di questo articolo e che permea il suo racconto è la “SPERANZA”.

Come detto precedentemente in una pausa dell’ intervista dalla Presidentessa Amo Carla De Beni, guarita anch’ essa: “Dobbiamo ricordarci anche che di cancro si guarisce, al giorno d’ oggi”.

Andiamo perciò a leggere di questa speranza, l’ altro capo di quel sali-scendi terribile che è la malattia, tramite le parole di questa persona Intervistata Anonima.

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(InValdadige): “Buongiorno e grazie per il tempo concessoci: ci vuoi dire che aspetto ti ha colpito di più della tua malattia?”

(Intervistata Anonima): “Buongiorno e grazie a voi per avermi dato il modo di amplificare le mie parole dopo questa terribile esperienza. Sì, vi è stata una cosa che mi ha molto colpito ed è lo stato confusionario in cui si viene lasciati dopo la diagnosi; il mio era un tumore avanzato, una massa oltretutto in una posizione quantomeno inusuale, eppure per quasi un mese dopo la diagnosi di tumore maligno non mi è stato detto nulla né fatto nulla né inteso che mi avrebbe dovuto fare qualcosa. Il buio completo. Questa non è una cosa positiva; non intendo dire che non avessero intenzione di non curarmi, ma io non ero assolutamente informata su cosa ne sarebbe stato di me, ero come in stand by e mi sentivo persa: dovevo insistere per sapere ogni cosa, all’ inizio.”

(IV): “Ti va di spiegarci come ti sei accorta di cosa non andava? E come sei arrivata alla diagnosi?”

(I.A.): “Il mio tumore era sì avanzato ma purtroppo anche asintomatico ed è stato scoperto per caso: durante l’ estate 2018 ho avuto problemi a gamba e polmoni. Di tre medici per fortuna l’ ha avuta vinta quella che ha voluto vederci più chiaro: a fine agosto la prima diagnosi purtroppo anche definitiva: massa tumorale maligna avanzata. E lì sono iniziati i primi guai.”

(IV): “Hai avuto problemi con la terapia?”

(I.A.): “Ecco, come ripeto la terapia all’ inizio non è esistita: i medici, i radioterapisti, i tecnici sono stati tutti meravigliosi ma nulla stava partendo! Complice la zona inusuale ed il fatto che fosse avanzato, quasi asintomatico se non fosse stato per il dolore alla gamba ed una lieve febbricciola, non sapevano come procedere e specialmente non me ne davano notizie.

Dopo un mese di non-progressi, su iniziativa personale spinta da amici e familiari, mi sono messa in contatto direttamente col reparto di Oncologia all’ Ospedale di Negrar: lì in due giorni mi hanno dato l’appuntamento, prendendo subito le mie cartelle spedite via mail, e mi hanno messo subito sotto il primo trattamento: trattamento chemio.”

(IV): “Le chemioterapie hanno dato risultato? Non tutti abbiamo avuto a chè fare con tumori e terapie (-per fortuna nostra, ndR-), perciò ti chiedo come andassero.”

(I.A.): “Ecco, io ho svolto chemioterapie ogni 21 giorni circa e posso dire sinceramente che su quei 21 giorni 18 soffrivo tremendamente: la chemio non lasciava solo dolore fisico e nausea, effetti collaterali molto comuni, ma anche un profondo dolore morale. Sono arrivata a pensare che nessun essere umano dovesse soffrire così, ma per fortuna in Oncologia a Negrar, dove si svolgevano le terapie, era molto presenta una dottoressa psicologa che offriva il suo supporto ed il suo aiuto, con la quale accettai di fare un percorso.

La presenza umana era molto attenta, così come con le terapie successive a Trento in cui i volontari della LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori) con la sola presenza o l’ offerta di caramelle e tisane, o con la testimonianze di donne guarite dallo stesso male, non mi hanno mai fatto sentire un semplice numero o uno fra i tanti, ma una persona vera e reale, perciò in grado di combattere.

C’è da specificare che comunque non tutte le persone soffrono così tanto per le chemioterapie: una mia amica sta facendo lo stesso percorso e non soffre quasi di effetti collaterali; non voglio spaventare nessuno.

In ogni caso l’ ultima chemio è stata fatta a fine dicembre 2018 ed a gennaio 2019, a seguito di analisi, si è registrata una situazione di stand-by; il tumore non era progredito ma neppure retrocesso. A quel momento si è deciso di operare, cosa per la quale il cardiochirurgo vascolare a cui ero affidata era propositivo fin dall’ inizio. Lì vi è stata la vera svolta.”

(IV): “Dai nostri incontri preliminari ricordo che doveva essere solo una operazione esplorativa.”

(I.A.): “Doveva essere solo una operazione esplorativa, per controllare lo stato della massa, e durare poco: praticamente aprire e guardare. Invece il chirurgo, che ringrazio ancora ora perchè mi ha letteralmente salvato la vita, ha trovato il tumore primitivo e ha rimosso più del 60% del “Mostro”, tutto ciò che non era attaccato ad arterie ed altri organi, in una operazione ben più lunga del previsto.

Parlo di “svolta” perchè da quel momento non ho più avuto la febbricciola che ha caratterizzato l’andamento della malattia fino a quel momento ed i dolori agli arti. Da quel momento la terapia ha assunto ben altro grado di difficoltà, molto più accessibile.”

(IV): “Prima di proseguire col racconto vorrei fare un breve excursus: siccome nel precedente articolo abbiamo parlato dell’ associazione Amo e tu hai nominato la LILT, ti chiediamo se hai avuto il supporto di altre associazioni per le cure o se la tua famiglia si è fatta carico di tutto, col peso che possiamo immaginare ne può derivare.”

(I.A.): “Dunque: forse vi sarebbero state associazioni che mi avrebbero aiutato ma io non le ho cercate; non ho parlato neppure col mio medico di base per quasi tutta la terapia! Per cui sono stati la mia famiglia ed i miei amici a prendersi cura di me, in tanti modi: certe persone, avendo passato la malattia di un loro parente, non avevano il coraggio di vedermi e mi avvisavano di ciò, facendosi sentire molto per telefono o via messaggio, strappandomi un sorriso: io non ce l’ho assolutamente con loro, mi hanno aiutato in altro modo. I miei genitori sono stati meravigliosi, forti e combattivi nei momenti di debolezza ovvi in seguito alle chemio, quando tutto non sembrava muoversi. Mi hanno letteralmente spinto nell’ ospedale, qualche volta! Purtroppo devo dire che vi sono state anche persone che si sono dileguate ma che devo dire… Staranno al posto che compete loro e che si meritano.”

(IV): “Il resto della terapia, che ti ha portato a guarigione, com’ è andata? A proposito, ti hanno mai detto che avresti potuto guarire al 100%? Guarigione completa?”

(I.A.): “Le parole ‘guarigione completa’ non sono MAI state dette, perchè in situazioni simili e con tutto il tempo negativo che si ha a disposizione, purtroppo ci si attacca ad ogni parola dei medici sia in negativo che in positivo, e li mette in posizione di facili accuse.

Dall’ operazione in poi, senza che io mi scomodassi neppure a toccare il telefono in una collaborazione tra aziende ospedaliere perfetta, da Negrar mi hanno rimandato a Trento a fare altre terapie: inutile dire che il modo di affrontare il dolore era molto diverso ora che sapevo cosa era stato fatto durante l’operazione: la sensazione di speranza, che non mi aveva mai abbandonata, era molto rafforzata. A maggio 2019 feci la mia ultima radioterapia e la lasciammo lavorare per due mesi, come di dovere: a settembre 2019 feci i miei primi esami post- terapia col fiato sospeso e l’ 11 settembre 2019 sono stata dichiarata completamente guarita dalla mia oncologa dell’ Ospedale di Trento. ”

(IV): “Moralmente come ti sentivi durante le terapie? E’ stato un vero tornado nel tuo caso: in un anno da tumore avanzato a completa guarigione.”

(I.A.): “Ecco, una cosa che ha preso spesso il sopravvento è stata la rabbia: avevo fatto un check up giusto un anno prima nella zona ed era tutto a posto, non avevo comportamenti a rischio: come era possibile che fosse successo tutto così in fretta ed a me? La rabbia è stata veramente tanta e devo dire che mi ha aiutato a non restare senza reazione: nonostante abbia pensato qualche volta al fine vita -più per pensare come comportarmi con i miei familiari che avrebbero sofferto tantissimo- non mi sono mai arresa, non ho mai perso veramente le speranze.

Ovviamente ho fatto qualche pianto, qualche sfogo, urlato, qualche episodio depressivo, ma sono stati anche chiari effetti collaterali della terapia ed ovvio sconforto; in realtà non ho mai pensato che non potessi guarire ed è ciò che voglio far passare come messaggio: è ovvio che siano state le terapie applicate dai medici a guarirmi ma la speranza mi ha permesso di rialzarmi in fretta e di affrettare i tempi di ripresa, ne sono sicura.

Voglio far passare il messaggio che sfogarsi, piangere, urlare va bene, ma mai perdere la speranza se questa ha motivo di esserci, se l’ultima parola non è ancora detta.”

(IV): “E oltre alla rabbia, come reazione ed energia, ed al supporto psicologico e della LILT, cosa hai usato tu come autoaiuto per tè stessa?”

(I.A.): “Io ho deciso che sarei dovuta guarire per una serie di promesse che mi sono fatta durante la terapia e di premi concessi a mè stessa che continuavo a rimandare: uno tra questo è un viaggio in Scandinavia che desidero da tempo!

Perchè è vero che io ho sconfitto un mostro, ma resto con una sensazione di fatalismo molto forte: vorrei non agire come volontaria nel senso tradizionale del termine, ma fermarmi a parlare con ogni persona che sta gettando il suo tempo e spronarla ad agire, a fare qualcosa. Perchè proprio aver toccato il pericolo mi ha fatto rendere conto che questo tempo concessoci è poco e ci può essere strappato di mano molto facilmente, perciò bisogna agire.”

(IV): “In un discorso preliminare avevi accennato a Chernobyl con rabbia e questo mi porta ad una domanda che potrebbe sembrarti strana: hai detto che è cambiata la tua percezione del pericolo, in che senso? Senti molto più il pericolo in questo mondo?”

(I.A.): “Certo, e non solo per le conseguenze di Chernobyl, ma guardiamoci attorno: non voglio fare la Greta della situazione ma i casi di tumore in questa piccola Comunità sono ormai uno al giorno e abitiamo ancora in una parte di mondo relativamente sana; il mondo ci sta sprofondando sotto i piedi, letteralmente.

Ma questo non deve portarci a disperare bensì ad agire.”

(IV): “Essendo questo un blog sul Territorio della Valdadige ed essendone tu una cittadina, seppure anonima, usciamo un attimo dalla narrazione e dimmi: come descriveresti la nostra terra?”

(I.A.): “Tutte le persone che sono venute a conoscenza del mio caso non hanno mai lasciato né me né i miei genitori a corto di un sorriso o ci hanno fatto sentire soli od isolati: per me la Valdadige è CASA.”

(IV): “Siamo alle ultime battute: hai qualche consiglio od esortazione, riguardando la tua storia?”

(I.A.): “Sì: intanto PRETENDETE che vi siano date informazioni, non brancolate nel buio e prendete in mano la situazione o fatela prendere da chi vi fidate.

E poi prendetevi del tempo e, vi supplico, CONTROLLATEVI: lo so che le liste d’attesa sono lunghe, che siamo un territorio isolato e difficile, che il vostro corpo vi sta dicendo che va tutto bene, che la giornata di riposo in analisi sembra “buttata” ma FATE PREVENZIONE. Prendetevi una settimana ogni tot tempo e concentrate le vostre forza, ma non arrivate al punto in cui non sapete dove sbattere la testa.

Fatelo per voi.”

IntervistiAMO: conosciamo meglio la Onlus AMO BALDO-GARDA “Miki De Beni”

Buona settimana nella nostra splendida Valdadige nei suoi magnifici colori autunnali, amici Valdadensi e non.

Come ben sappiamo, purtroppo, nonostante gli sforzi dei Comuni che compongono la nostra Valdadige veronese e dei medici di base (vedasi la nuova struttura poliambulatoriale di Rivalta V.se di Brentino Belluno e la disponibilità della farmacia Valdadige), l’accesso alla Sanità è sempre stato difficoltoso per noi, specialmente per una mera questione di distanza: l’ accentramento sempre crescente ad opera della Ausl 9 ed il nostro Territorio stesso non facilitano veloci accessi negli ospedali di zona.

Questo problema diventa non solo oneroso ma anche penoso con la presenza di nostri cari richiedenti cure costanti e con l’ imprevedibilità della malattia, specialmente al giorno d’ oggi in cui i ritmi lavorativi sono frenetici e non vengono fatte purtroppo deroghe per delle cure che possono essere anche protratte nel tempo, costringendo a veri e propri tours de forces i familiari e amici che assistono il malato: purtroppo sono situazioni a cui che assistiamo dolorosamente spesso attorno a noi.

Stiamo parlando, purtroppo, di malattie oncologiche in fase terminale.

Chi deve assistere 24 ore su 24 un proprio caro in fase terminale (che, ricordiamo, non ha un tempo assolutamente stimabile e che è soggetto a infinite variabili) spesso si ammala a sua volta, ha ricadute psicologiche, è soggetto a depressioni e persino a idee suicidarie: la solitudine, il dolore della consapevolezza della malattia ma anche la tensione a cui si è sottoposti e la forza materiale che serve per assistere una persona in un percorso simile tende a spezzare la nostra anima e ben pochi escono da situazioni luttuose di tale natura con serenità.

In questo fosco dipinto in cui tutto sembra senza soluzione abbiamo voluto portare alla luce, come un faro potente, il lavoro della Associazione Onlus AMO BALDO- GARDA “MIKI DE BENI” (Associazione per Assistenza Domiciliare del Malato Oncologico), volta ad aiutare nell’ aiutare i familiari del malato ed il malato stesso ad evitare queste situazioni di solitudine e disperazione, e ad assiterli in un percorso difficile garantendo la dignità che dovrebbe accompagnare ogni essere umano dall’ inizio alla fine della propria esistenza, assistito così fin dove possibile dall’ affetto dei propri cari grazie ad un team che permette l’assistenza domiciliare ad ognuno, anche il più indigente; questa associazione, nata a Bardolino, si occupa dei nostri cari anche in Valdadige ma vediamo che non tutti conoscono il loro nobile ed utile lavoro che tanto allevia il dolore di tante persone, così ci siamo permessi di chiedere un’ intervista alla Presidentessa Carla De Beni per illuminarci sul loro operato.

Vi è un modo di dire che in sostanza dice “felice di averti conosciuto, anche se in queste circostanze; speriamo di rivederci in altre”; è ciò che ci auguriamo avvenga.

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(InValdadige): “Buongiorno Presidentessa De Beni: leggiamo dal vostro sito che la Onlus Amo Baldo-Garda ‘Miki De Beni’ è originaria del 2003. Possiamo chiederle da che esperienza è stata tratta questa iniziativa?”

(Presidentessa AMO, Dott.sa Carla De Beni): “Buongiorno: l’ Associazione è stata fondata sostanzialmente da tre persone: dal dottor Gaetano Benati, attuale medico di base di Bardolino, da Ivan De Beni, già sindaco di Bardolino, e dal purtroppo defunto dottor Gianfranco Maffezzoli, anestesista.

Nel 2003 la madre del signor De Beni, soprannominata “Miki”, si ammalò e venne seguita in casa da questo primitivo nucleo, che porrà le basi per il lavoro che svolge attualmente l’ AMO: la signora espresse come desiderio al proprio figlio che questo tipo di cure palliative a domicilio, a contatto coi propri cari, venissero rese accessibili a tutti, anche ai più indigenti, ed il figlio Ivan con i due medici sopracitati che seguirono la signora si adoperarono per creare questa associazione.

L’ Associazione è partita con pochi casi, prevalentemente seguiti sul Lago di Garda, e si è trovata ad una crescita di accessi sempre più esponenziale, allargando notevolmente la zona in cui opera. Rispondiamo a richieste da Peschiera, dall’ Alto Garda, dal Baldo, dalla Valpolicella ed appunto dalla vostra Valdadige: tentiamo di arrivare fin dove possiamo prestare aiuto. Ovviamente vi sono altre associazioni per il resto del territorio.”

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(IV): “Come avviene la transizione per affidarsi alle vostre cure? In che modo avviene un accesso di un malato?”

(C. De Beni): ”Il caso può essere segnalato tramite richiesta di privato (familiari, solitamente), del medico curante o tramite l’ ospedale: noi interveniamo quando le cure ospedaliere sono inutili ed entrano in gioco le cure palliative, in modo che il caro ammalato possa restare fino agli ultimi giorni nella propria casa, circondato dall’ affetto dei propri familiari in modo da non rendere un ricovero inutilmente penoso per tutti: per rendere possibile questa cosa occorre una assistenza h 24\24, vista l’ imprevedibilità dei casi, che il nostro staff è disposto a dare, coordinandosi con le strutture sanitarie e con il medico di base che segue l’ ammalato e dando tutta la sua disponibilità.

Il nostro scopo è che il paziente non soffra e che venga accompagnato serenamente e dignitosamente in questo percorso; questo grazie al nostro aggiornamento continuo sulle cure palliative, in cui i nostri operatori sono formati ed assistiti anche dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’ Università di Verona- .”

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(IV): “Di quante persone è perciò composto lo staff dell’ Amo Baldo-Garda, per una assistenza così completa?”

(C. De Beni): “Ad oggi il nostro team è composto di 12 infermieri, 6 dottori che operano 24\24 ore ed una psicologa: la nostra Associazione supporta anche psicologicamente sia i malati che i familiari, nella fase di accompagnamento e di superamento del lutto, essendo un aspetto molto importante in questa fase.

Ogni martedì vi è poi una riunione dell’ équipe in cui si discute dei casi uno per uno, singolarmente, poiché tutti con le loro peculiarità e difficoltà personali; in queste riunioni si possono anche affrontare le difficoltà che incontra il personale quali possono essere a loro volta lutti e dispiaceri, avendo a ché fare con vite umane ed essendo un lavoro con alta empatia.”

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(IV): ”Una domanda venale: un supporto simile oseremmo dire ‘totale’ come riesce ad autofinanzarsi?”

(C. De Beni):” L’ Associazione, essendo una Onlus, non chiede nulla ai malati o ai familiari per la loro assistenza e tutto il nostro bilancio finisce nel nostro lavoro: ci finanziamo con donazioni (ndR: trovate sul volantino riportato i dati per una donazione volontaria) e con il lavoro di molti volontari che costituiscono vari Gruppi Amici AMO, distribuiti un po’ ovunque: vi sono a Lazise, a Bardolino, a Brenzone (i vari eventi ed iniziative si trovano anche sulla pagina fb https://www.facebook.com/amobaldogarda/ ), spesso organizzano serate, cene, iniziative e lavoretti (bomboniere, mercatini…) per raccogliere fondi per la nostra Associazione. Sono molto attivi e molto distribuiti.

Potreste attivarvi anche in Valdadige per costituirne uno; i Comuni donano sempre con disponibilità gli spazi per le iniziative dei nostri gruppi amici.”

(ndR: invitiamo a prendere seriamente in considerazione la proposta, amici)

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Cari amici, avevamo molte domande ma la Presidentessa De Beni ci ha fatto rendere conto dell’ enormità del lavoro dell’ AMO Baldo-Garda con una sola definizione: “assistenza h24\24”; noi personalmente ed alcuni nostri amici siamo stati toccati personalmente dal lavoro impagabile di questa Onlus e crediamo che non servano sprecare ulteriori parole.

Come abbiamo accennato all’inizio, non abbiamo affrontato un argomento facile, ne siamo consapevoli, ma abbiamo voluto porre la luce sulla loro presenza, discrezione e sul loro lavoro per rendere più sereni noi ed i nostro cari; hanno aiutato tante persone in Valdadige (e ovviamente nel loro lungo lavoro) e tante ne aiuteranno ancora.

Loro ci sono, per noi.

Ed è nostro dovere, come sottolineato prima, aiutarli per aiutarci.

Per eventuali donazioni o informazioni (anche per, come detto, organizzarsi per qualche iniziativa) vi postiamo i loro recapiti.